Sorprendersi
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Matteo e Niccolò
Spesso (e anche volentieri) la domenica depositiamo la prole dai nonni e usciamo a pranzo o da soli o con qualche amico.
Domenica, tristemente sprovvisti di nonni, ma non intenzionati comunque a pranzare in casa, siamo andati a ristorante (Kaprazucca, per chi è della zona. Buon cibo, prezzi equi e Alda Merini come ospite).
Era molto che non uscivamo a pranzo con i bambini, l’ultima volta l’avevo passata a rincorrere il bambino amplificato e dispeptico, (quindi doppiamente incapace di stare seduto) per tutto il locale, osservando mesta gli altrui figli duenni coscienziosamente seduti.
Al nostro ingresso, lo sguardo un po’ cortese, ma anche un po’ ammaccato (miodddio! Due bambini piccoli, per di più maschi!) dei camerieri non è passato inosservato al metal detector della mia sensibilità.
Ci siamo seduti, abbiamo ordinato e…doppia e tripla sorpresa: con l’aiuto di un libro e di un iPod Touch per il geek amplificato, i bambini sono stati seduti dalle 13 alle 15. Abbiamo gustato un pranzo di BEN 4 portate (dall’antipasto al dolce, un lusso!), loro hanno spazzolato con gran gusto i piatti, hanno conversato e si sono divertiti.
Pensavo di dover aspettare ancora qualche anno prima di potermi godere un pranzo senza rincorrerli e invece eccoci qui.
Eccoli qui.
Il tutto è stato anche sapientemente condito dalle parole degli addetti alla sala… “complimenti per questi due bambini: sono bravissimi. E noi ne vediamo tanti di bambini!”.
Si è vero: qui si potrebbe discutere per ore sul fatto che il “bravo bambino” è quello, fondamentalmente, che non disturba, quello che non alza la voce, che non si alza, che non fa capricci, che mangia tutto: insomma, quello che si comporta come un adulto.
Verissimo (e anche un po’ triste). L’ho scritto tante volte.
Ma stavolta, per una volta, non voglio disquisire sulla percezione sociale dell’infanzia ma SOLO godere del primo pranzo tranquillo in un locale pubblico e dei frutti nati da quel po’ di intransigenza educativa (poche regole ma imprescindibili e inamovibili) che ogni tanto mi viene imputata.
Dopo 5 anni consecutivi ce lo meritiamo?
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Ci siamo
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Matteo e Niccolò
È arrivato il momento anche per noi.
Si sono aperte le iscrizioni per la scuola primaria che Matteo inizierà in settembre.
Ho un tale affollamento di pensieri che ho deciso di buttarli giù in ordine sparso.
Non l’ho ancora iscritto e non so quando lo iscriverò.
Una cosa però ce l’ho ben chiara: la confusione regna assolutamente sovrana.
Io non mettevo piede in una scuola elementare da 25 anni, ma quello che ho trovato è da lasciare sbalorditi.
Non sanno quante prime ci saranno.
Non sanno quante insegnanti.
Non sanno quali insegnanti.
Non sanno che orario si farà.
Ora, è vero che io sono abituata più che bene con le nostre scuole dell’infanzia però ci sarebbe anche una via di mezzo percorribile, volendo.
Non parliamo poi della comunicazione alle famiglie.
Vi presentiamo il POF.
Le insegnati sono a scavalco.
Buongiorno, io sono la prevalente.
Ma, dico io, usare un linguaggio fruibile e anche un po’ empatico?
L’unica cosa certa è che il tempo lungo è inaccessibile e che, dunque, io dovrò mettere in piedi una task force di nonni per il recupero alle 13.
Perché, diciamolo, chi riesce ad essere alle 13 a ritirare a scuola i bambini? Chi non lavora, chi lavora accanto alla scuola oppure i nonni.
E poi non è detto che saranno le 13, perché potrebbero essere anche le 12.30.
Certo, come no! Io dovrei lavorare 3 ore per permettermi un ritiro a quell’ora!
L’altra cosa certa è che la nostra vita cambierà non poco.
Un bambino che esce alle 13 deve pranzare e poi va seguito nei compiti (va seguito?), magari prima che il fratello rientri dalla materna perché poi in casa regna il caos. Sarà un ritmo serrato fino a sera, senza più pause.
Ai miei tempi i bambini facevano i compiti da soli.
Io non ho mai avuto bisogno che nessuno si sedesse accanto a me per aiutarmi.
Nessuno mi ha mai dovuto dire: vai a fare i compiti. Ero assolutamente autonoma fin da subito.
Ma adesso non va più di moda.
Sento racconti allucinanti di mamme che stanno ore e ore a fare i compiti con i bambini. E mi domando se ha senso, se è un nuovo approccio pedagogico o se, semplicemente, sono cambiate le mamme.
