Come partorire

Io ho partorito nella maniera più classica e dicono meno consona nonché più faticosa, supina sul letto nella tipica posizione che i medici chiamano “litotomica

Avrei però potuto scegliere qualsiasi posizione e attrezzo, essendo il mio ospedale predisposto per quasi ogni tipo di parto. Fino a qualche tempo fa la posizione supina era l’unica praticabile, ora, per fortuna, ciascuna donna può scegliere la posizione che le è più agevole e l’attrezzo che lei pensa le possa essere di maggiore aiuto: materassone, palla, liana, cuscini, spalliera, anelli.

Pare che il voler partorire in posizione orizzontale sul letto fosse una moda delle classi aristocratiche del tardo medioevo, che non volevano più partorire in piedi, come la plebe. Nessuna analisi scientifica dunque a fondamento del parto in questa posizione, come invece si sarebbe portati a pensare.
In questi ultimi anni si tende sempre più a una umanizzazione del parto, vale a dire ad un ascolto attento del ritmo dettato dalla natura al fine di ridurre l’intervento medico. Uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità in 23 ospedali italiani e pubblicato sulla rivista Birth, conferma che 9 italiane su 10 che hanno partorito spontaneamente esprimono la loro preferenza verso il parto per via naturale e che 7 donne su 10 che hanno subito il cesareo avrebbero comunque preferito partorire naturalmente.
Vediamo insieme come e dove si può partorire oggi in gran parte degli ospedali (purtroppo non ancora in tutti) perchè conoscere le varie opzioni permette anche di scegliere in modo più consapevole.

Letto normale
Le stanze per il travaglio sono attrezzate in modo che la donna possa partorire stando sul letto sul quale è stata eventualmente sdraiata durante le doglie. Questo evita il passaggio in sala parto, alla quale si ricorre in caso di cesareo.

Poltrona
Una comoda poltrona, circondata da cuscini  e molto ampia, in modo da agevolare qualsiasi tipo di movimento.
Spesso, ove presenti queste poltrone, dall’alto scende una liana di stoffa a cui potersi aggrappare (vedi dopo).

In acqua
In una vasca con acqua a circa 37°, l’ostetrica assisterà il travaglio che, vissuto in questo modo pare sia meno doloroso. Le condizioni del feto vengono monitorate mediante un cardiotocografo subacqueo.
Uno studio britannico ha mostrato come l’utilizzo della vasca nella prima parte del travaglio riduca il ricorso all’epidurale. Questo tipo di parto è controindicato alle ipertese, alle cardiopatiche e in caso di parto prematuro.
Non sempre però si partorisce nell’acqua: in alcuni ospedali, tra i quali quello della mia cittò, si ritiene che sia bene che la donna trascorra il travaglio in acqua, ma esca per partorire perché lo sbalzo tra la ridotta forza di gravità subacquea e quella esterna aiuta il bambino a uscire più rapidamente.
Per saperne di più visita questo sito.
Sedia olandese
È una sorta di sgabello imbottito che aiuta la donna a partorire nel modo più naturale, accovacciata come se dovesse fare pipì e aiutata dalla forza di gravità che, assieme al peso del bambino, aiuta la dilatazione del collo dell’utero.

In sospensione
Si può abbracciare il collo del povero marito, oppure, forse meglio, appendersi a corde o anelli in modo da avere le gambe libere dal peso del corpo. Occorre però avere braccia muscolarmente allenate ed è una posizione inadatta per l’intero travaglio.
Carponi
Pare che in questa posizione a quattro zampe il dolore venga un pochino attenuato. È suggerita in caso di feto podalico e indicata per le donne obese: stando carponi è possibile alleggerire la pressione sul bacino, scaricandola sulle mani e sugli avambracci. È controindicata invece per le ipertese.

Cantando
Inventato dall’ostetrica e musicologa Elisa Benassi, induce la produzione di endorfine, suggerisce una migliore postura del corpo, aiuta la respirazione diaframmatica e mantiene vigile la concentrazione.
Agopuntura
Normalmente questa tecnica non è disponibile in strutture pubbliche, essendo fondamentale l’intervento di uno specialista. L’agopuntura mira a ottenere la preparazione del collo dell’utero per il travaglio al fine di ridurre la durata del periodo prodromico e del periodo dilatante. Le sedute si svolgono solitamente dalla 40° settimana compiuta.
Ipnosi
Mediante la tecnica ipnotica non si annulla il dolore ma la sofferenza; la sensazione dolorosa, pur essendo presente, non arriva alla coscienza della donna.
L’ipnosi però non è in grado di assicurare l’assenza del dolore, ma rende possibile un travaglio più rapido (quindi indirettamente meno doloroso) unitamente all’effettiva possibilità di percepire lo stimolo doloroso in modo diverso, più accettabile.
Uno studio australiano* annovera tra i vantaggi dell’ipnosi un accresciuto tasso di parti naturali e una diminuzione del ricorso all’ossitocina.


* Smith CA, Collins C, Crowther CA. Complementary and alternative therapies for pain management in labour. (Cochrane Review). In the Cochrane Library, Issue 2, 2003, Oxford

Commenti

  1. olivia dice:

    IO DALL’INIZIO DELLA GRAVIDANZA ERO DETERMINATA AL PARTO CESAREO PERCHE’ NON VOLEVO SOFFRIRE, DOVENDO PARTORIRE D’ESTATE NON VOLEVO ASPETTARE I TEMPI “NATURALI”, PERCHE’ NON VOLEVO CHE POTESSERO SORGERE COMPLICAZIONI IMPROVVISE CHE AVESSERO POTUTO NUOCERE A MIO FIGLIO, PERCHE’ AVEVO PAURA DI CIO’ CHE NON CONOSCEVO…CON IL SENNO DI POI, ESSENDO L’UNICO FIGLIO, FORSE FORSE AVREI PREFERITO UN PARTO NATURALE CHE SAREBBE STATO MOLTO PIU’ “SENTITO” DI QUELLO CESAREO….E’ UN MIO RAMMARICO..

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