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	<title>MammaImperfetta&#187; mamma lavoratrice</title>
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		<title>20 mesi: una &#8220;principessa&#8221; arrabbiata</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 11:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mammaimperfetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'esperto risponde]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologa]]></category>
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		<description><![CDATA[Domanda Buongiorno Dottoressa Agnone, sono una mamma che lavora e lascia la sua principessa, di 20 mesi, dalla nonna per tutto il giorno. Purtroppo mi succede che quando la bambina fa i capricci incomincia a mordermi e si arrabbia così tanto che non so come gestirla: cerco di stare calma, ma a volte non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/bambina-difficile.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3328" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="bambina difficile" src="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/bambina-difficile-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Domanda</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><em>Buongiorno Dottoressa Agnone,</em><br />
<em>sono una <strong>mamma che lavora</strong> e lascia la sua principessa, di 20 mesi, dalla <strong>nonna per tutto il giorno</strong>.       Purtroppo mi succede che quando la bambina fa i<strong> capricci</strong> incomincia a <strong>mordermi </strong>e si arrabbia così tanto che non so come gestirla: cerco di stare calma, ma a volte non è facile,<a href="http://www.mammaimperfetta.it/2011/04/06/picchiare-i-bambini/" target="_blank"><strong> ci scappa un urlo o lo sculaccione</strong></a> che, riconosco, non è assolutamente valido.       La mia giornata incomincia alle 04:30 e fino alle 23:30-24 non vado a dormire.</em><br />
<em>A volte sono <strong>stanca </strong>anch&#8217;io, ma <strong>non è colpa</strong> della bambina.      Solo che lavoro lontano da casa, faccio più di 100 km al giorno e  vorrei se possibile dei <strong>consigli per cercare di essere, non una madre perfetta, ma migliore</strong>, questo sì &#8230; </em><br />
<em> Io dico sempre che i bambini hanno bisogno di capire e di regole come noi, si devono aiutare a crescere , ma aiutano anche noi a imparare e crescere interiormente nell&#8217;affrontare la relazione con loro. </em><br />
<em> Le chiedo dei suggerimenti su come <strong>evitare questi scatti di rabbia </strong>della nostra principessa o almeno come capire quello che vuole veramente dirmi, e aiutare il nostro rapporto.       Mia figlia è la gioia più bella che la vita mi ha dato e vorrei cercare di essere una <a href="http://www.mammaimperfetta.it/prima-infanzia/la-mamma-sufficientemente-buona/" target="_blank"><strong>buona madre</strong></a> e darle soprattutto tutto l&#8217;amore e il rispetto che è giusto debba avere..la ringrazio fin da ora.</em><br />
<em>Un abbraccio, Daniela. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><strong>Risposta</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Cara Daniela,<br />
probabilmente l&#8217;abbraccio con cui concludi la tua lettera è quello di cui tu avresti bisogno: sei una<strong> mamma molto stanca,</strong> e per quanto tu abbia diverse consapevolezze, a volte, leggendoti, ho la sensazione che tu pretenda da te stessa qualcosa di più di quello che le tue energie ti consentono.      Sappiamo bene che <a href="http://www.mammaimperfetta.it/2010/06/04/il-tempo-delle-mamme/" target="_blank"><strong>conciliare la vita familiare con quella professionale non è facile</strong></a>, è anzi molto impegnativo: richiede sacrificio, ma è anche fonte di soddisfazioni, nel momento in cui ci fa sentire persone realizzate, impegnate proficuamente, utili.      Non so quanto questi aspetti positivi siano chiari per te, dal momento che se hai fatto questa scelta devi necessariamente averne un vantaggio, oltre che una necessità (e non mi riferisco solo a quella economica).      Credo che essere una persona consapevole dei propri limiti, ma anche <strong>soddisfatta delle proprie scelte</strong>, sia una base importantissima per il clima familiare.      Leggendoti, invece, ho la sensazione che<strong> tu ti senta un pò in colpa</strong>: lavori tanto, manchi per molto tempo da casa, e ritieni che questo sia la causa di qualche problema.      Premesso questo, ci racconti che c&#8217;è una principessa che è<strong> arrabbiata</strong> e la sua mamma non sa come reagire alla sua rabbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche le principesse, per quanto regali e  irraggiungibili, sono bambine come tutti, ed hanno i desideri e le  necessità uguali a quelle di ogni bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi chiedi un modo per <strong>evitare gli scatti di rabbia</strong>… ti rispondo con una frase già utilizzata nel <strong><a href="http://www.mammaimperfetta.it/2011/05/23/bambino-arrabbiato/" target="_blank">precedente articolo</a></strong>, che ti invito a leggere: <strong><em>i bambini devono potersi arrabbiare e trovare un modo adeguato per esprimere quello che a loro non piace</em>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Capisco  che l&#8217;episodio rabbioso, o i morsi, non sono piacevoli, ma il modo di  affrontarli dipende dal punto di vista con cui si analizza ogni singolo  episodio: finché la nostra percezione è relativa al fatto che l&#8217;episodio  è <em>sbagliato</em>, che sia <em>contro di noi</em>, o da correggere e eliminare, questi vissuti si riverseranno sul bambino; al contrario, <strong>la  rabbia è un messaggio diretto all&#8217;adulto nel solo linguaggio di cui un  bambino è capace, ovvero quello spontaneo, diretto, fisico e senza  filtri. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La rabbia dei bambini è sempre un appello alla relazione con gli adulti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo non significa che è necessario permettere ai  bambini di fare ciò che vogliono: al contrario, spesso quello di cui  necessitano è proprio <strong>un contenimento alle loro tensioni, dalle quali loro stessi si sentono travolti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per  dirla più semplicemente, tua figlia cerca di esprimere un disagio che  percepisce come urgente, e lo fa nel solo modo che conosce. A te chiede  di ascoltarla, e di aiutarla a placare il suo disagio.</p>
<p style="text-align: justify;">Impedirle di esprimersi non è quindi il modo migliore per aiutarla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dare  voce, legittimità alla rabbia dei bambini, quindi riconoscerla e  comprenderla, significa farli sentire visti, capiti, compresi,  considerati, e questo già da solo basta a placare parte della loro  frustrazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci  sono frasi semplici ma molto efficaci, che ricordo sempre, una delle  quali è &#8220;capisco che sei molto arrabbiata, che questa cosa non ti piace,  che è brutto per te&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra  tecnica valida è quella di parlare ai bambini stando all&#8217;altezza dei  loro occhi, guardandoli in viso, e non dall&#8217;alto: è un aiuto valido per  empatizzare con quello che provano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lavorare sul contenuto della rabbia, a distanza, non mi è possibile</strong>:  bisognerebbe analizzare più attentamente le dinamiche della vostra vita  familiare in questo momento della vostra vita. Quel che posso  confermarti è che<strong> la tua bimba è arrabbiata, e cerca un modo per dirti che c&#8217;è qualcosa che non le piace.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo potrebbe riguardare il tuo lavoro, ma non è  detto che sia solo questo. Ed anche se questa fosse la principale causa  della sua rabbia, la soluzione non è certamente quella di licenziarti  (potrebbe essere una soluzione se coincidesse anche con un tuo bisogno  personale).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ti inviterei dunque a lavorare sulla <em>qualità</em> del rapporto con tua figlia, dal momento che la quantità, da sola, non fa la differenza</strong>. Si può essere genitori onnipresenti ma molto trascuranti, e, al contrario, genitori molto impegnati, ma attenti e sensibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Trova degli spazi quotidiani (se pur brevi, ma intensi) da dedicare interamente a voi, anche come famiglia</strong>,  senza l&#8217;interferenza di altre incombenze: questo aiuterà la bimba a  sentirti presente, e permetterà a te di concentrarti sul suo linguaggio,  compreso quello non verbale. L&#8217;osservazione di lei quando è con te ti  aiuterà a capire molte cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Ipotizzando  che la ragione della sua rabbia sia la tua assenza (ma potrebbe ache  riguardare altro, come le dinamiche familiari, la relazione col papà, o  altro ancora) spiega a lei, anche se piccola, dove vai, cosa fai quando  non sei in casa, a che ora torni: questo la aiuterà a rendere  prevedibile la sequenza giornaliera, e a sapere che la tua assenza, se  le arreca disagio, non è illimitata, ma ha una fine: <em>tu torni ogni giorno quando&#8230; </em>(quando  lei ha finito la merenda, o quando è finito un programma in tv, o  scegli tu un punto di riferimento che le sia semplice capire).</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini, infine, generalmente mandano messaggi molto  &#8220;puliti&#8221;, chiari, sta a noi dedicare loro il tempo necessario per  comprenderli (e spesso sono più semplici di quel che distrattamente  pensiamo).</p>
