Ciclo femminile e lunare
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Riflettevo oggi sul legame, presunto o reale, tra la donna e la luna, tra il ciclo lunare e quello mestruale, tra le fasi lunari e le fasi del ciclo femminile.
Pensavo all’identificazione della donna con la luna, che muta, che cambia, che è sempre diversa e all’identificazione dell’uomo con il sole, immutabile, sempre uguale, lineare.
Non parlo di influenze lunari sul ciclo femminile, ampiamente smentite dal mondo scientifico, ma di quell’analogia, poetica e affascinante, tra il mondo femminile e l’astro d’argento.
Le quattro fasi
“Il ciclo mensile fisico consiste di quattro fasi: preovulatoria, ovulatoria, premestruale e mestruale. All’interno di ciascuna ovaia vi sono gruppi di cellule, chiamate follicoli, che contengono ovuli immaturi.
Durante la fase preovulatoria il follicolo matura producendo l’ormone chiamato estrogeno che stimola i tessuti del seno e dell’utero.
Intorno al 14-16° giorno del ciclo, un follicolo si rompe rilasciando un ovulo maturo; questa è la fase dell’ovulazione. Alcune donne avvertono certi sintomi fisici caratteristici di questa fase; questi possono includere un dolore alla zona pelvica, un lieve sanguinamento, un aumento del volume del seno o della sua consistenza, oppure insolite voglie di cibo.
Dopo l’ovulazione il follicolo viene chiamato corpo luteo e produce ormoni, progesterone ed estrogeno. Il progesterone prepara la parete uterina ad accettare l’ovulo fecondato. Se la fecondazione non avviene, il corpo luteo degenera gradualmente e i livelli di progesterone e di estrogeno scendono dando inizio alla fase premestruale. Il rivestimento interno dell’utero inizia poi a disintegrarsi portando al sanguinamento della fase delle mestruazioni.” (Miranda Gray).
Facendo un parallelismo tra le fasi lunari, il ciclo mensile e le stagioni si può ottenere la seguente analogia:
Luna crescente – Fase preovulatoria: è la primavera, il rinnovamento.
E’ un periodo in cui la donna, svincolata dalle variazioni ormanali, si sente libera e determinata. È una fase di slancio mentale, progettuale, di slanci comunicativi.
Luna piena – Fase ovulatoria: è l’estate, la stagione della pienezza, della fecondità, dello sviluppo.
La donna perde la concentrazione su se stessa e si predispone alla maternità. È proiettata all’esterno, verso gli altri di cui si occupa e si prende cura. È la fase feritile, generosa. La luna riflette tutta la luce del sole e l’energia della Natura si manifesta in tutta la sua forza.
Luna calante – Fase luteale: è l’autunno, il ritiro dell’energia, il rilascio dell’ovulo che, se non è fecondato, apre la strada alla trasformazione.
In questa fase la donna prende coscienza del mistero della natura e ne trae forza: si sente piena di energia.
Luna nera – Fase mestruale: è l’inverno, l’oscurità, la distruzione.
La donna prende coscienza del disegno della Natura. È un periodo di riflessione, di introspezione e di spiritualità. È il momento di fare silenzio dentro se stesse. È il confine con la Luna Nuova, il momento in cui le energie non si sono ancora invertite per tornare a trasformarsi in energie di creazione.
È un costante rivivere il ciclo generazione – espansione – ritiro – distruzione, per ricominciare ogni 29 giorni (ciclo lunare) e ogni 28 giorni (media del ciclo mestruale). È il ritorno ciclico della fertlità dopo la sterilità. È la vita. È la gravidanza: durante la gestazione la donna diventa “piena” per generare nuova vita.
Io trovo tutto ciò poeticamente incredibile, sebbene privo di basi ed evidenze scientifiche.
Riporto, per intero un bell’articolo tratto dal sito Amore Coniugale.
