Ci siamo

È arrivato il momento anche per noi.
Si sono aperte le iscrizioni per la scuola primaria che Matteo inizierà in settembre.
Ho un tale affollamento di pensieri che ho deciso di buttarli giù in ordine sparso.

Non l’ho ancora iscritto e non so quando lo iscriverò.
Una cosa però ce l’ho ben chiara: la confusione regna assolutamente sovrana.
Io non mettevo piede in una scuola elementare da 25 anni, ma quello che ho trovato è da lasciare sbalorditi.
Non sanno quante prime ci saranno.
Non sanno quante insegnanti.
Non sanno quali insegnanti.
Non sanno che orario si farà.
Ora, è vero che io sono abituata più che bene con le nostre scuole dell’infanzia però ci sarebbe anche una via di mezzo percorribile, volendo.

Non parliamo poi della comunicazione alle famiglie.
Vi presentiamo il POF.
Le insegnati sono a scavalco.
Buongiorno, io sono la prevalente.

Ma, dico io, usare un linguaggio fruibile e anche un po’ empatico?

L’unica cosa certa è che il tempo lungo è inaccessibile e che, dunque, io dovrò mettere in piedi una task force di nonni per il recupero alle 13.
Perché, diciamolo, chi riesce ad essere alle 13 a ritirare a scuola i bambini? Chi non lavora, chi lavora accanto alla scuola oppure i nonni.
E poi non è detto che saranno le 13, perché potrebbero essere anche le 12.30.
Certo, come no! Io dovrei lavorare 3 ore per permettermi un ritiro a quell’ora!

L’altra cosa certa è che la nostra vita cambierà non poco.
Un bambino che esce alle 13 deve pranzare e poi va seguito nei compiti (va seguito?),  magari prima che il fratello rientri dalla materna perché poi in casa regna il caos. Sarà un ritmo serrato fino a sera, senza più pause.
Ai miei tempi i bambini facevano i compiti da soli.
Io non ho mai avuto bisogno che nessuno si sedesse accanto a me  per aiutarmi.
Nessuno mi ha mai dovuto dire: vai a fare i compiti. Ero assolutamente autonoma fin da subito.
Ma adesso non va più di moda.
Sento racconti allucinanti di mamme che stanno ore e ore a fare i compiti con i bambini. E mi domando se ha senso, se è un nuovo approccio pedagogico o se, semplicemente, sono cambiate le mamme.
Io vorrei puntare all’autonomia fin dall’inizio e, soprattutto, all’interscambiabilità della figura di riferimento. In sostanza, vorrei che per Matteo fosse la stessa cosa fare i compiti con me, con suo padre o con i nonni.

L’altra preoccupazione è legata alla scelta della scuola.
Tutta la sua sezione si trasferisce alla scuola elementare accanto alla scuola materna.
Ma noi non siamo di riferimento territoriale per cui Matteo si ritroverebbe in una classe in cui non solo non conosce nessuno ma in cui i bambini già si conoscono tutti perché hanno frequentato la stessa scuola materna. E ne ho avuto dimostrazione alla presentazione della scuola. I bambini erano già una gruppo.
Lo so che i bambini fanno presto a costruire amicizie e stringere legami, però so anche che con il carattere di Matteo per me sarebbe una tranquillità saperlo in una sezione dove già conosce tutti.
Sempre ai miei tempi ti potevi iscrivere dove volevi. Ora no.
Ora devi scegliere la scuola in base allo stradario.
Se scegli una scuola fuori stradario (come vorrei fare io) poi cosa succede? Che, se nella tua scuola di competenza, le classi sono piene, ti sbattono dove c’è posto!

Ecco, ho vomitato in ordine sparso tutto quello che si incrocia nella testa di una madre che, per la prima volta, entra alle elementari da mamma.
Da mamma che lavora, che ha più di un figlio da gestire, che ha cambiamenti lavorativi in vista e non sa cosa comporteranno, cambiamenti attesi da anni ma che ora, davanti al buco nero della disorganizzazione e dei vincoli della scuola primaria, anziché essere causa di gioia sono solo fonte di ansia.