<p style="text-align: justify;">Non so se la bimba si arrabbia solo con te, o se lo fa  anche con altri, ma è utile tener presente che ogni relazione è unica, e  per questo ogni volta che si arrabbierà con qualcuno non lo farà nello  stesso modo e con le stesse intenzioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riguardo al <em>mordere</em>, come gesto evolutivo,</strong> ti invito a leggere questi articoli:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong><a href="http://www.mammaimperfetta.it/2011/04/27/bimba-morde-cattiva-mamma/" target="_blank">Morde e mi sento una cattiva mamma</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.mammaimperfetta.it/2011/04/08/aggressivita-rispetto-regole/" target="_blank">Agressività e rispetto per le regole</a></strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Il primo è scritto in collaborazione con la collega <a href="http://www.mammaimperfetta.it/lesperto-risponde/gloria-bevilacqua-psicologa-e-psicoterapeuta/" target="_blank"><strong>Gloria Bevilacqua</strong></a>, il secondo è scritto da me sul tema del mordere.</p>
<p style="text-align: justify;">Se tutto quello che ti ho scritto, insieme agli  articoli già pubblicati su questo sito, ti avessero ancora lasciato  insoddisfatta, ti suggerisco <strong>una consulenza</strong> presso uno psicologo psicoterapeuta, che possa affiancarti in <strong>un percorso di osservazione e sostegno nella relazione con la bimba</strong>,  che possa dare voce alle tue esigenze nella relazione con lei, e  aiutarti a riconoscere i vissuti familiari di questo momento. Nel caso  in cui scegliere fosse difficile, possiamo aiutarti dandoti qualche  indicazione relativa alle risorse sul tuo territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Certa che saprai trovare il giusto dialogo con la  piccola, ti faccio i miei migliori auguri, e resto a tua disposizione  per ulteriori chiarimenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong> Marcella Agnone &#8211; Psicologa Psicoterapeuta</strong></em></p>
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		<title>Tempo per sé e altro ancora</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 08:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mammaimperfetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di vita]]></category>
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		<description><![CDATA[Il tempo per sé. Cos&#8217;è? Come si declina? Può voler dire tanto, tutto oppure nulla. Per me vuol dire poter finalmente uscire con qualche amica senza l’ansia delle poppate,  delle pappe da preparare, dell’addormentamento da gestire e dei millemila risvegli  notturni da affrontare. Vuol dire sostituire le ballerine con i tacchi almeno una sera a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/tempo-per-se.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3871" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="tempo libero mamma" src="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/tempo-per-se.jpg" alt="" width="283" height="285" /></a>Il<strong> tempo per sé</strong>.<br />
Cos&#8217;è? Come si declina? Può voler dire tanto, tutto oppure nulla.<br />
Per me vuol dire poter finalmente <strong>uscire con qualche amica senza l’ansia</strong> delle poppate,  delle pappe da preparare, dell’addormentamento da gestire e dei millemila risvegli  notturni da affrontare.<br />
Vuol dire <strong>sostituire le ballerine con i tacchi </strong>almeno una sera a settimana.<br />
Vuol dire poter andare a un <strong>concerto fuori città </strong>e stare via 30 ore.<br />
Vuol dire potermi mettere lo smalto (ma quando mai? :D), mentre loro si fanno la doccia da soli.<br />
Vuol dire potermi <strong>appallottolare sul divano</strong>, in silenzio, a leggere due ore.<br />
Vuol dire, soprattutto, <strong>non sentirmi più in colpa</strong> per il fatto di sottrarre ai bimbi e al <em>menage </em>familiare <strong>qualche ora</strong> alla settimana.<br />
Non mi ricordavo più, dopo 7 anni di routine <em>pancia-allattamento-svezzamento-risvegli notturni (ricomincia)-pancia-allattamento-svezzamento-otiti-reflussi-urla-risvegli infiniti</em>, non mi ricordavo più, dicevo, cosa significasse<strong> ritagliarsi qualche ora su misura</strong>.<br />
Su misura significa un tempo in cui<strong> io decido dove andare e con chi</strong>. Non al supermercato. Non a comprare i vestitini. Non a parlare con le maestre. Qualche ora in cui poter parlare con un’amica di tutto ciò che non riguarda i figli. Che sia l’ultmo <strong>smalto di Chanel</strong> o l’ultimo <strong>spietato romanzo di Amelie Nothombe</strong>. Che sia la <strong>nuova borsa dela collezione cruise</strong> o l’<strong>ultimo film dei fratelli Coen</strong>. Che sia il <strong>parrucchiere </strong>o <strong>La Bayadère </strong>al Teatro Valli. Non importa, purché non si parli (solo e soltanto) di <em>quantoamoilmiocucciolononvivreisenzadilui</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Però.<br />
Però<strong> c’è sempre qualcuno che direttamente o indirettamente te lo fa pesare</strong>.<br />
<em>Ma è necessario?</em><br />
<em> E cosa vai a fare?</em><br />
<em>E a che ora torni/sei tornata?</em><br />
<em>E il sabato non puoi dormire, ti dievi alzare.</em><br />
<em>E perché senti questo bisogno che è così bello stare con la tua famiglia tutto il giorno.</em><br />
<em>E dove vai?</em><br />
<em>E i bambini quando sei fuori?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Io ho amiche che escono senza la corte familiare una volta all’anno. Io non ce la faccio. Imploderei nel giro di 7 giorni ed esploderei nel giro di un mese.<br />
Mi chiedo, vi chiedo: c’è qualcosa di male in tutto questo? La madre si deve immolare 24/7 alla causa familiare o  può (se ne sente il bisogno) riprendersi qualche ora per coltivare ciò che le permette <strong>respirare più profondamente</strong> e di non avere il fiatone quando durante la settimana <a href="http://www.mammaimperfetta.it/2010/06/04/il-tempo-delle-mamme/" target="_blank"><strong>corre come in un frullatore tra lavoro e casa</strong></a>?</p>
<p style="text-align: justify;">E, soprattutto, mi chiedo (anche ascoltando le voci delle tante mamme che ho intorno): perché<strong> se è lui ad andare fuori per i più vari motivi, spesso nessuno pone le domande di cui sopra</strong>?  Nessuno chiede ad una madre “ma quando tuo marito esce a cena come fai da sola?”. Nessuno si intromette sugli spostamenti maschili con domande e osservazioni inopportune.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché?</p>
<p style="text-align: justify;">Com’è però che certe differenze quando si tratta di <strong>lavorare fuori casa </strong>non contano?  In ufficio ti chiedono di lavorare come  un uomo senza nemmeno concederti un minimo di flessibilità: <em>eh, no, non si può: il cartellino devi timbrarlo alle 8.29.  Eh no, non puoi fare la pausa di mezzora per scappare a far fare i compiti a tuo figlio o per far vedere alle maestre che esisti anche tu oltre ai nonni.  Si, già che hai un lavoro di che ti lamenti? Con i tempi che corrono! </em><br />
Un conto è la consapevolezza, un conto è doversi sentire perennemente e miracolosamente &#8220;graziati&#8221; per il fatto di avere un lavoro. Mi devo sentire miracolata per il fatto che mi faccio il cosiddetto mazzo da 12 anni, esattamente da <a href="http://www.mammaimperfetta.it/2008/06/16/ciao-zanfi/" target="_blank"><strong>20 giorni dopo la laurea</strong></a>? Eh no. Felice, consapevole si, in colpa o graziata da qualcuno mai. Io quel che ho me lo sono sudato (a colpi anche di 16 ore al giorno di lavoro F I L A T O). Nessuna scorciatoia, nessuno sconto, nessuna pausa. Sono felice di questo, ma non devo fare il baciamano a nessuno. E anche di questo sono felice.<br />
