La paletta rossa

È un periodo intenso, di fotogrammi fulminei che si susseguono senza nemmeno darmi il tempo di capirne bene il percorso.
Tanti, tantissimi impegni e poco tempo, nonostante le mie esigue e ormai note ore di sonno.
È tanto, troppo, tempo che non parlo di loro, di questi due, che stanno crescendo (per fortuna e purtroppo), ad un ritmo serrato che non lascia spazio nè al pensiero nè al slenzio.

Ci sono 4 dentini da latte caduti, ci sono riflessioni e domande “adulte” che tagliano le giornate: “lo zero è più o meno di niente?” “Lo zero è niente, Matteo” “No, lo zero è un numero e quindi è qualcosa, il niente è nulla”.
Ci sono attacchi di rabbia che paiono già predolescenziali, ci sono amicizie forti, ci sono lamentele delle maestre a causa dell’irrequietezza, ci sono momenti di gioco e chiacchiere con il fratello, ci sono litigi, ci sono amori.
Tra qualche mese ci sarà anche una cartella.

L’altra metà del cielo, nato durante Italia-Australia il 26 giugno 2006, per fortuna parla ancora da bambino piccolo. E io, credeteci anche se pare impossibile, non lo correggo.
Lascio che dica uttellino, lascio che racconti i suoi meravigliosi tera una votta e che mi porga i suoi bellissimi mazzi di paperi rossi.
Illusioni di infanzia, che lui sta mordendo e cavalcando a passi svelti.
Ci sono i suoi slanci d’affetto, c’è il suo bel carattere solare, lineare, c’è il suo orgoglio, la sua suscettibilità di materna impronta, c’è il suo linguaggio che si struttura di ora in ora, c’è il suo animo  geek, c’è il suo primo e agognato amico.

E poi ci sei tu.
Tu che, a volte, sei talmente stanca da fare il countdown per l’ora della nanna.
Tu che poi, nel silenzio della notte gonfia dei loro respiri, ti avvicini. Ascolti. Annusi. Baci e, nella penombra che ti è così conforme, chiedi loro perdono per le tue mancanze e  imperfezioni.
Tu che vorresti alzare la paletta rossa in faccia a questa vita che s-corre.

Il secondo figlio

Poi, quando ne hai due, ripensi a questi dubbi con un sorriso, un po’ tenero e un po’ “vissuto”.
Ma quando quel test si colora e hai un altro bimbo, magari piccolo, accanto a te, il primo pensiero corre al lui.
Anzi, corre al tuo affetto per lui.
Lo saprò amare allo stesso modo? Come si può amare un secondo figlio come il primo? Ci sarà spazio per entrambi? Cosa sto togliendo al primo? Soffrirà? Il famoso amore che non si divide ma si moltiplica vale per tutti? Non è che sono una delle poche che resterà bloccata lì?
Quando aspettavo Niccolò, scrivevo QUESTO. Ricordo che, in queste ultime settimane di gravidanza, guardavo Matteo come si guarda un condannato. Lo guardavo, così piccolo (23 mesi), così ancora dipendendente, con il suo ciuccio e il suo pannolo e mi sentivo soffocare. Non avevo pensieri che per lui.
Poi è arrivato Niccolò, rumorosamente, fastidiosamente.
È piombato qui rompendo tutti i fragili equlibri, stravolgendo tutte le sicurezze con le sue 20 ore di pianti ininterrotti, infastidendo suo fratello (e non solo lui) in maniera indescrivibile e, a tratti, insostenibile, sorprendendci con una personalità tutta sua e con caratteristiche faticose da gestire.

Non ha avuto un atterraggio morbido. Per nessuno.
Ma non importa, perchè alla fine questo benedetto amore si moltiplica davvero. E io ero una di quelle un  pochino scettiche. :)
Magari un po’ più lentamente, in modo diverso, lasciando affiorare sensazioni differenti, nuove.
Un fratello è per sempre e io che non ce l’ho ne so qualcosa.

Ecco, questo volevo dire a Elisa che mi scrive questa mail.
E voi? Cosa le volete dire?


Ciao Silvia,
sono di nuovo qui a scriverti perché nel corso dell’ultimo anno ho trovato tanti spunti utili sul tuo blog, tante osservazioni e tanti “attimi di vita” che mi sono stati d’aiuto per riflettere, per imparare o anche solo per conoscere i diversi aspetti del nostro ESSERE MAMME.

Oggi mi trovo a dover affrontare un argomento che da tanto tempo mi turba, fino ad oggi ho rimandato ma mi rendo conto che devo cercare di superare lo scoglio e andare avanti e spero di trovare in te e nelle mamme che ti leggono un aiuto nel prendere una decisione, o meglio, io so già quale decisione prenderò ma vorrei essere in grado di “viverla bene”.

