Intervista: allattamento, scelta o dovere morale?
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in In evidenza, Prima infanzia
Rimbalzano su siti e blog riflessioni, polemiche considerazioni sull’allattamento.
Ci sono donne che lo sostengono a spada tratta, donne che sdrammatizzano con ironia.
Ci sono donne che hanno allattato 3 anni che, giustamente, difendono le loro scelte e donne che non hanno potuto allattare o non hanno voluto che, altrettanto giustamente, articolano le loro posizioni.
Ci sono donne che comprendono, donne che additano, madri che giudicano, madri che sostengono le loro scelte come fossero imperativi universali.
Io, come più volte ho detto su questo blog e altrove, sono per l’assoluta libertà personale.
Qualche giorno fa mi è capitato di commentare un post sull’allattamento con queste parole, che riassumono un po’ il mio pensiero:
” È necessario sempre fare distinzioni categoriche tra madri e modi di vivere la maternità?
Se non è vero che le cosleepers, le sostenitrici dell’allattamento al seno prolungato, le portatrici di bambini sono eccessivamente asservite al ruolo, non è , però, permettetemi, nemmeno realistico identificare le madri che hanno deciso di non allattare per 3 anni e di non farli dormire nel lettone come madri che hanno paura di “sgualcirsi il vestito” o madri che “fanno dei figli un accessorio”.
Deve sempre essere tutto bianco o nero?
Non può esistere una donna che allatta 12 mesi, che non li fa dormire nel lettone ma accanto al lettone, che li porta nel passeggino anzichè addosso, che li manda al nido a 13 mesi, che, insomma, si cucia addosso la SUA maternità senza per questo sentirsi ingabbiata in distinzioni un po’ superficiali?
Non può esistere una madre che non vuole allattare ma a cui si possa riconoscere di essere una buona madre?”
In sostanza, per concludere, io penso che ciascuna donna debba cucirsi addosso il suo modo di essere madre e cercare, navigando a vista o meno, di sentirsi a suo agio e anche un po’ felice e serena.
Se questo lo si ottiene con un allattamento di 4 anni o con un biberon (pur essendo perfettamente consapevole che l’allattamento al seno sia l’alimento migliore per un buon sviluppo fisico, emotivo e psicologico del neonato), poco importa.
Con il desiderio di mostrare un volto morbido del sostegno all’allattamento, io ho cercato una mamma che sta frequentando il corso per diventare consulente de La Leche League (ringrazio Cristina Fiore perl’aiuto e Ilaria per la disponibilità) , che Flavia di Veremamme ha poi intervistato.
Intervista a Ilaria Giromini – Mamma, allieva de La Leche League e futura consulente
D - Ciao Ilaria. Innanzitutto presentiamoci. Cosa ci racconti di te?
R – Ciao! Ho 33 anni, una bimba di due anni e mezzo, due gatti e anche un marito. Vivo in provincia di Genova in aperta campagna, diciamo pure in mezzo al bosco, ma sicuramente non è la sistemazione definitiva: sogno di abitare in città, in una qualsiasi città, con tutte le comodità e opportunità del caso. Sono laureata in biologia e lavoro da casa per un’azienda americana, ho fatto questa scelta per passare del tempo con mia figlia appena nata e per non essere legata ad orari particolari.
D – Cosa ti spinge a diventare consulente de La Leche League?
R- Quando una mamma partecipa agli incontri de La Leche League impara molte cose e riceve molto sostegno, al di la delle scelte personalissime che poi decide di fare. Questo sostegno da mamma a mamma spesso è fondamentale soprattutto durante i primi mesi. Alcune mamme che condividono in pieno la filosofia dell’associazione decidono di prestare gratuitamente il loro aiuto proprio per rendere un pochino di quel bene e di quella sicurezza che hanno ricevuto.
D- Conosci il motivo per cui ti abbiamo contattata. E’ un po’ delicato: vorremmo provare a fare chiarezza su alcune questioni che riguardano l’allattamento in generale e La Leche League in particolare. Solo chiarezza di informazione, senza alcuna polemica. Che ne dici, ci proviamo?