Vorrei poter <strong>conciliare</strong>. Si, conciliare senza sfiancarmi. <strong>Conciliare la vita lavorativa con quella privata</strong>, <strong>conciliare i cervelli </strong>di chi ti vede uscire con un&#8217;amica e pensa &#8220;anvedi questa che madre!&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto in Italia il <strong><a href="http://polser.wordpress.com/2010/01/27/istat-molte-donne-lasciano-lavoro-dopo-nascita-figlio-in-newsletter-n-1504-del-martedi-26-gennaio-2010/" target="_blank">27% delle donne lascia il lavoro</a> dopo la nascita del primo figlio</strong> e dopo il secondo la percentuale sale ancora (<strong>quasi 1 donna su 2!</strong>): per forza!</p>
<blockquote><p>Finisco alle 5, non riesco mai ad andare a prendere mio figlio all’asilo nè a portarlo al corso di nuoto.<br />
Per fortuna ho i nonni ma non possono fare tutto.<br />
Ho deciso che mollo il lavoro non ce la faccio più troppo stress troppo casino, mi  dispiace mi piange iol cuore ma non posso rovinarmi la salute. E per  fortuna che vivo nel ricco nord-est.<br />
In questo momento ho le lacrime agli occhi per me è una sconfitta enorme.<br />
A quelle che riescono a resistere coraggio avete il mio supporto.</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<blockquote><p>Sono stremata. Al  sol pensiero di tante ore lontana da mia figlia per uno stipendio che  garantisco.. non vale quanto l’impegno e il pensiero di tornare a casa tardi&#8230;Vorrei licenziarmi. Ma non so davvero  se farlo. Ho ancora le rate di un prestito da pagare e… ¹</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Vallo a spiegare alle aziende (lo dovrebbero già sapere, in realtà, ma visto che non lo sanno, consiglio <strong><a href="http://www.u2coach.it/sito/mamme.php" target="_blank" class="broken_link">qualche sano aggiornamento</a></strong>) che le <strong>politiche di  flessibilità lavorativa</strong> hanno un alto rendimento sugli investimenti  e <strong>riducono il turnover e le assenze delle dipendenti</strong>. Capirai!<br />
Si vuole un &#8220;benchmark&#8221; alla pari tra uomini e donne: giustissimo!<br />
E gli <strong>stipendi</strong> quando li pareggiamo?<br />
E le <strong>gratificazioni</strong>? Le <strong>soddisfazioni</strong>? Lo sapete che <a href="http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=681&amp;langId=it" target="_blank"><strong>le donne in Italia guadagnano il 17.5% in meno degli uomini</strong></a>? <strong>Senza motivo, così di default</strong>. Sono più brave negli studi, lavorano più velocemente, sono più precise, fanno 10 cose in una volta (<a href="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/libro/4733_il_cervello_delle_mamme_ellison.html" target="_blank"><strong>e le mamme, forse anche un po&#8217; di più</strong></a>), eppure di default, così per questione di genere,  <strong>guadagnano meno</strong>. Ah però!<br />
E i <strong>ruoli di responsabilità</strong> li vogliamo distribuire? E i <strong>carichi familiari</strong> quando li <strong>rimettiamo in equilibrio</strong>?<br />
E, tornando al discorso iniziale,  le intrusioni e i giudzi di amici e parenti sulla gestione del tempo personale quando li mettiamo sulla stessa linea?</p>
<p style="text-align: justify;">Io credo che l’anticamera della &#8220;stanza dei bottoni&#8221; sia ancora molto, molto lontana per le donne, al lavoro e a casa.  Ditelo alle vostre <strong>madri</strong>, alle vostre <strong>suocere</strong>,  alle vostre &#8220;<strong>amiche</strong>&#8221; che contano i minuti del vostro tempo libero (&#8220;io vado in palestra di nascosto perché sennò mia madre brontola&#8221; , mi ha detto di recente una persona), ditelo ai vostri <strong>capi </strong>(uomini, ovviamente) che vi fanno sentire miracolate per il solo fatto di avere un lavoro (<em>se non ti sta bene, sai quanta gente qui fuori c&#8217;è in fila?</em>) o che vi dicono, sorridendo, &#8220;volete le quote rosa nei CDA? Però poi camminare, prendere gli aerei, lasciare la famiglia e partire&#8221; e colpendo proprio lì dove nessuno si dovrebbe mai permettere di colpire.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo a mettere <strong>sul piatto della bilancia i carichi complessivi e, perché no, anche le rinunce</strong>.<br />
E vediamo un po’ che bei numeri escono fuori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>¹ Testimonianze tratte da <a href="http://www.blogmamma.it/" target="_blank">Blogmamma.it</a></p>
<div id="_mcePaste" class="mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 6px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">
<p><span class="tl"> </span></p>
<h3 class="r"><a class="l noline" href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Bayad%C3%A8re"><em><em>Bayadère</em></em></a></h3>
</div>
<g:plusone href="http://www.mammaimperfetta.it/2011/03/21/tempo-libero-figli-lavoro/"></g:plusone>]]></content:encoded>
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		<title>Nessuno tocchi le donne e il loro senso di colpa</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 13:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mammaimperfetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'urlo]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi  è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Non che serva una giornata a ricordarci che ancora il sesso debole è molto debole. Noi donne lo sappiamo perfettamente. I numeri sbalorditivi sulle donne che hanno subito violenza li starete certo leggendo in giro: è un&#8217;emergenza sociale. Io mi vorrei soffermare, dunque, solo sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/Mamma-senso-di-colpa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3390" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Mamma senso di colpa" src="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/Mamma-senso-di-colpa-219x300.jpg" alt="" width="219" height="300" /></a>Oggi  è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Non che serva una giornata a ricordarci che ancora il sesso debole è molto debole. Noi donne lo sappiamo perfettamente.<br />
I numeri sbalorditivi sulle donne che hanno subito violenza li starete certo leggendo in giro: è un&#8217;emergenza sociale.<br />
Io mi vorrei soffermare, dunque, solo sul numero più impressionante:<strong> in Italia sono 7,1 milioni le donne che nel corso della loro vita hanno subito <em>violenza psicologica</em>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Già, perché non sempre la <strong>violenza </strong>si presenta <strong>con violenza</strong>.<br />
A volte striscia, si insinua, si arrotola in un dialogo, in uno scambio di opinioni.<br />
Certo, un uomo che picchia una donna è poco più (o poco meno) di un essere umano.<br />
Ma una donna la si può ferire<strong> in tanti modi</strong>. E ci vuole poco.<br />
E quando una donna è madre, è ancora più semplice.<br />
Basta farla<strong> sentire un po’ in colpa</strong> perché lavora  troppo. Manco andasse in palestra o a fare shopping.<br />
Basta<strong> colpire lì dritto dove il senso di colpa può facilmente esondare</strong>:<em> stai poco con i tuoi figli.</em><br />
Che poi equivale a dire:<strong><a href="http://www.mammaimperfetta.it/2008/08/26/la-mamma-sufficientemente-buona/" target="_blank"> sei una cattiva madre</a>.</strong><br />
Eh<strong> no</strong>, mi spiace. <strong>NO</strong>.<br />
Tu che volevi colpire il lato più fragile di una madre,<strong> misurando il suo amore e il suo essere buona o cattiva</strong> in base allo scorrere di un orologio, hai assestato per bene il  fendente ma hai al contempo svegliato la tigre che sonnecchiava.<br />
<strong>Nessuno tocchi le donne e i loro sensi di colpa.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Cosa sia una &#8220;buona madre&#8221; lo decidono gli altri. Il coro. Lo  sguardo che <strong>approva </strong>e che <strong>rimprovera</strong>. Quelli che sanno sempre cosa si fa  e cosa no. Cosa è giusto, saggio, utile. Quelli che dicono &#8220;è la  natura, è così&#8221;: devi avere pazienza, assecondare i ritmi, provare  tenerezza, dedicarti.<br />
Se ti senti affondare è perché sei <strong>inadeguata</strong>. Se soffochi è perché non  hai gli strumenti della <strong>maturità</strong>. Se i figli non vengono devi <strong> rassegnarti</strong>: non accanirti, non insistere. Si vede che non eri fatta per  essere madre. Se non ne hai voluti devi avere in fondo<strong> qualcosa che non  va</strong>. Se non hai nessuno vicino che voglia farne con te è perché<strong> non  l’hai trovato</strong>, sei stata troppo esigente, forse troppo inquieta.<strong> Se  preferisci il lavoro allora cosa pretendi. Se non ci sei mai che ne sarà  di tuo figlio, se gli stai sempre addosso come potrà rendersi autonomo.</strong> Se ti stanca sei <strong>depressa</strong>, se ti fa impazzire sei un <strong>mostro</strong>. Se hai un  padre ingombrante, una madre assente, se sei sopraffatta dalla loro  presenza o se sei orfana; se la maternità non ti invade naturalmente e  spontaneamente come un raggio di luce, se non ti cambia i connotati  rendendoti nutrice solare improvvisamente dedita e paziente:<strong> ecco,  allora è chiaro che non hai l’istinto giusto.<br />
