Intervista: allattamento, scelta o dovere morale?

Rimbalzano su siti e blog riflessioni, polemiche considerazioni sull’allattamento.
Ci sono donne che lo sostengono a spada tratta, donne che sdrammatizzano con ironia.
Ci sono donne che hanno allattato 3 anni che, giustamente, difendono le loro scelte e donne che non hanno potuto allattare o non hanno voluto che, altrettanto giustamente, articolano le loro posizioni.
Ci sono donne che comprendono, donne che additano, madri che giudicano, madri che sostengono le loro scelte come fossero imperativi universali.
Io, come più volte ho detto su questo blog e altrove, sono per l’assoluta libertà personale.

Qualche giorno fa mi è capitato di commentare un post sull’allattamento con queste parole, che riassumono un po’ il mio pensiero:
” È necessario sempre fare distinzioni categoriche tra madri e modi di vivere la maternità?
Se non è vero che le cosleepers, le sostenitrici dell’allattamento al seno prolungato, le portatrici di bambini sono eccessivamente asservite al ruolo, non è , però, permettetemi, nemmeno realistico identificare le madri che hanno deciso di non allattare per 3 anni e di non farli dormire nel lettone come madri che hanno paura di “sgualcirsi il vestito” o madri che “fanno dei figli un accessorio”.
Deve sempre essere tutto bianco o nero?
Non può esistere una donna che allatta 12 mesi, che non li fa dormire nel lettone ma accanto al lettone, che li porta nel passeggino anzichè addosso, che li manda al nido a 13 mesi, che, insomma, si cucia addosso la SUA maternità senza per questo sentirsi ingabbiata in distinzioni un po’ superficiali?
Non può esistere una madre che non vuole allattare ma a cui si possa riconoscere di essere una buona madre?”

In sostanza, per concludere, io penso che ciascuna donna debba cucirsi addosso il suo modo di essere madre e cercare, navigando a vista o meno, di sentirsi a suo agio e anche un po’ felice e serena.
Se questo lo si ottiene con un allattamento di 4 anni o con un biberon (pur essendo perfettamente consapevole che l’allattamento al seno sia l’alimento migliore per un buon sviluppo fisico, emotivo e psicologico del neonato), poco importa.

Con il desiderio di mostrare un volto morbido del sostegno all’allattamento, io ho cercato una mamma che sta frequentando il corso per diventare consulente de  La Leche League (ringrazio Cristina Fiore perl’aiuto e Ilaria per la disponibilità) , che Flavia di Veremamme ha poi intervistato.

Intervista a Ilaria Giromini – Mamma, allieva de La Leche League e futura consulente

D - Ciao Ilaria. Innanzitutto presentiamoci. Cosa ci racconti di te?
R – Ciao! Ho 33 anni, una bimba di due anni e mezzo, due gatti e anche un marito. Vivo in provincia di Genova in aperta campagna, diciamo pure in mezzo al bosco, ma sicuramente non è la sistemazione definitiva: sogno di abitare in città, in una qualsiasi città, con tutte le comodità e opportunità del caso. Sono laureata in biologia e lavoro da casa per un’azienda americana, ho fatto questa scelta per passare del tempo con mia figlia appena nata e per non essere legata ad orari particolari.

D – Cosa ti spinge a diventare consulente de La Leche League?
R- Quando una mamma partecipa agli incontri de La Leche League impara molte cose e riceve molto sostegno, al di la delle scelte personalissime che poi decide di fare. Questo sostegno da mamma a mamma spesso è fondamentale soprattutto durante i primi mesi. Alcune mamme che condividono in pieno la filosofia dell’associazione decidono di prestare gratuitamente il loro aiuto proprio per rendere un pochino di quel bene e di quella sicurezza che hanno ricevuto.

D- Conosci il motivo per cui ti abbiamo contattata. E’ un po’ delicato: vorremmo provare a fare  chiarezza su alcune questioni che riguardano l’allattamento in generale e La Leche League in particolare. Solo chiarezza di informazione, senza alcuna polemica. Che ne dici, ci proviamo?
R- Una cosa di cui sono sempre stata convinta è che ogni mamma è in grado di allattare il proprio bambino dall’inizio e nella maniera corretta, ma deve ricevere le informazioni esatte e il sostegno necessario. Questo ovviamente se questa mamma decide di allattare, perchè qui nessuno cerca di convincere nessuno.
Quando partecipi ad un incontro de La Leche League la prima cosa che ti viene detta è:  prendi quello che ti serve e lascia perdere le cose sulle quali non sei d’accordo. Se una mamma vuole allattare, ma non ha la minima intenzione di condividere il sonno farà suoi i consigli su come attaccare al seno il bimbo e lascerà perdere il resto. Chiunque partecipa ad un incontro si rende conto di questa piacevole atmosfera di accettazione e di condivisione delle idee.

