Diastasi addominale: diagnosi, cause e soluzioni

Intervista al Dott. Vincenzo Bucaria vincenzo bucaria
Direttore U.O. di chirurgia plastica e ricostruttiva
del Mater Dei Hospital di Bari 

 

 

 

 

Cos’è la diastasi dei retti addominali?

Per meglio definire cosa è la diastasi dei muscoli retti addominali è necessario un piccolo richiamo anatomico.
I muscoli retti addominali sono due spesse strisce muscolari che si inseriscono in alto sulle coste e sullo sterno ed in basso a livello pubico. I due corpi muscolari sono normalmente uniti tra di loro attraverso una struttura fibrosa, che viene detta linea alba e sono rivestiti da una guaina anteriore e una guaina posteriore definite rispettivamente fascia anteriore e fascia posteriore. Questa precisazione anatomica è utile per ben comprendere quanto dirò successivamente a proposito delle tecniche chirurgiche.

La diastasi dei muscoli retti addominali è una patologia abbastanza frequente caratterizzata dal fatto che i due muscoli retti dell’addome (destro e sinistro) non sono più uniti tra di loro, ma risultano distanziati da pochi a diversi centimetri. Questa separazione è di solito più evidente in sede ombelicale e para ombelicale e tende a ridursi verso l’alto e verso il basso. Talvolta la diastasi può essere associata ad una ernia ombelicale più o meno evidente che complica il quadro clinico.

diastasi addominale

 

Quali sono le cause della diastasi addominale?

La causa più frequente è sicuramente la gravidanza.

Durante la gravidanza l’accrescimento del feto determina un aumento del volume addominale che causa un fisiologico allontanamento dei due muscoli retti, che alle fine del periodo di gestazione sono tra di loro separati di parecchi cm.

Terminata la gravidanza i due muscoli fisiologicamente ritornano nella loro posizione originaria; si ricrea, quindi la normale anatomia. Ciò però non accade in tutti i casi. Spesso il ritorno dei muscoli retti alla loro posizione originaria non è completo e rimane uno spazio che prende il nome di distasi. È chiaro che non tutte le gravidanze portano ad una diastasi.

Questo dipende da numerosi fattori tra cui il volume raggiunto dall’addome al termine della gravidanza nonché una certa predisposizione personale.

Esistono infatti forme di diastasi congenite di lieve entità che non determinano alterazioni funzionali ma che possono essere il terreno predisponente, in caso di gravidanza, alla comparsa di forme più gravi.

Problemi intestinali che provochino una distensione delle anse,  e quindi un aumento della pressione intraddominale,  possono contribuire da un lato alla formazione della diastasi dall’altro a mantenere una diastasi fisiologica gravidica.

In definitiva risulta chiaro che non tutte le gravidanze comportano la comparsa di una distasi severa dei muscoli retti.

 

Questa patologia colpisce solo le donne?

No. Esistono rari casi di forme lievi congenite maschili. Esistono inoltre casi di obesità addominale in cui l’aumento del volume intraddominale, può essere causa di diastasi dei muscoli retti.

 

Che disturbi comporta?

I disturbi lamentati dalle pazienti sono di due tipi:

  • estetico-morfologico
  • funzionale, legato alla alterazione della postura

L’assenza del torchio addominale determina uno spostamento anteriore delle anse intestinali che sono alla base dell’aspetto globoso dell’addome. Allo stesso tempo tale situazione comporta un aumento della fisiologica lordosi lombare creando uno stato di iper lordosi con stiramento dei muscoli paravertebrali, che è alla base del dolore lombare spesso lamentato dalle pazienti.

Un altro tipico disturbo è la cosiddetta “pancia gonfia”, dovuta alla diastasi ma determinata da una sovra distensione delle anse intestinali (“aria nella pancia”), che non è conseguenza della diastasi addominale ma può esserne concausa. In altri termini la sensazione di pancia gonfia lamentata dalle pazienti è sostenuta da una distensione parafisiologica delle anse intestinali.

 

L’intervento è l’unica soluzione o esistono delle alternative?

Nelle forme gravi l’unica soluzione è l’intervento chirurgico.

Le diastasi di lieve entità invece possono essere trattate mediante un aumento del tono muscolare. Esercizi fisici mirati possono contribuire ad aumentare il tono dei muscoli addominali, a ridurre la iperlordosi lombare e a migliorare la postura. Solo i casi più gravi con disturbi funzionali dovrebbero essere sottoposti ad intervento chirurgico.

Nei casi in cui si dovesse rendere necessario un intervento di addominoplastica a soli fini estetici anche una diastasi di piccole dimensioni viene di solito corretta.

 

La diastasi è una controindicazione per la gravidanza?

Partendo dal presupposto che sarebbe opportuno valutare caso per caso, la diastasi dei muscoli retti addominali non rappresenta una controindicazione ad una nuova gravidanza.

Risulta chiaro come nelle pazienti portatrici di diastasi una nuova gravidanza può determinare un aggravamento del quadro clinico con peggioramento dei sintomi e delle alterazioni morfologiche presenti.

 

Si può cercare una gravidanza dopo un eventuale intervento? Quali sono i rischi?

Una nuova gravidanza è possibile dopo un intervento di correzione della diastasi, ma è chiaro che essa può determinare la comparsa di una recidiva. Inoltre è sempre necessario valutare caso per caso tenendo conto della strategia chirurgica adottata per la correzione della primitiva diastasi.

Diastasi in gravidanza

Quale attività fisica è meglio evitare quando si soffre di diastasi?