Sei inadatta, sei contro natura. Colpevole, a pensarci bene. Una cattiva madre.</strong><br />
(<a href="http://concita.blog.unita.it/" target="_blank">Concita De Gregorio</a>, <em>Una madre lo sa. Tutte le  ombre dell’amore perfetto</em>, Mondadori)</p>
</blockquote>
<g:plusone href="http://www.mammaimperfetta.it/2010/11/25/nessuno-tocchi-le-donne-e-il-loro-senso-di-colpa/"></g:plusone>]]></content:encoded>
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		<title>Mi sento soffocare</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 16:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mammaimperfetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'esperto risponde]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologa]]></category>
		<category><![CDATA[conciliazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Domanda Buon pomeriggio, leggendo il blog di Mamma Imperfetta ho pensato di scriverle. Vengo subito al dunque: mi sento soffocare dal marito, la casa, il lavoro sempre di routine, il poco tempo che ho per me. Il risultato è che mi ingozzo di dolci. Non ho una amica, mi sono trasferita, ho perso tutti gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/mi-sento-soffocare.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3318" style="margin-left: 15px; margin-right: 15px;" title="mi sento soffocare " src="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/mi-sento-soffocare-300x269.jpg" alt="" width="229" height="205" /></a>Domanda</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><em>Buon pomeriggio, leggendo il blog di Mamma Imperfetta ho pensato di scriverle.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vengo subito al dunque: <strong>mi sento soffocare dal marito, la casa, il lavoro</strong> sempre di routine, il poco tempo che ho per me. Il risultato è che mi ingozzo di dolci.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Non ho una amica</strong>, mi sono trasferita, ho perso tutti gli amici.<br />
Quello che so e che vorrei è<strong> uscire da questo stallo</strong>, cercare nuovi interessi. Vorrei <strong>potermi sfogare </strong>con una persona fidata. Vorrei riuscire ad <strong>organizzare la casa, le pulizie, gli acquisti </strong>e quant&#8217;altro mi dia la <strong>tranquillità </strong>interiore.<br />
Non so se sono riuscita a spiegarmi bene.<br />
Grazie per il tempo che potete dedicarmi.</em></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><strong>Risposta</strong></span></h3>
<p style="text-align: justify;">Gentile Paola,</p>
<p style="text-align: justify;">leggendo la sua breve mail ho la sensazione di percepire la<strong> fatica</strong>, la <strong>disillusione </strong>rispetto alle scelte fatte fin qui, la <strong>solitudine </strong>relazionale che sta provando. Le informazioni che ho a disposizione sono poche ma proverò a evidenziare qualche stimolo di riflessione che la possa aiutare a uscire dalla condizione che sta vivendo, spero davvero le possa essere d’aiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per spiegare la sua situazione ha usato la parola “<strong>stallo</strong>”, nel gergo degli scacchi identifica la situazione in cui il re muovendosi finirebbe sotto scacco e allo stesso tempo non si può muovere alcun altro pezzo, per cui la partita viene dichiarata patta. Spesso le parole hanno il potere di far capire come ci sentiamo intimamente, alle volte riescono anche a dare qualche indicazione per farci vedere la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur non essendo una grande esperta di questo gioco sono convinta che la nostra vita di essere umani sia ben più complessa e ricca di una partita a scacchi: giochiamo un gioco dove <strong>ritmi, regole, situazioni, protagonisti sono in perenne mutamento</strong> e questo può essere contemporaneamente un vantaggio o uno svantaggio a seconda di quanto siamo consapevoli di noi e di quello che vogliamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il punto: quando siamo in <strong>situazioni problematiche</strong> la <strong>consapevolezza</strong> che abbiamo di noi stessi diminuisce drasticamente a favore della <strong>percezione del problema</strong>, portandoci inevitabilmente a diventare parte attiva della questione e contemporaneamente a non capire che spesso <strong>la soluzione può venire proprio da noi</strong>. In altre parole diventiamo<strong> bravissimi a lamentarci e ad analizzare tutto quello che non va </strong>senza riuscire a identificare neppure una delle <strong>risorse </strong>che abbiamo già a disposizione per smuovere la situazione e quindi risolverla.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua mail c’è la descrizione di una <strong>situazione <em>sempre-tutto-negativo</em></strong>, mi viene il sospetto che la fatica le stia annebbiando la vista: non metto in dubbio la sua sofferenza ma siamo sicuri sia davvero tutto e sempre così problematico? Che suo marito sia sempre soffocante o il suo lavoro sempre di routine? Senza un minimo di variazione? Mai?</p>
<p style="text-align: justify;">Credo lo stallo sia proprio questo: <strong>assolutizzare i problemi</strong> <strong>è il modo migliore per renderli enormi</strong> e non poterli affrontare davvero, per mandare in patta qualsiasi partita.</p>
<p style="text-align: justify;">È molto più semplice osservare e risolvere un problema per volta piuttosto che trovare la soluzione globale a tutti i problemi una volta per tutte: nessuno di noi ha a disposizione la bacchetta magica.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non abbiamo la magia dalla nostra possiamo puntare sulla <strong>realtà</strong>: che <strong>risorse </strong>abbiamo già a disposizione? Che cosa non stiamo utilizzando appieno? Chi sarebbe disposto a fornirci un punto di vista che ci porti a relativizzare quello che stiamo vivendo e magari a trovare qualche soluzione?</p>
<p style="text-align: justify;">Per risolvere i problemi &#8211; fossero anche quelli matematici &#8211; <strong>non possiamo percepirci passive vittime della situazione</strong>, ma diventare attivi e competenti, è davvero l’unica strategia che ci permette di provare, magari sbagliare poi modificare la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo però comporta un prezzo da pagare: non ci si focalizza più sul lamento e su quanto non funziona ma si prova a <strong>modificare qualcosa</strong>, facendo uno sforzo e affrontando situazioni non più soddisfacenti che però abbiamo creato anche noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono momenti in cui ci troviamo a scegliere tra <strong>quello che è facile e quello che è giusto</strong>, una decisione che spetta ad ognuno di noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un caro saluto</p>
<p style="text-align: justify;">Gloria Bevilacqua<br />
Psicologa-Psicoterapeuta</p>
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		<title>Quando la mamma lavora tanto</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 11:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mammaimperfetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[L'esperto risponde]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologa]]></category>
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		<description><![CDATA[Domanda Gent.le Dott.ssa, trovo estremamente interessanti gli ambiti nei quali lei interviene. Dico ciò perchè ogni giorno devo gestire il compromesso tra le responsabilità della mia professione sulla quale ho investito tutta me stessa fino all&#8217;arrivo, voluto per entrambi, dei miei due bambini di 3 e 2 anni e i tempi della famiglia. Vivo questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/Mamma-che-lavora.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3207" style="margin-left: 15px; margin-right: 15px;" title="Mamma che lavora" src="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/Mamma-che-lavora.jpg" alt="" width="275" height="355" /></a>Domanda</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><em>Gent.le Dott.ssa,<br />
trovo estremamente interessanti gli ambiti nei quali lei interviene. Dico ciò perchè ogni giorno devo gestire il compromesso tra le <strong>responsabilità della mia professione</strong> sulla quale ho investito tutta me stessa fino all&#8217;arrivo, voluto per entrambi, dei miei due bambini di 3 e 2 anni e i<strong> tempi della famiglia</strong>.<br />
