Ai blocchi
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Matteo e Niccolò
Ho concluso un intenso periodo di lavoro (che ricomincerà tra pochi giorni), denso di ansia e responsabilità, di cui nessuno (o quasi) sembra accorgersi e ho festeggiato in autogestione, con una giornata di ferie dedicata interamente a Matteo. Io e lui. Senza il piccolo vandalo.
Siamo andati a fare il vaccino, si è fatto forare due volte senza una lacrima, si è preso il suo “diploma di coraggio” (lodevole questa attenzione dei sanitari) e poi l’ho portato dove lavoro.
Volevo che vedesse dove passo le ore della mia giornata, che concretizzasse il mio quotidiano “vado a lavorare”, ripetuto ogni giorno come un mantra da quando ha 10 mesi. L’ho fatto sedere sulla mia sedia, ha osservato il pc, ha arricciato il nasino felice davanti alla sua macchinina parcheggiata sulla scrivania e alla loro foto che vive in bacheca. Ha dato un volto alle persone che sente chiamare per nome da anni.
Dopo il pranzo tête-à-tête siamo andati, lista alla mano, a comprare quel che manca per il grande inizio scolastico.
Ha scelto i quaderni, il temperino, le matite, le gomme, le scarpe per l’ora di ginnastica. Ha voluto tutto con il faccione del suo supereroe preferito. Io non volevo, poi ho pensato che anche io da piccola avevo la cartella di Holly Hobbie e avevo anche l’astuccio, ho riflettuto in chiave di comunicazione e sono arrivata alla conclusione che per un introverso, timoroso e timido, avere Ben10 sulle spalle, sul banco e sotto la matita lo aiuterà forse a rompere il ghiaccio con i compagni di classe, ho pensato che già gli sta cambiando la vita e forse potrei evitare di mettermici anche io con qualche stupido partito preso, ho pensato che lui non chiede mai nulla, che non mi ha mai piantato un capriccio per un gioco, ho pensato che chissenefrega, corredo di Ben10 sia!
Ora restano da acquistare solo i “numeri in colore” (altrimenti detti? Regoli? Mah! Speravo nel metodo Bortolato, a dire il vero -sarebbe stata la volta buona anche per me-, ma ci adatteremo, che già quest’anno è tanto se troveremo le sedie in aula!).
Il diario che desiderava lui era esaurito, per cui, a degna conclusione di questa intensa ed esclusiva giornata di shopping, siamo andati a cercarlo altrove, in un grande negozio che vende anche e soprattutto giochi. L’ha scelto, ha fatto un giretto tra i giochi, ha preso in mano un Barbapapà e ha detto: “mamma, hai voglia di comprare una cosina anche a Niccolò?”.
Questo è lui. Musone e affettuoso, insofferente e generoso, geloso e amorevole, piccolo e grande.
Abbiamo svuotato un ripiano dell’armadio, creando un angolino tutto suo, impilato libri e quaderni, annusato gli astucci nuovi e ci siamo messi in attesa. Lo so, avevo giurato qui, altrove e a me stessa che mai avrei pianto il primo giorno di scuola. No, non io.
Posso ritrattare preventivamente?
Buon inizio, omino.
Poi arriva un giorno
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Appunti di vita, Matteo e Niccolò, Questa sono io
Poi arriva un giorno in cui ti ritrovi all’Ikea, nel reparto Ikea dei Piccoli, tra lettini, alci a dondolo, sedie girevoli a forma di uovo e ti rendi conto che te ne puoi anche andare perché non ti serve più nulla.
Ti accorgi che i tuoi figli sono già troppo grandi per indugiare ancora tra quegli angoli colorati.
Non ti serve più l’interfono, non ti serve più lo gabellino per il bagno, i giochi sono eccessivamente semplici, le seggioline sono quasi troppo piccole.
Ora serve una scrivania, serve una cartella, un astuccio con i colori che profumano di nuovo.
Serve tanta pazienza.
Serve imparare ad allacciarsi le scarpe.
Serve un po’ di coraggio. A te e a lui. Per quest’avventura tutta da iniziare.
Serve anche un po’ di sangue freddo, davanti a questi anni che stanno volando e davanti a quelli che sono volati.
E allora cerchi di ricordarti com’erano da neonati e non ci riesci. Guardi le foto, le millemila foto che hai nel pc, le guardi un po’ a malincuore perché a te le foto piace averle ma non guardarle e ti si chiude un po’ la gola. Li rivedi in sala parto, nella culla, davanti alla prima pappa, poi i primi passi, i compleanni, le gite, il primo giorno di nido, poi la materna, Babbo Natale e la bicicletta senza rotelline.
