Autosvezzamento

autosvezzamento

 

Ancora tanto spesso leggo di mamme che hanno bambini che si stanno avvicinando all’età dello svezzamento e che sono preoccupate perché questa fase sembra loro così pesante, piena di doveri macchinosi e difficoltà. Eppure basta davvero solo cambiare punto di vista e lo svezzamento non appare più come un ostacolo da superare, ma come un momento di gioia e divertimento, perché anche a tavola è possibile godersi con un sorriso lo spettacolo del proprio bambino che cresce e allo stesso tempo gettare le basi per un approccio sereno all’alimentazione, che servirà per tutta la vita.

 

I principi alla base dell’autosvezzamento

Più correttamente, dovremmo utilizzare l’espressione “alimentazione complementare a richiesta”. Nel termine c’è tutto il succo e la novità di questo non-metodo:

  •  Alimentazione complementare: il cibo solido -inteso come qualunque alimento che non sia il latte- entra a far parte della vita del bambino in maniera lenta e graduale, dapprima facendo da complemento al latte, fino a che questo rapporto si inverte e il cibo solido diventa la fonte primaria di nutrimento. Il latte rimane l’alimento principale della dieta dal bambino fino a che egli lo desidera, in genere il primo anno di età, ma può essere di più come di meno.
    Da notare che in letteratura e negli articoli specialistici non si parla più di svezzamento, che implica la perdita del “vizio” del latte, ma, appunto, di alimentazione complementare.
  • Alimentazione a richiesta: il cibo solido entra a far parte della dieta del bambino dal momento in cui egli stesso lo richiede. Ma come è possibile che un bambino così piccolo possa fare tutto ciò? Basta aspettare che il bambino cresca abbastanza da essere pronto a compiere questo passo e lo dimostri attraverso una serie di segnali importanti da osservare.

Quando è pronto il bambino

Questi sono i segnali che indicano che un bambino è pronto per iniziare ad introdurre cibi complementari.

  • Sta seduto reggendosi dritto in maniera autonoma.
  • Ha perso il riflesso di estrusione, quello che gli fa spingere fuori il cibo con la lingua se gli viene dato con il cucchiaino. In molti pensano che il bambino vada “abituato al cucchiaino”, invece è sufficiente attendere che il riflesso si affievolisca.
  • Mostra un interesse vivo per ciò che accade sulla tavola ed è capace di manifestare i suoi desideri e i suoi no. Inoltre ha acquisito un buon livello di coordinazione occhi-bocca-mano, ovvero riesce a portarsi quello che desidera alla bocca.

Di media questi segnali si manifestano attorno ai 6 mesi di età.

AutosvezzamentoI bambini non hanno bisogno delle pappe

Un bambino pronto da un punto di vista motorio e che mostra interesse per il cibo, quindi pronto per auto-svezzarsi, non è affatto necessario che passi attraverso la fase delle pappe e dei cibi frullati perché la sue abilità motorie gli consentono benissimo di masticare (anche senza denti, sì!) cibi sufficientemente morbidi e di alimentarsi in autonomia portandosi il cibo alla bocca.
Al contrario, un’alimentazione principalmente a base di pappe e cibi molli protratta nel tempo impedisce il corretto sviluppo dei muscoli della bocca, con un’influenza anche sulla salute dentale e su questioni comportamentali.

Fare un passo indietro

L’alimentazione complementare a richiesta non è la tecnica per garantire di avere bambini che mangiano tanto e per risolvere per sempre il (falso) problema dell’inappetenza, ma una maniera di porsi e di pensare che garantisce la felicità dei bambini e la serenità dei papà e delle mamme. Come? Semplicemente condividendo il cibo sano in famiglia, senza preoccuparsi di dosi e porzioni. Pensiamo ai bambini allattati a richiesta, che sanno benissimo quando e quanto mangiare: non c’è motivo di credere che tale consapevolezza non prosegua anche passati i primi 6 mesi di vita.

Infatti credo che sia fondamentale sottolineare che l’autosvezzamento è prima di tutto una forma mentis, una maniera diversa di vivere l’alimentazione dei propri bambini e di vedere i neonati e il cibo in generale: mangiare è un atto spontaneo che la natura prevede secondo meccanismi collaudati da milioni di anni. Lo svezzamento è un processo anch’esso spontaneo, che non equivale a eliminare il latte in fretta e subito. A noi genitori tocca solamente accompagnare il bambino durante la scoperta del cibo assecondando le sue inclinazioni, i suoi desideri e il suo sviluppo individuale, per favorire un approccio sereno e positivo. In questo senso il bambino non deve essere guidato, ma guidare. Solo il bambino “sa” quando il suo corpo è pronto per affrontare il passo successivo in campo di alimentazione, così come è il solo a sapere se è sazio o se ha fame, se ha sonno o se è riposato, se è il momento di alzarsi in piedi sulle gambine o se è ora di fare i primi passi.
Il bambino è competente sui suoi bisogni primari e sulle tappe del suo sviluppo.