R- Una cosa di cui sono sempre stata convinta è che ogni mamma è in grado di allattare il proprio bambino dall’inizio e nella maniera corretta, ma deve ricevere le informazioni esatte e il sostegno necessario. Questo ovviamente se questa mamma decide di allattare, perchè qui nessuno cerca di convincere nessuno.
Quando partecipi ad un incontro de La Leche League la prima cosa che ti viene detta è: prendi quello che ti serve e lascia perdere le cose sulle quali non sei d’accordo. Se una mamma vuole allattare, ma non ha la minima intenzione di condividere il sonno farà suoi i consigli su come attaccare al seno il bimbo e lascerà perdere il resto. Chiunque partecipa ad un incontro si rende conto di questa piacevole atmosfera di accettazione e di condivisione delle idee.
D- I tentativi di ironia sulle cosiddette estremiste dell’allattamento scatenano reazioni furibonde perché considerati offensivi, si degenera addirittura in insulti e ci si divide in fazioni. Ho capito a mie spese che non ci si può prendere in giro bonariamente su questo tema. Ma perché secondo te è diventato un tema tanto scottante e cosa pensi di questi litigi?
R- A me fanno ridere queste cose. Ma come fai a dire ad una mamma cosa deve fare con suo figlio e cosa non deve fare? Ma scherziamo, davvero? Ogni mamma è la migliore mamma per suo figlio e solo lei prenderà le decisioni migliori per lui.
Dobbiamo imparare a non giudicarci tra noi ma a darci sostegno indipendentemente dalle nostre scelte. Poi io sono una che difenderà alla morte l’allattamento al seno, il cosleeping, il marsupio e tutte queste cose che a molte sono sicura fanno rabbrividire, ma questo è il MIO modo di fare la mamma e non ammetto che qualcuno mi dica che è sbagliato perchè io non mi permetterei mai di dire a una mamma che sta sbagliando. Detto questo tutte le mie amiche mi chiamano mamma mucca e ne sono felice. Non è vero che non ci si può scherzare, e chi non ci scherza semplicemente non ha il senso dell’umorismo.
D – Parliamo di La Leche League, che spessissimo viene tirata in ballo nelle lotte tra le sue strenue sostenitrici e altre mamme invece fortemente critiche. Parlaci un po’della tua esperienza con loro
R – Io ho iniziato ad allattare la mia bimba senza troppi problemi, ma ogni volta che lei si attaccava io avevo una nausea terribile. Ho iniziato a perdere peso perchè non riuscivo più a mangiare e ci siamo preoccupati.
Ho cercato aiuto su internet e ho trovato il loro sito. Ho telefonato e mi ha risposto una consulente molto gentile e preparata e mi ha invitato agli incontri. Alla fine la nausea non mi è passata, ma ho capito l’importanza dell’allattamento e ho tenuto duro, modificando la mia alimentazione in modo da non perdere più peso. Mi hanno dato molto sostegno in un momento in cui ne avevo bisogno e mi sono sentita subito in famiglia, ho imparato a seguire il mio istinto in molte cose e di non ascoltare le tantissime voci che una neomamma alle prime armi deve sopportare.
Continuo a partecipare agli incontri, per noi è un piacevole rito ed una giornata in cui staccare dal lavoro e da tutto il resto; anche la mia befanina non vede l’ora perchè può giocare con gli altri bimbi e prendersi tanti complimenti.
D – In generale, esistono rischi di affidarsi a persone non ben preparate, in particolare sul Web? Che tipo di credenziali deve ricevere una mamma che sta cercando un aiuto? Quali sono le figure più affidabili dentro o fuori LLL e che qualifiche hanno? Io ho le idee un po’confuse su questo.
Per diventare consulente de La Leche League bisogna studiare almeno un paio d’anni e sostenere un esame. Se mi devo affidare a qualcuno per avere dei consigli pretendo che abbia le conoscenze e la preparzione che deve. purtroppo sul Web in tante si spacciano per quello che non sono e l’ufficio legale del La Leche è spesso impegnato a sistemare queste cose. Lo so è una cosa allucinante ma avviene anche questo. Se vuoi essere sicura che la persona con cui stai parlando è davvero una consulente basta andare nel sito della Leche e cercarla nell’elenco delle consulenti.
