Preadolescenti, smartphone e social: accompagnamoli insieme

preadolescenti e smartphone

In tanti mi avete scritto per sapere come Matteo si sta gestendo con lo smartphone. Quanto e come lo usa e se le regole sono state recepite e messe in pratica tutte. Ecco cosa è accaduto in questi 18 mesi.

A distanza di un anno e mezzo (che a 12 anni non è poco), alcune delle regole stabilite alla consegna dello smartphone sono cadute in tacita prescrizione. Lui è cresciuto e anche i “no” devono sapersi trasformare, sempre se l’atteggiamento si è rivelato maturo e rispettoso. Matteo continua a dimostrarsi un ragazzino responsabile, per cui i controlli sono ovviamente calati. Ma ci sono. E lui lo sa. Ciclicamente il suo telefono è passato in rassegna, davanti ai suoi occhi. Cronologie, download e chat. Sugli orari ci siamo ammorbiditi, lo usa per guardare video o ascoltare musica anche prima di andare a dormire.

In un anno e mezzo è stato messo in punizione solo una volta, la settimana scorsa. È uscito con 4 amici a mangiare una pizza per Halloween. Era la prima volta. Erano da soli in pizzeria e io ho chiamato. Tre volte. Non ha risposto. E così per una settimana gli abbiamo sospeso l’uso del telefono.

L’utilizzo che fanno a 12 anni del telefono è quasi essenzialmente composto da Whatsapp+giochi+video.
Whatsapp non è indicato sotto i 16 anni. Voi lo sapevate? Io l’ho scoperto da poco. E questo per colpa mia che non ho mai letto i termini di utilizzo, cosa che solitamente faccio sempre, soprattutto quando riguardano i ragazzi.

WhatsApp non è indicato per i bambini sotto i 16. Se hai meno di 16 anni di età, non è consentito utilizzare il Servizio WhatsApp. Proteggere la privacy dei bambini è particolarmente importante. Per questo motivo, WhatsApp non raccoglie né conserva dati personali o informazioni non personalmente identificabili sul sito o WhatsApp WhatsApp servizio da persone sotto i 16 anni di età, e nessuna parte del Servizio WhatsApp è diretto o destinato ad essere utilizzato da persone sotto i 16.

Quindi: Whatsapp lo usano tutti, anche dal telefono dei genitori in terza elementare, ma non potrebbero. Precisamente, lo usa il 70% dei ragazzi sotto i 16 anni (Fonte: Mac-Skuola). Ed è curioso che il mezzo più utilizzato nel cyberbullismo per diffondere immagini o video sia in realtà un’applicazione vietata ai bambini e ragazzi under 16. Quindi vigilate. Io lo faccio. E spesso mi capita, quando parlo con altri genitori di capire che le chat dei ragazzini non vengono mai lette da nessuno. Eccessi, offese, insulti, provocazioni che circolano su Whatsapp sono all’oscuro delle famiglie. Secondo il rapporto IPSOS per Save The Children (campione di 1000 ragazzi tra 11 e 17 anni, campione non vastissimo ma sufficiente), il 35% di loro si dà appuntamento con persone conosciute solo in qualche gruppo Whatsapp (1 su 2 scopre poi che la persona incontrata non era ciò che diceva di essere) e il 24% condivide messaggi, foto o video con riferimenti sessuali a gruppi di cui non conosce tutti i partecipanti.
NO, non capita solo agli altri, quindi facciamo attenzione.

Tornando a Matteo, l’uso massiccio di WhatApp è ciò che in assoluto io più vigilo anche se vedo che lui è sempre molto secco, reticente e spesso apre le chat dei gruppi solo per togliere la notifica del numero dei messaggi da leggere, ma non legge. È oggettivamente impossibile se si vuole studiare, giocare, fare sport e parlare con esseri umani, riuscire a reggere il ritmo di chat del genere. 500-600 messaggi al giorno. No, grazie. Ed è lui a dirlo.

 

Capitolo Facebook. Per farla corta, alle medie hanno già account FB, creati di nascosto. Leggono i genitori e contattano sconosciuti. A Matteo chiedono di esserci. L’ho letto in una chat. Questo significa che alcuni ragazzi in classe (a 12 anni) hanno già un account e lo utilizzano attivamente.

Vi racconto cosa è successo recentemente in casa nostra. Una mattina rmia madre mi messaggia: “Lo sai che Niccolò (10 anni) ha un profilo Facebook?”

Coooooooooooosaaaaaaaaaaaaaaaa?

Mi fiondo su Facebook e…

adolescenti e social network

 

Perfetto. Perfettissimo. Complimenti a noi.

Cosa è accaduto? Ricapitoliamo.

Niccolò, che non è Matteo (per fortuna e purtroppo), va molto moderato nell’utilizzo di qualsiasi tipo di device perché tende a strafare. Per cui viene messo in punizione molto spesso.
L’ultima punizione riguardava la Play Station. Ha risposto male quando gli è stato detto di spegnere e quindi è stato punito.
Cosa ha pensato di fare? Ha preso il tablet, dicendo che avrebbe guardato un video sulle auto, ma anziché guardare il video si è iscritto a Facebook. Si è creato un account mail e ha aperto il profilo.

Poi (e qui casca l’asino) ha chiesto l’amicizia a mio nipote ed è così che è stato scoperto. Senza questo “passo falso” non avendo lui accesso a nessun social, non avendo il telefono, nona vendo la mail a me non sarebbe mai venuto in mente di controllare eventuali iscrizioni. Ha 10 anni.

Ovviamente gli abbiamo parlato. Abbiamo cancellato insieme il profilo, ma, prima di cancellarlo abbiamo guardato insieme le impostazioni che non aveva settato. O i dati sensibili che aveva inserito e lasciati pubblici, tipo il numero di cellulare in bella mostra.