D- I tentativi di ironia sulle cosiddette estremiste dell’allattamento scatenano reazioni furibonde perché considerati offensivi, si degenera addirittura in insulti e ci si divide in fazioni. Ho capito a mie spese che non ci si può prendere in giro bonariamente su questo tema. Ma perché secondo te è diventato un tema tanto scottante e cosa pensi di questi litigi?
R- A me fanno ridere queste cose. Ma come fai a dire ad una mamma cosa deve fare con suo figlio e cosa non deve fare? Ma scherziamo, davvero? Ogni mamma è la migliore mamma per suo figlio e solo lei prenderà le decisioni migliori per lui.
Dobbiamo imparare a non giudicarci tra noi ma a darci sostegno indipendentemente dalle nostre scelte. Poi io sono una che difenderà alla morte l’allattamento al seno, il cosleeping, il marsupio e tutte queste cose che a molte sono sicura fanno rabbrividire, ma questo è il MIO modo di fare la mamma e non ammetto che qualcuno mi dica che è sbagliato perchè io non mi permetterei mai di dire a una mamma che sta sbagliando. Detto questo tutte le mie amiche mi chiamano mamma mucca e ne sono felice. Non è vero che non ci si può scherzare, e chi non ci scherza semplicemente non ha il senso dell’umorismo.

D – Parliamo di La Leche League, che spessissimo viene tirata in ballo nelle lotte tra le sue strenue sostenitrici e altre mamme invece fortemente critiche. Parlaci un po’della tua esperienza con loro
R –
Io ho iniziato ad allattare la mia bimba senza troppi problemi, ma ogni volta che lei si attaccava io avevo una nausea terribile. Ho iniziato a perdere peso perchè non riuscivo più a mangiare e ci siamo preoccupati.
Ho cercato aiuto su internet e ho trovato il loro sito. Ho telefonato e mi ha risposto una consulente molto gentile e preparata e mi ha invitato agli incontri. Alla fine la nausea non mi è passata, ma ho capito l’importanza dell’allattamento e ho tenuto duro, modificando la mia alimentazione in modo da non perdere più peso. Mi hanno dato molto sostegno in un momento in cui ne avevo bisogno e mi sono sentita subito in famiglia, ho imparato a seguire il mio istinto in molte cose e di non ascoltare le tantissime voci che una neomamma alle prime armi deve sopportare.
Continuo a partecipare agli incontri, per noi è un piacevole rito ed una giornata in cui staccare dal lavoro e da tutto il resto; anche la mia befanina non vede l’ora perchè può giocare con gli altri bimbi e prendersi tanti complimenti.

D – In generale, esistono rischi di affidarsi a persone non ben preparate, in particolare sul Web? Che tipo di credenziali deve ricevere una mamma che sta cercando un aiuto? Quali sono le figure più affidabili dentro o fuori LLL e che qualifiche hanno? Io ho le idee un po’confuse su questo.
Per diventare consulente de La Leche League bisogna studiare almeno un paio d’anni e sostenere un esame. Se mi devo affidare a qualcuno per avere dei consigli pretendo che abbia le conoscenze e la preparzione che deve. purtroppo sul Web in tante si spacciano per quello che non sono e l’ufficio legale del La Leche è spesso impegnato a sistemare queste cose. Lo so è una cosa allucinante ma avviene anche questo. Se vuoi essere sicura che la persona con cui stai parlando è davvero una consulente basta andare nel sito della Leche e cercarla nell’elenco delle consulenti.

D – Secondo te l’allattamento è una scelta personale o un dovere morale?
R – Una domanda da un milione di dollari che mi costringe a dare una risposta che mi esporrà a fustigazioni. Il vero dovere morale è informarsi da persone preparate che sanno cos’è l’allattamento e andare oltre al consumismo che spesso ci porta ad effettuare scelte inconsapevoli. Una volta informata, una mamma deve fare delle scelte tenendo conto di mille fattori ma soprattutto della salute di suo figlio e della propria e poi deve essere disposta a cambiare idea anche un milione di volte se vede che per lei quella soluzione non va bene.

