Fuggi, piccola
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Scritto da te
Fuggi, piccola.
Da chi dice di volerti bene ma non fa che allontanarti da te stessa.
Da chi ti offende, da chi ti insulta, da chi non ha stima di te.
Da chi dice di amare il bambino ma non te, perchè, no, non è vero. Che ne sa di amore uno così?
Fuggi dalle cattiverie, taglia il cordone da chi fa il genitore ma ha solo generato. Da chi non ti accompagna, da chi non ti ascolta.
Fuggi, metaforicamente, se non puoi farlo fisicamente.
Fuggi con il cuore e con la testa, rintanali lì, in quella pancia rotonda che ha bisogno di te, che vive di te.
Dalle tue paure, dalle tue debolezze.
Sei piena di vita. Un piccolo uomo sta scalciando lì dentro e ti parla, ti tocca, ti consola, ti chiama.
C’è bisogno di te in quella pancia, solo di te. Lui ha bisogno solo della tua pace e tu, guardati bene, ascoltati, tu, anche tu, hai bisogno della sua.
Vi affido le parole, zoppe di felicità, di questa mamma, certa che le saprete, come sempre, raccogliere con amore. Quell’amore.
Cara Silvia,
ho deciso di scriverti perché ho molto bisogno di un aiuto sincero o anche solo di una parola di conforto e di speranza. Sono molto sola e a tratti quasi disperata. Non voglio le fredde parole di un esperto, psicologo o medico o quant’altro ma di un cuore sensibile e aperto, capace di ascoltarmi.
Sono alla 24^ settimana di gravidanza, ho quasi 27 anni (il 27 maggio) e vivo ancora a casa coi genitori in un piccolo alloggio in affitto in provincia di Torino. A causa di svariati problemi sono rimasta molto indietro a medicina, facoltà che ho fortemente voluto fare (per entrare ho ripetuto il test di ammissione ben due volte). Poi mi sono persa, ho abbonda nato per un po’ gli studi, dedicandomi al servizio civile e a lavori saltuari, continuando a pagare le tasse ma senza sostenere esami.
A dicembre scopro di essere incinta, giorni di panico estremo, tenere o no questo bambino che già sento il nostro bambino.
Lui, G., il papà, lo conosco da quasi tre anni, non abbiamo mai vissuto insieme, ci vediamo il fine settimana. Lui vive a A. ma studia sociologia a in un’altra città, dove ha un piccolo monolocale, il nostro nido. Io sono molto affezionata a lui e gli voglio molto bene, non so se è Amore (con la “a” grande) perché troppe volte sono stata male per lui e ho pianto per lui, per i continui confronti con le altre ragazze, per i silenzi, per gli insulti, per le arrabbiature, per i miei vuoti troppo vuoti. Spesso sento che non è innamorato di me, che mi considera una buona amica, una compagna dei fine settimana, una confidente ma nulla di più. Quei giorni subito dopo il test di gravidanza passiamo le serate a discutere. Lui, come me, è combattuto, da un lato vuole il nostro bambino, dall’altro ha paura per la condizione economica, perché né io, né lui abbiamo un lavoro e non abbiamo nemmeno finito gli studi. Alla fine lo diciamo ai suoi genitori i quali si mostrano felici e disponibili ad aiutarci. Mia madre invece ha molti dubbi perché sa che la nostra relazione non è così stabile e non lo vede innamorato di me. Comunque dice che devo decidere io e che lei in ogni caso mi sarà vicina. Anche lui lascia la decisione totalmente a me. Io vivo due mesi (gennaio e febbraio) di angoscia terribile e ansia, senza dormire la notte in preda a pianti improvvisi e grande confusione. Premetto che ho sempre sofferto di ansia, sono una persona alquanto fragile e dai 16 ai 20 anni ho sofferto di anoressia, bestia terribile che mi ha lasciato ferite profondissime e tuttora sanguinanti. Alla fine fisso l’intervento di interruzione volontaria di gravidanza per il 3 febbraio 2010 ma dentro di me non sono convinta e agli esami pre-intervento, una settimana prima, sono così agitata che svengo e passo il giorno a casa a piangere.