D – Secondo te l’allattamento è una scelta personale o un dovere morale?
R – Una domanda da un milione di dollari che mi costringe a dare una risposta che mi esporrà a fustigazioni. Il vero dovere morale è informarsi da persone preparate che sanno cos’è l’allattamento e andare oltre al consumismo che spesso ci porta ad effettuare scelte inconsapevoli. Una volta informata, una mamma deve fare delle scelte tenendo conto di mille fattori ma soprattutto della salute di suo figlio e della propria e poi deve essere disposta a cambiare idea anche un milione di volte se vede che per lei quella soluzione non va bene.
D – L’incoraggiamento e il sostegno di una consulente possono diventare pericolosi per una mamma? Se sì, in quali casi e cosa viene consigliato?
R – Incoraggiamento e sostegno che diventano pericolosi? Scusami ma mi pare un controsenso…incoraggiare significa sostenere una persona che ha deciso di fare una cosa, in questo caso allattare al seno. Quello che credo che non sia chiaro, è che noi non siamo lì a far delle crociate del tipo “dai la tetta sennò sei mamma a metà“.
Ma a chi decide di farlo diamo tutto l’appoggio e il sostegno necessario. È logico che poi magari io preferisco scambiare opinioni ed esperienze con una mamma che fa le mie stesse scelte, ma credo che questo sia umano no? Se mi chiedi un parere su cosa credo sia meglio io dico la mia, se mi chiedi aiuto io ci sono e so come dartelo.
D - Insomma, alla fine lo so che ha il valore solo di un’opinione personale, ma esiste il rischio di “integralismo” secondo te? E quando?
R – A me piace definirmi mamma mucca allattona e un po’ talebana. Tante amiche mi chiamano così e so che lo fanno con affetto. Insomma io ho fatto delle scelte quando è nata la mia piccola e le porto avanti perchè seguo il mio istinto. L’integralismo è questo: se imposti un certo discorso di allattamento e di mothering di solito ti trovi addosso mezzo mondo che ti critica e quindi devi farti un po’ dura…non so come spiegarmi, è difficile. Devi abituarti a difendere le tue idee sempre e con tutti e quindi è possibile che ti resti un po’ di atteggiamento aspro.
Faccio un esempio: mia figlia ha due anni e mezzo e prende il mio seno; se tu mi chiedi “ma allatti ancora?” io probabilmente mi irrigidisco quel mezzo secondo perchè è una domanda che mi fanno troppe volte e troppo spesso tutti e si permettono di giudicarmi . E’ possibile quindi che io mi chiuda a riccio con le persone che non hanno le mie stesse idee: lo so che è sbagliato, ma è un meccanismo di difesa come altri.
La cosa che tutti dobbiamo imparare è il rispetto verso le scelte che ogni mamma fa per il suo bimbo perchè solo quelle sono giuste, solo lei sa cosa è meglio . Ecco qui sono talebana sul serio
D - Infine uno scambio di vedute, del tutto personale. Ti dico di getto alcuni miei pensieri e tu mi dici le tue reazioni. Pronta? Allora: Io non me la sentirei mai di allattare fino a due, tre o quattro anni un bambino, lo vivrei come un attaccamento morboso per lui e per me. I miei figli sono stati allattati al seno circa sei mesi, poi sono rientrata al lavoro. Hanno avuto uno svezzamento facile e rapido, sono fortunata. Hanno dormito i primi mesi nella culla nella nostra camera e poi nel lettino nella loro stanzetta.
Se piangevano (e il primo ha avuto il sonno molto difficile) io mi alzavo, e poi mi rialzavo, e poi ancora, facendo a turno col papà. Non ho mai neanche lontanamente pensato che il loro bene fosse stare con noi nel lettone, né l’ho mai desiderato io. Mi piace pensare che il mio obiettivo come mamma sia quello di renderli indipendenti, mi piace pensare che una mamma e un papà possano e debbano essere interscambiabili.