Bisognerebbe evitare tutti gli esercizi e gli sforzi fisici in grado di determinare un sovraccarico della colonna vertebrale in quanto questi, per l’assenza o la ridotta funzione dei muscoli addominali, possono determinare un danno a carico della colonna vertebrale e soprattutto del tratto lombare.

 

In caso di ernia ombelicale bisogna evitare sforzi?

La situazione cambia se alla diastasi addominale è associata una ernia ombelicale o addirittura un laparocele (ndr il laparocele è un’ernia che si forma su una cicatrice post intervento operatorio addominale). In questi casi sforzi fisici possono determinare un aumento delle dimensioni della porta erniaria con conseguente impegno delle anse intestinali all’interno del sacco erniario,  che può esporre ad ulteriori complicanze (disturbi di transito intestinale, strozzamento dell’ernia, ecc).

 

Perché le donne soggette a diastasi hanno gonfiori dopo i pasti tanto da sembrare gravide?

I muscoli retti fungono da contenimento anteriore della parete addominale; tale funzione si riduce in presenza di diastasi e la riduzione è direttamente proporzionale all’entità della diastasi. La sola diastasi, però, non è la causa dei gonfiori addominali che le pazienti lamentano.

Un ruolo importantissimo è svolto dall’aumento del volume viscerale, così come si determina dopo un pasto e dalla distensione delle anse intestinali. Infatti non bisogna sottovalutare il ruolo che alcuni alimenti giocano nell’incremento del meteorismo intestinale. Ognuno è consapevole che alcuni alimenti più di altri sono in grado di determinare una distensione delle anse intestinali cioè “quel senso di fastidioso gonfiore” descritto da molte pazienti. Una dieta personalizzata risulta quindi necessaria al fine di eliminare eventuali intolleranze alimentari.

 

Dopo l’intervento il gonfiore e gli altri sintomi spariscono?

La correzione chirurgica della diastasi addominale, migliorando la funzione di contenzione anteriore, può ridurre sino ad eliminare i disturbi a carico della colonna vertebrale.

Diverso è il discorso per ciò che riguarda la sensazione di “addome gonfio”. Se questo è dovuto solo e soltanto ad una diastasi addominale tale sensazione si riduce notevolmente sino a scomparire del tutto in alcuni casi. Se coesiste un meteorismo intestinale, la sensazione di “addome gonfio” post prandiale può permanere, cosi come negli individui non affetti da diastasi. La correzione chirurgica della diastasi con il conseguente recupero della normale anatomia, riduce visivamente tale sintomo.

 

Qual è l’intervento più adatto a risolvere una diastasi dei retti addominali?

È l’entità della distasi che indica al chirurgo la tecnica più idonea al fine di correggere il difetto e ridurre l’incidenza di recidive.

L’intervento chirurgico maggiormente utilizzato è il cosiddetto “raddoppio dei muscoli retti“. Tale intervento consiste nel suturare tra di loro sulla linea mediana la fascia muscolare anteriore e il corpo muscolare attraverso punti di grosso calibro. Tale intervento è, a mio avviso, efficace solo nei casi di diastasi di lieve entità (inferiore a 3/4 cm).

Su diastasi di dimensioni maggiori questa tecnica espone ad una alta incidenza di recidive. A questo punto è utile introdurre il concetto di sutura “tension free“. Affinché si abbia una corretta guarigione tra due tessuti suturati, tale sutura deve essere “tension free”, cioè priva di tensione. Questo vale per qualsiasi tessuto e ancor di più per il tessuto muscolare che è continuamente esposto a sollecitazioni meccaniche.

Risulta chiaro che in caso di diastasi medio severe, con una distanza superiore a 3,5/4 cm, una sutura mediana in assenza di tensione è difficilmente attuabile.
In questi casi é, a mio avviso, necessario utilizzare, oltre alla sutura mediana dei muscoli retti, alcune tecniche chirurgiche accessorie:

  1. ristabilire la continuità anatomica della fascia muscolare posteriore attraverso una sutura. Tale passaggio consente da una parte di ristabilire la normale anatomia dall’altro di iniziare a ridurre la tensione sulla sutura muscolare finale;
  2. utilizzare una rete (biologica o sintetica) posizionata dietro i muscoli e suturata in modo tale da eliminare del tutto la tensione a carico della sutura mediana dei muscoli retti. Trattandosi di pazienti spesso giovani l’utilizzo di reti biologiche si fa preferire all’utilizzo di reti sintetiche.

Inoltre, non bisogna dimenticare che la tecnica chirurgica deve sempre essere personalizzata e deve tener conto della patologia di base, di patologie concomitanti e di fattori legati all’età e alla singola paziente.

Secondo il suo parere, come mai c’è una scarsa conoscenza a riguardo, anche  in ambito medico?

Credo che ciò dipenda dal fatto che si tratti di una patologia assolutamente benigna,  che, soprattutto nelle forme lievi, è particolarmente diffusa e non crea danni funzionali importanti.

Inoltre sono piuttosto recenti le acquisizioni circa il danno vertebrale che tale patologia può determinare. Questo fa sì che i disturbi correlati alla diastasi dei muscoli retti rappresentino una “problematica di nicchia” nell’ampia gamma delle patologie esistenti.

 

Dott. Vincenzo Bucaria

 

Il Dott. Vincenzo Bucaria, specializzato in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, è uno dei più noti chirurghi plastici italiani. Attualmente dirige il reparto di chirurgia plastica del Mater Dei Hospital di Bari, dove si occupa prevalentemente di chirurgia ricostruttiva mammaria post oncologica, di chirurgia del paziente ex obeso e di chirurgia dei tumori cutanei e del melanoma.

 

Informazioni

Diastasi Italia – www.diastasiaddominale.com

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