Autonomia è libertà

Autonomia è libertà

 

Ho già scritto di autonomie più volte. Ma i bambini crescono, acquisiscono competenze e quelle che prima erano conquiste ora sono abilità.
Tra poco Matteo compirà 9 anni e a fine giugno, Niccolò ne compirà 7. Sono grandi.
Abbiamo lavorato sulle autonomie fin da piccoli, perché io credo che un bambino autonomo sia un bambino che si sta conquistando il mondo. A questo proposito, ti consiglio questo post sulle autonomie in viaggio, di Miprendoetiportovia.

Camminare anziché farsi portare in passeggino, imparare a lavarsi e vestirsi da soli la mattina, cimentarsi con i lacci delle scarpe e, ancora, fare i compiti senza aiuto, tutte tappe che loro hanno raggiunto senza che noi prolungassimo i tempi fisiologici, perché anche se avere un bambino da accudire è quanto di più bello esista, credo che l’accudimento debba essere finalizzato a farli diventare autonomi e indipendenti.
Ci sono cose che mi piacerebbe fare (per vincere un po’ la paura più grande per il 98% dei genitori, quella dello strange danger, il pericolo dell’estraneo) ma che non ho il coraggio di fare, tipo mandarli a scuola da soli, lasciare che vadano a fare una piccola spesa (vi immaginate che avventura stupenda sarebbe per loro andare insieme a comprare latte e pane?), altre che ho trovato il coraggio di sperimentare, come mandarli da soli dalla nonna (400 metri), non sostituirmi mai nei compiti, lasciare che piuttosto vadano a scuola senza, lasciare che imparino a sbagliare e a capire che è più dignitoso sbagliare che non fare.

 
D’altro canto io  a 8 anni mi muovevo già da sola: pallavolo, catechismo, amichette di quartiere. Abitavo dove abito ora. Sì, ok, erano altri tempi, ma, al di là della libertà che avevo di muovermi,  avevo anche le competenze per gestire i miei spostamenti, gli incontri, le relazioni. E quella era l’epoca delle “caramelle dagli sconosciuti”, dunque, eravamo in pieno strange danger.
Quando vedo bambini di 8 anni incapaci di allacciarsi le scarpe, mi domando sempre, che cosa desiderino i genitori per il futuro di quel bambino e che basi stiano costruendo per l’adulto che sarà: essere autonomi significa anche sapersi adattare socialmente. Basta guardarli  i nostri bambini: fin dai primi anni di vita non fanno che chiederci autonomia.
C’è qualcos’altro che si inserisce in questo lavoro di acquisizione delle autonomie: la rottura delle autonomie di genere. Ne parlerò in uno dei prossimi post.

 
Poi vedo genitori che si sostituiscono a figli quarantenni, incapaci di dire “adesso è ora di crescere” e mi viene da pensare che forse erano gli stessi che allacciavano metaforicamente le scarpe ai figli undicenni.
No, oltre alla felicità (che è pura utopia ma è il più bel sogno) io, per i miei figli ho un desiderio: che se la sappiano cavare, con onestà. E che se la cavino da soli. Esattamente come ho fatto io. Costruendomi pezzo per pezzo, tutto quello che ho, senza chiedere, senza pestare i piedi, sgomitare, millantare.
A cavarsela da soli si impara in due modi:  per educazione o per esigenza. Io vorrei che non si trovassero mai a doverlo fare di colpo per un qualsiasi urgente motivo.  Vorrei che arrivassero al termine dell’adolescenza ricchi di tutti gli strumenti necessari a costruirsi una vita autonoma.

 
Autonomia è libertà: che si tratti di cambiare una lampadina, potare una pianta, cucinare un arrosto, attaccarsi un bottone o scoprire la cura per il cancro.

 

“Aiutami a fare da solo”

“[…] insegnargli a fare da solo

è l’atto d’amore più grande

di cui l’adulto possa

dar prova[…]”

(Maria Montessori)

 

Aveva ragione lei, aiutiamoli a fare da soli, perché, credo e spero, solo così riusciranno a godersi  il più bel compito del mondo: prendersi cura di qualcun altro.