Vivo questa mia difficoltà in solitudine perchè nel mio giro di amicizie non ci sono donne mamme che si trovano (almeno credo) a gestire<strong> livelli di ansia</strong> simili ai miei e non conosco neppure professionisti in zona che si occupano di questo. Non trovo possibilità di confronto neanche nella mia <strong>famiglia di origine </strong>di vecchio stampo con madre casalinga a gestire l&#8217;economia domestica e padre sempre fuori per lavoro per mantenere tutti.<br />
Mio<strong> marito è impegnato</strong> almeno quanto me e spesso non possiamo sostituirci l&#8217;uno all&#8217;altra perchè entrambi impegnati. Nella zona nella quale mi muovo (Pesaro/Rimini)<strong> non ho riferiment</strong>i di professionisti che facciano il suo stesso lavoro ma mi piacerebbe confrontarmi su questi aspetti e le sarei grata se potesse darmi qualche riferimento.</em></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;">Risposta</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Gentile Michela,<strong><br />
bilanciare la nostra vita privata con quella professionale</strong> assomiglia un po&#8217;  all&#8217;arte circense dell&#8217;<strong>equilibrismo</strong>, dove serve preparazione, disciplina, pratica, passione ed energia. Tutte variabili da miscelare insieme allo stesso tempo e quando funziona &#8211; come in una magia &#8211; tutto fila liscio e va nella direzione giusta.  Poi capitano momenti in cui uno dei fattori determinanti è un po&#8217; in discesa, tutti gli altri ne risentono e i risultati si vedono in termini di<strong> fatica, paura, obiettivi mancati</strong>.   Fa parte del gioco che abbiamo scelto di giocare, per faticoso che sia diventa indispensabile  capire come intervenire in questi momenti.<br />
La sua mail parte da una parola che ci sentiamo ripetere molto spesso quando decidiamo di<strong> continuare (o diventare) professionisti</strong> mantenendo (o creando) una vita personale intensa: &#8220;devi fare dei <strong>compromessi</strong>, non puoi avere tutto!&#8221;.  Se è vero che non possiamo avere tutto perché non siamo dei super eroi, la parola compromesso rimane connotata maggiormente da qualcosa che noi dobbiamo <strong>sacrificare</strong>, senza che sia dato il<strong> giusto risalto al vantaggio</strong> che nello stesso tempo possiamo ricavare dai nostri comportamenti.<br />
Eppure, per ogni azione faticosa che scegliamo di compiere, noi abbiamo realisticamente dei vantaggi. Perché al contrario faremmo quello che facciamo?<br />
La parola invece scelta focalizza di più la nostra attenzione su quanto <strong>possiamo cogliere e raccogliere dalle situazioni</strong>, giusto per fare qualche esempio: la<strong> soddisfazion</strong>e per un lavoro ben fatto, la <strong>capacità </strong>di gestire le persone e le situazioni, il <strong>sorriso </strong>dei nostri figli, il <strong>supporto </strong>del nostro compagno, l’<strong>ammirazione </strong>delle persone che ci vogliono bene.<br />
Non so che tipo di professione svolge ma la tipologia di lavoro non è così determinante nella <strong>gestione della complessità casa-lavoro</strong>: talvolta è sufficiente un<strong> impiego part-time</strong> per far scattare la difficoltà mentre spesso il lavoro non è vissuto come problematico da imprenditrici che gestiscono molte persone o da avvocati e medici che seguono ritmi serrati.<br />
In pratica quello che fa la <strong>differenza </strong>non è la realtà oggettiva quanto piuttosto la <strong>realtà percepita </strong>da ognuno di noi, in un dato momento, in una certa situazione.  Per questo sono certa che<strong> può trovare delle somiglianze</strong> tra se stessa e le persone che la circondano, a prescindere dalle responsabilità professionali che si trovano a gestire, per  iniziare a creare una rete di sostegno affettiva: noi esseri umani abbiamo un<strong> forte bisogno di appartenenza e di condivisione</strong> che ci aiuta a superare momenti di difficoltà. Evidenziando le somiglianze può evitarsi di proseguire su una strada complessa in <strong>solitudine</strong>, per di più sentendosi diversa dagli altri, in primis rispetto a sua madre e alle scelte fatte dalla sua famiglia di origine.<br />
Inevitabilmente il nostro modo di essere donne si confronta<strong> consciamente e inconsciamente con quello di nostra madre</strong>, per questo diventa necessario essere molto <strong>lucidi </strong>su questa dinamica relazionale.  Se proprio non trova alcun tratto in comune con quello di altre donne o famiglie che la circondano può cominciare a creare un <strong>nuovo network </strong>(anche virtuale, inizialmente) di persone che le assomiglino maggiormente per scambiare pareri e riflessioni: a questo scopo sono <strong>molto utili blog, social network con gruppi di lavoro, associazioni di categoria</strong> o similari.  Trovare delle persone con cui siamo in <strong>sintonia </strong>ci aiuta a capire sempre più qual è la direzione più adatta a noi e ci supporta nella nostra scelta, senza fare cose di cui non siamo convinti solo perché &#8220;così fan tutti&#8221;.<br />
Perché il punto è proprio questo: <strong>come andare dove vogliamo andare</strong>?     Come sempre quando la strada da percorrere è complessa è importante capire prima <strong>dove vogliamo andare</strong>, qual è l’<strong>obiettivo </strong>da raggiungere e solo <strong>poi pensare a come fare</strong>, alle volte siamo così abituati a correre a testa bassa da dimenticarci dove siamo diretti.  Il supporto di professionisti preparati può sicuramente aiutare a trovare velocemente e in modo efficace soluzioni <em>ad hoc</em>, se ci contatta privatamente possiamo<strong> segnalarle delle persone nella sua zona</strong>.<br />
La cosa più importante però rimane la<strong> riflessione e la sperimentazione</strong> individuale: può utilizzare stimoli provenienti da <strong>libri </strong>su questo argomento, partecipare a<strong> forum e convegni</strong>, chiedere alle persone che la circondano come fanno a<strong> gestire la loro complessità</strong>. Sono certa che ogni canale le darà indicazioni preziose che saprà trasformare in azione concreta.<br />
Una volta raggiunta una <strong>buona consapevolezza</strong> possiamo fare un’inventario delle risorse che abbiamo a disposizione:<strong> tempo</strong> disponibile, <strong>responsabilità </strong>da gestire, <strong>energie </strong>effettive, persone di supporto, <strong>interessi </strong>e <strong>passioni </strong>che ci motivano, <strong>denaro </strong>a disposizione,<strong> capacità ed esperienze</strong> professionali che possono esserci utili nel privato.<br />
Così facendo sicuramente individueremo una quantità di <strong>risorse potenzialmente presenti ma non attive o non utilizzate a sufficienza</strong>:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Utilizzo tutte le possibilità della mia azienda? Delle associazioni professionali-private di cui faccio parte?</li>
<li> Sono in grado di<strong> gestire l’ansia e le emozioni</strong>?</li>
<li>Ritengo di avere le conoscenze-competenze necessarie per svolgere il mio lavoro? E i miei impegni privati?</li>
<li>Sono capace di <strong>chiedere aiuto</strong>?</li>
<li>Sto davvero <strong>delegando </strong>le cose che non mi piacciono o non sono importanti per i miei obiettivi?</li>
<li>Sono in grado di sfruttare al massimo il tempo che ho a disposizione?</li>
<li>Ci sono abitudini che non mi danno nessun guadagno ma hanno solo costi?</li>
<li>Cosa sono davvero bravo a fare? Cosa gli altri mi chiedono spesso di fare per loro? A cosa non voglio rinunciare fra le cose che faccio?</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Solo dopo questi passaggi è possibile definire una strategia e metterla in pratica, come vede in questo ambito<strong> non esistono soluzioni definitive e stabili</strong>: tutto va personalizzato su di noi come un abito su misura.<br />
Spero di aver risposto alle sua domande e ancora di più averle dato qualche nuovo spunto di riflessione.<br />
Cari saluti…e buon lavoro!<br />
<strong>Gloria Bevilacqua  &#8211; <em>Psicologa-Psicoterapeuta</em></strong></p>
<h3 style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
</h3>
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		<title>Quel momento in cui&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 21:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mammaimperfetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lavoro part time]]></category>
		<category><![CDATA[mamma lavoratrice]]></category>
		<category><![CDATA[maternità e carriera]]></category>