Andiamo al punto: sono mamma di un bimbo di 2 anni e mezzo, Passerotto, che amo, adoro, che ha rivoluzionato la mia vita dal primo momento in cui l’ho visto; da quando è nato sono diventata prima MAMMA, poi tutto quanto il resto (moglie, figlia, lavoratrice, amica, sorella…). Quel legame meraviglioso, quell’amore indescrivibile è nato in me quando è nato lui. Insomma sono diventata Mamma Imperfetta a 160 gradi come te e come tutte le mamme che ti leggono.

Ho sempre pensato che avrei avuto due figli, inizialmente ho rimandato perché lui era ancora piccolo, poi perché io non ero ancora pronta, poi per qualche altro futile motivo ma in realtà il problema è: SARO’ IN GRADO DI AMARE UN ALTRO FIGLIO COME AMO LUI? A me sembra che non ci possa essere spazio nel mio cuore per una altro amore così grande. E poi… anche solo il pensiero di avere un altro bambino mi fa sentire tremendamente in colpa nei confronti di Passerotto perché mi sembra di TOGLIERGLI PARTE DEL MIO AMORE, di privarlo della sua mamma!

In questi giorni sto cercando di decidere, so che razionalmente è giusto dargli un fratellino/sorellina, io da sorella so cosa significhi avere qualcuno al tuo fianco per tutta la vita, non voglio un giorno lasciarlo solo ma voglio che abbia un compagno/a per tutto il suo cammino, anche quando io e mio marito non ci saremo più. Ma come posso vivere questa decisione senza sentirmi in colpa con lui per l’amore che darò ad un altro esserino, per il tempo che dedicherò al nuovo bimbo che spero il destino ci conceda e per il tempo e le forze che non potrò offrirgli più al 100%?
Come posso prendere questa decisione senza sentirmi in colpa anche con chi forse arriverà perché già da ora lo sto trascurando e mettendo in secondo piano rispetto al fratellino maggiore?
Forse sembreranno dubbi sciocchi a chi come te ha già più di un bimbo, ma davvero, in questo momento questi pensieri mi impediscono di vivere felicemente quello che dovrebbe assolutamente essere un momento importante e di grande gioia per la mia famiglia.

Grazie mille per il tuo prezioso blog.
Elisa.

Tra dentini e manate

È un bel po’ che non scrivo dei miei bimbi.
Matteo sta crescendo velocemente, non ha più l’aspetto del bimbo piccolo,  ha acquisito padronanza emotiva nelle situazioni sociali che prima lo mettevano sempre un po’ in imbarazzo, ha regalato i suoi primi due dentini al topino, ha stretto un’amicizia matura con un compagno di scuola, partecipa con interesse e invidiabile entusiasmo alla scuola di inglese.

A tratti sembra un preadolescente, a tratti sembra regredire ai terribile two.
Dicono che dopo i terribile two ci siano i terribile five, perché a quest’età fanno un altro scatto di autonomia…il punto è capire quando sono finiti i terribile two e quando sono inizi i terribile five. A me ancora non è chiaro, mi sembra, tra uno e l’altro, di navigare in un flusso indistinto da 5 anni e mezzo.

Ha una passione sfrenata per la costruttività, ambito in cui ha una consapevolezza invidiabile di se stesso.
Si tratti di costruire una gru con i Lego oppure di ingegnarsi, raccogliere grossi tronchi trovati nel parco della scuola e mettere in piedi la “casa per le lumache”, attività quest’ultima documentata con emozione e sorpresa dall’atelierista che, proprio con quell’intento (ancora da comunicare ai bambini), aveva appoggiato nel parco quei tronchi e una mattina, aprendo le finestre, si è ritrovato l’opera già pronta.

casa delle lumache

Ma quando si impegna, nonostante il disegno e la pittura  non siano propriamente la sua forma espressiva d’elezione, riesce a produrre qualche capolavoro.

Tra pochi mesi sceglieremo la scuola primaria:cool:
Ci sono momenti in cui mi sembra di averlo in casa da sempre e momenti in cui da quell’alba di una nuova vita mi sembra davvero trascorso solo qualche giorno.

Niccolò ormai non è più tanto piccolo.


