Facciamo sentire speciali i nostri figli

Facciamo sentire speciali i nostri figli.
Più passano gli anni e più mi rendo conto di come le persone si portino dietro tutta la vita le ferite lasciate da un’incapacità dei genitori nel farli sentire unici.
Sono equilibri complessi, mi rendo conto.

Facciamo sentire speciali i nostri figli

 

Con genitori che ti esaltano si fatica molto a crescere con una corretta percezione di ciò che realmente si è, con genitori che ti sottovalutano si può vivere in equilibrio ma occorre lavorarci. Però con genitori che danno per scontata ogni  tua forma espressiva invece è un dramma. Non sei né X né Y, né A né B.
Semplicemente, sei. E a volte hai la sensazione di essere solo perché vivi. Sei. Fai il tuo dovere.

No, nessuno “semplicemente è”.  Tantomeno i nostri figli. E meritano, da parte nostra, uno sforzo di accoglienza della loro unicità.
C’è qualcosa di più bello che sentirsi speciali per qualcuno? È la sensazione più bella del mondo.
Si chiama Amore.

Facciamoli sentire speciali: non significa ipertrofizzare il loro ego, né farli crescere narcisi, ma semplicemente farli sentire unici anche nella loro normalità.
Perché anche la normalità è un talento.

Il senso di superiorità o di inferiorità è l’olocausto delle sane relazioni: stiamo seminando gli equilibri della società futura e dobbiamo esserne consapevoli.
Questo non vuol dire, vivere il ruolo con ansia o con drammaticità, e nemmeno pensare che tutto ciò che saranno i nostri figli sarà merito/colpa nostra. No, significa soltanto seminare il seme opportuno nella stagione adatta. E innaffiarlo un po’ per aiutarlo a mettere radici. Poi, dei fiori decideranno loro cosa farsene, se reciderli o continuare a concimare il terreno che li ha fatti sbocciare.

Quante persone vivrebbero una vita più felice se qualcuno avesse detto loro: “sei speciale per me”? Non “sei il migliore”, ma “ti voglio bene per TUTTO quello che sei”.
E in quel “TUTTO” è racchiusa l’interezza sfaccettata dell’animo umano.

Un proverbio indiano, ben noto, dice che i genitori devono occuparsi di dare ai loro figli due cose: le radici e le ali. E le radici più solide sono quelle di chi si sente o si è sentito speciale. Non speciale über alles, ma speciale con tutte le sue imperfezioni, speciale per qualcuno.

Io voglio essere quel qualcuno per i miei figli.

Commenti

  1. Condivido in toto. Cerco quotidianamente ti massaggiare l’autostima delle mie figlie, che non vuol dire esaltarle, ma che imparino ad amarsi, e in questo lo sguardo innamorato della mamma vuol dire tanto.
    Io mi sono sempre sentita molto giudicata da mia madre, una corsa continua a fare di più, a fare meglio e non è mai abbastanza. Non è stata colpa sua, anche lei è stata cresciuta così e ne paga tuttora le conseguenze, peggio di me, che essendone consapevole cerco di annullare l’effetto nefasto di questa continua corsa verso una perfezione (che poi, cos’è?) irrangiungibile. Per questo voglio spezzare la catena familiare. Come dono d’amore per le mie figlie, Perché anche mia madre mi ama, a modo suo, ma mi ha fatto lo stesso molto male, perché mi sono sempre sentita non abbastanza meritevole di amore, perché non ero come lei voleva, non ero mai “abbastanza” qualsiasicosa.
    Ti voglio bene e basta. Comunque. A prescindere.

  2. hai proprio ragione…

  3. Che bello leggere un post come questo!
    Non conoscevo il tuo blog e sono felice di averlo scoperto.
    Non cambierei una parola di quello che hai scritto, ma evidenzierei con tutti i colori possibili la frase
    “sei speciale per me”? Non “sei il migliore”, ma “ti voglio bene per TUTTO quello che sei”.
    E in quel “TUTTO” è racchiusa l’interezza sfaccettata dell’animo umano.
    Grazie e ancora complimenti!