 

Commenti

  1. marzia dice:

    mi scuoti dentro, come …spesso, come sempre.
    Mannaggia a te!
    😀
    marzia

  2. D’accordo su tutto.
    Credo che il più grosso ostacolo a lascirli fare da soli, dopo la paura, sia la fretta. Il tempo stringe sempre e fare noi per loro sembra più rapido. Alla lunga, però, è il contrario!
    Inoltre, non bisognerebbe dimenticare che i mostri che “mangiano i bimbi”, metaforicamente parlando, esistono davvero e non conta la città o il paesino perchè purtroppo, sono raramente estranei, bensì vicini di casa, parenti e amici, anche se i casi che fanno più scalpore al tg riguardano estranei.
    Quanto agli incidenti, tutti noi dovremmo farci un esame di coscienza: quante volte corriamo in auto, non rispettiamo i pedoni, facciamo la rasetta alle biciclette? Troppe. Iniziamo da qui.

  3. ilaria dice:

    E’ molto bello questo post e condivido quello che dici. Trovare la giusta misura tra dare aiuto e sostegno perchè in fondo sono bambini e aiutarli a mettere le basi per la loro autonomia non è facile perchè penso vada a toccare aspetti profondi della nostra personalità e della nostra esperienza. Io non ho mai avuto una forte nostalgia del passato, non ho sentito fortemente la mancanza del pancione e smettere di allattare a 8-9 mesi è stato molto naturale e senza strappi. Ora allo stesso modo mi sento felice e fiera che i miei bambini stiano crescendo e ho anche voglia di affronta le sfide che ogni nuova fase porta con sè….non tornerei indietro, non vorrei che rimanessero piccoli, sento una forza dentro di me ad aiutarli a diventare grandi. Io vivo all’estero in un contesto molto sicuro, quindi mio figlio di 8 anni va e torna da scuola da solo; all’inizio mi faceva un pò tenerezza pensarlo da solo con la sua cartella…poi però ho pensato in quello spazio di “solitudine” (5 minuti a piedi per andare a scuola)chissà quante cose possono nascere dentro di lui in termini di pensieri e capacità di stare “soli”.

  4. lux in fabula dice:

    Ho imparato presto ad allacciare le scarpe da sola, a mettere le lenti a contatto da piccolissima. Ho sempre fatto i compiti da sola.
    Nonostante questo, ho avuto una famiglia che mi ha coccolato e che mi ha fatto diventare autonoma tardi.
    E adesso che con la separazione devo fare TUTTO da sola… è stata dura, ma posso dire che ce l’ho fatta.
    A mia figlia di quasi 4 anni concedo tutte le autonomie di cui è capace: vestirsi da sola, lavarsi, gestirsi le sue piccole amicizie. Con la scuola è andata in gita e potevano partecipare anche le mamme. Ma io non sono voluta andare per evitare di condizionare la libertà delle sue autonomie sociali e relazionali. Spero di essere capace di “allungare il filo dell’aquilone” quando sarà più grande. Sarà difficile per me, lo so già.

  5. olivia dice:

    LE FIGLIE DEL MIO EX COMPAGNO, NONOSTANTE PICCOLINE, ERANO MOLTO INDIPENDENTI..LA PIU’ PICCOLA A NOVE ANNI ANDAVA A FARE LA SPESA DA SOLA, CERTO IN UN LUOGO DI VACANZA MA IO A NOVE ANNI NON SAREI STATA CAPACE DI FARE UN PASSO SENZA MIA MADRE…AVEVANO LE CHIAVI DI CASA LORO… LA PIU’ GRNADE AVEVA APPENA 11 ANNI….SONO CRESCIUTE CON UN SENSO DI GRANDE RESPONSABILITA’ FORSE A VOLTE ANCHE SBAGLIANDO PER LA LORO GIOVANE ETA’ MA RICORDANDO COME ERO IO ALLA LORO ETA’ MI SENBRAVANO DELLE ALIENE..