Intanto annunciamo a mio padre che sono incinta. Lui mi insulta pesantemente dicendo che sono una poco di buono (ha usato altri termini, in realtà) e che non so nemmeno “…….”. Mia madre non dice nulla davanti a lui ma mi è vicina e mi consola. Mio padre mi vuole portare di corsa ad abortire, dice che sono il disonore della famiglia e che ho sempre e solo dato delusioni. Io non so cosa fare e sto molto male. Tre giorni prima dell’intervento andiamo ad aosta e G. mi dice che lui ci sarà sempre con me, che non mi abbandonerà, che vuole questo bambino, che andremo a vivere insieme. Io mi lascio convincere, gli do fiducia nonostante le mie paure e decido di non interrompere la gravidanza. Da quel giorno mio padre non mi rivolge più la parola e il clima qui a casa è diventato pesantissimo. Già prima non mi trattava bene, chiamandomi parassita e insultandomi quotidianamente ma dopo è stato ancora peggio.
Intanto sono passati i mesi. Io vivo questa gravidanza attanagliata da molte paure con grandi attacchi di tristezza e un senso di vuoto immane. Con G. il rapporto non è per nulla migliorato e anzi i litigi sono aumentati, anche per piccole cose. Mi accusa di essere troppo ansioso e agitato e di rovinargli la vita. Ha detto che non può e non vuole vivere con me e che il nostro rapporto è allo sfascio. Ha detto inoltre che aver fatto questo bambino con me è una disgrazia e che gli ho rovinato la vita. Io mi sono sentita morire. Sto malissimo ma sto cercando in ogni modo di reagire perché non voglio precipitare di nuovo in una depressione nera. Ho ripreso a studiare perché con una laurea in medicina (e quindi uno stipendio sicuro) potrei dare una vita dignitosa al mio bambino senza dipendere dall’elemosina altrui. Lui non si fa più sentire anche se ha detto che riconoscerà il bambino e vuole vederlo regolarmente. Ha detto che lui ama il bambino ma non ama me e non vuole vivere con me. Io mi sento tradita dalle sue promesse nei miei riguardi e non ho più fiducia in lui, né nella sua famiglia che è all’oscuro dei fatti e crede che le cose fra noi due si possano ancora risolvere.
Mia madre dice che siamo stati due incoscienti, due immaturi e forse ha ragione.
Io ora però devo rialzarmi ed essere forte per il mio bambino perché lui di questa brutta situazione non ne può nulla e ha diritto ad una vita serena, Con una mamma forte che lo ama e che non si lascia sprofondare nel dolore.
Silvia, scusa se mi sfogo con te ma ho tanto bisogno di una parola di speranza. A volte ho paura di impazzire e di non riuscire a reggere la situazione, gli insulti di mio padre quotidiani, l’abbandono di G., la più totale solitudine. Io amo già il mio bambino e devo essere forte per lui, devo riprendere in mano la mia vita fregandomene delle malelingue paesane che sparlano di me e delle cattiverie dei parenti. Devo dare più esami possibili prima che il bimbo nasca e dopo occuparmi di lui e continuare a studiare .
Cerco sempre di farmi forza ma ti assicuro che è molto dura e troppo spesso ho paura di non farcela.
Scusa se mi sono dilungata così tanto, già mi è servito un pochettino scriverti, buttare giù le mie ansie e le mie paure.
Spero in una risposta, se ti va, se hai tempo e voglia.
Grazie di cuore.
Mail firmata
Il secondo figlio
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Gravidanza, Scritto da te
Poi, quando ne hai due, ripensi a questi dubbi con un sorriso, un po’ tenero e un po’ “vissuto”.
Ma quando quel test si colora e hai un altro bimbo, magari piccolo, accanto a te, il primo pensiero corre al lui.
Anzi, corre al tuo affetto per lui.
Lo saprò amare allo stesso modo? Come si può amare un secondo figlio come il primo? Ci sarà spazio per entrambi? Cosa sto togliendo al primo? Soffrirà? Il famoso amore che non si divide ma si moltiplica vale per tutti? Non è che sono una delle poche che resterà bloccata lì?
Quando aspettavo Niccolò, scrivevo QUESTO. Ricordo che, in queste ultime settimane di gravidanza, guardavo Matteo come si guarda un condannato. Lo guardavo, così piccolo (23 mesi), così ancora dipendendente, con il suo ciuccio e il suo pannolo e mi sentivo soffocare. Non avevo pensieri che per lui.
Poi è arrivato Niccolò, rumorosamente, fastidiosamente.
