Il club delle cattive mamme – la Repubblica
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Agosto è un buon mese per questo blog.
L’anno scorso questo e oggi, sempre dalla Prima nazionale…
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Non ozio né otium
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Appunti di vita, Blogging
E così, per la terza estate, il post di buone ferie. Non sarà né ozio, né otium (perché con i bambini al negotium non c’è mai fine), ma solo e semplicemente, ferie per noi e lunghe vacanze per loro.
Ce ne andiamo al mare, a respirare un po’ di “aria spessa carica di sale”, a bagnare i piedi, a indossare shorts e infradito, a spalmare vagonate di crema solare protezione +50.
Il notebook resterà rigorosamente a casa a godersi un meritato riposo.
Ci risentiamo dopo l’estate, con una cartella tutta nuova da riempire e un piccolo/grande viaggio ad aspettare i titubanti passi di un seienne che ha imparato a leggere e scrivere DA SOLO, tanta era la voglia sua e la poca voglia della mamma di anticipare qualcosa.
Le ferie chiudono sempre anche il bilancio del blog.
In questi due anni siete passati di qui in quasi 800.000, avete commentato più di 7.000 volte. Tra queste pagine vi siete aiutati, ascoltati, sostenuti, scambiati i recapiti e qualcuno e anche diventato amico.
Questa è la più grande soddisfazione ed è ciò che, tra il caos assurdo di questi mesi, ha tenuto viva la passione per questo angolino.
Menzione speciale ad Andrea Beggi, senza la cui gentilezza e sapienza tecnica avrei combinato ben poco, quest’anno.
Buone ferie e grazie, di cuore, per il vostro affetto.
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Il tempo delle mamme
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Appunti di vita, Blogging
Il tempo delle mamme è il tema del Momcamp che si terrà domani a Milano.
Con mio rammarico non riuscirò ad esserci e allora ho accettato almeno di partecipare con un guest post sul blog dedicato.
E l’ho fatto con questo post, che termina nelo stesso identico modo in cui ho concluso il post sulla “paletta rossa“. Perchè altre parole non sono riuscita a trovare.
La lentezza, la corsa e la frenata
Il tempo delle mamme è un tempo bipolare.
Alterna momenti di assoluta lentezza a momenti di rapidità spiazzante.
È un tempo lento quando sei incinta in preda alle nausee. È un tempo lento quando ti dicono che il test combinato non è andato bene e devi fare l’amniocentesi, è un tempo lento quando per 18 giorni aspetti il risultato, è un tempo lento quando, con due bambini piccoli, uno di 26 mesi e l’altro di un mese, arriva una telefonata dall’ospedale che annuncia perentoriamente e senza alcuna nota a piè pagina: “dovrebbe riportarci il bambino perché c’è un valore sballato nello screening sulle malattie metaboliche”. (Nientepopodimeno che!).
È lento quando tuo figlio non cresce di peso perché vomita giorno e notte.
Sono lente le notti, quelle interminabili con un neonato urlante che non si placa in nessun modo. Sono lenti i pomeriggi in cui il neonato urlante non ne vuole sapere di assopirsi nemmeno qualche minuto e l’altro bambino piccolo reclama un po’ di presenza.
Sono lenti i ritmi in cui cerchi di adeguarti a tutti i cambiamenti che invece corrono come una valanga trascinandosi dietro la tua vita.
E allora, provi a cambiare marcia e inizi a correre.
Corri per la sfida di questi anni: la conciliazione di tempi famigliari con tempi lavorativi. Corri a portarli al nido, corri perché devi timbrare il cartellino e ogni minuto, su quel programma dell’ufficio paghe, ne vale 15. Corri per uscire dal lavoro ad un orario decente. Corri alle riunioni a scuola, corri alle feste di compleanno, corri ai convegni, corri in libreria, perché, insomma, non di sole pappe si nutre una madre.
Corri per essere una copia perfetta della tua idea imperfetta di maternità.
Corri da un’amica, perché hai voglia di un abbraccio, ma di un abbraccio lento.
E tutto scorre come da un finestrino del treno, incessantemente e confusamente.
Tutto. Anche la vita dei tuoi figli. Te li ritrovi “grandi”. E tu, tu dove sei stata mentre loro crescevano? Eri lì, ma correvi, eri lì a tenere in piedi tutti i tuoi piattini cinesi, facendo ben attenzione che non se ne rompesse nemmeno uno perché no, non sia mai, la mamma è il multitasking per eccellenza. No, la mamma non può rompere nessun piattino che rotea sui bastoni delle sue due (sole) mani. E, intanto, loro crescono.
E quindi, consapevole, provi a scalare la marcia. Per un po’ almeno, per qualche giorno, fino a quando il macchinone non arriva dietro a lampeggiarti.