    • Olivia, addirittura le chiavi di casa? Sai che non ricordo che storia ho con le chiavi di casa?
      Ricordo solo che quando me le hanno date ero orgogliosa. Ma non mi ricordo a che età. Sicuramente prima dei 28 anni. :DDD

  6. Ciao
    sono d’accordo su tutto, aggiungo solo: io vedo tanti miei coetanei (trentenni – ma non solo loro) molto poco autonomi. Sanno pochissimo del mondo che li circonda e si muovono sempre lungo le stesse strade (metaforiche e non): come fanno a essere genitori che promuovono l’autonomia quando loro stessi non fanno un passo fuori dal seminato?

  7. Avevo letto e inserito nella mia lista settimanale in cui difficilmente manchi…
    Io la penso come te su tutto, ti sento molto affine come mamma (ceffoni a parte, ma sto cercando di disintossicarmi, come promesso e per ora funziona!)
    Sto allevando i miei figli dando loro tanto amore e facendo sentire loro la mia presenza pur senza essere ingombrante. Io sono quella mamma che mentre il figlio si arrampica o tenta di superare un ostacolo, di completare una sfida è lì ad un passo, pronto a prenderlo, ma senza che lui lo sappia o se ne accorga… pronta ad intervenire solo per evitare che si faccia male.
    Non lo aiuto a rialzarsi se è caduto ma non si è fatto male, ma sono pronta a coccolarlo se lo chiede.
    Non gli tengo mai la mano sulla schiena mentre sale sullo scivolo, ma la mia mano è lì pronta a prenderlo.
    Vorrei che fosse sempre così, vorrei poter essere sempre ad un passo da loro pronta a non farli cadere, ma so bene che non è possibile. so che cadranno e spero di aver dato loro gli strumenti per rialzarsi e riprovare senza paura.
    Anche nelle piccole grandi conquiste quotidiane cerco di farli fare da soli il più possibile: Filippo ha tolto il pannolino a 2 anni, a 3 anni già si lavava e vestiva da solo, a 4 anni la sera fa il bidet e si lava i piedini da solo. Fa anche la doccia da solo.
    Non so se sono riuscita a farlo crescere sicuro di sè, so che lo incoraggio a fare da solo SEMPRE!
    Per il resto, mandarlo a scuola o dal panettiere da solo… non ce la posso fare. Io sono a Roma e non ce la posso fare, ma quando siamo al paese lo faccio, il negozio è vicino casa e a parte la paura della macchine, la scorsa estate un paio di volte l’ho lasciato andare.
    Ma a Roma non so quando riuscirò a farglielo fare…

    • Ciao Fede,
      non ti preoccupare che per quanto riguarda i ceffoni ti disintossico io. Va bene se lo faccio a suo di ceffoni? 😛 😀
      Capisco le perplessità sulla grande città, io sono fortunata, perchè nella frazione di una piccola città è, forse, solo questione di vincere l’ansia personale.

  8. A piccoli passi, a piccole dosi…la scuola dietro casa, il latte al supermercato, il giornale all’edicola..io ho iniziato così, con i miei due grandi ma parlo di 15 anni fa.
    La realtà, ora, è un pò cambiata: vedo pure io mamme che si sobbarcano l’impegno di accompagnare i figli a scuola non lontano da casa, o alle varie attività sportive.
    Putroppo, siamo condizionati dai notiziari, dall’aumento del traffico sulle strade: è innegabile che ci sia sempre ansia e apprensione.
    L’autonomia, secondo me, si può costruire anche in casa, con le faccende domestiche o aiutando il papà aggiustando un oggetto recuperabile: s’impara a cavarsela da soli con la quotidianità .