    Cristina

    • Cristina, grazie a te.
      Saremmo tutti migliori se ci fossimo sempre sentiti amati “a prescindere”. Sappiamo che non è possibile, ma, ora, da madri, possiamo fare tanto.

  4. Quando hai ragione ! E io devo decisamente lavorare sodo su me stessa per migliorare, perchè spesso ho la tendenza ad essere troppo critica nei confronti di mio figlio.

  5. Non ci crederai, ma nel mio libro cito il proverbio indiano.
    La mia più grande paura è quella di cadere nel tranello opposto. Forse in questo una mamma PMA è diversa da una non PMA?
    Raffaella

  6. Grazie.

    Sara, secondo me la critica ci sta. Se opportuna e non a umore nostro. La critica può farli sentire comunque speciali se non è gratuita né violenta verbalmente.

    Raffaella, raccolgo lo spunto e ci penso su. D’altro canto, saprai meglio di me come chiamano i medici queste gravidanze no? “Gravidanze preziose”. ^_^

  7. Roberta dice:

    Anche questo pezzo finisce dritto nel mio raccoglitore.
    8 su 10 sono pezzi tuoi. Approfitto per farti i complimenti per questa nuova versione del blog:
    mi piace un sacco! È veramente un perfetto equilibrio ora tra diario e servizio.
    Brava e grazie!

  8. Simona dice:

    Mi impegno tutti i i giorni a rendere speciali i miei figli, nonostante abbia avuto una madre che non ha mai perso occasione di svalutarmi.
    Ogni tanto l’influenza di mia madre impatta sul rapporto con i miei figli e quando succede mi fermo e ritorno sui miei passi e dico ai miei figli che gli voglio bene a prescindere da tutto.

    • I “buchi” affettivi che ci portiamo dietro dovrebbero proprio servire a non replicare ciò che ha fatto soffrire noi. Buon lavoro, Simona!

    • giovanna strianese dice:

      Ho avuto una madre che mi svalutava tutti I momenti della mia vita, attraverso I’ll suo viso io percepivo che non gli piacevo, mi faceva paragoni continui…….. e purtroppo ancora oggi che sono adulta e madre di due ragazzi di 23 e di 19 anni, cerco di dare I’ll meglio di me stessa, ho tanta paura di sbagliare., di non donargli abbastanza amore x farli sentire felici

  9. Quanto hai ragione Silvia! Facciamo lì sentire speciali, perché lo sono! La critica ci sta, ma che sia costruttiva e non sfogo dei nostri nervosismi (non sempre ci riesco, lo ammetto!)

  10. Questo post tocca corde che attraversano il ruolo che ciascuno di noi vive e ha vissuto:
    quello di madre/padre e quello di figlia/o.
    Ruoli inscindibili che dettano e scandiscono per contrapposizione
    o per similitudine il nostro essere madri e padri.
    Grazie, va meditato.

  11. Questa sera riesco a leggere questo bellissimo post con sufficiente serenità e anche con una buona dose di ottimismo verso ciò che potrò fare per aiutare mio figlio ad amarsi. Perché talvolta è più difficile, perché ho davanti un bambino unico e speciale e tremendamente complicato.
    Ma anch’io voglio essere il qualcuno che lo amerà esattamente per quello che è, partendo dall’accettazione di me con tutti i miei limiti.

  12. E’ un bellissimo articolo! Quello che più mi colpisce sono due punti che hai toccato:
    – l’indifferenza verso i figli, che, per il semplice fatto di essere al mondo, sono già “sistemati” e diventano invisibili, spunte su una lista di cose da fare già superata
    – e il concetto che certe cose servano al momento giusto, non quando abbiamo voglia noi genitori.
    Senza colpevolizzarci e trasformarci in servi della prole, dovremmo capire che ci sono treni che vanno presi in certi momenti, non dopo, non prima. Aiutare i figli a crescere è anche questione di tempismo. Non è per niente facile ma, provarci, è già qualcosa! Magari ci scagionerà da accuse dei nostri figli adolescenti, magari sarà un’attenuante generica. Thomas Bernhard diceva che i bambini, appena nati, dovrebbero dare subito un pugno sul naso ai genitori e forse, in un certo senso, ha ragione :)

    • Elena, grazie per gli spunti.
      E’ vero, è anche questione di tempismo. Ti è mai capitato di pensare, in riferimento ai tuoi genitori, “beh, ora è troppo tardi”?