Ripercorri l’infanzia un po’ accelerata a cui hai costretto il primogenito perché l’altro piccolino incalzava con le sue esigenze e le sue manine paffute. E sfoggi con sicurezza apparentemente navigata un po’ di capacità di auto-assoluzione davanti alla consapevolezza che anche il grande aveva ancora manine paffute quando il piccolo incalzava.
Mentre tu rifletti su questo tempo che non lascia respiro loro sono al mare con i nonni.
E succede che tu te li vai a prendere, progetti una partenza intelligentemente notturna, memore dei drammi che comportano i viaggi lunghi con due bambini piccoli.
E invece ti ritrovi a fare un viaggio come tra quattro adulti. Un viaggio in cui loro stanno seduti cinque ore, in cui stanno in coda, senza mai lamentarsi.
E tu ritorni con la testa agli oggetti dell’Ikea dei Piccoli e davvero capisci che no, non era un’esagerazione: quegli oggetti non ti servono più perchè loro sono piccoli ancora ma sono già grandi.
Poi senti un’amica che ti dice: “vero che adesso che sono cresciuti e che si comincia a riassaporare un po’ di libertà al terzo non ci pensi più?”
È vero che usciti dal tunnel dei tre anni è tutta discesa quanto a fatica fisica, a nottatacce, a malattie e quant’altro.
È vero che ora, agitazione di Niccolò a parte, con loro si può andare ovunque.
È vero che questa sensazione di libertà, perduta nel 2004, mi piace.
È vero che dopo Niccolò ho ancora un trauma da elaborare perché quando sento un neonato piangere mi si accappona la pelle. È vero, dunque, che non sono pronta.
Ma no, non è vero che al terzo non ci pensi più. Non so perché, ma a me, non passa.
4 anni e sentirli tutti
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Matteo e Niccolò
Il bambino dell’attesa, 4 anni fa, durante Italia-Australia, urlante, grosso, pelato, atterrava poco timidamente e poco spontaneamente a suon di Propess, accanto ad un fratellino di 25 mesi, arrabiatissimo.
Non è stato un bell’inizio, quasi un anno di urla ininterrotte giorno e notte, reflusso, coliche, rabbia funesta di Matteo, raffica ininterrotta di “ma chi me l’ha fatto fare” “ma chi ce l’ha fatto fare” e “ma chi ve l’ha fatto fare”. Un mantra.
Eppure lui, Niccolò, faticoso, agitato, dall’intelligenza rapidissima, ansiogeno, amlpificato, ingestibile, instancabile, eppure lui, è il bambino che ha saputo, in quei mesi e in questi anni tirare fuori il meglio di me.
Ha educato la mia pazienza, il mio fatalismo, la mia capacità di sdrammatizzare, ha addolcito le mie rigidità educative, ha piegato paletti, ha incasellato l’impazienza ed esiliato le convinzioni.
Si perché quando ti nasce un bimbo tranquillo, che mangia, dorme, sorride, ubbidisce, ascolta, un po’, anche se non lo ammetti, un pochino qualche merito personale te lo attribuisci.
Poi ne arriva un altro, educato e amato parallelamente, ma di indole opposta, arriva e ti stravolge le autoattribuzioni di merito e capacità.
E in questa fatica del ritarare te stessa tu, madre, cresci e impari.
Impari che morbidezza non significa lassismo, impari che ogni bambino ha il suo modo di comunicare affetto e bisogni, che non è lui a doversi adattare ai tuoi codici e alle tue categorie ma sei tu che devi ascoltare e decodificare il linguaggio tra i 100* che lui ha scelto per farsi amare.
E ti scopri poliglotta, capace di interpretare linguaggi che mai avresti pensato, ti scopri, semplicemenete, più ricca.
Buon compleanno, Niccolò.
* Loris Malaguzzi, invece il cento c’è
Il bambino dell’attesa
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Matteo e Niccolò, Questa sono io
Ci sono bambini non ansiogeni, bambini per cui (quasi) tutto fila sempre liscio, bambini come Matteo.
E poi ci sono bambini che, ancora raccolti nel loro bozzolo prenatale, seguono percorsi decisamente differenti, bambini come Niccolò.
Niccolò è il bambino dell’attesa.
Quando era in pancia, lungo 5,5 cm, ha avuto un brutto test combinato che ci ha portati dritti-dritti in bocca all’amniocentesi.
19 lunghi giorni di attesa dell’esito.
Poi è nato e non cresceva di peso. Emocromo, infezioni.