Quindi non parliamo più dei bambini come di mangioni o inappetenti: ognuno di loro è un individuo a sé con le sue necessità specifiche impossibili da incasellare e generalizzare con formule e ricette valide per tutti. Nessuno meglio del bambino sa quanto cibo è sufficiente per lui.

Altre caratteristiche

Ci sono molte differenze tra lo svezzamento tradizionale e l’alimentazione complementare a richiesta, prima di tutto nella mentalità che li accompagna. Queste di seguito sono alcune delle caratteristiche più rilevanti dell’autosvezzamento.

  • L’autosvezzamento è un processo che viene iniziato dal bambino e non da una terza persona, il pediatra, la mamma o chiunque altro se ne prenda cura.
  • L’introduzione dei cibi solidi avviene in maniera orizzontale, ovvero si comincia con piccoli assaggi, effettuati con la famiglia a tavola, che nel tempo diventano sempre più consistenti. Il latte non viene sostituito seguendo il calendario, ma solo le inclinazioni e l’appetito del bambino.
  • I pasti vengono sempre condivisi: il bambino non mangia da solo, ma con i grandi.
  • Nell’autosvezzamento, siccome abbiamo atteso che il bambino fosse pronto, non c’è bisogno di affidarsi a cibi speciali, omogeneizzati o frullati e preparati solo per lui, ma possiamo condividere i pasti di famiglia.
  • Inoltre, la gradualità dell’introduzione dei cibi non è dalle pappe ai pezzetti, passando poi ai pezzetti più grandi, ma da assaggi molto piccoli ad assaggi sempre più consistenti fino ai veri e propri pasti.

Allergie e calendari di introduzione degli alimenti

Da tempo oramai la ricerca suggerisce che ritardare l’introduzione dei più comuni allergizzanti non diminuisce il rischio di allergie, piuttosto sembra vero il contrario. Le raccomandazioni più recenti sono quelle di introdurre la maggior varietà di cibi possibili senza attendere. Quindi niente calendari di introduzione, ma massima libertà. Un po’ di attenzione in più, monitorando bene le eventuali reazioni, si consiglia nel caso in cui ci siano casi di allergie alimentari in famiglia.

 

Mangiare sano e guardare al futuro

Ma i bambini possono mangiare tutto quello che mangiano i grandi? La risposta è sì, fatte alcune rare eccezioni, non ci sono raccomandazioni ufficiali che dichiarino certi cibi non adatti ai bambini. L’importante è mantenere una dieta equilibrata, varia e sana per tutta la famiglia. Una delle cose più affascinanti dell’autosvezzamento è proprio la spinta verso la consapevolezza di ciò che si mangia in famiglia, la messa in discussione delle vecchie abitudini senza demandare l’alimentazione dei primi mesi all’industria, la scoperta di cibi nuovi e nuove maniere di cucinare, in breve, come diciamo spesso su autosvezzamento.it, l’empowerment dei genitori in cucina e nelle decisioni che riguardano l’alimentazione di famiglia. Questo atteggiamento poi finisce per estendersi naturalmente ad altri aspetti dell’essere genitore, ed è una scoperta che raccomando davvero a tutti. I figli ti danno la spinta a migliorare; averli da subito a tavola con te ti dà la spinta a migliorare anche ciò che metti nel carrello, da subito.
Un’ipoteca sulla salute della famiglia intera, oggi in previsione del domani.

Paura del soffocamento

Una delle paure più frequenti dei genitori, probabilmente quella principale, è relativa al rischio di soffocamento. Si chiedono come facciano i bambini a masticare se non hanno i denti, se non debbano fare pratica passando dalle pappe ai pezzetti e come sia possibile che non si strozzino. Ma i bambini sono universi complicati e bellissimi, e sono in grado di fare molte più cose di quanto oggi non siano abituati a riconoscere. Ricordiamoci sempre che gli omogeneizzati sono pensati per svezzare i bambini quando sono ancora troppo piccoli per farlo secondo natura e sono stati, e tutt’oggi sono, fatti percepire come necessari principalmente per scopi commerciali.

Il discorso è lungo, ma sul tema del soffocamento abbiamo scritto un ebook, che dà informazioni teoriche e suggerimenti pratici per minimizzare i rischi e che è disponibile agli iscritti della nostra newsletter.

Infine, se volete parlare di autosvezzamento con il vostro pediatra, potete scaricare questo documento per pediatri e genitori

Buon appetito a tutti!

 

Gloria Conti
www.autosvezzamento.it

 

 

Fonti

 

Per ulteriori titoli, consultate le letture consigliate.