Al di là dell’approccio personale culturale e religioso che ciascuno di noi può avere o non avere (e in cui personalmente fatico a riconoscermi), ho trovato questo testo davvero poetico, equilibrato e affascinante.
L’amore e la luna
È un periodo di riflessione, di introspezione e di spiritualità. È il momento di fare silenzio dentro se stesse. È il confine con la Luna Nuova, il momento in cui le energie non si sono ancora invertite per tornare a trasformarsi in energie di creazione.importante che l’amore coniugale conosca e tenga nella dovuta considerazione i ritmi emotivi, creativi e vitali che sono propri della donna.
Se teniamo presente l’andamento degli ormoni prodotti durante ciclo mestruale della donna, ed in particolare gli ormoni sessuali, possiamo constatare una sequenza di fasi che ciclicamente si ripetono e che accompagnano e caratterizzano, come si è detto, non solo i vari momenti del suo processo biologico aperto alla potenziale generatività, ma anche e soprattutto quelli del suo mondo intimo, emozionale-interiore, psico-affettivo ed energetico-creativo.
È un periodo di riflessione, di introspezione e di spiritualità. È il momento di fare silenzio dentro se stesse. È il confine con la Luna Nuova, il momento in cui le energie non si sono ancora invertite per tornare a trasformarsi in energie di creazione. questo quadro di ciclicità emotiva solitamente misconosciuto nelle sue cause ormonali, che vogliamo descrivere, in modo da confutare il presunto inspiegabile mistero della naturale e costitutiva volubilità del comportamento femminile.
Poiché la lunghezza dei cicli mestruali della donna ha una durata media sovrapponibile a quella dei cicli lunari, tanto da far pensare ad un sua stretta analogia per il verificarsi di particolari e conformi fasi, anche se il ciclo mestruale non segue il ciclico accadere di quello della luna e non può pertanto esservi direttamente influenzato, faremo riferimento ad esso per avere alcune importanti suggestioni che ci permettano di cogliere immediatamente e ancora meglio i risvolti psicologici ed energetici di ciascuna delle significative fasi proprie del ciclo mestruale.
Massima apertura e massima chiusura
Il ciclo mestruale, in analogia con quello lunare, si caratterizza per due polarità centrali o fasi dominanti tra loro nettamente distinte e contrapposte, l’una che caratterizza il momento fondamentale, di massima realizzazione del suo obiettivo che, come per il ciclo lunare è il verificarsi della luna piena, così per la donna è l’attuarsi del momento culminante di apertura massima alla potenziale procreatività e alla quantità massima di presenza di ormoni estrogenici e androgenici; l’altra fase è invece caratterizzata dal completo annullarsi o venire meno di questa meta, e, come per la luna è la sua scomparsa, il venir meno del manifestarsi della sua illuminazione, così per la donna è l’annullarsi di tutti i fattori predisponenti la sua creatività e della massima impregnazione ormonale sessuale, tipica della precedente fase polare.
Progressiva espansione e graduale calo
Tra questi due poli o momenti signficativi l’uno di massima apertura o di piena luce e fulgore, l’altro di completa chiusura o di buio totale, si frappongono due altre fasi intermedie, l’una di progressiva espansione in un crescendo verso il raggiungimento del suo culmine, l’altra di un graduale calo di tensione alla contrazione e all’annullamento, fino a raggiungere lo stadio di partenza.
La notte
Individuate queste quattro fasi tipiche del ciclo mestruale della donna, in perfetta analogia con quelle lunari, e la loro ritmica sequenza, dobbiamo rilevare che queste sono caratterizzate da particolari situazioni o stati ormonali sessuali.
Nella fase corrispondente al momento del flusso mestruale che segna la fine di un ciclo e l’inizio di quello successivo, la fase del buio, della notte oscura, e per usare un’altra allegoria, della stagione dell’inverno, la donna si trova privata di ormoni sessuali, estrogeni, androgeni e progesterone, per l’avvenuta totale regressione e distruzione del follicolo ovarico e del corpo luteo e quindi delle condizioni fisiologiche per la loro produzione.