D – L’incoraggiamento e il sostegno di una consulente possono diventare pericolosi per una mamma? Se sì, in quali casi e cosa viene consigliato?
R – Incoraggiamento e sostegno che diventano pericolosi? Scusami ma mi pare un controsenso…incoraggiare significa sostenere una persona che ha deciso di fare una cosa, in questo caso allattare al seno. Quello che credo che non sia chiaro, è che noi non siamo lì a far delle crociate del tipo “dai la tetta sennò sei mamma a metà“.
Ma a chi decide di farlo diamo tutto l’appoggio e il sostegno necessario. È logico che poi magari io preferisco scambiare opinioni ed esperienze con una mamma che fa le mie stesse scelte, ma credo che questo sia umano no? Se mi chiedi un parere su cosa credo sia meglio io dico la mia, se mi chiedi aiuto io ci sono e so come dartelo.

D - Insomma, alla fine lo so che ha il valore solo di un’opinione personale, ma esiste il rischio di “integralismo” secondo te? E quando?
R – A me piace definirmi mamma mucca allattona e un po’ talebana. Tante amiche mi chiamano così e so che lo fanno con affetto. Insomma io ho fatto delle scelte quando è nata la mia piccola e le porto avanti perchè seguo il mio istinto. L’integralismo è questo: se imposti un certo discorso di allattamento e di mothering di solito ti trovi addosso mezzo mondo che ti critica e quindi devi farti un po’ dura…non so come spiegarmi, è difficile. Devi abituarti a difendere le tue idee sempre e con tutti e quindi è possibile che ti resti un po’ di atteggiamento aspro.
Faccio un esempio: mia figlia ha due anni e mezzo e prende il mio seno; se tu mi chiedi “ma allatti ancora?” io probabilmente mi irrigidisco quel mezzo secondo perchè è una domanda che mi fanno troppe volte e troppo spesso tutti e si permettono di giudicarmi . E’ possibile quindi che io mi chiuda a riccio con le persone che non hanno le mie stesse idee: lo so che è sbagliato, ma è un meccanismo di difesa come altri.
La cosa che tutti dobbiamo imparare è il rispetto verso le scelte che ogni mamma fa per il suo bimbo perchè solo quelle sono giuste, solo lei sa cosa è meglio . Ecco qui sono talebana sul serio ;-)

D - Infine uno scambio di vedute, del tutto personale. Ti dico di getto alcuni miei pensieri e tu mi dici le tue reazioni. Pronta? Allora: Io non me la sentirei mai di allattare fino a due, tre o quattro anni un bambino, lo vivrei come un attaccamento morboso per lui e per me. I miei figli sono stati allattati al seno circa sei mesi, poi sono rientrata al lavoro. Hanno avuto uno svezzamento facile e rapido, sono fortunata. Hanno dormito i primi mesi nella culla nella nostra camera e poi nel lettino nella loro stanzetta.
Se piangevano (e il primo ha avuto il sonno molto difficile) io mi alzavo, e poi mi rialzavo, e poi ancora, facendo a turno col papà. Non ho mai neanche lontanamente pensato che il loro bene fosse stare con noi nel lettone, né l’ho mai desiderato io. Mi piace pensare che il mio obiettivo come mamma sia quello di renderli indipendenti, mi piace pensare che una mamma e un papà possano e debbano essere interscambiabili.
E poi ci sono i momenti di coccole e i momenti in cui…aria!! Questa sono io e so benissimo che ci sono mamme molto diverse da me. Ma detto ciò, significa che sono una madre “innaturale”, fredda e distaccata, di una generazione superata e sbagliata che mi ha allevata male, una madre che non sa cosa sia l’affettività e i cui figli soffriranno di gravi traumi? Ho letto questo tipo di commenti in giro e mi viene un po’ da ridere. A te la palla…Picchia pure!!!