Provi a viaggiare in souplesse, a inginocchiarti quando ti parlano per guardarli in faccia, a non pronunciare per un po’ quel terribile “aspetta un attimo”, a portarteli a spasso camminando con loro, come diceva la Montessori, pensando ai passi e non alla meta (dai, dai, sbrigatevi!).
Provi ad accucciarti accanto ai loro lettini, quando si sono addormentati, nel silenzio della notte gonfia dei loro respiri e ti avvicini. Ascolti. Annusi. Baci e, nella penombra che ti è così conforme, chiedi loro perdono per imperfezioni, ma, al contempo, trovi il tempo per gioire di quello che hai e lì, davanti quei respiri pesanti, alzi la paletta rossa in faccia a questa vita che s-corre.
99 volte grazie
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Blogging
L’Aquila è la città dove mia mamma ha studiato per diventare ostetrica, quando di soldi non ce n’erano, quando si aveva un solo cappotto per 40 allieve e si doveva uscire a turno per non morire di freddo, quando al primo appuntamento con un ragazzo ci si andava con le scarpe bucate che la pioggia riempiva d’acqua e di vergogna.
È passato un anno dal terremoto.
In questi 12 mesi si sono infilati tanti, tristi fatti di politica interna a sporcare il dolore di questa gente. Che è anche la mia gente.
Fatti sui quali non voglio tornare e che non voglio fissare su questo blog che parla di vita.
E di vita, infatti, vi sto scrivendo, grazie a un’iniziativa che è un inno alla nascita e alla rinascita, potente e virale, una carica di speranza, un esempio da guardare dritto negli occhi non senza un po’ di vergogna, una buona, buonissima pratica: ecco cosa possono muovere le donne quando si uniscono anziché farsi la guerra.
Parlo di 99 Colombe.
99 Colombe è uno strano blog che in pochissimo tempo ha mobilitato, anche su Facebook, soprattutto donne a sostegno delle Sorelle Nurzia, un’azienda abruzzese che produce dolci, squisitezze che io ho per tutta l’infanzia cercato e puntualmente scovato nella dispensa chiara e profumata di mia nonna Lucia. Che non c’è più, che ho amato moltissimo e che mi manca ancora da levare il fiato.
Sono stata una sola volta all’Aquila ma mi sento, comprensibilmente e visceralmente, molto legata a questa gente.
Non è più 99, credo, il numero di questa città.
Forse le chiese, dopo il terremoto, non sono più 99, così come non sono certamente più 99 i palazzi, forse non lo sono nemmeno le cannelle, può essere che lo siano ancora le piazze. Forse.
Di certo più di 99 sono le colombe, i blogger, che hanno aderito a questa iniziativa e hanno sollevato le Sorelle Nurzia dalle macerie.
La storia di quest’azienda dopo il terremoto val la pena di essere raccontata e lo faccio con le parole de Il Salvagente.it.
“Nel novembre del 2009, mentre tutti facevano fagotto per andarsene e sfuggire alla prima neve, clandestinamente, forzando i blocchi, gli operai dell’azienda rientravano nella città devastata. E un bel mattino gli aquilani credettero di sognare annusando un insolito profumo di torrone e cioccolato che si spandeva fra le case distrutte.
Seguendo quella scia si arrivava in Piazza del Duomo.
Qui fra la gioia di tutti si scopriva che l’antico caffè delle mitiche Sorelle Nurzia, aveva riaperto per primo i battenti restituendo una piccola parvenza di vita “normale” alla città. A Natale il torrone e il cioccolato sono stati i regali che per un po’ hanno ridato fiato alla fabbrica. Ma un Natale non basta. E così, l’8 marzo alla blogger Artemisia arriva una lettera dall’Abruzzo, bellissima, struggente, sincera, che vi invito a leggere QUI.
La scrive Mara Marinangeli che si occupa di strategia di mercato per le Sorelle Nurzia. È una lettera coraggiosa che racconta come si vive ora all’Aquila e chiede un aiuto per far conoscere i prodotti di questa azienda, al di là del periodo delle festività classiche.
Le donne, quando vogliono, si rimboccano le maniche in fretta e da quel momento nasce il blog “99 colombe” al quale arrivano centinaia e centinaia di ricette, richieste di informazioni , ordini di dolci e perfino poesie.
Dopo cinque giorni di scambi, la blogger Artemisia scrive: ‘siamo emozionate, il nostro tam tam sta funzionando!!! Abbiamo parlato con Mara: sono tutti increduli per quanto sta accadendo. Gli ordini stanno cominciando ad arrivare copiosi, hanno richiamato gli operai stagionali e pensano di assumere una persona che si occupi solamente delle spedizioni…’
La rinascita di una città si aiuta anche così.”