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		<description><![CDATA[Poi arriva quel momento che aspetti da anni. Quel momento in cui finalmente qualcuno, sul lavoro,  prende atto delle tue skills, anzi, meglio, qualcuno decide di darti piena fiducia. Dopo un&#8217;attesa estenuante e sfiancante  di &#8220;soli&#8221; 10 anni in cui hai lavorato seriamente, con professionalità, autoformandoti, autoaggiornandoti (anche mentre sei in maternità, con un neonato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/maternita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2243" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="maternita" src="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/maternita.jpg" alt="" width="156" height="216" /></a>Poi arriva quel momento che aspetti da anni.<br />
Quel momento in cui finalmente qualcuno, sul <strong>lavoro</strong>,  prende atto delle tue <em>skills</em>, anzi, meglio, qualcuno decide di darti <strong>piena fiducia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un&#8217;attesa estenuante e sfiancante  di &#8220;soli&#8221; 10 anni in cui hai lavorato <strong>seriamente</strong>, con professionalità, autoformandoti, autoaggiornandoti (anche mentre sei in maternità, con un neonato e un bambino di 25 mesi attaccati alle gambe), autostimolandoti, autocommiserandoti (poco, per fortuna), autostimandoti, autoimponendoti di tenere botta per non salpare verso allettanti e invitanti lidi perché in fondo, da ultima delle romantiche,<strong> tu ancora ci credi</strong> a quella cosa lì e al sistema valoriale che ti comprende (<a href="http://www.mammaimperfetta.it/2008/08/21/umor-nero/" target="_blank"><strong>nonostante tutto</strong></a>), dopo 10 anni arriva quel momento in cui:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>&#8230;<em>e vorrei che questa responsabilità passasse nelle tue mani</em>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Arriva quel momento e cosa succede?<br />
Succede che anziché godere appieno il tintinnio di quelle parole, anziché <strong>gioire senza condizioni,</strong> anziché congratularti con te stessa, cosa fai? A cosa pensi? Dove corre la tua testa?<br />
Una frazione di secondo in cui si ammassano senza ordine, <strong>domande, perplessità, paure</strong> di ogni tipo.<br />
Come diavolo farò a tenere in equilibrio ogni cosa? Chi andrà a prendere Matteo alle 13 il prossimo anno? Chi lo aiuterà nei compiti? Come farò? Ce la farò? Chi mi aiuterà? Ha senso tutto questo se poi i tuoi figli li devono crescere gli altri perché tu stai lavorando?</p>
<p style="text-align: justify;">E poi, ancora, subito dopo: un uomo, al mio posto, un padre, si porrebbe le stesse domande? Si? No? Perché? Perché per quanto tu non sia chioccia, per quanto tu sia consapevole dei tuoi limiti, per quanto tu da due anni su questo blog sostenga le mamme anche nella lotta contro gli osceni e inutili sensi di colpa, perché, alla fine, quando è il <strong>tuo turno</strong>, dopo 10 anni di gavetta non sei capace di trasformare quel che accade in <strong>totale e pervasiva felicità</strong>? C&#8217;è sempre quel <em>quid </em>perturbante nelle<strong> scelte di una madre</strong>, nelle decisioni su come deve investire le ore della sua giornata, c&#8217;è sempre un <strong>pensiero </strong>che corre veloce ai bambini che stanno crescendo e che<strong> sono piccoli solo una volta</strong>.</p>
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		</item>
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		<title>Il biberon no!</title>
		<link>http://www.mammaimperfetta.it/2009/11/15/il-biberon-no/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 10:47:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mammaimperfetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[allattamento]]></category>
		<category><![CDATA[biberon]]></category>
		<category><![CDATA[mamma lavoratrice]]></category>
		<category><![CDATA[tiralatte]]></category>

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		<description><![CDATA[Avevo preprarato un post su di me e sui miei bimbi, poi mi è arrivata questa mail. C&#8217;è una certa urgenza, per cui la pubblico subito e chiedo, al solito, il vostro contributo.  Anzi, è proprio lei a chiederlo, stavolta. Come si fa a nutrire una bambina che rifiuta il biberon? Ve lo siete mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Avevo preprarato un post su di me e sui miei bimbi, poi mi è arrivata questa mail. C&#8217;è una certa urgenza, per cui la pubblico subito e chiedo, al solito, il vostro contributo.  Anzi, è proprio lei a chiederlo, stavolta.<br />
Come si fa a nutrire una bambina che rifiuta il biberon? Ve lo siete mai chiesto? Avete avuto un problema simile? Come l&#8217;avete affrontato? Come lo affrontereste nell&#8217;eventualità?<br />
Lei non lo scrive, ma, se ben ricordo, la sua bimba dovrebbe avere 3 mesi circa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://i315.photobucket.com/albums/ll472/Silvietta74/Biberon2.jpg"><img class="alignleft" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Biberon" src="http://i315.photobucket.com/albums/ll472/Silvietta74/Biberon2.jpg" alt="" width="330" height="247" /></a>Cara Silvia,<br />
è passato un pò di tempo, ma spero tu non ti sia scordata di me.</p>
<p style="text-align: justify;">Eccomi qui: a scrivere una mail a chi mi &#8220;conosce&#8221; da un pò  e crede in questa <strong>forma di sostegno</strong>, perché sono in un bel guaio.<br />
Ho provato, ma non riesco per mancanza di tempo e di energia, a navigare su internet per trovare qualche consiglio utile: niente di fatto.<br />
Medici e affini se ne lavano le mani liquidandomi con due parole: &#8220;bisogna insistere&#8221;, o in alternativa &#8220;bel guaio&#8221;. <strong>Nessun consiglio pratico</strong> su come fare, nessun sostegno morale.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora ho pensato che la<strong> risorsa più utile per me in questo momento sono le altre mamme e le mamme blogger</strong>, che sanno sostenere spesso anche da lontano.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>questione</strong>: mia figlia<strong> rifiuta il biberon</strong>.<br />
Il <strong>contenuto</strong>: il <strong>mio latte preso col tiralatte</strong>. Non intendo passare a quello artificiale nè smettere di allattare, vorrei continuare a darle il mio.<br />
L&#8217;<strong>antefatto</strong>: <strong>esclusivo allattamento al seno</strong> dalla nascita, e il<strong> madornale errore </strong>di non aver pensato prima al fatto che avrei dovuta abituarla al biberon (inesperta io, nessuno me lo ha consigliato).<br />
L&#8217;<strong>obiettivo</strong>: riuscire a <strong>separarmi da lei</strong> anche per poche ore, per cominciare a <strong>lavorare </strong>un pò, o anche solo per tornare a vivere, pochino pochino&#8230; :(<br />
I <strong>tentativi </strong>fatti: proporglielo in vari momenti della giornata, a <strong>pancia piena o vuot</strong>a.<br />
Il <strong>risultato</strong>: la piccola <strong>strilla, urla, tira calci</strong>, contorsioni, manco se dentro ci fosse veleno.<br />
Il mio <strong>problema</strong>: sono assolutamente incapace di <strong>lasciarla a digiuno </strong>finché non si convince a prenderlo, e sto cercando un metodo meno &#8220;da tortura&#8221;.<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A I U T O.</strong><br />
Ti risparmio i commenti sul mio stato d&#8217;animo, le angosce sull&#8217;ipossibilità di tornare ad una vita &#8220;normale&#8221;, le paranoie sul mio essere <strong>una madre incapace</strong>.  =(</p>
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		<title>Part and full</title>
		<link>http://www.mammaimperfetta.it/2008/09/11/part-and-full/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 19:37:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mammaimperfetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo rosa]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro full time]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro part time]]></category>
		<category><![CDATA[mamma lavoratrice]]></category>

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		<description><![CDATA[Io lavoro part-time. Faccio in teoria 5, in pratica 6 ore al giorno. Esco di casa alle 7.20 e rientro alle 14. Oggi avevo una riunione alle 18. Ho preso i bambini alle 16, li ho portati al parco, poi alle 17 ho comunicato che era ora di andare perchè io avevo una riunione. Matteo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="http://www.fotosearch.it/bthumb/PLD/PLD326/px271030.jpg" border="3" alt="" hspace="14" vspace="4" width="170" height="113" align="left" />Io lavoro part-time. Faccio in teoria 5, in pratica 6 ore al giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Esco di casa alle 7.20 e rientro alle 14.<br />