R – Scrivo di getto pure io? Bello bello.
L’organizzazione mondiale della sanità e l’UNICEF hanno dato delle linee guida. Allattamento al seno esclusivo sino ai sei mesi e in aggiunta a qualche alimento solido almeno sino all’anno d’età e sino ad oltre i due anni come integrazione all’alimentazione normale. Quindi come vedi non siamo delle pazze furiose che si inventano delle cose ;-) (aspetta, un po’ pazze furiose si, ma non ci inventiamo le cose).
Io sono d’accordo con te che il compito di una mamma sia rendere indipendente il proprio figlio. Ma credo anche che si debbano seguire i suoi tempi, quindi se tu hai visto che i tuoi bimbi stavano bene nella culletta, io personalmente per sopravvivenza ho preferito tenermela nel lettone. Sarei impazzita dopo pochi giorni e poi io sono una mamma un po’ animale, mi piace annusarmela toccarla farmi mettere i piedini in faccia.
Credo che per renderli autonomi dobbiamo farci trovare quando ci cercano e lasciarli fare da soli quando ne hanno voglia. Che meravigliosa cosa sarebbe trovare questo equilibrio.
E poi la cosa dei gravi traumi è una panzanata. I bimbi hanno una capacità di adattamento che noi ci sogniamo, ogni mamma fa le coccole come crede e come è capace. Io la mia la coccolo tenendomela sulla pancia e facendola dormire con me perchè comunque lei non è ancora pronta a dormire da sola, e io questo lo accetto: a volte è pesante tenerla con me di solito non lo è.

Informazioni
QUI trovate qualche riferimento utile.

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Il biberon no!

Avevo preprarato un post su di me e sui miei bimbi, poi mi è arrivata questa mail. C’è una certa urgenza, per cui la pubblico subito e chiedo, al solito, il vostro contributo.  Anzi, è proprio lei a chiederlo, stavolta.
Come si fa a nutrire una bambina che rifiuta il biberon? Ve lo siete mai chiesto? Avete avuto un problema simile? Come l’avete affrontato? Come lo affrontereste nell’eventualità?
Lei non lo scrive, ma, se ben ricordo, la sua bimba dovrebbe avere 3 mesi circa.


Cara Silvia,
è passato un pò di tempo, ma spero tu non ti sia scordata di me.

Eccomi qui: a scrivere una mail a chi mi “conosce” da un pò  e crede in questa forma di sostegno, perché sono in un bel guaio.
Ho provato, ma non riesco per mancanza di tempo e di energia, a navigare su internet per trovare qualche consiglio utile: niente di fatto.
Medici e affini se ne lavano le mani liquidandomi con due parole: “bisogna insistere”, o in alternativa “bel guaio”. Nessun consiglio pratico su come fare, nessun sostegno morale.

E allora ho pensato che la risorsa più utile per me in questo momento sono le altre mamme e le mamme blogger, che sanno sostenere spesso anche da lontano.

La questione: mia figlia rifiuta il biberon.
Il contenuto: il mio latte preso col tiralatte. Non intendo passare a quello artificiale nè smettere di allattare, vorrei continuare a darle il mio.
L’antefatto: esclusivo allattamento al seno dalla nascita, e il madornale errore di non aver pensato prima al fatto che avrei dovuta abituarla al biberon (inesperta io, nessuno me lo ha consigliato).
L’obiettivo: riuscire a separarmi da lei anche per poche ore, per cominciare a lavorare un pò, o anche solo per tornare a vivere, pochino pochino… :(
I tentativi fatti: proporglielo in vari momenti della giornata, a pancia piena o vuota.
Il risultato: la piccola strilla, urla, tira calci, contorsioni, manco se dentro ci fosse veleno.
Il mio problema: sono assolutamente incapace di lasciarla a digiuno finché non si convince a prenderlo, e sto cercando un metodo meno “da tortura”.

A I U T O.
Ti risparmio i commenti sul mio stato d’animo, le angosce sull’ipossibilità di tornare ad una vita “normale”, le paranoie sul mio essere una madre incapace. =(

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Due storie di allattamento

Bea e Serena, due storie di allattamento, diverse, ma simili.
Ben riuscite (dove “ben” sta per congruenti con i loro desideri), nonostante le difficoltà, le intrusioni, i consigli, i rimproveri, i pareri personali.
Come, sempre, la parola a voi, io risponderò, come voi, nei commenti.