Io non sono una foodblogger, non posso, dunque, aderire all’invito di postare una ricetta con un prodotto delle Sorelle Nurzia, ma non voglio, per questo, sottrarmi al desiderio che sento di fare da eco a questa inizativa digitale dal profumo di passione e torrone.
La rete quando si mobilita è potente. Le donne anche di più.
I blogger che hanno aderito con entusiasmo sono numerosissimi, i fan su Facebook anche, sul Web se ne parla in ogni dove, gli ordini sono arrivati copiosi e Lorella e Claudia sono state riassunte.
Sembra una favola.
Ma è solo la faccia bella della rete.
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Foto di Francesco Arena – Scatti di Gusto
Qualcuno che taccia, per favore – Mamma che ridere
Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in Blogging, Nascita
Cominciano presto.
Prestissimo.
Hai ancora il cordone attaccato alla placenta e già si avventano sulle insicurezze di una neomamma e sulla stanchezza di una puerpera che deve ancora risistemarsi in posizione eretta.
- Eh però, ha la testa un po’ a pera, si sistemerà dai, non ti preoccupare – Ma veramente la testa a pera era l’ultima delle mie preoccupazioni! Fino a un minuto fa. Si, insomma, è sano. Non è sufficiente? Però, umh, questa testa è un po’ tanto a pera…sarà normale?
- È un po’ piccolo ma è bellino molto, crescerà non ti preoccupare – Insomma, sono quasi 2,8 kg, è abbastanza nella norma, ma perché mi dite che è piccolo? Ma è davvero così piccolo? Dottore ma è piccolo?
- Mamma mia ma è enorme! I bambini grandi poi non crescono e sono più soggetti a sindromi dismetaboliche – Stavolta è bello grossino, pensavo di essere al riparo dai pareri non richiesti, si insomma nessuno che ti dica “per essere un maschio è davvero piccolino” ma la storia dimostra che…ce n’è una pronta in canna in ogni momento. Sempre guardarsi alle spalle.
- Come mai non lo attacchi subito? Lo sai che più tardi lo attacchi più allontani la possibilità di allattarlo vero? -Lo sai che se il capezzolo non viene stimolato subito poi il latte non ti viene? – Ma prego, accomodatevi e gufate. Chiedo troppo se desidero una prima poppata in intimità, senza ago e un filo piantati nella patonza?
- Eh ma si è addormentato? Sveglialo, sveglialo, lo DEVI attaccare – Diamine: sveglialo. Ma abbiamo una minima idea di cosa siano un travaglio e una nascita visti dalla parte di un bambino? Ce l’abbiamo? E mi dite sveglialo???
- Eh, ti sono venute subito le ragadi, non hai preparato il seno in gravidanza – E ti pareva? No veramente la prima volta l’avevo fatto, meticolosamente, con la cremina apposita, ma dopo 4 minuti di poppata avevo la cartina geografica dei Pirenei al posto dei capezzoli per cui ho pensato che non ne valesse poi tanto la pena. Ma, ditemi, per favore cosa DOVREI fare, non cosa NON ho fatto. Cosa faccio ora?
- Si può avere un paracapezzoli per queste ragadi? “Il paracapezzoli???!!! Ma il corso preparto l’hai fatto? (non solo quello…ho fatto e letto di tutto, signora mia) Il paracapezzoli è ASSOLUTAMENTE da evitare (si ma mi stanno sanguinando entrambi a mezzora dal parto…il colostro “macchiato” non era previsto nei manuali). Mettiti un guscio di noce o una foglia di verza.” – Certo. Sono ancora qui in sala parto. La foglia di verza la trovo accanto al cardiotocografo oppure la devo coscienziosamente chiedere al personale di turno?
Siamo ancora in ospedale. Ho partorito da un’ora e ho la tremenda sensazione che tutto questo non avrà mai più fine.
Per tacer del rientro a casa, della zia che ti tocca le tette mentre allatti per assicurarsi che siano piene, di quell’altra che è rimasta all’allattamento a orario e ti sgrida perché “ma insomma questo bambino è sempre attaccato”, di quell’altra ancora che ti ingozza come un tacchino perché se non mangi a sufficienza il bambino ti succhia il calcio, della vicina che: “mamma mia come piange questo bambino! Piange sempre. Ma come fate?”
C’è qualcuno che sappia tacere a bordo?
E a voi? A voi cosa è capitato? La suocera, la mamma, la zia, la vicina, l’amica, la sconosciuta.
Chi meno di tutti riusciva a starsene zitto?
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Tutti gli aneddoti serviranno da spunto per uno spettacolo teatrale che andrà in scena il prossimo maggio a Milano e ai commenti più interessanti, divertenti o stimolanti, pannolini omaggio…









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