E poi ci sono i momenti di coccole e i momenti in cui…aria!! Questa sono io e so benissimo che ci sono mamme molto diverse da me. Ma detto ciò, significa che sono una madre “innaturale”, fredda e distaccata, di una generazione superata e sbagliata che mi ha allevata male, una madre che non sa cosa sia l’affettività e i cui figli soffriranno di gravi traumi? Ho letto questo tipo di commenti in giro e mi viene un po’ da ridere. A te la palla…Picchia pure!!!
R – Scrivo di getto pure io? Bello bello.
L’organizzazione mondiale della sanità e l’UNICEF hanno dato delle linee guida. Allattamento al seno esclusivo sino ai sei mesi e in aggiunta a qualche alimento solido almeno sino all’anno d’età e sino ad oltre i due anni come integrazione all’alimentazione normale. Quindi come vedi non siamo delle pazze furiose che si inventano delle cose
(aspetta, un po’ pazze furiose si, ma non ci inventiamo le cose).
Io sono d’accordo con te che il compito di una mamma sia rendere indipendente il proprio figlio. Ma credo anche che si debbano seguire i suoi tempi, quindi se tu hai visto che i tuoi bimbi stavano bene nella culletta, io personalmente per sopravvivenza ho preferito tenermela nel lettone. Sarei impazzita dopo pochi giorni e poi io sono una mamma un po’ animale, mi piace annusarmela toccarla farmi mettere i piedini in faccia.
Credo che per renderli autonomi dobbiamo farci trovare quando ci cercano e lasciarli fare da soli quando ne hanno voglia. Che meravigliosa cosa sarebbe trovare questo equilibrio.
E poi la cosa dei gravi traumi è una panzanata. I bimbi hanno una capacità di adattamento che noi ci sogniamo, ogni mamma fa le coccole come crede e come è capace. Io la mia la coccolo tenendomela sulla pancia e facendola dormire con me perchè comunque lei non è ancora pronta a dormire da sola, e io questo lo accetto: a volte è pesante tenerla con me di solito non lo è.
Informazioni
QUI trovate qualche riferimento utile.
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Socialmente parlando
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Blogging
E poi c’è Facebook.
L’anti-privacy. L’anti-riservatezza. L’anti-approfondimento.
Parrebbe.
Sono iscritta ormai da un paio d’anni ma in questo ultimo anno e mezzo ne ho fatto un uso piuttosto intenso.
Innazitutto voglio sdoganarlo dall’uso un po’ leggero e votato all’amicizia esibita che vive nelll’idea un po’ snob, seppur fondata, di chi non ne fa uso ma anche di chi è iscritto.
La funzionalità e lo spessore lo attribuisce chi lo utilizza, come avviene per ogni strumento. Il filtro sei tu che ne fai uso.
C’è chi passa le giornate a pubblicare scemenze (che qualcuno passerà le giornate a leggere), ma c’è anche chi ne fa un uso sensato di informazione, linkando approfondimenti di attualità o articoli di settore.
Il trucco sta nel crearsi una rete di contatti che comprenda anche un buon numero di gente che legge e studia, ascolta musica, fotografa, frequenta mostre, si aggiorna e scrive. L’alternativa un po’ più drastica sta nel nascondere alla propria bacheca i personaggi che la infestano con cerebrali interrogativi del tipo: “scopri come ti chiami”.
A me FB in questi anni è servito. Lo trovo un modo non sempre, ma spesso, efficiente di fruire anche l’informazione.
Mi è servito a tenermi aggiornata anche professionalmente (vale sempre il discorso del sapersi costruire una buona rete), a tenere i rapporti con amici e parenti che vivono lontano, a ritrovare ex amici (a uno dei quali devo l’header di questo blog) che le circostanze hanno portato lontano, a sorprendermi davanti ai mutamenti di alcune persone, a incrociare gente che mai avrei voluto rivedere, a ritrovare persone su cui tante volte mi sono interrogata, a ricredermi sulla tristezza delle rimpatriate tra ex compagni di scuola (attendo a breve anche quella del liceo), a constatare che gli anni non sono passati per tutti, a sorridere sulle foto di amori predolescenziali, a costruire una bella rete di genitori che si confrontano.