Lunga salute ai nonni.

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Pot-pourri

Sono rimasta un po’ indietro sui racconti dei bimbi.
Le novità ci sono ma non ho trovato, fino ad oggi, la calma necessaria per raccoglierle in una forma sufficientemente decente.

I bimbi hanno iniziato la piscina.
Ho sempre sostenuto di non voler riempire i pomeriggi dei miei figli con un’agenda di impegni degna di un manager della Apple, perché dopo 8 ore di scuola credo siano abbastanza saturi di informazioni e stimoli da potersi permettere qualche ora di sano gioco in mezzo a un prato.
Per 5 anni non ho, dunque, volutamente iscritto Matteo a nessuna attività pomeridiana. La scorsa estate al mare, mi sono però resa conto che effettivamente è ora che impari almeno a stare a galla.
E così, dato che porto Matteo, ci infilo dietro anche Niccolò.
La settimana prima della prima lezione ho subito nervosamente tutte le esclamazioni che a turno mi rivolgevano amiche e conoscenti: “ma sei pazza? In piscina con due? Ma c’è da svenire!”, pensando tra me e me che “si, insomma mica si tratta di portarli sul Kilimangiaro!”.
Al termine della prima lezione, dopo aver affrontato 70 mamme e 90 bambini costretti in uno spogliatoio immerso in un microclima con 45° e 150% di umidità, dotato di sole quattro docce e cinque phon, ho mestamente e coscienziosamente fatto un mea culpa. :cool:

La seconda novità è il corso d’inglese.
Matteo sono mesi che chiede di imparare l’inglese. Io non so da dove gli nasca questo desiderio, perché noi in casa non ne abbiamo mai parlato.
Insomma, non è nemmeno una finta scelta spontanea come fanno spesso i bambini che si dice scelgano musica, canto, ballo perché “l’hanno chiesto loro”, ma poi in realtà scopri che in casa non si parla d’altro e che dunque di spontaneo c’è ben poco.
Leggo sul sito di Helen Doron (di cui ho parlato tempo fa QUI) che ci sarebbe stato un pomeriggio dimostrativo e decido di accompagnarcelo, anche un po’ sperando che gli passi la voglia.
Sempre con grande autostima ho portato dietro anche Niccolò, il quale, mentre il fratello immobile e rapito beveva le parole dell’insegnante madrelingua, si dedicava amenamente a curiose attività corporee.
“Sono fratelli?” mi ha chiesto una madre dopo lunga e attenta osservazione. :)
L’esito di questa escursione in terra anglosassone è stato che il desiderio di Matteo si è irrecuperabilmente impennato e, dunque, il primo ottobre inizieremo quest’avventura.
Il metodo che usano in questa scuola è il Suzuki, nato per la musica. Si apprende la lingua, giocando, cantando e ballando. In 20 minuti di lezione Matteo ha imparato up, down, run, jump, car, truck, bus e qualche altra parolina. Non male, considerando il fatto che a distanza di una settimana ancora se le ricorda tutte.

L’inserimento di Niccolò procede bene. È un po’ nervoso nel pomeriggio e un po’ manesco con i compagni ma, considerando che ancora ci sono bambini che piangono come ossessi, non mi posso lamentare. Avere il fratello nella stessa scuola è una grande risorsa.

Sono finalmente libera dai pannolini! Oddio, Matteo qualche notte ancora la molla, a dire il vero, ma accade una volta ogni 7-10 giorni.
Niccolò è senza pannolino notturno all’età di tre anni. Lo so, lo so che sarebbe la norma questa, ma…per me è un sogno! :8

Cominciano i ragionamenti sulla scuola primaria per Matteo: dove lo mando? Modulo? Tempo lungo? Pro e contro? Ho una confusione pazzesca, credo metterò nei prossimi mesi un post ad hoc.

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