  9. ha meno bisogno di me!!!!
    Perdona gli errori ma sono sempre di super fretta
    Adriana

  10. Ciao Silvia,
    ti leggo spesso ma non commento mai, se non velocemente in twitter, ma per questo argomento 140 caratteri non bastano. Hai toccato una questione che mi sta molto a cuore. Se il titolo del post fosse una domanda la mia risposta sarebbe : SI, SEMPRE E COMUNQUE!
    Io sono sempre stata una persona molto autonoma, sin da piccola, ho sempre voluto provare a fare tutto da sola, senza aiuti, e questo mi è servito molto nella vita. Ovviamente devo ringraziare i miei genitori che mi hanno sempre permesso di esprimere questo mio carattere così indipendente. Adesso sono mamma e il mio bimbo più grande ha 9 anni! Io a 9 anni andavo a fare la spesa in bicicletta e mi sentivo grande, andavo a scuola a piedi, all’oratorio da sola, dagli zii, a casa di amichetti, ero libera di andare dove volevo… nel mio paesino fatato di 2000 anime! Da grande ho avuto la fortuna di trasferirmi nel “villaggio dei Puffi”, un quartiere deve tutti si conoscono, dove le distanze sono brevi e dove posso provare a rendere autonomo mio figlio. Ho paura, tanta paura che gli possa succedere qualcosa, se fosse per me lo chiuderei in casa e gli risolverei tutti i problemi del mondo, ma lo amo troppo per farlo e così ho deciso che anche lui deve avere la fortuna e la possibilità che ho avuto io da piccola. La possibilità di crescere indipendente, di capire da solo cosa deve e non deve fare, la possibilità di non aver mai bisogno per forza degli altri. Lo mando a scuola e all’oratorio da solo a piedi (poi chiamo le mamme per chiedere se è arrivato!!!). Gli do la lista della spesa e i soldi, va in drogheria a comprare. Se ha bisogno di cancelleria va da solo in cartoleria e tanto altro. Gli do sempre degli orari da rispettare, spacca il secondo (la mia ansia non si può descrivere).
    Insomma cerco di farlo diventare un uomo con la U maiuscola, è la cosa più difficile che esista per una mamma e sono sicura che tu, mamma di maschi, mi capisci bene!
    Il mio cuore di mamma si distrugge e si riempie di orgoglio allo stesso tempo, più lui acquisiste autonomia, più a meno bisogno di me, ma se questo serve per farlo diventare un cittadino del mondo, ben venga!
    Vorrei scriverti molte altre cose, magari ci sarà l’occasione.
    A presto
    Adriana

    • Ma che bello Adriana. Ho gli occhi lucidi. Anche a me succede questo. E forse succede a tutte le mamme del mondo. Più diventano autonomi e meno hanno bisogno. Va da sè.
      Fosse per me farei un figlio ogni 4 anni, anche per questo. Sono in una fase in cui non riesco nemmeno a guardarli i bambini piccoli, mi viene solo da piangere.
      Anche Matteo ne ha quasi 9, trovo sia un’età magica. Sono cresciuti, ma sono ancora bambini.
      Un abbraccio.

  11. Questo tuo scritto è, come sempre, pieno di riflessioni e stimoli per riflessioni ulteriori. Condivido nella teoria tutto quanto, nella pratica mi affaccio ora alla questione, visto che la mia “grande” ha due anni e mezzo, ma già cerco di assecondare la sua naturale spinta all’autonomia. Vedo la sua soddisfazione nel mettersi le scarpe da sola, vestirsi da sola, ora prova anche a farsi il bidè da sola 😀
    Penso che una componente importante sia lo sguardo della mamma, ferma nell’angolo ad incoraggiarti: ce la fai benissimo da sola, ma se vuoi, mamma è qui. Almeno finché sono ancora piccoli. Ma forse anche oltre. Il fatto che sentano che l’autonomia è una scelta.
    “A cavarsela da soli si impara in due modi: per educazione o per esigenza. Io vorrei che non si trovassero mai a doverlo fare di colpo per un qualsiasi urgente motivo. ” Perché c’è la terza via. A leggere le cose che scrivo sembra sempre che io abbia avuto chissà quale infanzia tremenda, in realtà forse ero semplicemente, come ora, una bimba molto sensibile e insicura all’interno di una “signorina” responsabile e indipendente. Se chiedevo aiuto per qualcosa mi veniva in genere risposto che ero capacissima da sola. Ma magari quando un bambino chiede aiuto non vuole veramente essere aiutato, vuole solo lo sguardo su di sè. Ricordo che quando le piccole autonomie mi venivano date dalla nonna le vivevo veramente come conquiste, perché quando tornavo dal negozio in fondo alla strada con il mio bottino, la bottiglia di latte, la nonna era in cortile ad aspettarmi.
    Chissà perché quando vengo a leggere e commentare qui non sono mai la mamma, ma la figlia. Anche questo però, forse (un forse grande così), farà di me una mamma migliore.