Cara Mamma Imperfetta,
sono a raccontarti l’esperienza di allattamento che sto vivendo…per nulla facile in certe fasi, talvolta non supportata, ma tutto sommato soddisfacente nel risultato (per ora, si intende) .
Ti premetto che la facoltà di allattare al seno il mio bambino mi è stata a cuore già dall’inizio della gravidanza, l’ho considerata sempre un’esperienza speciale sia dal punto di vista emozionale (anche se credo che forse la mia aspettativa fosse troppo alta, forse stereotipata…), che dal punto di vista pratico, considerate le favolose proprietà del latte materno e la comodità di poter allattare dovunque e in qualsiasi momento.
Appena rientrata in stanza in seguito al taglio cesareo ho attaccato subito il bambino al seno. Un po’ per la scomodità di allattare da stesa, un po’ per la sua voracità, mi sono ritrovata nel giro di poche ore a patire dolori infernali causati dalle ragadi. Ho passato ore nella stanza dell’allattamento dell’ospedale, con le lacrime agli occhi, con risultati demoralizzanti, pochi grammi che non bastavano a sfamare il mio cucciolo di oltre 4 kg. Tornata a casa, forte del fatto che non volevo assolutamente desistere, che il piccolo non piangeva, e che probabilmente la quantità di latte sarebbe aumentata se adeguatamente stimolata, ho continuato ad attaccarlo esclusivamente al seno per ore.

Però, dopo il primo controllo con la pediatra, la fiducia nella mia capacità di allattare è stata demolita. Il bambino non aveva ancora recuperato il peso del calo fisiologico, in pratica non aveva preso un grammo da quando eravamo stati dimessi dall’ospedale. La pediatra mi ha detto che avrei dovuto comunque attaccarlo, ma offrendogli poi sempre un’aggiunta (si parlava di circa un etto di latte artificiale al 10° gg di vita, praticamente un intero pasto).

Tornata a casa ho passato circa 10 gg combattuta tra il desiderio di continuare ad allattare (il che corrispondeva a poppate, sempre molto dolorose, di circa 1 ora e più), e le aggiunte che di malavoglia mi sentivo obbligata a dargli.

Non so se sia stato perchè tutti quelli che mi dicevano di lasciar perdere e di passare direttamente all’artificiale (“tanto crescono lo stesso”) non riuscivano mai a risultarmi al 100% convincenti, o perchè in fondo la mia testardaggine era molto più forte di qualsiasi argomento, al 22° gg ho deciso di prendere in mano la situazione.
Supportata dalla mia omeopata e da una bio-zia aperta sostenitrice dell’allattamento al seno, ho agito su più fronti: integrando la dieta con alcuni preparati naturali che notoriamente favoriscono la produzione di latte, con risultati sorprendenti (dopo qualche giorno ho addirittura sospeso serenamente le aggiunte, mantenendone ancora per qualche giorno una soltanto alla sera perchè il pasto fosse il più possibile soddisfacente da garantirci qualche ora filata di sonno) , e prendendo appuntamento al consultorio di zona, dove ho potuto fare una poppata in diretta per verificare se il bambino si attaccava correttamente. Mi hanno dato davvero un grande supporto, soprattutto psicologico…la signora Elena, che non finirò mai di ringraziare, mi ha fatto capire che non essendo i bimbi tutti uguali, soprattutto nella fase post nascita le tabelle e i numeri così cari alla pediatra andrebbero presi “con le pinze” – probabilmente il fatto che lui alla nascita superasse i 4 kg ha fatto sì che avesse alcune riserve nutritive che non gli facevano sentire più di tanto lo stimolo della fame e il poco latte che trovava gli era sufficiente per sentirsi comunque sazio.

A che punto siamo ora, ormai alla soglia dei due mesi? Il latte c’è, e il piccolo lo beve di gusto, anche se, per pigrizia o sonno, non sempre mangia come e quanto dovrebbe. Allatto volentieri, perchè lo ritengo importante, malgrado non ne tragga tutto il piacere di cui tante donne parlano (saranno le poppate che durano ore? gli ingorghi? Mah…) e a volte, per riposare un po’ il seno, o forse perchè in fondo ho un po’ bisogno di sentirmi libera, gli dò serenamente un bel biberon veloce e soddisfacente per entrambi. C’è chi per questo mi riprende, c’è chi dice che non si fa. Ma questo per me è un gran sollievo…mi dà la sensazione di non essere del tutto svanita nel nulla.

Per trarre un’ultima conclusione a livello generale, posso dire che forse la donna che allatta, o che desidera farlo, non è ancora sostenuta come dovrebbe (se fosse stato per la pediatra della prima visita, avrei desistito sicuramente), colpa forse delle istituzioni che danno troppa poca voce alle associazioni e strutture a sostegno dell’allattamento.

Se non fosse per la caparbietà delle mamme…

Un abbraccio.
Bea


Ciao Silvia,
mi chiamo Serena e da 8 mesi e mezzo sono la felice mamma di Matteo.