È piombato qui rompendo tutti i fragili equlibri, stravolgendo tutte le sicurezze con le sue 20 ore di pianti ininterrotti, infastidendo suo fratello (e non solo lui) in maniera indescrivibile e, a tratti, insostenibile, sorprendendci con una personalità tutta sua e con caratteristiche faticose da gestire.
Non ha avuto un atterraggio morbido. Per nessuno.
Ma non importa, perchè alla fine questo benedetto amore si moltiplica davvero. E io ero una di quelle un pochino scettiche.
Magari un po’ più lentamente, in modo diverso, lasciando affiorare sensazioni differenti, nuove.
Un fratello è per sempre e io che non ce l’ho ne so qualcosa.
Ecco, questo volevo dire a Elisa che mi scrive questa mail.
E voi? Cosa le volete dire?
Ciao Silvia,
sono di nuovo qui a scriverti perché nel corso dell’ultimo anno ho trovato tanti spunti utili sul tuo blog, tante osservazioni e tanti “attimi di vita” che mi sono stati d’aiuto per riflettere, per imparare o anche solo per conoscere i diversi aspetti del nostro ESSERE MAMME.
Oggi mi trovo a dover affrontare un argomento che da tanto tempo mi turba, fino ad oggi ho rimandato ma mi rendo conto che devo cercare di superare lo scoglio e andare avanti e spero di trovare in te e nelle mamme che ti leggono un aiuto nel prendere una decisione, o meglio, io so già quale decisione prenderò ma vorrei essere in grado di “viverla bene”.
Andiamo al punto: sono mamma di un bimbo di 2 anni e mezzo, Passerotto, che amo, adoro, che ha rivoluzionato la mia vita dal primo momento in cui l’ho visto; da quando è nato sono diventata prima MAMMA, poi tutto quanto il resto (moglie, figlia, lavoratrice, amica, sorella…). Quel legame meraviglioso, quell’amore indescrivibile è nato in me quando è nato lui. Insomma sono diventata Mamma Imperfetta a 160 gradi come te e come tutte le mamme che ti leggono.
Ho sempre pensato che avrei avuto due figli, inizialmente ho rimandato perché lui era ancora piccolo, poi perché io non ero ancora pronta, poi per qualche altro futile motivo ma in realtà il problema è: SARO’ IN GRADO DI AMARE UN ALTRO FIGLIO COME AMO LUI? A me sembra che non ci possa essere spazio nel mio cuore per una altro amore così grande. E poi… anche solo il pensiero di avere un altro bambino mi fa sentire tremendamente in colpa nei confronti di Passerotto perché mi sembra di TOGLIERGLI PARTE DEL MIO AMORE, di privarlo della sua mamma!
In questi giorni sto cercando di decidere, so che razionalmente è giusto dargli un fratellino/sorellina, io da sorella so cosa significhi avere qualcuno al tuo fianco per tutta la vita, non voglio un giorno lasciarlo solo ma voglio che abbia un compagno/a per tutto il suo cammino, anche quando io e mio marito non ci saremo più. Ma come posso vivere questa decisione senza sentirmi in colpa con lui per l’amore che darò ad un altro esserino, per il tempo che dedicherò al nuovo bimbo che spero il destino ci conceda e per il tempo e le forze che non potrò offrirgli più al 100%?
Come posso prendere questa decisione senza sentirmi in colpa anche con chi forse arriverà perché già da ora lo sto trascurando e mettendo in secondo piano rispetto al fratellino maggiore?
Forse sembreranno dubbi sciocchi a chi come te ha già più di un bimbo, ma davvero, in questo momento questi pensieri mi impediscono di vivere felicemente quello che dovrebbe assolutamente essere un momento importante e di grande gioia per la mia famiglia.
Grazie mille per il tuo prezioso blog.
Elisa.
I figli uniscono?
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Scritto da te
Gli equilibri di coppia cambiano dopo l’arrivo dei figli? Come cambiano? Perchè? È necessario e naturale aspettarsi un cambiamento? A voi è accaduto? Come lo gestite? Come conciliate la cura dei figli con la cura del rapporto di coppia? Sarà sempre vero che i figli uniscono? Come si fa a tenersi in equilibrio?
Cara Silvia,
leggo spesso il tuo blog, scoperto per caso mentre cercavo informazioni sul reflusso. Scrivo spesso commenti ai tuoi post che trovo molto interessanti. Anzi devo dire che per quanto riguarda il problema del reflusso è grazie a te se ho riniziato a vivere. Grazie di cuore!