    • Bella, meravigliosa l’ultima tua frase. Ci dovrà essere pure un luogo anche virtuale in cui sentirsi ancora figlie no? ^_^
      Il nostro essere madri ne è così impregnato…e questo tuo commento è la conferma. Siamo le madri che siamo anche grazie (o a causa) al nostro essere figlie dei genitori che abbiamo avuto.

  12. Ah, parole sante! A scuola vedo arrivare mamme che spingono i loro bambini, alti, grossi di tre anni e mezzo se non di più, sui passeggini. Per me uno dei momenti più commoventi delle mie piccole è sempre stato vederle muovere i loro primi passi in autonomia; il loro primo entrare nel mondo. Vedo tante altre mamme che decidono per i loro piccoli se hanno caldo o freddo e vivono un rapporto simbiotico che non riesce ad evolversi e a maturare e che, in quanto tale, maschera il grande inganno per cui si crede di dare risposta ad un bisogno dell’altro mentre si risponde solo ad un proprio bisogno.
    Le più grandi soddisfazioni che ho, le vedo nel piccolo quotidiano, quando mi accorgo che le mie figlie usano gli strumenti che ho mostrato loro in maniera competente, sapiente e-soprattutto- personale e allora mi sento davvero affianco a queste piccole donne che stimo e apprezzo e dalle quali imparo ogni giorno di più…

    • Che aria di libertà in questo commento! Sui passeggini poi, sfondi una porta aperta. Trovo davvero assurdo impedire ai bambini di esplorare il mondo. Per comodità dei genitori. Perchè il passeggino è comodo, certo. Anche il biberon per fare colazione a due anni è comodo, non si sporcano e fanno veloci. Ma quando imparano?

  13. Questo tuo post è importantissimo, anche per me, che sono pedagogista e che lavoro ogni giorno sulle autornomie dei miei figli e cerco di condividere questi pensieri nel mio lavoro. Anche se a volte non è facile, per paura o per fretta, preferiamo sostituirci a loro, sbagliando.
    La Montessori aveva ragione: ogni aiuto non necessario è un ostacolo all’apprendimento.
    Io quando vedo adulti che ancora si fanno infilare i calzini dalla mamma mi chiedo: perchè?

  14. Leggo solo ora (ieri sera con il cellulare non riuscivo ad aprirlo). Bellissimo post. Non ho nemmeno più bisogno di dirti che sono d’accordo con te al 100%.

  15. Non solo son d’accordo con te ma anch’io cerco di non reprimere la spinta all’autonomia, molto forte, che sente mia figlia.
    Mi rendo conto però che in generale gioca un ruolo molto forte anche la cultura in cui siamo immersi, in altre culture la spinta verso l’autonomia dei figli è sentita molto di più: vicino a noi abitano delle famiglie americane, nel parchetto vicino vedo sempre i loro bimbi (anche molto piccoli) giocare senza la presenza di alcun adulto. La figlia dei nostri vicini di casa (italiani) non ha mai avuto il permesso di uscire dal cancello di casa senza la presenza di un adulto. Qualche giorno fa una bimba americana di 5 anni che ha incrociato la mia solo due volte ha suonato (sola, sola, senza mamma nei dintorni) alla nostra porta per giocare con la mia. E’ stato così naturale che l’abbiamo accolta senza farci troppe domande, dopo poco suona il campanello: era la mamma che ha detto nell’ordine “A. è lì?”, “oh, ok, ok” e andandosene via ha aggiunto “se disturba rimandatela a casa” e con loro abbiamo scambiato sì e no due parole!