Ho deciso di scriverti perchè mi sto ponendo alcune domande sull’allattamento, che continuo a praticare, e stasera, dopo averlo messo a letto, mi sono tornate in mente delle cose lette qualche tempo fa sul tuo blog.
Ad oggi allatto Matteo due volte al giorno, la mattina e la sera prima di dormire …oltre alla notte durante la quale continua a svegliarsi una o due volte.
A differenza di te, per me l’allattamento è stata un’esperienza meravigliosa, emozionante e dolcissima, come la prosecuzione della fortissima fisicità della gravidanza.
Quando ho cominciato a svezzarlo (a 4 mesi e mezzo) mi sono accorta che contemporaneamente “svezzavo” anche me! Nel senso che anche io dovevo abituarmi gradatamente a questo distacco fisico.

Fino a qualche settimana fa, la sera non lo allatavo: gli davo la pappa alle sei e mezzo e verso le otto lo mettevo a letto: non volevo che si abituasse al seno per addormentarsi.
Poi, spinta dai continui risvegli notturni e da amiche che mi consigliavano di dargli il latte prima che si addormentasse “per riempirlo di più”, ho iniziato a farlo e, come per magia, Matteo ha cominciato a non temere più l’ora della nanna, neanche dei pisolini che comunque erano una vera tragedia (e prima dei pisolini non lo allatto). Insomma, ha acquistato una serenità che a un certo punto aveva perso (verso i sei, sette mesi), quando appunto l’ora della nanna era l’apocalisse!
Allattarlo, come ti dicevo, mi dà gioia e un grande senso di tenerezza ma sono contemporaneamente preoccupata sia per l’abitudine che gli sto creando sia, soprattutto, per il forte legame che evidentemente c’è con la sua serenità.

Ho letto sul tuo blog una frase che mi ha fatto pensare. scrivi : “ho allattato i bimbi fino a quando l’hanno voluto loro”.
Mi ha colpito l’aspetto della “scelta” dei tuoi bambini, o così mi sembra di cogliere, il fatto che sia arrivato un momento in cui non hanno voluto più essere allattati…se così fosse anche per me sarebbe un grande sollievo!
Volevo sapere da te se la mia interpretazione era esatta, se arriva un momento in cui la loro voglia di autonomia li rende indipendenti da questo “rito” o se invece, come dice una mia amica, “la tetta è sempre la tetta” e non c’è minimamente da sperare che se ne separi volontariamente.

Ti ringrazio, qualunque tuo consiglio mi sarà di aiuto!
Serena

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Allattamento

Avevo intenzione di scrivere un post sull’allattamento, però è un argomento eccessivamente variegato, che non riuscirei ad affrontare con dovizia come piace a me, per cui ho pensato di raccogliere quello che di più interessante ho trovato sul Web.

Io ho allattato i miei figli ma non sono una fondamentalista dell’allattamento al seno.
So bene che è quanto di meglio per il bambino, sia da un punto di vista nutrizionale che affettivo. Non mi sento però di giudicare le donne che decidono di non allattare al seno, perché la stabilità psicofisica ed emotiva di una madre è strettamente legata a quella del neonato ed è giusto che si cerchi l’equilibrio migliore per preservarla.
Ho allattato i bimbi fino a quando l’hanno voluto loro (13 mesi Matteo, 7 mesi Niccolò).
Come le gravidanze sono state per me un viaggio meraviglioso, così l’allattamento non mi ha mai suscitato particolari emozioni.
Sono sempre stata sincera nell’ammetterlo, perché credo non ci sia niente di male nel prendere coscienza pubblicamente di certe diversità.
Diciamo poi che ragadi, ingorghi e mastiti non hanno assolutamente ammorbidito un percorso per me già faticoso di suo.
Però dal momento che personalmente non ho mai tratto particolare piacere dall’allattamento, vado ancor più fiera di aver tenuto duro.

La sensazione più dolce che mi resta di quei complessivi 20 mesi è l’immagine dei bimbi, con gli occhietti chiusi e i piccoli palmi appoggiati al seno, persi nel piacere più grande: sfamarsi avvolti dall’abbraccio più bello del mondo.


Guide
Alimenta la salute, nutre l’amore
Folder accurato e completo della Regione Lombardia

Allattamento
Guida completa del Ministero della Salute. Esaustiva e ricca, raccoglie le più comuni domande sull’allattamento sia al seno che artificiale.

Una goccia di saggezza, una grande opportunità
Guida illustrata, approfondita ed estremamente chiara, sull’allattamento a cura del Ministero della Salute e del Centro per la Salute del Bambino di Trieste.