Il tempo del flusso mestruale, della perdita sanguigna, il cui rosso sangue, conseguenza dello scollamento della mucosa uterina, antecedentemente preparata per l’accoglimento del concepito e ora non più mantenuta per la sua inutilizzabilità, viene immaginato e paragonato al pianto dell’utero deluso ed amareggiato per il mancato concepimento, che è il fine biologico a cui tende il ciclo e che costituisce la sua vera ragion d’essere.
Ma appunto perché la natura non ha realizzato il suo intrinseco scopo, preso atto, con dolore, del fallimento avvenuto, ben presto riparte, con ripetuta speranza, per un nuovo tentativo.
Mentre il sangue bagna ancora la donna, come d’inverno sotto la neve, la terra del suo apparato generativo è in profondità ancora viva e già ricca di nuove cellule germoglianti a riprova del rito mensile di vita-morte-vita e del fatto che fine e principio sono in ultima analisi sempre la stessa cosa.
All’inizio del flusso mestruale certamente non sono presenti gli ormoni sessuali della donna, ma per un meccanismo di autoregolazione gli ormoni ipofisari sono già, da questa mancanza, pronti a riprendere la loro funzione di stimolo gonadotropo per dare il via all’aprirsi e allo svolgersi di un nuovo ciclo.
È tenendo conto di questo quadro ormonale, specie per suoi riflessi sul cervello, che è possibile comprendere lo stato d’animo che solitamente la donna vive, più o meno crucialmente, nella fase della mestruazione.
A parte la risonanza psichica per i dolori che la donna sente nei giorni del flusso mestruale, dovuti alle contrazioni uterine per espellere lo scollamento della mucosa uterina resa superflua per la mancata possibilità di annidamento dello zigote, frutto del concepimento, è il suo particolare stato d’animo, indotto dalla mancanza di ormoni sessuali, specialmente di estrogeni e androgeni, che caratterizza questa fase polare del ciclo mestruale.
È un periodo di riflessione, di introspezione e di spiritualità. È il momento di fare silenzio dentro se stesse. È il confine con la Luna Nuova, il momento in cui le energie non si sono ancora invertite per tornare a trasformarsi in energie di creazione. È un periodo di riflessione, di introspezione e di spiritualità. È il momento di fare silenzio dentro se stesse. È il confine con la Luna Nuova, il momento in cui le energie non si sono ancora invertite per tornare a trasformarsi in energie di creazione. È un periodo di riflessione, di introspezione e di spiritualità. È il momento di fare silenzio dentro se stesse. È il confine con la Luna Nuova, il momento in cui le energie non si sono ancora invertite per tornare a trasformarsi in energie di creazione.
È il tempo del vuoto, del buio, dello sconforto, della depressione, della solitudine, della paura, del disorientamento, della mancanza di energia e di progettualità, della malinconia, del ripiegamento su di sé quasi per ascoltare ed interrogarsi su cosa le sta accadendo dentro di sé nel corpo e nello spirito.
È il tempo della suscettibilità, dell’irritabilità, dell’intolleranza per cui le relazioni con gli altri diventano particolarmente difficili per una tendenza inconscia all’irrazionalità e all’aggressività.
Per fortuna il tempo di questo stato psichico negativo della donna è brevissimo, perché il mestruo segna l’inizio di un nuovo ciclo mestruale e gli ormoni ipofisari da subito stimolano l’avvio del processo maturativo follicolare che si associa alla produzione degli ormoni estrogenici e androgenici.
Prima ancora che sia terminata la fase mestruale già sono presenti gli estrogeni e gli androgeni in un progressivo crescendo fino a raggiungere il loro culmine quantitativo a metà ciclo.