    • In effetti, sarebbe interessante capire come si muovono negli altri paesi. Perchè qui, nella patria della mamma-chioccia, noi siamo un po’ svantaggiati come slancio fattivo. Ci sembrano sempre troppo piccoli, troppo indietro, è sempre troppo presto. In realtà, non è mai presto per seminare. 😉

  16. Questo post dovrebbero farlo leggere e sottoscrivere (L.C.S. si scrive nei verbali, piccola nota di deformazione professionale) ai genitori al momento della prima eco.
    La genitorialità sana è questa.
    Grazie per il bellissimo post. L’autonomia (anche di pensiero) rende liberi.

  17. Le tue sono considerazioni perfette, sai quante volte mi dico che devo impegnarmi meglio nel rendere più indipendente mio figlio. È che lui lo è moltissimo sul piano “mentale” ma nelle mansioni quotidiane si perde … non riesco a combattere su troppi fronti e quindi per ora sto tralasciando alcune autonomie e mi spiace davvero, io sono sempre stata molto indipendente e l’ho sempre considerata una ricchezza.
    Leggerti mi ha dato un nuovo necessario scossone, grazie!

    • Io credo che non sia tanto importante che loro riescano a fare tutto, a farlo bene, a farlo velocemente. Il punto, secondo me, cara Marzia, è che noi prepariamo il terreno. Quando sarà ora, le autonomie sbocceranno. Ma se non prepariamo terra e sementi, non ce la faranno e dovranno procedere per strappi.

  18. Cara silvia, ma che fatica…amarli e non soffocarli, guidarli e lasciarli liberi, sgridarli nel modo giusto senza “scaricare addosso a loro” le nostre frustrazioni o problemi, lasciarli provare e capire se intervenire o no. Grazie silvia.

  19. Come mi diceva mio padre da ragazzina “non è di te che non mi fido ma degli altri” e questo per capire come è diventata la nostra società. Ho paura e non solo la sola: al parco molte mamme s’interrogano sull’impossibilità di lasciarli da soli perché non ci si fida del prossimo. Nel nostro Paese poi si è perso molto il senso civico per cui vedi auto sfrecciare davanti a scuola, superare bambini in bici come se non esistessero o non metterli in sicurezza.

    Mi ritrovo molto in quello che hai detto e ho spronato molto i miei figli ad acquisire una loro autonomia, con tempi e modi diversi in base a carattere e momento, in molte cose. Sono convinta che serva prima di tutto a loro, che presto cominciano a vivere in piccoli gruppi dove sapersela cavare rende la vita più semplice e dà soddisfazioni.

    Rimango molto chioccia e l’unico scoglio è dormire senza di me…esperienza che spero facciano presto con quei gruppi di vacanze per bambini dove si possono superare i primi timori a riguardo serenamente.

  20. per rispettare orari e tempi frenetici del nostro quotidiano noi genitori a volte tendiamo a ovattare i nostri pargoli e a fare cose per loro…..
    hai perfettamente ragione , l’autonomia e il fare da soli ci fa costruire le fondamenta per un futuro indipendente .
    io a 8 anni andavo a scuola da sola e facevo tante attività come te silvia in modo autonomo…… oggi lapaura sovrasta; però devo dire che ho riscontrato , che lasciando i miei figli più liberi , facendoli partecipi anche della spesa …..son opiù sereni e sicuri .
    con i due grandi … ho visto che mandandoli a fare la spesa a 500metri fa miracoli sulla loro autostima!!!!
    anche se ci metton odi più le piccoline io le lascio vestire da sole anche facendo abbinamenti impossibili.. loro sono felicissime e io mi diverto a vedere cosa combinano….
    io sono a favore dell’autonomia sempre……..
    buona gionrnata..