Oggi avevo una riunione alle 18. Ho preso i bambini alle 16, li ho portati al parco, poi alle 17 ho comunicato che era ora di andare perchè io avevo una riunione.<br />
Matteo ha dato di matto e mi ha detto:<br />
- non stai mai con me.<br />
Ho sorriso, perchè so che non è ver. Ho scelto di rinunciare e resettare, per il momento,  la carriera per passare con loro i pomeriggi.<br />
Ma ho riflettuto.</p>
<p style="text-align: justify;">E di più, ho riflettuto al rientro. Erano le 19.30. Simone aveva apparecchiato e li aveva lavati. Mi sono corsi in contro come se non mi vedessero da giorni.<br />
Ho pensato che ero meno stanca fisicamente di quando sto con loro. E anche meno stressata.<br />
Poi ho pensato che stanchezza e stress fanno il paio con i loro sorrisi, i loro abbracci le loro domande e mi sono sentita fortunata. Di aver ottenuto un orario che mi permette di (rubo la stupenda metafora di <a href="http://piattinicinesi.blogspot.com/" target="_blank">Piattini</a>) roteare tutti i piattini cinesi senza farne rompere nemmeno uno.</p>
<p>Ho anche pensato a quelle madri a cui non è concesso il part-time o che non se lo possono permettere (non solo per questioni economiche, ma anche professionali).<br />
Ho pensato che dev&#8217;essere durissimo vedere i propri figli solo due ore al giorno.<br />
Ho pensato che potrei morire, nonostante io sia famosa per non essere una chioccia.<br />
Ho pensato che è ingiusto vivere per lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho pensato che ho sempre detto: &#8220;io mai a casa con loro tutto il giorno&#8221;.<br />
Però stasera ho avuto la bruciante percezione che se potessi o dovessi scegliere se lavorare tutto il giorno o stare con loro tutto il giorno, nonostante ami moltissimo il mio lavoro, sceglierei la seconda.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine ho pensato ai padri. Ai padri che spesso rientrano da 12 ore fuori casa con la faccia stanca e la testa pesante. Ho pensato che sono sfortunati.<br />
Pechè i figli sono piccoli solo una volta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<g:plusone href="http://www.mammaimperfetta.it/2008/09/11/part-and-full/"></g:plusone>]]></content:encoded>
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		<title>Dei curricula</title>
		<link>http://www.mammaimperfetta.it/2008/08/27/dei-curricula/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 13:38:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mammaimperfetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di vita]]></category>
		<category><![CDATA[curriculum]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mamma lavoratrice]]></category>
		<category><![CDATA[part time]]></category>

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		<description><![CDATA[Siccome 2 bambini sotto i 4 anni e mezzo, le 7 ore fuori casa per lavoro, il  blog, le collaborazioni varie, la gestione domestica e coniugale non mi bastano oggi ho spedito in giro qualche curricula. No, in realtà lo faccio ciclicamente, per testare (e tastare) se gli anni accumulati a scrivere e a studiacchiare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siccome 2 bambini sotto i 4 anni e mezzo, le 7 ore fuori casa per lavoro, il  blog, le collaborazioni varie, la gestione domestica e coniugale non mi bastano oggi ho spedito in giro qualche curricula.</p>
<p>No, in realtà lo faccio ciclicamente, per testare (e tastare) se gli anni accumulati a scrivere e a studiacchiare sono serviti a qualcosa (se state pensando che sono un po&#8217; suonata&#8230;avete ragione).</p>
<p>Ricordo le prime spedizioni di massa di CV subito dopo la laurea: 80-100 in un colpo solo. Colloqui: 2.</p>
<p>Stamattina ho spedito 5 CV. Ora ho aperto la posta. Leggo.</p>
<p><em>Buongiorno Silvia,<br />
credo di aver già visto il Suo CV perché <strong>mi ricordo bene del suo blog</strong> e di esservi giunta dalla lettura di un CV.</em><em><br />
Credo che lei risieda e viva a Reggio mentre la nostra sede è a Milano e non credo che lei voglia trasferirsi, ma <strong>mi corregga se sbaglio</strong>.</em></p>
<p><em>La ringrazio <strong>per ora</strong> e intanto saluto.</em></p>
<p>Son soddisfazioni.  Prendo a prestito le parole di P. Siro: &#8220;una buona fama è un bene più sicuro del denaro&#8221;.<img src="http://static.iobloggo.com/static/img/smiley/deviant/icon_happy2.gif" alt="" /></p>
<p><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
<hr style="height: 5px; width: 200px;" size="5" /><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Con il trasloco dal vecchio blog a qui sono andati persi i commenti a questo post, che riporto qui sotto perchè per me sono contributi preziosi.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong><br />
COMMENTI</strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><span>#1</span><span> my </span></h3>
<div>
<div>
<div><img title="my" src="http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=7340c2d02c30b58e5af4626f549d14cc&amp;size=30&amp;rating=R&amp;default=http://static.iobloggo.com/static/img/pix.gif" border="0" alt="my" /></div>
<p>complimenti davvero!</p></div>
</div>
<div>
<div>mercoledì, 27 agosto 2008 17:52 <a style="border: 0px none ; background-image: none;" title="rispondi" onclick="replyComment(1, 'Marika', 'http://cache.iobloggo.com/avatar/6/67866.gif', 'http://www.iobloggo.com/comments.php?blogid=47533&amp;eid=102#commenti_5475796')" href="javascript:;"><img style="border: 0px none; position: relative; top: 0px;" src="http://static.iobloggo.com/static//img/admin/comment_reply.png" alt="" /></a></div>
<h3><span>#2</span><span> <a href="http://toxicsugar.iobloggo.com/" target="_blank">Marika</a> </span></h3>
<div>
<div>
<div><a href="http://toxicsugar.iobloggo.com/"><img title="Marika" src="http://cache.iobloggo.com/avatar/6/67866.gif" border="0" alt="Marika" /></a></div>
<p>Complimenti!!</p></div>
</div>
</div>
<div>
<div>mercoledì, 27 agosto 2008 20:00</div>
<div><span id="more-517"></span></div>
<h3><span>#3</span><span> <a href="http://worldwidemom.blogspot.com/" target="_blank">wwm</a> </span></h3>
<div>
<div>
<p>beh che goduria&#8230; ma hai messo il tuo blog nel curriculum?</p></div>
</div>
</div>
<div>
<div>mercoledì, 27 agosto 2008 20:59 <a style="border: 0px none ; background-image: none;" title="rispondi" onclick="replyComment(1, 'Raperonzolo', 'http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=0e96106305c9c0bd11d56af6e3e14529&amp;size=30&amp;rating=R&amp;default=http://static.iobloggo.com/static/img/pix.gif', 'http://www.iobloggo.com/comments.php?blogid=47533&amp;eid=102#commenti_5476284')" href="javascript:;"><img style="border: 0px none; position: relative; top: 0px;" src="http://static.iobloggo.com/static//img/admin/comment_reply.png" alt="" /></a></div>
<h3><span>#4</span><span> <a href="http://sullorlodunacrisidinervi.blogspot.com/" target="_blank">Raperonzolo</a> </span></h3>
<div>
<div>
<div><a href="http://sullorlodunacrisidinervi.blogspot.com/"><img title="Raperonzolo" src="http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=0e96106305c9c0bd11d56af6e3e14529&amp;size=30&amp;rating=R&amp;default=http://static.iobloggo.com/static/img/pix.gif" border="0" alt="Raperonzolo" /></a></div>
<p>Il blog nel curriculum? non ci avrei mai pensato&#8230; eppure è la scoperta dell&#8217;acqua calda! Bravissima.</p></div>
</div>
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<div>mercoledì, 27 agosto 2008 21:44 <a style="border: 0px none ; background-image: none;" title="rispondi" onclick="replyComment(1, 'Silvia', 'http://cache.iobloggo.com/avatar/6/65470.gif', 'http://www.iobloggo.com/comments.php?blogid=47533&amp;eid=102#commenti_5476418')" href="javascript:;"><img style="border: 0px none; position: relative; top: 0px;" src="http://static.iobloggo.com/static//img/admin/comment_reply.png" alt="" /></a></div>
<h3><span>#5</span><span> Silvia </span></h3>
<div>
<div>
<div><a href="http://mammaimperfetta.iobloggo.com/"><img title="Silvia" src="http://cache.iobloggo.com/avatar/6/65470.gif" border="0" alt="Silvia" /></a></div>
<p>Si certo. Alcuni dei pezzi che sono in spalla sinistra sono stati scritti per vari portali ed essendo la scrittura su Web il mio lavoro&#8230;come potevo non mettere il blog? ;-)</p>
<p>Però&#8230;a dirla tutta, è stato Simone a suggerirmelo. Forse non ci avrei pensato nemmeno io. A qualcosa servono i mariti&#8230;:D</p></div>
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</div>