Il risveglio
Il ciclo mestruale ha, come sua prima fase intermedia tra i due poli dominanti, questa che è caratterizzata, come per il primo quarto lunare o della luna crescente, dallo sviluppo maturativo del follicolo e dall’aumento quantitativo degli estrogeni e degli androgeni. È un periodo di riflessione, di introspezione e di spiritualità. È il momento di fare silenzio dentro se stesse. È il confine con la Luna Nuova, il momento in cui le energie non si sono ancora invertite per tornare a trasformarsi in energie di creazione. È un periodo di riflessione, di introspezione e di spiritualità. È il momento di fare silenzio dentro se stesse. È il confine con la Luna Nuova, il momento in cui le energie non si sono ancora invertite per tornare a trasformarsi in energie di creazione.
È il tempo del risveglio, del rifiorire primaverile della natura orientato verso l’estate, il tempo della messe, della fruttificazione.
La donna in questa fase viene inondata da una carica, da un tasso sempre più alto di estrogeni e di androgeni che modificano in senso positivo non solo il suo corpo rendendolo più morbido, più bagnato, perché come la terra per le piogge primaverili è più ricca, più gonfia di acqua così, per gli estrogeni che trattengono acqua, anche il corpo è più soffice, più pastoso, più rotondo, più traslucido e alla fine più seducente, ma anche la sua psiche viene profondamente rinnovata.
La donna in questa prima fase del ciclo per opera dei soli estrogeni e androgeni che stimolano le strutture diencefaliche del suo cervello si sente, infatti, interiormente rifatta, progressivamente sempre più carica di energia dinamica, espansiva, rivolta all’esterno. Fatta padrona di sé si sente capace e pronta a produrre, a costruire nuovi e più profondi progetti di vita di relazione. Essendo più comprensiva, più tollerante, più recettiva, più materna, più disponibile ai bisogni altrui, sente anche maggiormente il bisogno di incontrarsi con chi gli è opposto, complementare, quindi cerca sempre più l’intimità sessuale specie nella sue valenze erotiche e sensuali per costruire insieme una pienezza di essere e di vita.
A ben guardare tutte queste manifestazioni comportamentali della soggettività della donna, evidenziabili come forme tipiche di questa fase del suo ciclo mestruale, sono predisponenti ad un agire intimo, pieno di slanci di oblatività capaci di aprire, nel momento ovulatorio o nella fase della massima espansione fisica e psicologia, all’evento di una possibile nuova vita nascente.
Breve silenzio sacrale
Quando si è raggiunto l’acme estrogenico e androgenico, lo splendore solare, energetico della femminilità, si compiono le condizioni biologiche favorenti il possibile realizzarsi del miracolo della vita con l’evento ovulatorio e l’eventuale accoglimento da parte dell’ovulo del seme maschile qualora donato e ricevuto con un gesto d’amore.
Questa fase polare, caratterizzata dalla possibilità di favorire una nuova vita, dura un tempo brevissimo, appena 24 ore, nel silenzio sacrale più completo per la caduta repentina degli stessi ormoni estrogenici che non devono interferire sul comportamento della donna, perché il miracolo della vita, se accade, viene operato nel buio del suo grembo dalle cellule germinali maschili e femminili in forma del tutto autonoma rispetto a chi le ha prodotte.
Concluso l’attimo di tempo che l’ovulo concede alla fertilizzazione, comunque sia l’esito, la donna entra in una successiva fase di transizione, la fase luteale.
L’attesa
Dal tessuto di rimarginazione del follicolo rotto si forma nel giro di 36 ore un corpo luteo ben funzionante come corpo endocrino producente il progesterone, che è l’ormone sessuale la cui primaria funzione è quella di sostenere il principio di una eventuale gravidanza e conseguentemente di proteggerla.
Ma come ogni ormone sessuale oltre all’azione biologica ha anche i suoi riflessi a livello cerebrale, psicologico e comportamentale.
In questa fase luteale del ciclo mestruale, assieme al progesterone, c’è anche la ripresa degli estrogeni che però non riescono a prevalere sugli effetti indotti dal progesterone nonostante siano antagonisti, mentre gli androgeni sono in graduale decrescendo.