Insomma, è il pop per eccellenza. È come una soap (o reality?). Nessuno ne fa uso, ma tutti ne conoscono gli intrecci.
Diverso da Friendfeed, che non so ancora se mi piace e che per ora uso come non-luogo di replica di contenuti postati su Facebook. Sicuramente più di nicchia e adatto a chi ha una presenza digitale sopra la media, come potrei essere io, ma, per me, faticoso come un neonato. Anche perchè usato da una nutrita percentuale di persone interconnesse che ne fanno un uso vagamente simile a quello di una chat o di un forum (e adesso insultatemi tutti
).
Diverso da Twitter, che mi piace ma non troppo perchè amo sapere con chi sto parlando e perchè ancora non mi sento a mio agio tra cinquetii e hashtag, nonostante trovi che abbia un’ottima potenzialità in campo sociale, e nelle situazioni di emergenza. Ma non dispero. Se ha ceduto anche il Dalai Lama, forse, forse, potrei innamoramente anche io.
Facebook è un assaggio di paradigma che pur nei suoi lati negativi di dispersione ingente e senza controllo di identità, trovo ancora utile.
Quanto ai suoi lati meno apprezzabili di propagazione virale di minchiate come i gruppi idioti che spuntano in continuazione, anche questo è pop. Specchio della vita reale. E come nella vita reale sta alle persone scegliere, senza mai dimenticare che ora, attraverso le reti sociali, le nostre orme digitali (che chiunque può seguire) sono un bel po’più marcate, dunque, più tangibili.
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Post random ripescato dal passato
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Gravidanza, Prima infanzia
Porto all’attenzione e alla consapevolezza dei tanti che mi seguono ogni giorno questa mail.
Al di là della candela, che ha un valore chiaramente simbolico e che accenderà chi vorrà e chi potrà, mi è sembrata davvero importante la causa e, ancor di più, la spinta all’ “emersione” di un lutto così prepotentemente innaturale, talmente brutalmente viscerale da essere quasi un tabù.
Perché, dice bene Nicoletta, “nato” e “morto” sono due termini che cozzano con una violenza talmente assurda da essere inimmaginabile o inimmaginata per paura, protezione e anche, a volte, per egoismo, “perchè rtanto finché succede agli altri…”.
E, credetemi, per scrivere queste poche righe e cercare i riferimenti utili ho impiegato due ore, ho sudato, ho amato queste madri e questi padri e ho pianto.
“Ogni lutto è una ferita.
Le ferite, si sa, si chiudono. Ma ad una condizione.
Che siano prima aperte.
Nulla termina nella psiche che non sia prima cominciato.” (P.C.Racamier)
Ciao.
Seguo da un po il tuo blog, scoperto quando ero incinta.
Vorrei portare alla tua attenzione un’avvenimento che c’è domani: il giorno del ricordo.
Anche se in Italia, a differenza di altri stati, non se ne parla, ottobre è il mese della consapevolezza sulla morte infantile e sulla perdita in gravidanza (Pregnancy and Infant Loss Awareness Month) e ha l’obiettivo di focalizzare l’attenzione pubblica su eventi quali morte intrauterina, aborto, morte neonatale e morte improvvisa del lattante (sudden infant death syndrome, SIDS), rappresentando una opportunità per informare, insegnare, educare, sostenere la causa e dare una spinta nella direzione della ricerca e della prevenzione.
Domani, giovedì 15 0ttore alle ore 19.00 accendiamo una candela, per ricordare i nostri bambini, quelle stelle che hanno fatto parte della nostra vita e che occupano parte del nostro cuore tutti i giorni.