Mi piacerebbe che si parlasse nel tuo blog del rapporto mamma-papà dopo la nascita di un bambino.
Sono in un periodo di forte crisi con mio marito. Ci siamo sposati dopo 7 anni di fidanzamento, dopo 6 anni è arrivata la prima figlia e dopo altri due il secondo pargolo. In casa nostra ci sono sempre state tante discussioni, per sciocchezze quando eravamo solo coppia, adesso ci scontriamo spesso sull’educazione dei figli. Lui è un papà molto severo, che si occupa poco dei figli, alla sera è difficile che giochi con loro. Spesso mi arrabbio con lui, ho provato anche a non dirgli più niente (così almeno lui non è arrabbiato con me).
Non voglio separarmi perché credo che due bambini abbiamo bisogno della presenza quotidiana del padre, anche se è un padre poco partecipe. E non voglio che nessuno mi dica che devo separarmi. Sto cercando indicazioni su come comportarmi con mio marito. I nostri due figli ci hanno assorbito la vita completamente; lui vorrebbe uscire con me, ma a me dispiace lasciare i bambini con un estraneo o chiedere l’ennesimo appoggio ai nonni; lui dice che io voglio apparire superiore a lui e che gli faccio notare solo le cose sbagliate; lui mi mette in imbarazzo di fronte ai bambini dicendo “è solo papà che vi sbriga, con mamma potete fare tutto quello che volete!”; fuori casa lui è una persona simpatica e socievole, in casa è un’altra storia.
Lo so, il tuo è un sito speciale, positivo, ma io lo considero un punto di ritrovo per scambio di opinioni. Tante volte mi hai fatto del bene, spero anche questa volta.
Un abbraccio forte e ancora grazie per quello che fai.
La rabbia
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Scritto da te
La rabbia (giustificata) di una madre.
I prmi 18 mesi di vita di Matteo ho avuto una pediatra terrificante, non trovo altre parole.
Quando era piccolino siamo finiti al pronto soccorso perchè da 3 giorni mi stava facendo dare una dose di Tachipirina ridicola (prescritta per telefono). Aveva 40 di febbre da 70 ore e quando ci hanno visto l’hanno rivoltato come un calzino e tenuto in osservazione qualche ora.
Sarebbe bastata una visita a tempo debito, dato che si trattava di un bambino piccolo e di una madre per nulla ansiosa che durante i primi 6 mesi di vita del suo primo figlio non le aveva mai telefonato una volta.
Sono stata una delle ultime a poter cambiare perchè poi hanno chiuso i trasferimenti. Ringrazio ancora il cielo di avermi permesso un cambio e la mi amica Francesca di avermi indirizzato a questa pediatra scrupolosa e attenta.
Con tutti i problemi che ha avuto Niccolò non oso pensare a cosa sarebbe stato se non avessimo cambiato.
B. ha ragione. L’idea di dover pagare un diritto fa rabbia.
Cara Silvia,
oggi sono arrabbiata, preoccupata, indignata.
M. ha 5 mesi e mezzo e da un mese non sta bene. Niente di grave, un forte raffreddamento, con parecchio catarro e attacchi di tosse, che gli disturba sonno e pasti ormai da troppi giorni. Siamo stati dalla guardia medica la domenica prima di Natale, che gli ha prescritto un mucolitico, dal nostro pediatra il 28 dicembre prima di partire per le vacanze. Come sempre è stato rassicurante “signora, non è niente, i bronchi sono liberi, facciamo un ciclo di aereosol e passerà tutto. Parta tranquilla”. Ovviamente, muniti di aereosol, abbiamo passato gran parte del tempo barricati in agriturismo limitandoci a qualche breve passeggiata quando il tempo lo permetteva (solo giornate soleggiate e senza vento, vestito in modo adeguato per evitare sudate o raffreddamenti che potessero peggiorare la situazione).
Dopo alcuni giorni, malgrado la scrupolosità e le mille attenzioni che abbiamo cercato di avere, la situazione non sembrava evolversi minimamente, così una volta tornati (era l’Epifania) siamo andati in pediatria. Nuova visita, nuova diagnosi, nuovi farmaci, “signora, ma perchè tutti questi aereosol???? Ha la gola rossa, irritata e l’aereosol non fa che peggiorare la situazione. Prenda un antiinfiammatorio e nient’altro. La situazione migliorerà da sola!”