Il progesterone e il calo degli androgeni caratterizza così tutta questa fase del ciclo mestruale imponendo condizioni psicologiche e comportamentali di tipo depressivo.
Sotto un certo aspetto sarebbe opportuno questo stato d’animo di rallentamento di attività, di progettualità, di normali intensi ritmi di vita qualora si fosse realizzato un concepimento e l’inizio di uno stato gravidico, perché si tratterebbe di spostare il centro di interessi vitali su questa nuova realtà.
La donna non potrebbe non fare i conti con questa nuova presenza, esigente da lei di una totale disponibilità di attenzione, di cure e di devozione per rispondere ai suoi bisogni vitali.
La fase luteale è inizialmente un tempo di attesa di quanto potrebbe essersi verificato per dare il via ad un nuovo modo di vivere una straordinaria simbiosi gestazionale.
Ma come più spesso accade il miracolo della vita non si compie e il progesterone, da protettore di vita, è portato ad arrendersi e trasformarsi in una provvidenziale azione di regressione di quanto è stato per essa predisposto per dar luogo, con un nuovo ciclo mestruale, ad una susseguente nuova possibilità procreativa.
La cupezza
La fase luteale mestruale corrisponde a quella della luna calante, del progressivo venir meno della luce per raggiungere l’oscurità o, se si vuole, dell’autunno che gradualmente si sfoglia, si contrae per irrigidirsi nel freddo dell’inverno.
In questa fase a prevalente influsso progestinico e per il calo degli androgeni, la donna si intristisce, abbandona le sue attese, le sue speranze, i suoi progetti, rallenta i suoi ritmi vitali, perde l’aspetto luminoso e ogni slancio verso l’esterno, si fa sempre più introversa, si lascia andare alla ricerca dei suoi bisogni più personali ed autentici e quanto più si avvicina al mestruo si sente sempre più nervosa, irritabile, intollerante, litigiosa fino a raggiungere lo stato culminante nel mestruo. Ogni donna poi, a seconda della sua struttura biotipologica e del suo particolare stato clinico può aggiungere a quanto descritto una sua particolare sintomatologia che a volte la porta anche al ricorso di terapie farmacologiche correttive.
Un ciclo emotivo
Abbiamo voluto descrivere il ciclo mestruale della donna appositamente sotto questa angolatura della ciclicità emotiva, mentale, energetica e relazionale, strettamente legata al condizionamento degli stimoli ormonali sessuali prodotti nelle sue varie fasi biologiche ovariche, per mostrare come la conoscenza di esse non debba essere utilizzata riduttivamente solo ai fini di una oculata e responsabile gestione dell’agire sessuale per ottenere una libera, armonica e cosciente regolazione delle nascite, ma soprattutto per conoscere lo straordinario ciclico pulsare interiore della donna, condizione prima per poter arrivare a vivere il rapporto d’amore con la donna sempre in piena sintonia con i vari momenti della sua intima soggettività.
Quando si sarà compreso il valore prezioso della ciclicità dell’aspetto emozionale, energetico e psicologico della donna, legato alla ciclicità ormonale del suo ritmico e biologico potere creativo, e che va al di là della possibilità di creare una nuova vita, si potrà anche cogliere la reale negatività del ricorso alla contraccezione ormonale della pillola, ricercata esclusivamente per escludere la potenzialità creativa, perché questo sconvolgimento ormonale farmacologico sarà valutato in riferimento a quanto si perde in saggezza e preziosità della normale ciclicità ormonale femminile.
Bibliografia
M. GRAY, Luna Rossa – Capire e usare i doni del ciclo mestruale, Macro Edizioni, 2008.
G. RANISIO, Quando le donne hanno la luna. Credenze e tabù, Baldini Castoldi Dalai, 2006.
J. BONNET, La terra delle donne e le sue magie, Red, Como 1991.
DE GUBERNATIS, Storia comparata degli usi nunziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei, Trevers, Milano 1878.
