Morbillo: contagio, sintomi e vaccino

Morbillo

 

È di pochi giorni fa la notizia che i Centers for disease control and prevention (CDC) del Dipartimento della Salute statunitense, hanno emesso un avviso per i cittadini americani in partenza per l’Italia a causa dei focolai di morbillo nel nostro Paese.

Ne parliamo con il Dott. Pier Luigi Lopalco, epidemiologo ed esperto di politiche vaccinali, professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università di Pisa.

 

Che cos’è il morbillo e come si diffonde?

Il morbillo è una malattia infettiva causata da un virus. Probabilmente fra i virus più contagiosi che si conoscano. Si trasmette per via aerea: questo significa che un soggetto contagioso ne può infettare altri semplicemente parlando, tossendo o starnutendo.

 

Quali sono i sintomi caratteristici?

Il morbillo inizia a manifestarsi come una comune malattia febbrile, non dissimile da un forte raffreddore, ma presto compaiono i segni di una infiammazione abbastanza generalizzata delle mucose: evidenti sono le congiuntive che appaiono molto arrossate. Dopo questa prima fase compare il tipico esantema, cioè una eruzione di macchioline rossastre lievemente rilevate sulla pelle. L’esantema copre un po’ tutto il corpo ed ha una tipica progressione dalla testa verso gli arti. Questa eruzione dura da 4 a 7 giorni per poi progressivamente scomparire.

 

Quanti sono i giorni di incubazione?

Dal momento in cui il virus penetra nell’organismo e quello in cui inizia la febbre passano generalmente 10 giorni. Quando compare la febbre, il soggetto è al massimo della sua contagiosità.

 

Quali le complicanze di questa malattia?

Purtroppo il morbillo è fra le malattie esantematiche che più spesso si accompagnano a complicanze. Fra le più gravi la polmonite e, meno frequentemente, l’encefalite. Sono poi possibili complicanze batteriche legate alla diminuzione delle difese immunitarie causata dal virus, fra cui l’otite media. Alcune di queste complicanze (in particolar modo la polmonite) possono essere mortali. A seconda delle statistiche, il morbillo può avere un livello di letalità che arriva fino a 1 caso su 1000/2000 ammalati. Comunque, fra il 25% ed il 40% dei casi ha bisogno di ricovero in ospedale.

Cosa è la panencefalite sclerosante subacuta? È vero che si può manifestare anche a distanza di molto tempo dopo aver contratto il morbillo?

La panencefalite sclerosante subacuta (PESS) è una gravissima forma di degenerazione del cervello, inevitabilmente mortale. È causata dal virus del morbillo. Grazie al cielo si tratta di una complicanza rara (probabilmente 1 caso ogni 100.000 casi di morbillo) e si manifesta dopo anni dall’infezione primaria. La PESS è più frequente quando si contrae il morbillo entro il primo anno di vita.

È per questo che i bambini molto piccoli hanno bisogno di particolare protezione: non possono essere ancora vaccinati e quindi possono essere protetti solo in maniera indiretta essendo circondati da persone vaccinate.

 

L’Italia è seconda in Europa per numero di casi di morbillo: cosa sta succedendo?

Non è la prima volta che l’Italia si trova in testa alle classifiche europee per numero di casi di morbillo. Purtroppo questa malattia è ancora endemica nel nostro Paese: questo significa che il virus circola tranquillamente e, a cicli più o meno regolari, produce queste ondate epidemiche con migliaia di casi. Il motivo risiede esclusivamente nel basso livello di copertura vaccinale. Purtroppo, a causa della sua estrema contagiosità, per poter fermare la circolazione del virus del morbillo è necessaria una copertura vaccinale molto alta nella popolazione (anche >95%). Per raggiungere questi livelli, non solo bisogna vaccinare il più alto numero possibile di nuovi nati, ma bisogna anche recuperare gli adolescenti e gli adulti che sono ancora suscettibili.

 

Cosa consiglia agli adulti che non lo hanno contratto da piccoli e non sono vaccinati?

Chiunque non sia stato vaccinato in passato con due dosi di vaccino trivalente (morbillo, parotite e rosolia) deve recarsi dal proprio medico e chiedere la vaccinazione. Ci si può vaccinare ad ogni età. Il morbillo, purtroppo, non è solo una malattia dei bambini. Una grossa quota di casi si osserva anche fra gli adulti.

 

Il morbillo in gravidanza che complicazioni può dare?

Come ogni malattia infettiva, il morbillo deve essere evitato in gravidanza. I danni causati dalla rosolia o dalla varicella in gravidanza sono meglio noti rispetto al morbillo, di cui si hanno meno segnalazioni. Se contratto nelle prime settimane di gravidanza è molto probabile che esiti in un aborto spontaneo. Nelle settimane successive alla 24ma il virus può infettare il neonato che, alla nascita, può presentare i segni dell’infezione, fra cui polmonite.

Parliamo del vaccino nei bambini. Con quali modalità viene somministrato? Necessita di più dosi? A che età?

La vaccinazione contro il morbillo si associa a quella contro rosolia e parotite (orecchioni) nel vaccino trivalente e, più recentemente, anche a quella contro la varicella in un vaccino tetravalente.
Si tratta di una iniezione per via intradermica (aghetto corto). Per la immunizzazione completa sono necessarie due dosi. La prima si fa dopo i dodici mesi di vita, per evitare che gli anticorpi che eventualmente la madre ha trasferito al figlio possano interferire con il vaccino e ne diminuiscano l’efficacia. La seconda si può fare in qualunque momento a partire da sei mesi dopo la prima dose. Nel calendario vaccinale italiano la seconda dose si somministra intorno al 5°-6° anno di vita.

 

Diamo qualche dato?

Purtroppo i numeri non sono incoraggianti. Ogni ciclo epidemico di morbillo in Italia si registrano migliaia di casi. L’ultimo bollettino del Ministero della Salute, per questi primi mesi del 2017 parla già di oltre 1.600 segnalazioni, di cui quasi il 40% ricoverato in ospedale e con un 34% di complicanze riportate.
Se osserviamo i dati di copertura vaccinale, ci spieghiamo il perché: la copertura media nazionale supera appena l’85% di bambini vaccinati con una dose e scende al 83% per la seconda dose. In questo modo, ogni anno, si accumula una percentuale notevole di bambini che, prima o poi nel corso della loro vita, prenderanno il morbillo.

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