Se in tutto il mondo ogni partecipante accende una candela alle ore 19 locali e la mantiene accesa per un’ora, per tutta la giornata del 15 Ottobre un’onda di luce attraverserà il globo, illuminando progressivamente tutto il pianeta, un fuso orario dopo l’altro.
Si tratta di un modo simbolico per sentirsi idealmente uniti con molte altre persone nel mondo, accomunate da un lutto che invece abitualmente isola: la morte di un bambino.
Qui troverete un video riguardante l’iniziativa (ndr consiglio alle gravide di astenersi dalla visione, per ovvi motivi legati non alla crudezza del video ma allo stato emotivo).
Mio figlio Davide è nato morto lo scorso 8 giugno. Questo è solo un piccolo gesto, ma importante. La gente DEVE sapere. Perchè anche se la parola “morto” accanto a “nato”, fa ancora tanta, troppa paura, queste cose succedono. E non possono essere nascoste.
Grazie per l’attenzione e grazie se vorrai parlarne sul tuo blog.
Nicoletta
Riferimenti
Siti
Babyloss
Ciao Lapo
Genitori di una stella
Il dono
Quasi nati
Sulle ali di un angelo
Blog
E.L.I.A
Il diario della Linda
Il piccolo Julian
Esperienze d’aborto
Pensieri di un papà
Racconti
Il diario della Linda
Documenti
Aborto spontaneo e morte intrauterina
Il lutto perinatale
Superare il lutto perinatale
La natimortalità – SaPeRiDoc
Community
Alfemminile
Sulle ali di un angelo
…quelli che ce l’hanno fatta
Manolito
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Sorprendersi
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Matteo e Niccolò
Spesso (e anche volentieri) la domenica depositiamo la prole dai nonni e usciamo a pranzo o da soli o con qualche amico.
Domenica, tristemente sprovvisti di nonni, ma non intenzionati comunque a pranzare in casa, siamo andati a ristorante (Kaprazucca, per chi è della zona. Buon cibo, prezzi equi e Alda Merini come ospite).
Era molto che non uscivamo a pranzo con i bambini, l’ultima volta l’avevo passata a rincorrere il bambino amplificato e dispeptico, (quindi doppiamente incapace di stare seduto) per tutto il locale, osservando mesta gli altrui figli duenni coscienziosamente seduti.
Al nostro ingresso, lo sguardo un po’ cortese, ma anche un po’ ammaccato (miodddio! Due bambini piccoli, per di più maschi!) dei camerieri non è passato inosservato al metal detector della mia sensibilità.
Ci siamo seduti, abbiamo ordinato e…doppia e tripla sorpresa: con l’aiuto di un libro e di un iPod Touch per il geek amplificato, i bambini sono stati seduti dalle 13 alle 15. Abbiamo gustato un pranzo di BEN 4 portate (dall’antipasto al dolce, un lusso!), loro hanno spazzolato con gran gusto i piatti, hanno conversato e si sono divertiti.
Pensavo di dover aspettare ancora qualche anno prima di potermi godere un pranzo senza rincorrerli e invece eccoci qui.
Eccoli qui.
Il tutto è stato anche sapientemente condito dalle parole degli addetti alla sala… “complimenti per questi due bambini: sono bravissimi. E noi ne vediamo tanti di bambini!”.
Si è vero: qui si potrebbe discutere per ore sul fatto che il “bravo bambino” è quello, fondamentalmente, che non disturba, quello che non alza la voce, che non si alza, che non fa capricci, che mangia tutto: insomma, quello che si comporta come un adulto.
Verissimo (e anche un po’ triste). L’ho scritto tante volte.
Ma stavolta, per una volta, non voglio disquisire sulla percezione sociale dell’infanzia ma SOLO godere del primo pranzo tranquillo in un locale pubblico e dei frutti nati da quel po’ di intransigenza educativa (poche regole ma imprescindibili e inamovibili) che ogni tanto mi viene imputata.
Dopo 5 anni consecutivi ce lo meritiamo?
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Sanremo duepuntozero
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Appunti di vita
Non ho mai guardato il Festival di Sanremo, nemmeno da piccola (o dovrei dire da giovane? :sideways: ).