M. ELIADE, La nascita mistica, Morcelliana, Brescia 1980.
J.G. FRAZER, Il Ramo d’oro, Newton Compton, Roma 1992.
C. GINZBURG, Storia notturna, Einaudi, Torino 1989.
P. GRIMALDI, Il calendario rituale contadino, Franco Angeli, Milano1993.
M.E. HARDING, I misteri della donna, Astrolabio, Roma 1973.
C.G. JUNG, La donna in Europa, in Realtà dell’anima, Boringhieri, Torino 1963.
E. NEUMANN, La Grande Madre, Astrolabio, Roma 1981.
R. SICUTERI, Lilith, la luna nera, Astrolabio, roma 1980.
A. VAN GENNEP, I riti di passaggio, Bollati Boringhieri, Torino 1992.
Sitografia
Amore Coniugale
Il cerchio della luna
Strie
Blografia
Ciclo
Centro Diagnostico Raoul Palmer
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Per scelta, su questo Blog, non parlo mai del mio lavoro ma questo, oltre che un lavoro è stato davvero un divertimento.
Vi voglio presentare una mia nuova creatura, il portale del Centro Diagnostico Raoul Palmer.
Un po’ gli argomenti familiari e conosciuti, un po’ la passione per la vita, che da quel giorno, non mi ha mai più mollato, hanno fatto si che lavorarci fino a notte fonda fosse solo ed esclusivamente appassionante.
Ma soprattutto, ho avuto modo di conoscere, qui al Palmer, persone che già sento amiche.
Part and full
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Io lavoro part-time. Faccio in teoria 5, in pratica 6 ore al giorno.
Esco di casa alle 7.20 e rientro alle 14.
Oggi avevo una riunione alle 18. Ho preso i bambini alle 16, li ho portati al parco, poi alle 17 ho comunicato che era ora di andare perchè io avevo una riunione.
Matteo ha dato di matto e mi ha detto:
- non stai mai con me.
Ho sorriso, perchè so che non è ver. Ho scelto di rinunciare e resettare, per il momento, la carriera per passare con loro i pomeriggi.
Ma ho riflettuto.
E di più, ho riflettuto al rientro. Erano le 19.30. Simone aveva apparecchiato e li aveva lavati. Mi sono corsi in contro come se non mi vedessero da giorni.
Ho pensato che ero meno stanca fisicamente di quando sto con loro. E anche meno stressata.
Poi ho pensato che stanchezza e stress fanno il paio con i loro sorrisi, i loro abbracci le loro domande e mi sono sentita fortunata. Di aver ottenuto un orario che mi permette di (rubo la stupenda metafora di Piattini) roteare tutti i piattini cinesi senza farne rompere nemmeno uno.
Ho anche pensato a quelle madri a cui non è concesso il part-time o che non se lo possono permettere (non solo per questioni economiche, ma anche professionali).
Ho pensato che dev’essere durissimo vedere i propri figli solo due ore al giorno.
Ho pensato che potrei morire, nonostante io sia famosa per non essere una chioccia.
Ho pensato che è ingiusto vivere per lavorare.
Ho pensato che ho sempre detto: “io mai a casa con loro tutto il giorno”.
Però stasera ho avuto la bruciante percezione che se potessi o dovessi scegliere se lavorare tutto il giorno o stare con loro tutto il giorno, nonostante ami moltissimo il mio lavoro, sceglierei la seconda.
Infine ho pensato ai padri. Ai padri che spesso rientrano da 12 ore fuori casa con la faccia stanca e la testa pesante. Ho pensato che sono sfortunati.
Pechè i figli sono piccoli solo una volta.
Niente figli, siamo americane
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Scrive Maurizio Molinari su La Stampa del 21 agosto 2008:
Sempre più in carriera, più scolarizzate, più indipendenti, ma sempre meno mamme: è questo il ritratto delle donne americane che emerge dal rapporto dell’ufficio del censo Usa dedicato alla fertilità.