Io vorrei puntare all’autonomia fin dall’inizio e, soprattutto, all’interscambiabilità della figura di riferimento. In sostanza, vorrei che per Matteo fosse la stessa cosa fare i compiti con me, con suo padre o con i nonni.
L’altra preoccupazione è legata alla scelta della scuola.
Tutta la sua sezione si trasferisce alla scuola elementare accanto alla scuola materna.
Ma noi non siamo di riferimento territoriale per cui Matteo si ritroverebbe in una classe in cui non solo non conosce nessuno ma in cui i bambini già si conoscono tutti perché hanno frequentato la stessa scuola materna. E ne ho avuto dimostrazione alla presentazione della scuola. I bambini erano già una gruppo.
Lo so che i bambini fanno presto a costruire amicizie e stringere legami, però so anche che con il carattere di Matteo per me sarebbe una tranquillità saperlo in una sezione dove già conosce tutti.
Sempre ai miei tempi ti potevi iscrivere dove volevi. Ora no.
Ora devi scegliere la scuola in base allo stradario.
Se scegli una scuola fuori stradario (come vorrei fare io) poi cosa succede? Che, se nella tua scuola di competenza, le classi sono piene, ti sbattono dove c’è posto!
Ecco, ho vomitato in ordine sparso tutto quello che si incrocia nella testa di una madre che, per la prima volta, entra alle elementari da mamma.
Da mamma che lavora, che ha più di un figlio da gestire, che ha cambiamenti lavorativi in vista e non sa cosa comporteranno, cambiamenti attesi da anni ma che ora, davanti al buco nero della disorganizzazione e dei vincoli della scuola primaria, anziché essere causa di gioia sono solo fonte di ansia.
Lunga salute ai nonni.
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Sprazzi
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Appunti di vita, Matteo e Niccolò
Ho troppa carne al fuoco e sono un po’ assente, ma vi leggo sempre e più volte al giorno. A chi mi scrive chiedo di pazientare un pochino (e ringrazio).
Voglio però lasciare qualche sprazzo di vita raccolto qua e là in questi giorni, affinché restino i ricordi di momenti ricchi.
Invitato speciale n°2
Un anno fa raccontavo QUESTO.
Di nuovo sono stati qui.
La piccola Milla ora cammina ed è commovente nel suo prendersi cura del fratello.
Ha solo un anno. Si, solo un anno. E già ha capito cos’è la vita e come va vissuta.
Quando Martino piange, lei gattona svelta-svelta verso i giochi, ne raccoglie uno, poi si arrampica sulla sedia a rotelle di Martino e glielo allunga.
Si prende cura di lui a 12 mesi di età.
Martino la abbraccia.
Appena la sente vicina, allunga il braccio e la stringe.
A vederli… beh, io non mi sono ancora ripresa dall’emozione.
Martino, nonostante qualche intervento alla testa, sta bene, chiama “mamma” e “papà” e sta imparando a scrivere con la Comunicazione Facilitata.
I genitori di questi due bimbi ogni volta colpiscono come un bel destro in pieno viso. Ci lamentiamo sempre, la stanchezza, le corse, la fatica. Noi. Loro mai. Non li ho mai sentiti lamentarsi e non li ho mai visti perdere il sorriso.
Così come i loro figli educano i miei, loro educano me.
Prospettive
In auto, ascoltiamo Battiato.
Gli Uccelli
Volano gli uccelli volano
nello spazio tra le nuvole
con le regole assegnate
a questa parte di universo
al nostro sistema solare.
Aprono le ali
scendono in picchiata atterrano meglio di aeroplani
cambiano le prospettive al mondo
voli imprevedibili ed ascese velocissime
traiettorie impercettibili
codici di geometria esistenziale.
Matteo (5 anni) ascolta per l’ennesima volta questa canzone e chiede:
- Cosa vuol dire “cambiare le prospettive”?
Simone si lancia in una spiegazione che alle mie orecchie suona come troppo complessa (“ecco il professorone, non capirà mai”).
Terminata la spiegazione, Matteo tace qualche secondo e poi dice:
- Insomma, PRATICAMENTE, è come quando io salgo su un albero o su una montagna e guardo giù. Quando lo faccio cambio la prospettiva.
Già… :sideways:
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“Questo bimbo non è normale”
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Matteo e Niccolò
A forza di sentirmi dire che Niccolò “non è normale” tra poco inizierò a crederlo anche io.
E dopo saranno ca…voli amarissimi.
Nicolò è un bambino ipercinetico, con un carattere fortissimo. Non cede mai, vuole avere sempre l’ultima parola, risponde, reagisce, lancia gli oggetti.
È un bambino dalle reazioni estreme.
Non gioca mai con i giochi, ma con tutto ciò che ha una funzione reale. È poco, anzi, per nulla simbolico.
Gioca con le pile, le monete, le posate, lo spremiagrumi.