L’allattamento materno
Folder esaustivo e puntuale a cura della ASL di Modena.

Naturalmente mamma
Una guida sull’allattamento al seno.
Viene consegnata alle neo-mamme che partoriscono nei Punti nascita della Regione Toscana e contiene consigli e indicazioni su come allattare con amore e facilità.

Siti
La Leche League
La Leche League International
La  Lega per l’Allattamento Materno è un’organizzazione di volontariato internazionale, assistenziale, apartitica, aconfessionale, senza scopo di lucro, fondata nel 1956, presente in 68 Paesi del mondo con circa 9.000 Consulenti.

Mami
Il Movimento Allattamento Materno Italiano fa parte della WABA, una rete internazionale di organizzazioni ed individui convinti che l’allattamento al seno costituisca un diritto di ogni madre ed una componente fondamentale nell’assicurare ad ogni bambino il meglio in termini di alimentazione, salute e cure. I membri si dedicano alla protezione, alla promozione ed al sostegno dell’allattamento.

Mipa
La filosofia di lavoro del MIPA fa riferimento a valori che considerano l’esperienza parto/nascita (gravidanza, parto e puerperio) un evento bio-psico-sociale cioè un evento che coinvolge il corpo, le relazioni e la cultura nel quale avviene.

Allattare.net
Il sito dedicato all’allattamento materno aggiornato periodicamente, con un elenco di Consulenti Professionali in Allattamento Materno (IBCLC), consulenza online e via email, articoli, links e libri finalizzati alla pratica dell’allattamento materno.

Allattiamo.it
Ricchissimo sito, curato con dedizione e ricco di articoli tradotti dall’inglese sulla fisiologia dell’allattamento. Testi del famoso pediatra canadese Jack Newman.

Gemelli

Molte mamme di gemelli rinunciano ad allattare perché temono di non avere abbastanza latte o perché lo ritengono troppo impegnativo, col risultato che solo il 20% dei gemelli viene allattato al seno (con il 73% dei figli singoli). Una pagina informativa dedicata alle mamme di gemelli perchè allattarli al seno è possibile.

Pediatria.it
Tutto sull’allattamento. Allattamento al seno, artificiale e misto. Allattamento dalla mamma e con il biberon. I disturbi più frequenti. Le allergie. Tutte le tecniche e le regole migliori.

Mamma, latte ed emozioni
Un bellissimo pezzo del Dott. Alessandro Volta.

Cuore di mamma
“Ho imparato quanto sia fondamentale il sostegno da parte di altre mamme con esperienza positiva in allattamento, di personale sanitario con preparazione veramente specifica e, perché no, di qualche buon testo. Cose delle quali ho potuto beneficiare in occasione della mia seconda bimba, e solo allora ho compreso quante ansie inutili mi sarei risparmiata con la prima, se avessi saputo a chi rivolgermi e quali testi mi avrebbero potuta aiutare (aiuto concreto, non solo teorico)! Posso dire che ho avuto fortuna, e vorrei trasmettere la mia esperienza ad altre mamme interessate all’allattamento, nella speranza che ciò possa servire, magari a non ripetere tutte sempre gli stessi errori”

Allattare un prematuro
Il latte materno rappresenta l’alimento migliore per un neonato che nasca prima del termine della gestazione.
Senza le giuste informazioni e un buon supporto è però difficile per una madre riuscire ad avviare una buona produzione di latte e mantenerla durante il periodo della degenza del figlio in neonatologia, riuscendo poi ad allattarlo al seno.
In questa sezione potrete trovare alcune indicazioni, link a documenti interessanti e l’esperienza positiva di varie mamme.

Consulenti
Latte e Coccole
L’Azienda USL di Reggio Emilia, Settore Pediatria e Salute Donna e l’Arcispedale S. Maria Nuova, Struttura Complessa di Ostetricia Ginecologia, offrono alla cittadinanza uno spazio completamente dedicato a mamma e bambino per promuovere e sostenere l’allattamento materno esclusivo nei primi sei mesi di vita.

VSLS
Associazione Consulenti per l’Allattamento IBCLC in Alto Adige

AICPAM

Associazione Italiana Consulenti Professionali Per l’allattamento materno
Consulenti regione per regione

Latte e Coccole

Il primo Ambulatorio IBCLC (International Board Lactation Consultant) a Roma e in tutta l’Italia Centrale.