Nonostante un inserimento con pochi lamenti e poche crisi, ha manifestato disagio per questa nuova esperienza alla materna attraverso un linguaggio non verbale non sempre consono.
In sostanza : MENA.
Matteo i primi tre anni le prendeva da tutti, questo le dà a tutti. Poi dicono l’educazione! :choler:
La contraddizione evidenziata con più forza dalle educatrici è questo contrasto tra il suo atteggiamento corporeo che tende a tenere tutti lontani e il desiderio continuo di coccole. È un cucciolone che chiede manifestazioni affettive dalle figure adulte e al contempo allontana i suoi amici con spinte e manate.
Ora però va un po’ meglio. Ieri mi dicevano che è molto lunatico (ma da chi avrà MAI preso????) e che la giornata si srotola a seconda del suo umore al risveglio.
Ha un carattere tostissimo e io penso che sia anche un po’ iperattivo.
Si lo so che a 3 anni è un termine fuori luogo ma voi come chiamereste un bambino che non riesce a stare fermo, mai? Non ce la fa assolutamente e non parlo  di cinesia fisiologica legata all’età. Parlo di difficoltà incontenibile a rimanere quasi fermo.
Mentre beve con la mano destra, con la sinistra accende e spegne le luci, apre e chiude il frigo, afferra oggetti, apre e chiude i cassetti;
anziché camminare, corre;
mentre mangia è un continuo salire e scendere dalla sedia, mettersi in ginocchio, alzarsi e risedersi (Matteo da quando ha un anno sta a tavola come un adulto…e di nuovo: poi dicono l’educazione!);
mentre guarda la tv, va avanti e indietro per tutta la casa, prende giochi, li riappoggia, prende libri, sale e scende dal divano un milione di volte.
Non ce la fa a concentrarsi su nulla per più di 10 minuti.
A volte ho la sensazione che sia davvero qualcosa più forte di lui, mi dà l’idea che vorrebbe stare tranquillo e concentrato su una cosa ma non gli è possibile.

Qui, sotto, in azione a casa di un’amica… :o: Tutti seduti, tranne terminator.

Insieme…fanno scintille! Come sempre e come da sempre (ma solo i miei litigano???).
Matteo è molto geloso ed è sempre in competizione. Niccolò, nonostante questo carattere tosto, con il fratellone è molto tenero e i rari momenti in cui Matteo gioca con lui senza urlargli contro è talmente felice che continuamente esprime apprezzamenti: Matteo è bellissimo quello che stai disegnando, Matteo sei bravissimo a fare i Lego. Pur di passare qualche minuto in più insieme…si spertica in lodi!
Abbiamo cronometrato la durata di tale idillio…10 minuti. All’undicesimo, uno dei due parte con un urlo, una sberla o il lancio di un gioco.
Questo significa che, non riuscendo io a farli menare amenamente, ogni 10 minuti faccio partire anche il mio urlo che Niccolò neutralizza con un “e non fare quella voce da matta”!  :o:
La conclusione è che un intero pomeriggio “tutti insieme appassionatamente” si può trasformare nel peggiore degli incubi di chi sogna riposanti fine settimana all’insegna del relax psicofisico.

Cresceranno, mi ripeto e mi ripetono tutti in continuazione…ma siamo sicuri che cambierà qualcosa?
A sentire le mamme di figli più grandi, forse, forse, preferisco non riposarmi nei fine settimana. :)

Il figlio preferito

figliopreferitoSono due giorni che penso ininterrottamente a QUESTO POST di Eli, che tocca corde per me molto delicate.
Dopo averlo letto mi è tornato in mente anche QUESTO di Claudia.
Chissà quanti altri post del genere ci sono sparsi per il Web.

Oppure no.
Oppure sono pochi questi post, perchè sono poche le mamme interrogate dalla pungente Sig.ra Coscienza  (come Claudia) o quelle  consapevoli di sentirsi legate da un rapporto viscerale aduno dei due (come BStevens e come me).

Già. Come me.

Non entrerò qui, sul mio blog (su altri posso farlo tranquillamente ma qui no), nei dettagli di questo legame prepotente che sento verso uno dei due perché in futuro i miei figli leggeranno queste righe non vorrei che un ragionamento del genere si potesse tradurre nelle loro teste in un banale e impreciso fatto di  “più o meno amore”.
Perché NON è questo.
Non si parla di amore. Quello è identico e sarebbe patologico se non lo fosse.

Di cosa si parla allora? Non lo so bene nemmeno io.
Forse di trasporto, di corrispondenza, si parla di viscere, di sintonie, di comunicazione non verbale.

E per me, purtroppo (e questo è il mio grande cruccio), si parla anche di pazienza.
Con uno ho molta più pazienza che con l’altro.
Sto lavorando molto su di me, ma faccio fatica a rendere equivalente il livello di sopportazione in situazioni di stress. Con uno alzo prima la diga.

Parlando di questo con una professionista molto capace mi sono sentita dire che non c’è nulla di più naturale e che, proprio come ha scritto Eli, è la stessa cosa che accade nei confronti dei propri genitori: a meno di torti gravi, non si può dire a chi si vuole più bene, perché quello è identico, si può però dire con chi ci si sente più in sintonia. È un po’ quello che riassume Enrico Franceschini QUI.