      • Si, ma era tardi anche per prendermela :)
        Ci si ritrova adulti e poi il rapporto con i genitori cambia, soprattutto sparisce la tensione della convivenza pluridecennale che, secondo me, logora anche i genitori.

  13. roberta (forsemisbaglio) dice:

    è una delle frasi che ripeto più spesso a mia figlia: “tu sei una bambina speciale”.
    e so che lei lo sa perchè quando lo dico lo penso veramente.
    a volte penso che dovrei un po’ limare la sua enorme autostima, ma poi mi dico che ci penserà la vita. io posso essere lo specchio per riflettere.
    ad agosto ne arriverà una nuova di bimba e lei avrà in più l’amore incondizionato della sorella che la adora e la aspetta con ansia e partecipazione. lei avrà una fortuna in più. infatti la grande mi ha detto: “questa piccola è una bambina fortunata”. io: “perchè?”. lei “perchè ha una sorella come me!”.
    approfitto per augurarti una buona pasqua
    r

  14. da madre amo i miei figli più di ogni altra cosa e li amo proprio per la loro unicità e come hai detto tu voglio essere quel “qualcuno che li ama per quello che sono ” perchè sono così!!!
    da figlia mi è mancato questo sentirmi speciale e ho promesso a me stessa che ai miei figli o avrei ripetuto ogni giorno … essere speciale non vuol dire geni o perfetti ma speciali perchè frutto di un amore perchè parte del nostro universo perchè dono incondizionato e linfa vitale………

    insomma trovo importantissimo dire ai nsotri figli che sono speciali , ma dirlo anche con i fatti con i gesti….un abrbaccio rubato un bacio lanciato valgono più di tante parole

    scusa silvia mi sono dilungata ri seguo da un po ma non avevo ancora commentato e questo post mi ha veramente colpita…

  15. CHIARA dice:

    Ritorno su questo post poichè in queste settimane ho riflettuto e sperimentato. Tutti i tuoi post mi fanno riflettere e lavorare su me stessa, ma stavolta è suonato un campanello d’allarme diverso. Mi sono chiesta se nella quotidianità tra la sveglia e i saluti a scuola, a pallavolo, karatè e nuoto, tra la colazione e la cena, tra un compleanno e una merenda con gli amici, i miei figli hanno presente quanto per me siano unici e speciali.
    E non si tratta di un giudizio di parte: io lo so, lo vedo, lo sento, che sono davvero straordinariamente normali, ma il dubbio di non averglielo fatto capire si è insinuato come un tarlo.
    Così ho sperimentato e, in due momenti distinti, da sola con uno e con l’altra, all’improvviso ho chiesto loro se secondo me sono speciali e le risposte sono state fonte di vita.
    Il piccolo mi ha risposto. “Zerto che per te sono spezale: tu mi ami!”
    La grande invece:”TU mi fai sentire speciale, perchè tu per me ci sei sempre.”

    Li ho abbracciati commossa e li ho ringraziati, perchè questa per me è linfa vitale, è come la spinta che ricevi sulla sommità di uno scivolo che a volte ti spaventa, che altre volte ti toglie il fiato, ma che ti dà ogni giorno adrenalina e pace, preoccupazioni e serenità, vita vita e ancora vita.