Gruppi di aiuto

Mami
Gruppo Aiuto Allattamento Materno


Ospedali

Ospedale Bambino Gesù
Raccolta per i neonati ricoverati

Ospedali amici dei bambini

Nel 1992 è nata la Baby Friendly Hospital Initiative- BFHI (in italiano: ospedali amici dei bambini).
L’iniziativa offre agli ospedali le linee guida per diventare veri e propri centri di sostegno all’allattamento materno. Un ospedale “amico dei bambini” si impegna a non accettare campioni gratuiti o a buon mercato di surrogati del latte materno, di biberon o tettarelle e ad applicare

Banca del latte
Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato
La Banca del latte umano donato è un servizio costituito al fine di selezionare, raccogliere, trattare, conservare e distribuire il latte umano donato da utilizzare per specifiche necessità mediche.


Farmaci

Guidausofarmaci

Ministero della Salute
Ospedale Bambino Gesù


Contraccezione

Pillola e allattamento

Leggi
Legislazione nazionale sull’allattamento al seno

L’iter legislativo sull’allattamento

Il Codice violato

Codice Internazionale sulla Commercializzazione Dei Sostituti del Latte Materno

Promozione della tutela dell’allattamento al seno

Circolare n. 16 del 24 ottobre 2000 del Ministero della Sanità pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale N. 263 del 10 Novembre 2000


Libri

Pubblicazioni di LLL
Testi sull’allattamento al seno

Riviste
Da mamma a mamma
L’allattamento moderno

Accrescimento
Curve di crescita OMS
Nuove curve di crescita per bimbi allattati al seno


Community

Allattiamo
Promiseland
Al femminile
Sanihelp
Pianeta Mamma
Mammeonline
Mammole


Video

Allattamento simultaneo
Allattamento al seno
Breastfeeding Basics (ingl)

Allattamento artificiale

Alimentazione con LA
Qual è il migliore?
Latte in polvere
Allattamento misto

Se avete altro da segnalare, accomodatevi!

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Mamme aliene

Scritto il 13 marzo 2008

Ieri ero alla materna da mio figlio e una mamma mi ha confidato di aspettare il secondo.
Non lo sa ancora nessuno, perché, fino al risultato dell’amniocentesi è scaramantica.

E fin qui niente di strano.

Non fosse per il fatto che il primo è arrivato dopo anni e questo è arrivato senza cure e, soprattutto, a 42 anni.

Mentre stavamo parlando è arrivata al parco un’amica comune che le ha detto: “Parla, parla con lei che ti fa venir voglia di panciona!”. Mi spiegava, infatti, che lei non ama la gravidanza.

Che, indipendentemente dal fatto che vada bene o sia faticosa, è una fase della vita per lei faticosa perché non le piace vedersi ingrossare, non si sente a suo agio e non vede l’ora di partorire.Io che, al contrario, adoro la pancia e vivrei sempre incinta la ascoltavo curiosa perché per me è un mistero come non si possa amare una pancia che contiene un essere umano, il “tuo” essere umano.

Poi passiamo all’allattamento. “Sei pronta?” le chiedo.

E lei mi racconta che ha allattato il suo primo figlio fino a tre anni.

L’ha definito un “comportamento morboso”, dice che il secondo lo allatterà fino all’anno e poi smetterà, ma i suoi occhi mi dicevano il contrario. Son pronta a scommetterci.

Io le ho raccontato che li ho allattati al seno ma che l’ho fatto solo ed esclusivamente per loro, perché a me l’allattamento non ha mai trasmesso grosse emozioni (tranne la prima “poppata” in sala parto).

E lei mi ascoltava curiosa, come ho fatto io sulla gravidanza.

Tornando a casa riflettevo su come non ci sia al mondo niente di meno sindacabile della maternità e di tutto quello che la concerne. Perché una madre è sempre una madre.

Per me una donna che non ama la gravidanza è un’aliena. Per lei lo è una madre che non ama l’allattamento.
Per me lei è un’aliena, per lei lo sono io. Ma abbiamo chiacchierato quasi tre ore ininterrottamente, riso, ricordato, raccontato.

Con quel chiacchiericcio che solo le madri, aliene o no, conoscono e amano. Quel chiacchiericcio che trasuda ricordi di test di gravidanza, racconti di travagli, di punti al perineo, di ragadi, di amore, di fatica, di nottate, quel chiacchiericcio che puzza di meconio e profuma di talco.

Due approcci diversi, opposti, ma una sola anima, quella che nasce insieme al desiderio del primo figlio e che sarà per sempre nostra.

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