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<div>mercoledì, 27 agosto 2008 22:35 <a style="border: 0px none ; background-image: none;" title="rispondi" onclick="replyComment(1, 'lisa2007', 'http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=e96bcc5cc041ca40cc9161ed26ac226e&amp;size=30&amp;rating=R&amp;default=http://static.iobloggo.com/static/img/pix.gif', 'http://www.iobloggo.com/comments.php?blogid=47533&amp;eid=102#commenti_5476532')" href="javascript:;"><img style="border: 0px none; position: relative; top: 0px;" src="http://static.iobloggo.com/static//img/admin/comment_reply.png" alt="" /></a></div>
<h3><span>#6</span><span> <a href="http://www.lisa2007.splinder.com/" target="_blank">lisa2007</a> </span></h3>
<div>
<div>
<p>che idea. In fondo io l&#8217;ho sempre detto, se fossi una che seleziona personale, la prima cosa che farei sarebbe leggere il blog del candidato. La dice molto più lunga di qualsiasi colloquio ;)</p></div>
</div>
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<div>mercoledì, 27 agosto 2008 22:43 <a style="border: 0px none ; background-image: none;" title="rispondi" onclick="replyComment(1, 'Silvia', 'http://cache.iobloggo.com/avatar/6/65470.gif', 'http://www.iobloggo.com/comments.php?blogid=47533&amp;eid=102#commenti_5476565')" href="javascript:;"><img style="border: 0px none; position: relative; top: 0px;" src="http://static.iobloggo.com/static//img/admin/comment_reply.png" alt="" /></a></div>
<h3><span>#<a title="permalink" href="http://www.iobloggo.com/comments.php?blogid=47533&amp;eid=102#commenti_5476565" class="broken_link">7</a></span><span> Silvia </span></h3>
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<div><a href="http://mammaimperfetta.iobloggo.com/"><img title="Silvia" src="http://cache.iobloggo.com/avatar/6/65470.gif" border="0" alt="Silvia" /></a></div>
<p>Sai Lisa che adesso lo fanno? A parte il &#8220;surfing&#8221; classico con nome e cognome si leggono anche i blog&#8230;</p>
<p>Il Grande Fratello ci spia (io ho tante visite che arivano con il mio nome e cognome&#8230;mistero).</p></div>
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<div>mercoledì, 27 agosto 2008 23:17 <a style="border: 0px none ; background-image: none;" title="rispondi" onclick="replyComment(1, 'Valentina', 'http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=7dfb62942a04721a6698d4ab1bc158f8&amp;size=30&amp;rating=R&amp;default=http://static.iobloggo.com/static/img/pix.gif', 'http://www.iobloggo.com/comments.php?blogid=47533&amp;eid=102#commenti_5476659')" href="javascript:;"><img style="border: 0px none; position: relative; top: 0px;" src="http://static.iobloggo.com/static//img/admin/comment_reply.png" alt="" /></a></div>
<h3><span>#8</span><span> <a href="http://valewanda.blog.tiscali.it/" target="_blank">Valentina</a> </span></h3>
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<p>sei grande Silvia, mi unisco ai cori di approvazione. Peccato che se dovessi cambiare lavoro e mai mettessi il blog sul cv, essendo avvocato, secondo me mi prenderebbero a calci nel &#8230;. magari lo faccio&#8230;</p></div>
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<div>mercoledì, 27 agosto 2008 23:22 <a style="border: 0px none ; background-image: none;" title="rispondi" onclick="replyComment(1, 'Silvia', 'http://cache.iobloggo.com/avatar/6/65470.gif', 'http://www.iobloggo.com/comments.php?blogid=47533&amp;eid=102#commenti_5476664')" href="javascript:;"><img style="border: 0px none; position: relative; top: 0px;" src="http://static.iobloggo.com/static//img/admin/comment_reply.png" alt="" /></a></div>
<h3><span>#<a title="permalink" href="http://www.iobloggo.com/comments.php?blogid=47533&amp;eid=102#commenti_5476664" class="broken_link">9</a></span><span> Silvia </span></h3>
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<div><a href="http://mammaimperfetta.iobloggo.com/"><img title="Silvia" src="http://cache.iobloggo.com/avatar/6/65470.gif" border="0" alt="Silvia" /></a></div>
<p>Buonanotte Valentina (come direbbe Marzullo).<br />
Magari&#8230;chissà, non porre limiti alle vie dei legali&#8230;<img src="http://static.iobloggo.com/static/img/smiley/deviant/icon_wink.gif" alt="" /></div>
</div>
</div>
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		<title>Niente figli, siamo americane</title>
		<link>http://www.mammaimperfetta.it/2008/08/22/niente-figli-siamo-americane/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Aug 2008 14:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mammaimperfetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo rosa]]></category>
		<category><![CDATA[flessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mamma lavoratrice]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrive Maurizio Molinari su La Stampa del 21 agosto 2008: Sempre più in carriera, più scolarizzate, più indipendenti, ma sempre meno mamme: è questo il ritratto delle donne americane che emerge dal rapporto dell’ufficio del censo Usa dedicato alla fertilità. Pubblicata lunedì e basata su dati raccolti fino al 2006, la ricerca rivela che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="http://lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp?ID_blog=69&amp;ID_file=777" border="3" alt="" hspace="14" vspace="4" width="220" height="161" align="left" />Scrive Maurizio Molinari su <a href="http://www.lastampa.it/" target="_blank">La Stampa</a> del 21 agosto 2008:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Sempre più in carriera, più scolarizzate, più indipendenti, ma sempre meno mamme: è questo il ritratto delle donne americane che emerge dal rapporto dell’ufficio del censo Usa dedicato alla fertilità. </em></strong><em> </em></p>
<p><em>Pubblicata lunedì e basata su dati raccolti fino al 2006, la ricerca rivela che il 20% delle donne di età compresa fra i 40 e i 44 anni non ha figli, una percentuale doppia rispetto a quella registrata nel 1976: la tendenza è in linea con quella registrata in altri paesi “sviluppati”, dove il ruolo della donna è evoluto verso la ricerca dell’autonomia economica e della realizzazione professionale piuttosto che verso i tradizionali modelli di casalinga e mamma, ma a stupire i ricercatori è la rapidità con cui il numero delle donne senza figli è cresciuto a partire da metà anni Ottanta.<br />
Nella percentuale rientrano anche le donne che non hanno potuto avere bambini per problemi di fertilità, ma la &#8220;non-maternità&#8221; è spesso una scelta: anche le donne che hanno figli tendono ad averne sempre più tardi, dopo aver completato il proprio percorso di istruzione, ad ulteriore dimostrazione di <strong>come la realizzazione personale sia considerata prioritaria rispetto alla formazione di una famiglia</strong>. Le donne che hanno un titolo universitario partoriscono fra i 30 e i 34 anni e una su quattro &#8211; circa il 27% &#8211; sceglie di non avere figli: la percentuale scende al 15% &#8211; una su sei &#8211; quando si prendono in considerazione donne che non hanno portato a termine gli studi. </em></p>
<p><em>Vista la tendenza, non stupisce che anche il numero delle nascite sia in calo e che, di conseguenza, la composizione della famiglia-tipo americana sia cambiata notevolmente: nel 1976, ogni donna aveva in media 3,1 bambini, mentre oggi la media è crollata a 1,9 bambini per donna. </em></p>
<p><em>Sulla fertilità e la maternità influiscono anche le origini etniche: le donne bianche sono quelle che hanno meno figli e che più facilmente scelgono di non averne. Fanno eccezione le donne di origine ispanica: solo il 14% di loro non ha figli, percentuale in netto contrasto con il 23% delle bianche “antimamma”. Tra le afroamericane, le donne senza figli sono il 16%, mentre le asiatiche senza bambini sono circa il 18%.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Maurizio Molinari</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il problema è sempre quello, qui e altrove. Ma  questi dati non mi convincono. Non penso che la <strong>denatalità </strong>sia legata alle velleità di carriera delle donne moderne. Io credo che questa frenata sia più che altro dovuta a questioni economiche e di mantenimento dei figli, che si incardinano in una società che non ha più molto margine di manovra. Perchè sempre buttare la zampata sulla dicotomia lavoro-famiglia, come se una donna non sapesse fare (bene) entrambe le cose?<br />
Io credo che se alle madri fossero concessi <strong>orari flessibili</strong>, <strong>part-time</strong> e <strong>stipendi</strong> pari a quelli dei colleghi maschi non ci sarebbe ombra di denatalità. Le donne sono abituate a fare più cose insieme, amano fare più cose insieme e, soprattutto, <strong>ne sono capaci</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<g:plusone href="http://www.mammaimperfetta.it/2008/08/22/niente-figli-siamo-americane/"></g:plusone>]]></content:encoded>
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