Tempo di concentrazione: 5 minuti.
A volte riesce anche a guardare un cartone animato per una quarantina di minuti. Ma sono momenti rari.
Ho sempre letto con attenzione ma poca immedesimazione i bei post sui bambini amplificati di Silvia e Serena (Genitori Crescono), perché Niccolò vive un po’ ingabbiato nei ruoli da quando era nella pancia: gravidanza poco tranquilla (test combinato preoccupante), richiamo per malattie metaboliche (poi risultato negativo), reflusso severo (con arresto di crescita, pianti per 23 ore al giorno, irritabilità, nervosismo), insomma, il ruolo del bambino un po’ patoloigico lo recita dal concepimento. E non volevo aggiungere anche il carico dello spirited kid (o bambino amplificato), per quanto non sia questa una categoria di bambino patologico.
Però ultimamente mi sono riletta qualcosa e devo dire che alcune caratteristiche marcate degli amplificati in lui si ritrovano.
È un bambino che va visto e seguito per qualche giorno per capire il livello di impegno che richiede che, assicuro, non è quello fisiologico che richiede il crescere un bambino di tre anni.
Perché quando ne parlo puntualmente arriva la fatidica frase “anche il mio…”.
Ma no, non è un’attività che rientra nei parametri la sua. Lo so perché di bambini di 3 anni ne ho visti tanti in questi anni di frequentazioni di nidi e materne.
Niccolò, non solo non sta mai fermo, fa due-tre cose contemporaneamente (mentre mangia con la destra, con la sinistra gioca con il pane, rovesciando puntualmente l’acqua e con il piede gioca con la tovaglia) e questo in ogni attività, per 15 ore al giorno.
Niccolò non si può portare in giro perché scappa, corre verso la strada ridendo mentre tu con le gambe molli e il cuore in arresto lo rincorri pensando “non lo raggiungerò mai”.
Niccolò è un bambino che se decide che si deve arrampicare sul tavolo della cucina, prendere il riso e rovesciarlo, è matematicamente certo che entro un’ora, mentre tu stai facendo altro, ha fatto quel che aveva intezione di fare, pur sapendo che ne pagherà le conseguenze.
Niccolò è un bambino anche un po’ manesco con i coetanei, in particolar modo quando si annoia.
È un bambino che quando si arrabbia lancia e rompe qualsiasi cosa si trovi nel suo raggio d’azione.
Niccolò è uno di quelli che al mare “si è perso un bambino con il costumino blu”…il tempo di cercare la crema solare.
Per certo, e qui prevengo eventuali luoghi comuni, non è questione di educazione, mi chiamano “Rottermeier” :(( , insomma non sono una di polso debole (anzi forse il mio peggior difetto è di essere un po’ rigida nell’educazione), seconda cosa perché suo fratello, educato alla stessa maniera (anzi, meno rigidamente) è l’esatto opposto, è un piccolo omino che a tre anni stava seduto due ore a tavola (fin troppo esagerato dall’altro lato).
Il tempo di scrivere queste righe (quindici minuti) e si è alzato dal divano 7 volte, ha aperto un cassetto 10 volte, ha tirato fuori le posate, i feltrini per i mobili, li ha appiccicati ovunque, si è preso la merenda, ha aperto il portafogli e rovesciato le monete, acceso e spento le luci 5 volte, staccato 3 addobbi dall’albero, fatto partire 2 telefonate e…se non mi muovo a concludere mi demolisce la casa.
E quindi conlcudo, ma lo voglio fare con i pregi di questo cucciolo, con le sue positività che nessuno sembra notare perché l’impegno che richiede è sfibrante.
È un bambino affettuosissimo, che ti soffoca di baci e carezze, è solare, lo si fa ridere a crepapelle solo con una smorfia del viso, è un bimbo molto intelligente, sveglio, socievole.
È il mio pagliaccio buffo.
È il mio bimbo iper: ipercinetico, ma anche ipertenero; ipercasinista ma anche iperintelligente; ipermanesco ma anche ipercoccolone; ipersnervante ma anche iperadorabile; ipertestardo ma anche ipercurioso.
Va sempre con le marce tirate, vive con tutti i pori dilatati, mi fa arrivare a sera devastata e strabordante di sensi di colpa, ma è lui, il mio gnomino biondo ed è mio figlio.
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Tra dentini e manate
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Matteo e Niccolò, Questa sono io
È un bel po’ che non scrivo dei miei bimbi.
Matteo sta crescendo velocemente, non ha più l’aspetto del bimbo piccolo, ha acquisito padronanza emotiva nelle situazioni sociali che prima lo mettevano sempre un po’ in imbarazzo, ha regalato i suoi primi due dentini al topino, ha stretto un’amicizia matura con un compagno di scuola, partecipa con interesse e invidiabile entusiasmo alla scuola di inglese.