    • Stavo pensando, leggendoti…il supermercato ha una strada trafficatissima da attraversare. Ma…l’edicola no. ;-))))

      • ehh buona soluzione .. io procedo a piccoli passi ……..
        la loro prima uscita è stata a suonare il campanello al vicino per invitarlo a giocare… esattamente neanche 20 metri e stavo già in pena così!!!!1

  21. Proprio così, per educazione o per esigenza. Io che ci sono arrivata per esigenza so quanto è stata dura…

  22. Il messaggio subliminale (perché nei tuoi post c’è sempre un messaggio subliminale ed è la cosa che adoro di te) di questo post (che poi “post” è anche riduttivo) è che le autonomie rendono liberi anche e soprattutto da adulti. Rendono, aggiungo io, capaci di vivere senza bisogni di sostegno anche psicologico. Perché il saper fare rafforza positivamente l’autostima.
    Bum! Arrivi tu e non ce n’è per nessuno (con buona pace di qualcuno)! Per far pensare la gente bisogna avere una marcia in più e saper pensare. E lo dico io che scrivo da sempre, lo sai. Ma scrivo per scrivere. Senza far pensare nessuno.
    Al solito, grazie.

  23. Valeria dice:

    Anch’io condivido in pieno tutto quello che hai scritto… Ma poi nella vita pratica io mi trovo a volte in difficolta.. Ho due bimbe, una di quasi 4 anni e una di quasi 2 anni. Io provo ad esempio a lasciare che la grande si infili le scarpe da sola: a volte ce la fa ed è contentissima ma a volte (spesso) si arrabbia perchè non riesce e allora molla tutto innervosita… questo è solo un esempio pratico ma applicabile a molte altre attività… Ma come si fa a non farli innervosire e mollare tutto???? Lo so che sembra una domanda stupida ma io a volte non so come fare….e allaccio io le scarpe….

    • Va bene così Valeria. L’importante è che provino! Se non riescono non importa. Provare, provare, provare. Anche noi adulti, spesso andiamo per tentativi. 😉

    • federica dice:

      io alla mia racconto che prima di imparare a camminare è caduta più volte e che all’inizio aveva bisogno di una mano per reggersi in piedi, che quando cadeva si è sempre rialzata. le dico di non pretendere di fare le cose prima del tempo, ma di non smetter edi provare, che a suo tempo arriverà tutto. a volte si calma, a volte mi dice che non vuole diventare autonoma, che vuole restare sempre piccola e io le dico che l’autonomia è il dono più grande che le posso fare, che cavarsela da sola le darà una grande soddisfazione e in effetti quando raggiunge i suoi obbiettivi è sempre molto contenta 🙂

  24. Molto bello questo tuo post che fa riflettere. Mi sono riconosciuta nella descrizione della tua infanzia “autonoma”, anche io ho avuto questo tipo di esperienza. Ora mi trovo mamma, a fare i conti con le mie paure e con il desiderio di autonomia di mio figlio che, imparando a camminare, vuole scoprire il mondo (con tutti i suoi pericoli…)
    E mi trovo riflettere su come impostare le cose e anche le esperienze.
    Lui e’ piccolo ancora ma le basi forse si gettano gia’ da qui …

  25. condivido in pieno questo tuo post come le tue paure relative allo strange danger.
    i miei figli sono ancora piccoli ma non appena capita l’occasione lascio ad Ale, 5 anni a giugno, l’onore e il gusto di svolgere dei piccoli compiti da grande, per ‘aiutarmi’: ordinare il pane dal panettiere, pagare al supermercato o entrare da solo in biblioteca (con la sua tessera!) per riconsegnare i libri in prestito.
    noi abitiamo in un piccolo paese in provincia di milano e sebbene io sia cresciuta, grazie all’educazione dei miei genitori, in modo molto autonomo, mi rendo conto che se abitassimo in città avrei forse un atteggiamento più protettivo.
    detto questo basterebbe riuscire a fare in modo di non essere ‘soli’, ma di trovare l’alleanza di altri genitori per riuscire a dare autonomia e libertà ai nostri figli in modo graduale e sicuro, iniziando magari con un pedibus anzichè lasciandoli andare completamente da soli nel tragitto da casa a scuola.
    ma anche i genitori in fondo non dovrebbero mai smettere di imparare e migliorarsi!

    • Io abito in una piccola città (170mila abitanti) e in una frazione molto “comunitaria”. Hai ragione, basterebbe poco. Nel raggio di 50 metri abitano 6 bambini che vanno a scuola con i miei. Insieme li farei andare e per loro sarebbe bellissimo. Ma è una cosa che non posso nemmeno proprorre, temo mi internerebbero. 😀

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