Lo chiamano blastocisti, morula, embrione, feto. E anche in un sacco di altri modi, legati al suo sviluppo e alla sua età.
Per la mamma è un bambino, il suo bambino.
I genitori concepiscono prima il figlio nei loro pensieri, lo immaginano, lo progettano in qualche modo lo chiamano a diventare parte di quella famiglia. E il bimbo immaginario si pone come precursore del cammino del figlio reale, a volte agevolandone l’arrivo, altre ostacolandolo proprio per lo spasmodico desiderio che porta in sé di divenire vivo e reale.


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