Rientriamo nel campione. Noi che siamo (o pensiamo di essere) molto attenti, rientriamo a pieno titolo nel campione del rapporto: il 39% degli 11-17enni si è iscritto a Facebook a 11-12 anni e, cosa più preoccupante, il 32% non ha dichiarato i 13 anni obbligatori per l’iscrizione ma ne ha dichiarati 18 (esattamente come Niccolò che ha dichiarato di essere nato nel 1998). Questo significa che i contenuti, soprattutto di adv, visualizzati su FB sono anche fortemente inadatti alla loro età.

Il web è una ricchezza, una possibilità, uno strumento. Non un pericolo. Se lo si utilizza con coscienza. Chi deve spiegare a questa generazione “always on” l’utilizzo consapevole di device e social network? Il rispetto per se stessi che passa anche attraverso un senso del pudore quando si ha in mano uno smartphone? A chi spetta questo compito? Alle famiglie in primis. Però, guardiamoci intorno, le famiglie non sono pronte. Perché ne fanno un utilizzo a loro volta basico e senza approfondimento. Se, ad esempio, i genitori per primi non sanno di avere la geolocalizzazione attiva sui loro device come possiamo pretendere che spieghino ai figli che cos’è e quali sono possibilità e rischi di lasciare traccia di sè in ogni secondo?

È dunque sulle famiglie che occorre lavorare. Passare dai genitori per diffondere una cultura digitale che non sia “posto su Facebook”, ma si incanali nel senso di responsabilità e di rispetto di se stessi.

Veniamo a  Instagram. Tutti hanno Instagram in classe. Tranne forse 4-5 ragazzi, tra cui mio figlio. Non tanto per ciò che può accadere postando le proprie foto lì sopra (credo, fondamentalemnte nulla), ma per ciò che lui può trovare. Mi spiego (quando parlo con i genitori di questo, restano sempre sorpresi): non mi preoccupa che Matteo pubblichi foto di se stesso, mi preoccupa quello che può trovare utilizzando la maschera di ricerca dell’App o seguendo e intercettando alcuni hashtag. Su Instagram si trova di tutto. E non importa che vostro figlio abbia l’account privato o meno. Nel momento in cui intercetterà determinati hashtag o cercherà qualcosa che lo incuriosisce, che abbia il profilo chiuso o meno, troverà quello che cerca e forse anche quello che non cerca. 11-12 anni per me non sono ancora l’età giusta per un social fotografico. L’immagine parla in maniera diretta. Colpisce.
Ho osservato, infine, l’utilizzo di Instagram che fanno i ragazzini: le loro gallery sono quasi esclusivamente fotografie di loro stessi. Selfie su selfie.
Vale anche per Instagram il discorso dei tag nelle foto. Essere taggati in fotografie imbarazzanti o offensive può non essere piacevole. E può capitare. Il sistema dei tag su IG funziona diversmente rispetto a  FB: non entra in timeline dei follower. Quindi è meno invasivo.
Infine, utilizzi devianti e deviati come questo sono all’ordine del giorno e la nostra attenzione non deve mai mancare. Io, per il momento, preferisco che lui faccia  ameno di Instagram. Non credo ne stia soffrendo in modo particolare. Dimenticavo: per creare un account Instagram bisogna avere 13 anni compiuti. I limiti di età non sono mai casuali.

 

Poi ci sarebbe Youtube. In quarta elementare (non scherzo) hanno canali personali e pubblicano video che definire “stupidi” è un eufemismo. Perché? Il discorso merita approfondmenti che certamente farò nei prossimi mesi.

Capitolo scuola, aperto e chiuso: a scuola da Matteo non si può utilizzare il telefono. Punto. E per fortuna. Anzi, per direttiva Fioroni. Ma questo non è evidentemente preminente per tutti gli istituiti poiché il 26% degli intervistati utilizza il telefono in classe. I professori su questo sono ferrei e io ne sono molto felice. È accaduto la settimana scorsa che in classe, durante una lezione, si sia sentita una canzone o comunque un’audio di un video. Siccome nessuno si è preso la responsabilità, la professoressa ha dato un rapporto di classe. Poi corretto il giorno successivo in richiamo (a quanto ho capito).
Si può discutere sul richiamo collettivo per una responsabilità individuale (che non dà modo alle famiglie e ai genitori di intervenire sul proprio figlio nè ai ragazzi di assumersi le responsabilità che sarebbe opportuno imparare ad assumersi in seconda media), ma sulla severità sono totalmente d’accordo. A scuola il telefono non si usa. Men che meno durante le lezioni. Matteo, non avendo particolari necessità legate al tragitto, a scuola non lo porta.

Tutti noi siamo stati nativi di qualcosa. Radio, TV, Cellulari. Abbiamo formato una coscienza critica e imparato (chi ha voluto) un utilizzo consapevole. Ma chi è stato aiutato in questo complesso percorso di consapevolezza lo ha fatto prima e meglio. Quindi, affianchiamoli. Non vietiamo, ma sosteniamo con una presenza informata.

Istituzioni, scuole, associazioni, lavorate sui genitori, non sui divieti e noi genitori, lavoriamo prima sulle nostre conoscenze e competenze e, solo sucessivamente, con i nostri ragazzi, su un utilizzo consapevole e critico.

 

Commenti

  1. Viviana dice:

    da mamma ti faccio i miei complimenti, mi hai fatto riflettere molto. grazie

  2. Sempre benedetto negli anni questi sito meraviglioso.
    Grazie per gli spunti di riflessione e anche per la condivisione. Lo stampo e lo faccio leggere 😉

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