Pubblicata lunedì e basata su dati raccolti fino al 2006, la ricerca rivela che il 20% delle donne di età compresa fra i 40 e i 44 anni non ha figli, una percentuale doppia rispetto a quella registrata nel 1976: la tendenza è in linea con quella registrata in altri paesi “sviluppati”, dove il ruolo della donna è evoluto verso la ricerca dell’autonomia economica e della realizzazione professionale piuttosto che verso i tradizionali modelli di casalinga e mamma, ma a stupire i ricercatori è la rapidità con cui il numero delle donne senza figli è cresciuto a partire da metà anni Ottanta.
Nella percentuale rientrano anche le donne che non hanno potuto avere bambini per problemi di fertilità, ma la “non-maternità” è spesso una scelta: anche le donne che hanno figli tendono ad averne sempre più tardi, dopo aver completato il proprio percorso di istruzione, ad ulteriore dimostrazione di come la realizzazione personale sia considerata prioritaria rispetto alla formazione di una famiglia. Le donne che hanno un titolo universitario partoriscono fra i 30 e i 34 anni e una su quattro – circa il 27% – sceglie di non avere figli: la percentuale scende al 15% – una su sei – quando si prendono in considerazione donne che non hanno portato a termine gli studi.
Vista la tendenza, non stupisce che anche il numero delle nascite sia in calo e che, di conseguenza, la composizione della famiglia-tipo americana sia cambiata notevolmente: nel 1976, ogni donna aveva in media 3,1 bambini, mentre oggi la media è crollata a 1,9 bambini per donna.
Sulla fertilità e la maternità influiscono anche le origini etniche: le donne bianche sono quelle che hanno meno figli e che più facilmente scelgono di non averne. Fanno eccezione le donne di origine ispanica: solo il 14% di loro non ha figli, percentuale in netto contrasto con il 23% delle bianche “antimamma”. Tra le afroamericane, le donne senza figli sono il 16%, mentre le asiatiche senza bambini sono circa il 18%.
Maurizio Molinari
Il problema è sempre quello, qui e altrove. Ma questi dati non mi convincono. Non penso che la denatalità sia legata alle velleità di carriera delle donne moderne. Io credo che questa frenata sia più che altro dovuta a questioni economiche e di mantenimento dei figli, che si incardinano in una società che non ha più molto margine di manovra. Perchè sempre buttare la zampata sulla dicotomia lavoro-famiglia, come se una donna non sapesse fare (bene) entrambe le cose?
Io credo che se alle madri fossero concessi orari flessibili, part-time e stipendi pari a quelli dei colleghi maschi non ci sarebbe ombra di denatalità. Le donne sono abituate a fare più cose insieme, amano fare più cose insieme e, soprattutto, ne sono capaci.
Breastfeeding is not obscene
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Mondo rosa
Parto da questo post sulla rivolta di un gruppo di madri recatesi da H&M per protestare circa il fatto che qualche settimana fa una cliente è stata “gentilmente” invitata a recarsi in camerino, solo ed esclusivamente perchè stava allattando.
Io non sono una dalla tetta facile, non allattavo con disinvoltura in giro, se potevo mi ficcavo nel camerino senza che me lo dicessero, anzi, facevo quasi sempre in modo da andare in giro nelle 2-3 ore dopo la poppata, in modo da trovarmi a casa per la poppata successiva.
Questo perchè, soprattutto Niccolò, soffrendo di reflusso, non aveva poppate semplici da gestire. Appartengo a quella schiera di donne che ha un rapporto meraviglioso con la gravidanza ma un po’ meno appassionato con l’allattamento (che ho comunque protratto fino all’anno di età, esclusivamente per bene e piacere dei miei figli). Parlo dunque non per partito preso.
E mi chiedo: la pornografia è ormai diffusa al punto tale che un seno di una donna, biologicamente funzionale all’allattamento, è visto come qualcosa di sporco e di fastidioso?
Come è possibile che sia considerato “osceno” l’atto di sfamare un figlio?








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