Attesa dell’esito.
A un mese di vita, il richiamo dal nido dell’ospedale: “c’è un valore sballato nello screening per le malattie metaboliche. Dovete ripetere l’esame”.
Attesa infinita e devastante dell’esito, mentre lui continuava a perdere peso e, a causa del reflusso, si era trasformato nel sosia neonato di Mons. Tonini.
A due anni: pancione enorme, evacuazioni continue, colorito terreo: prelievo per la celiachia.
Attesa.
Quest’inverno test audiometrico (9 otiti perforate in un anno).
Attesa.
Qualche settimana fa: sudori notturni esagerati, astenia, febbricola, qualche piccolo linfonodo mobile nel collo. Emocromo alla caccia dei globuli bianchi (leucemia
).
Attesa.
Stamattina analisi per la ricerca di glucosio nelle urine (altrimenti detto diabete
).
Attesa.
La prossima settimana glicemia e tiroide.
Attesa.
Insomma, ci vuole il fisico resistente per fare la mamma di Niccolò, sapete?
La nota positiva di tutto ciò è che le attese resettano le priorità e restituiscono brillantezza alla sostanza, mostrano la faccia amorevole di chi ti vuole bene e quella del disamore di chi se ne frega, aiutandoti a ritare la tua vita.
In questo post sulle attese, il mio saluto a Saramago, di cui da ieri tutti parlano senza magari aver mai letto due pagine, per me maestro di umanità.
E lo saluto così, come ogni scrittore vorrebbe, credo, essere salutato, con qualche sillaba dei suoi pensieri, un po’ orfana e un po’ arrabbiata, come quel giorno che morirono De Andrè, Guitton, Kubrick e Lucia, mia nonna.
“Ogni persona è un silenzio”
(Josè Saramago, Le intermittenze della morte)
Io e lui
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Matteo e Niccolò
Ma come? Non accadeva ieri QUESTO?
Dove sono stata io in questi anni? Qui, accanto a lui. Ma correvo. E corro.
Corro, corro e lui, domani, spegnerà sei candeline.
Sei anni sono una tappa speciale. 0-6 si dice no? Finisce la prima infanzia. Finiscono gli anni di nido e materna.
C’è una cartella che aspetta di essere acquistata, c’è una maestra che aspetta di essere conosciuta, ci sono i compiti in attesa di essere detestati, ci sono compagni nuovi e ci sono bambini di quinta che lo aspettano al varco. È un confronto, questo con i bambini di 10 anni, che lo farà cambiare molto. Lo so. Fino ad ora, tra nido e materna, è stato come custodito, da settembre vivrà nel mondo. È giusto così. È giusto che vada, che cresca, che inizi a ribellarsi, a opporsi, a fare e dire stupidaggini.
Alla materna ci hanno restituito il suo profilo finale: “bambino introverso, molto timido, ma sicuro di sé. Ha instaurato amicizie molto forti in sezione. Matteo è un bambino che va interpretato, Matteo parla con gli occhi, va colto. Parla poco ma quando parla regala cose preziose perché è un bimbo molto ricco.
Matteo è un bambino adatto anche a seguire chi è in difficoltà, perché ha un modo molto bello di stare accanto alle persone“.
Matteo è cresciuto.
Io da sempre ho un pessimo rapporto con il giorno del mio compleanno e, da quando sono nati i bimbi, ho un rapporto poco sereno anche con la loro data di nascita.
Alla scuola ANEP mi hanno detto che ho un conflitto con la vita. Può essere. Chi non ce l’ha?
Ad ogni modo, da quel 29 maggio 2004, io, ogni 29 maggio, rivivo quella notte che l’ha accompagnato qui, lettera scarlatta di un cambiamento radicale, e mi immergo in una malinconia che struggerebbe anche un palo della luce.
Ed è così che mi sento anche oggi, anche stasera, quando, 6 anni fa, cominciavano le prime doglie nel buio della notte e nel silenzio della casa addormentata.
Io e lui, uno dentro all’altra ancora per qualche ora (eccolo, l’amore viscerale!).
Io e lui sotto la doccia alle 2 del mattino. Io e lui nel parcheggio deserto dell’ospedale. Io e lui davanti al campanello della sala parto. Io e lui a passeggiare nel corridoio. A soffrire. A spingere. Io e lui a guardarci. Io e lui abbracciati.
Buon compleanno, Matteo.










Hai una storia da raccontare? Un dubbio da condividere? Una gioia da gridare?
Su questo blog puoi farlo!
La sezione 