  16. Chiara, anche tutti i tuoi commenti fanno pensare. :-*

  17. Com’è carino questo post. L’altro giorno parlavo con la mia prima figlia e le raccontavo di tutte le piccole cose che mi piacciono di lei: quando parli, quando mi racconti le storie, anche quando ti arrabbi, quando mi picchi (ogni tanto mi dà gli schiaffetti), e poi ho corretto: no, quando mi picchi no :-)
    Io sapevo che la frase delle radici e delle ali era di Goethe, ma forse questi lo aveva mutuato dal proverbio indiano :-)
    Un caro saluto!

  18. Bellissima la citazione di Einstein, nulla di più vero!

    Quello che tutte le mamme vorrebbero…

  19. Silvia, difficilmente ho letto un pezzo più bello in un blog. Da stampare e tenere sul comodino (per me punto di raccolta di note e pensieri importanti).
    Io sento davvero che l’essenza di amare i propri figli e renderli felici e forti è proprio qui: mi piaci, credo in te, sei speciale e sento in cosa tu sei speciale. E speciale anche per cose semplici: tu perchè sei pigra ma sei un ‘appassionata lettrice piena di fantasia, tu invece perchè sei molto ginnica e guarda come hai imparato ad andare in fretta in bicicletta, tu invece perchè disegni bene e perchè sei capace di ascoltare gli altri e dire sempre una paroila carina. Tu invece sei speciale perchè sei molto timida ma quando ti fai coraggio e trovi un’amichetta sai essere un’ottima amica, leale e divertente.
    E’ questo. La capacità di sentire le loro debolezze, accettandole e condividendole insieme, ma anche i loro talenti e saperli valorizzare.

  20. Posso testimoniare in prima persona quanto sia importante non lesinare in questo. Molte delle mie insicurezze nascono proprio dal fatto che le mie debolezze sono state sottolineate in modo prevalente senza che venisse compensato in qualche modo con un’approvazione franca della mia parte migliore. Però forse i miei erano altri tempi, oggi i nostri figli hanno almeno la fortuna di essere venuti al mondo in un’epoca di consapevolezza culturale maggiore e diversa. Solo che poi si eccede anche su questo versante e, anzi, si esagera in altre direzioni malgrado ciò, ma questo è un altro discorso. :-)

  21. proprio cosi`, e` come dici tu. Leggendo mi vengono in mente tantissime immagini di me e il mio piccolo…io voglio che lui si senta speciale cosi` come e`, perche` e` lui. Se tutti i genitori si impegnassero a valorizzare il loro essere e l’essere del loro bambino, ci sarebbero molte piu` persone felici in giro, ci sarebbe molto piu` amore. Si potrebbero veramente costruire relazioni vere e forti, basate sull’accettazione del proprio essere e di quello degli altri.
    Questo e` il mio impegno per me e la mia famiglia. Certo non e` facile , ma bisogna avere obiettivi alti per andare pi`u in alto possibile.

    • Srirulina dice:

      Carissima, attraverso le tue parole, s’intuisce una persona che è stata molto amata a prescindere oppure che ha sofferto molto perché non amata nel modo giusto….io ho sperimentato entrambe le cose.. Amata e mai giudicata da mia madre, e stra-amata ma sempre sotto l occhio vigile e troppo critico della nonna, altra figura importante della mia vita ed ora che ho due bimbi, mi rendo conto di quanto queste due donne abbiamo influito sulla mia crescita, infatti di fronte ai fatti della vita, sono spesso combattuta dentro di me, vedo sia il bianco che il nero… Di certo cercherò di fare in modo che mia figlia e mio figlio non incontrino questi tormenti: stiamo seminando gli equilibri della società futura, hai proprio ragione…complimenti per la tua profondità d ‘ animo, ti leggerò di sicuro altre volte con molto piacere…

  22. hai ragione in tutto.. e bellissime parole!!!

  23. Bellissime parole, il mio piccolino a solo 4 mesi ma spero di riuscire davvero quando sarà più grandicello a trasmettere tutto l’amore per lui. Purtroppo i Miei genitori non sono stati in grado di farlo con me. Erano troppo intenti a cambiarmi perché come ero non andava mai bene. E sicuramente non farò questo sbaglio on il mio! Bel post complimenti. Fa riflettere :)

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