Quest’anno però, nonostante non l’abbia guardato seduta sul divano con gli occhi puntati allo schermo, posso dire ugualmente di averlo visto.
O, per lo meno, di averlo letto. Non sulla stampa il giorno dopo ma real time sui vari social network che frequento.
E devo dire che è stato un divertimento assoluto.
Leggere i commenti su Frienfeed, Facebook e Twitter è stato esilarante.
Il festival è talmente nazionalpop che, durante la diretta, non c’è nemmeno bisogno di dire a che cosa ci si riferisce poiché l’oggetto dei vari aggiornamenti di status o twit è scontato.
Ne ho raccolto qualcuno, perché, davvero, meritano.
Alcuni miei contatti si ritroveranno, non cito le fonti perché non so se è politically correct.
Friendfeed
- Alla ricerca della combinazione di tasti capace di cancellarmi il ritornello di Povia dal cervello
- La Cuccarini è che la disegnano così
- Il festival liturgico
- Emanuele sfida il pubblico con lo sguardo
- Every lake you take
- E basta con questi LAGHI comuni
- Io non volevo partecipare: “a far l’amore in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i leghi”.
- Facendo 700 km in auto ho sentito Sanremo (dove prendeva) per radio. Grandiosa intervista di Pupo che dichiara di essere felice dei fischi “altrimenti Emanuele Filiberto non saprebbe quando iniziare a cantare!”
- Arrivato a casa dalla Germania cosa trovo? I Savoia hanno invaso l’italia… Il sorNano il sovrano e il soprano… :w00t:
- Piace Sanremo, piace. Ci ho scritto un post e mi hanno commentato più di quando parlo di delboni e berluscoli. Piace Sanremo, piace, alla gente che piace
tutti a lamentarsi della televisione ma Sanremo piace. E’ evidente - Il segretissimo di Sanremo è che basta guardarlo 10 minuti facendo zapping e il giorno dopo in mensa puoi sostenere alla grande una discussione di 40 minuti sul tema…sono anni che in sostanza non lo vedo ma per qualche inspiegabile motivo ne parlo con cognizione…mah!
- Oggi sparo irene e i suoi capolavori a tutto spiano come protesta contro tutti gli scani e i filiberti e i pupi del mondo!
- Vincere a Sanremo è molto utile. Per due settimane hai una buona risposta se qualcuno chiede: novità?
- Dopo Sua Altezza Reale poteva mancare la banda dei Carabinieri?
- Tanta umanità 2.0 incollata alla TV a guardare San Remo. Italia 1.0.
- Nel Mulino che vorrei Sanremo non esiste, la casa di Amici è un nosocomio e i principi cantano solo nelle favole.
- Anche Peter Griffin muore sentendo cantare Emanuele Filiberto!!
- I and people like me, we are so sorry to have seen those 3 musicians? singers?? artists??? o.O things..on the stage
- Domani vado all’Idroscalo a chiedere con orrore se Scanu è stato pure lì
- Buonanotte, in tutti i modi in tutti i letti
- Emanuele Filiberto capo di governo, “Italia amore mio” inno nazionale. L’ho soltanto scritto, e già mi sento male.
- Sanremo. Lutto nazionale
- Neologismi “sei talmente brutto che sembri San Remo”
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Childfree
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Appunti di vita, Questa sono io
Un piccolo glossarietto, eh, si, ci vuole.
DINK: acronimo di Double Income No Kids, ovvero due redditi ma nessun bambino, per scelta
Childless: chi vorrebbe avere figli ma non li ha per svariati motivi
Childfree: chi non desidera e non progetta di avere figli
Leggevo su D di Repubblica l’intervista a Elisabeth Badinter (potete trovarla QUI e QUI) che però, a differenza di Corinne Maier in No Kid (“Con i soldi che ho guadagnato scrivendo libri potrei fare il giro del mondo, invece sono agli arresti domiciliari, costretta ad alzarmi tutti i giorni alle sette per servire a tavola e fare ripetere stupidissimi compiti”), si focalizza fortunatamente non sui figli in sé e per sé ma su quello che significa per una donna oggi rinunciare alla sua vita professionale e di indipendenza economica per dedicarsi ai figli, scelta spesso obbligata perché noi mamme lavoratrici “è come se stessimo correndo i cento metri con una tonnellata sulle spalle. Se vogliamo essere madri perfette e realizzarci professionalmente, la vita diventa un inferno”.