Ed è vero, Claudia, è una domanda crudele, che non si dovrebbe fare a nessuno ma che però la mia coscienza, come la tua, mi sbatte in faccia almeno una ventina di volte al giorno. Vallo a dire a lei! :D
Ma forse non è crudele, dipende da che significato si dà a quel “preferito”.

Non si parla d’amore.
Amo i miei figli in egual misura, per i loro singolari difetti e unici pregi, per i loro opposti modi di approcciarsi ad ogni cosa, per il loro carattere assolutamente differente. Ognuno è una parte di me, ma resta unico, ognuno ha difetti miei e suoi, che io detesto, ognuno di loro ha pregi miee suoi che amo.

Più parlo con le mamme e con le amiche, più mi rendo conto che queste sintonie ci sono. Spesso non vengono lasciate emergere. Ma ci sono.
E, nella maggior parte dei casi queste sintonie speciali sono dettate dai vissuti personali: essersi sentiti “meno amati” dei fratelli; avere rischiato di perdere un figlio in gravidanza o ancora, aver constatato alla nascita che quell’amore tutto fiocchetti e cuoricini non è sfociato né dopo il test di gravidanza e nemmeno in sala parto (e quindi, quando poi è arrivato, l’ha fatto con una prepotenza e una forza impensata).
Insomma, i vissuti infantili, ma anche adulti, hanno una certa influenza sul tipo di legame che si instaura con i propri bambini. E leggendo i commenti su alcuni forum ho avuto conferma di questo, c’è quasi sempre un vissuto da fratello (o sorella) trascurato o iper-amato a influenzare il rapporto con i propri bimbi.
Per questo il post di Eli mi ha colpito in modo così prepotente. Perché, con la naturalezza di chi sa il fatto suo, lei ha lasciato andare in 6 righe tutti i difficili e delicati equilibri della maternità.

Non mi addentro oltre, per quanto riguarda la mia vita e i miei imperfetti equilibri, ma mi piacerebbe sentire voi, perché sento che una discussione su questo argomento lascerà qualcosa a tutte.

“Un giorno fu chiesto a un uomo sapiente:
«Hai molti figli: qual è il tuo preferito?».
Rispose: «Il figlio che preferisco è il più piccolo finché non è cresciuto;
è quello che è assente finché non ritorna;
è quello malato finché non guarisce;
è quello che è in prigione finché non è liberato;
è quello afflitto e infelice finché non è consolato”


Altri spunti qui
http://www.ordinepsicologilazio.it
http://www.bebeblog.it/post/234/il-figlio-preferito-e-le-rivalita-tra-fratelli_prima-parte
http://www.bebeblog.it/post/273/il-figlio-preferito-e-le-rivalita-tra-fratelli_seconda-parte
http://www.giuseppegenta.net

Distacchi

In luglio ho lasciato al mare un bambino di 3 anni con il pannolino, il ciuccio per la notte, il biberon per la colazione e il seggiolino da attaccare al tavolo.
Ho ritrovato un bambino grande, che parla ormai bene, coniuga i verbi, sa il fatto suo; un bambino orgoglioso di fare la pipì nel water, in piedi come suo fratello, fiero di riuscire a fare la nanna senza ciuccio, felice di fare colazione nella tazza e di consumare i pasti seduto sulla sedia.
Ha fatto un grande lavoro per crescere, si è dovuto/voluto staccare dagli oggetti che più proriamente legano un bambino alla prima fase della vita. Io sono orgogliosa di lui, della sua risolutezza e delle sue piccole autonomie.

E con questo bambino “grande” stamattina ho varcato la soglia della scuola materna per un’altra tappa di crescita, sua e mia.
È entrato così, tenendo la mano di Matteo, con il sorriso stentato ma curioso che gli spunta davanti alle novità.

Ha pianto ed è  scappato fuori (voglio venire con te a lavorare), poi però si è nuovamente ancorato alla mano di un fratello maggiore che per l’occasione si è calato in un commovente ruolo paterno: vieni Nicchino, ti faccio vedere i giochi, non ti preoccupare che nemmeno gli altri bambini conoscono te. Io sto un po’ con te, poi vado nella mia sezione, ma se hai bisogno ci sono. Quando la mamma va via mi chiami e vengo.

Già, la mamma…

La  mamma è stata un’oretta e poi se n’è andata, lasciando i suoi omini a scuola insieme, uno con le sue autonomie appena conquistate e l’altro con i suoi primi dentini che dondolano, orgogliosa di questa vicinanza di età, consapevole della rincorsa veloce che hanno preso.
Li ha salutati ed è uscita, senza tentennamenti, come insegnano.
Ha imboccato il vialetto con la gola un po’ annodata e l’occhio velato ma è stata brava…non si è fatta vedere da nessuno.

Questo post partecipa al blogstorming