A tratti sembra un preadolescente, a tratti sembra regredire ai terribile two.
Dicono che dopo i terribile two ci siano i terribile five, perché a quest’età fanno un altro scatto di autonomia…il punto è capire quando sono finiti i terribile two e quando sono inizi i terribile five. A me ancora non è chiaro, mi sembra, tra uno e l’altro, di navigare in un flusso indistinto da 5 anni e mezzo.
Ha una passione sfrenata per la costruttività, ambito in cui ha una consapevolezza invidiabile di se stesso.
Si tratti di costruire una gru con i Lego oppure di ingegnarsi, raccogliere grossi tronchi trovati nel parco della scuola e mettere in piedi la “casa per le lumache”, attività quest’ultima documentata con emozione e sorpresa dall’atelierista che, proprio con quell’intento (ancora da comunicare ai bambini), aveva appoggiato nel parco quei tronchi e una mattina, aprendo le finestre, si è ritrovato l’opera già pronta.


Ma quando si impegna, nonostante il disegno e la pittura non siano propriamente la sua forma espressiva d’elezione, riesce a produrre qualche capolavoro.
Tra pochi mesi sceglieremo la scuola primaria…
Ci sono momenti in cui mi sembra di averlo in casa da sempre e momenti in cui da quell’alba di una nuova vita mi sembra davvero trascorso solo qualche giorno.
Niccolò ormai non è più tanto piccolo.

Nonostante un inserimento con pochi lamenti e poche crisi, ha manifestato disagio per questa nuova esperienza alla materna attraverso un linguaggio non verbale non sempre consono.
In sostanza : MENA.
Matteo i primi tre anni le prendeva da tutti, questo le dà a tutti. Poi dicono l’educazione! :choler:
La contraddizione evidenziata con più forza dalle educatrici è questo contrasto tra il suo atteggiamento corporeo che tende a tenere tutti lontani e il desiderio continuo di coccole. È un cucciolone che chiede manifestazioni affettive dalle figure adulte e al contempo allontana i suoi amici con spinte e manate.
Ora però va un po’ meglio. Ieri mi dicevano che è molto lunatico (ma da chi avrà MAI preso????) e che la giornata si srotola a seconda del suo umore al risveglio.
Ha un carattere tostissimo e io penso che sia anche un po’ iperattivo.
Si lo so che a 3 anni è un termine fuori luogo ma voi come chiamereste un bambino che non riesce a stare fermo, mai? Non ce la fa assolutamente e non parlo di cinesia fisiologica legata all’età. Parlo di difficoltà incontenibile a rimanere quasi fermo.
Mentre beve con la mano destra, con la sinistra accende e spegne le luci, apre e chiude il frigo, afferra oggetti, apre e chiude i cassetti;
anziché camminare, corre;
mentre mangia è un continuo salire e scendere dalla sedia, mettersi in ginocchio, alzarsi e risedersi (Matteo da quando ha un anno sta a tavola come un adulto…e di nuovo: poi dicono l’educazione!);
mentre guarda la tv, va avanti e indietro per tutta la casa, prende giochi, li riappoggia, prende libri, sale e scende dal divano un milione di volte.
Non ce la fa a concentrarsi su nulla per più di 10 minuti.
A volte ho la sensazione che sia davvero qualcosa più forte di lui, mi dà l’idea che vorrebbe stare tranquillo e concentrato su una cosa ma non gli è possibile.
Qui, sotto, in azione a casa di un’amica… :o: Tutti seduti, tranne terminator.
Insieme…fanno scintille! Come sempre e come da sempre (ma solo i miei litigano???).
Matteo è molto geloso ed è sempre in competizione. Niccolò, nonostante questo carattere tosto, con il fratellone è molto tenero e i rari momenti in cui Matteo gioca con lui senza urlargli contro è talmente felice che continuamente esprime apprezzamenti: Matteo è bellissimo quello che stai disegnando, Matteo sei bravissimo a fare i Lego. Pur di passare qualche minuto in più insieme…si spertica in lodi!
Abbiamo cronometrato la durata di tale idillio…10 minuti. All’undicesimo, uno dei due parte con un urlo, una sberla o il lancio di un gioco.
Questo significa che, non riuscendo io a farli menare amenamente, ogni 10 minuti faccio partire anche il mio urlo che Niccolò neutralizza con un “e non fare quella voce da matta”! :o:
La conclusione è che un intero pomeriggio “tutti insieme appassionatamente” si può trasformare nel peggiore degli incubi di chi sogna riposanti fine settimana all’insegna del relax psicofisico.
Cresceranno, mi ripeto e mi ripetono tutti in continuazione…ma siamo sicuri che cambierà qualcosa?
A sentire le mamme di figli più grandi, forse, forse, preferisco non riposarmi nei fine settimana.
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