Qualche giorno dopo richiamo il Pediatra. Non mi vuole ricevere, non ha tempo e si limita a dirmi che non è d’accordo con la terapia prescrittami in Pediatria, che “l’aereosol VA continuato”, che posso aggiungere un cortisonico per cercare di tenere a bada la tosse. “Passi per la ricetta del cortisonico”. Abbasso il ricevitore senza parole. Non lo visita, eppure mi prescrive cortisonici senza verificare il nuovo quadro clinico. Inizio ad arrabbiarmi, con me che al telefono non ho puntato i piedi, con lui che sembra essere piuttosto sommario nel gestire la faccenda. Decido di non dargli il cortisonico così, senza una visita di controllo.
La situazione non sembra comunque aggravarsi, il bambino malgrado stia poco bene è di buon umore e non c’è febbre e decido di richiamare il pediatra dopo un paio di giorni.
Richiamo e di nuovo rimango senza parole. “Signora, facciamo dell’antibiotico così passa tutto! Passi per la ricetta che non ho tempo di vederlo” . Riabbasso il ricevitore. Me la prendo con me che non so mai tenere testa a queste situazioni, che rimango lì senza parole. Richiamo il giorno seguente, spiegando alla segretaria che dopo un mese di cure inutili ho necessità di avere un appuntamento, perchè il bimbo DEVE ESSERE VISITATO. Lei dice che non può prenderlo, che devo prima parlare con il dottore, che però al momento sta visitando e quindi devo richiamare. Io insisto, il tono si fa più aggressivo perchè io di questa situazione non ne posso più. Lei risponde che devo comunque richiamare. Abbasso il ricevitore e dopo 5 minuti rifaccio il numero. “Signora, porti pure il bimbo, la aspettiamo tra mezzora!”.
Evidentemente con certe persone l’arroganza paga più della cortesia. Prendo la macchina, carico il bambino così com’è e mi fiondo nello studio del pediatra. Che è vuoto. E inizio a chiedermi se davvero era così impegnato i giorni scorsi da non trovare 5 minuti per i bronchi affaticati di mio figlio. Entriamo, visita lampo (non gli ha nemmeno controllato gola, nè orecchiE), prescrizione di antibiotico “perchè anche se i bronchi sono liberi ormai si va avanti da troppo tempo”.. Finchè prescrive risponde al telefono, liquidando una signora come ha fatto con me nei giorni scorsi, dicendo che non ha tempo…di fronte a me la sua agenda aperta e di altri appuntamenti, dopo il mio, non ne sono segnati. Esco amareggiata, sconfortata. Provo rabbia e vergogna di fronte a tanto menefreghismo, di fronte a visite sommarie fatte in fretta e furia malgrado fuori dalla porta lo studio non sia affatto affollato.
Vado a casa e chiamo l’ASL per informarmi se c’è modo di cambiare pediatra. Un signore, piuttosto scocciato, mi dice che è difficile, quasi impossibile. Nessuno ha posto, che l’unico modo è fare richiesta ad una commissione che valuti la mia richiesta, e che comunque, anche in questo caso, spesso ci vogliono mesi. Nel frattempo chiamo un’altra pediatra che lavora nella mia zona, prenoto una visita privatamente, perchè non mi fido più. Nemmeno della diagnosi.
Ieri la visita con questa pediatra. Non so se siano stati i 100 euro. O la mia evidente esasperazione. Ma M. per la prima volta è stato visitato in modo approfondito. I bronchi non erano affatto liberi, la natura di questa infiammazione così recidiva non è forse un semplice raffreddamento ma può dipendere da qualche intolleranza alimentare (sto già svezzando e dalla nascita prende anche latte artificiale oltre al mio latte), data anche la grande quantità di aria nella pancia (il mio pediatra non ha MAI nè guardato nè sottoposto a palpazione l’addome). Nello scroto, che da tempo presenta una parte più chiara, una specie di sacca, già più volte sottoposta a controllo da parte del mio pediatra, è probabilmente presente una piccola ciste…e considerato che M. è stato sottoposto ad un mese e mezzo ad intervento chirurgico allo scroto per una probabile torsione del testicolo, la cosa non mi sembra affatto trascurabile.