Resta aperta la domanda sul perché si associ l’aspirazione alla perfezione alla maternità…ma questa è un’altra storia e il nome di questo blog parla da solo.
Ora, premesso che le etichette mi creano sempre un po’ d’ansia (ma in fondo anche “mamma” potrebbe diventare un’etichetta no?), ho provato a curiosare un po’in giro.
L’ansia è sinceramente rimasta ma è dettata, più che altro, dall’ignoranza, nel senso che non sono riuscita a capire se il childfreedom sia un movimento arrabbiato o meno, se sia un movimento contro i bambini (cosa che non credo ma poi ho letto che alcuni si lamentano del fatto di dover pagare la scuola ai figli degli altri e sono rimasta un po’ perplessa ma peggio, ho letto che in Florida ci sono aree childfree dove è vietato l’ingresso ai minori di 13 anni e a Saint Tropez alcuni locali esibiscono un cartello con scritto “vietato l’ingresso ai cani e ai bambini”) oppure se sia un movimento che inneggi alla libertà personale di scelta puntando allo sdoganamento dei clichè (che nel Belpaese di mammà e della voce stentorea de Vaticano sarebbe anche un buon modo per farsi sentire).
Essendo la maggior parte dei siti in inglese faccio un po’ di fatica a comprendere bene tutti i testi. Non capisco, in sostanza, se sia un movimento “contro” o un movimento di semplice appartenenza. Ma mi chiedo: perché farne un movimento? Esiste forse un movimento delle mamme? Non è già una ghettizzazione il fare di una scelta un movimento?
L’unico disclaimer chiaro e positivo l’ho trovato QUI e recita: “childfreedom is choosing not to create or raise any children. It’s about wanting to devote our lives to other objectives. For some that is their careers, for others their hobbies. Most childfree people recognize that parenting is a stressful, time-consuming and often thankless job, and we’d rather do something else with our lives.“
Nulla da obiettare. Anzi.
Io ho sempre desiderato tanti figli. Nonostante avessi qualche difficoltà nell’avvicinarmi ai bambini ho sempre pensato che avrei avuto una fmiglia numerosa, anche perché l’unica vera grande mancanza incolmabile della mia vita sono i fratelli.
Poi, dopo il primo figlio, dall’idea di 5 sono passata all’idea di 3 e ora, dopo il secondo, sto ponderando se fermarmi qui.
Non ho però mai avuto ansia da orologio biologico. Un bel giorno, al mare, nell’estate del 2003, mi sono resa conto che sentivo il desiderio di un bambino. Io che ad approcciarmi ai bambini ho sempre provato un po’ di imbarazzo. In spiaggia, sdraiata al sole, guardavo le mamme i papà indaffarati e mi sono accorta che non mi bastava più quel che avevo.
Per me non è nemmeno stata una scelta, ma un passaggio naturale da uno status ad un altro. Senza traumi.
Non sono una mamma che infiocchetta la maternità, che ha sacrificato il lavoro, che ha fatto scelte esclusive per spirito di dedizione alla prole, che ha mollato interessi e rapporti interpersonali per votarsi al Ruolo. Ma sono pur sempre una madre e i miei figli sono la mia domanda quotidiana sul senso della vita, e a tal proposito, di nuovo, mi trovo in disaccordo con la Meier quando afferma che: “avere un figlio è il miglior modo di evitare di porsi domande circa il senso della vita, dato che tutto ruota intorno a lui: è un meraviglioso sostitutivo della ricerca esistenziale.”
Macchè.
Vi lascio qualche link per pensare.
Italiano
- E per finire…Sorelle d’Italia – L’imponderabile accade
Inglese
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