Sono uscita da quella porta sconvolta. Preoccupata per le prospettive di nuovi controlli da fare, a meno di un mese dal mio rientro al lavoro. Arrabbiata per il tempo perso e per essere dovuta ricorrere ad una visita a pagamento perchè ad un bimbo si presti l’attenzione dovuta. Sconfortata perchè cambiare pediatra non sarà affatto semplice.
So che in fondo non è niente di grave, che questa situazione con la dovuta attenzione si potrà risolvere al meglio, che quello che conta di più al mondo è vedere M. sorridere e che malgrado tutto possiamo ritenerci persone fortunate. Ma l’amarezza rimane comunque tanta…
Un abbraccio e grazie di cuore per il tuo blog, fonte di sorrisi, pensieri e spunti per affrontare la maternità nel migliore dei modi possibili.
B.
Mentre stavo pubblicando è arrivata una mail di un’altra mamma, che metto qui in coda, per lanciare a B. l’amo della serenità, che, prima o poi, inaspettata si posa sulla quotidianità delle mamme stanche e le fa intenerire davati a quello che erano “solo un inverno fa”.
Cara Silvia,
è tempo che io ti dica una cosa.
Riesco a farlo stasera perchè ho deciso di lasciare parlare una vocina che molto spesso è coperta dai rumori della realtà quotidiana.
Una parola ti devo dire: grazie.
Te lo avranno detto in tante, volevo aggiungere appunto la mia voce.
La mia bimba ha ormai un anno e mezzo, ha imparato a camminare da sola, in senso lato, e finalmente un po’ ce l’ho fatta anche io.
Ci siamo impegnate entrambe, aiutate dalla natura. Ancora c’è tanto da fare, ma tu sai quanto ci si possa sentire sole in questo cammino… ci si sente bambine, inadeguate, peggio di chiunque altro, si ha la sensazione di andare avanti alla cieca, di doversi appoggiare e proprio qui, nel bisogno di appoggiarsi a qualcuno, mi sei venuta in aiuto.
Leggendo le tue parole ho sempre trovato grande solidarietà, la mano che qualche volta mi ha guidata e le parole di cui avevo bisogno.
Se guardo indietro mi faccio tenerezza…ed era solo un inverno fa.
Ora mi sento un po’ più forte. C’è anche il tuo zampino.
Grazie.
A.
4 anni e risvegli notturni
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Scritto da te
Chi ha avuto un problema di risvegli notturni con bambini ormai grandicelli?
Questo pediatra cosa intende con “disturbo di crescita”? Cos’è un disturbo di crescita? A cosa si riferisce? A disturbi fisici o psico-emotivi?
Il sonno è un momento di passaggio, di abbandono che racchiude l’inconscio, l’entusiasmo, la gioia, la fatica, la stanchezza della giornata. È un equilibrio fisiologico ma non così meccanico.
Come comportarsi davanti ai risvegli notturni in un bambino grandicello? Cosa fare? Intervenire o, semplicemente, aspettare? Ristabilire le “regole” o accogliere?
Cara Silvia,
ti scrivo perché ho un problema con la mia bimba di 4 anni e mezzo.
Ha sempre dormito. Io sono una di quelle degenerate che con il metodo Fate la nanna ho educato la mia bimba che allora aveva sei mesi a dormire.
Da ottobre lei ha dei risvegli e non so come aiutarla e come aiutarmi, visto che anch’io dopo dormo male o fatico a riaddormentarmi.
Non so cosa la turbi o cosa l’abbia turbata, l’unica cosa che è successa ad ottobre è che io ho avuto un aborto spontaneo e siccome avevo un emorragia in corso sono andata in fretta e furia all’ospedale e mi hanno ricoverato una notte intera.
Lei del bimbo non sapeva ancora però ha capito che quella notte non c’ero e ha chiesto a mio marito dov’ero.
Cosa devo fare ora? Oltre che arrabbiarmi tutte le volte che si sveglia?
La mia pediatria mi ha consigliato Sedibimbi di Aboca, sciroppo omeopatico, e mi ha detto che potrebbero essere problemi legati alla crescita.
Lo so che la disperazione è ben altra cosa quindi non ti dico che sono disperata ma ti dico che non sono abituata a non dormire e vorrei
qualche consiglio pratico o non pratico.
Salutoni
Cristina









Hai una storia da raccontare? Un dubbio da condividere? Una gioia da gridare?
Su questo blog puoi farlo!
La sezione 















