Faglie e foglie

Terremoto

Ph. Lorenzo Duran – Incisione su foglia

 

 

 

Adesso. Domani, oggi, ora. Il fare e non fare. Il terremoto spazza via tutto. La ciclicità del tempo, i progetti banali, le abitudini. Le storie piccole di ogni giorno e le storie di generazioni. Per tutti loro il domani non è arrivato. La terra ha serrato i denti.

Quando viene di notte ti strappa l’alba e ti chiude gli occhi davanti al sole che sorge e che tu non vedi perché sei al buio. Il buio di chi non ha più le sue manine da stringere, di chi non ha più braccia in cui tuffarsi. Il buio dei ricordi di una vita sepolti e irrecuperabili.

Non dormo da mercoledì, vorrei fare qualcosa, partire. Aiutare. L’Abruzzo è la terra della mia famiglia e tutto questo era solo ieri. Ma noi siamo nati e viviamo in Emilia e anche questo era solo ieri.

La verità è che il terremoto è sempre ieri.
Sentirsi rifiutati dalla terra che dovrebbe essere madre è così terribile che non si riesce a elaborare mai fino in fondo. Non passa. Non si guarisce. Resta una latenza che si riattiva ogni volta, forse con maggiore potenza. La consapevolezza della paura e del dolore.

La corsa in strada, quando il terremoto ti prende nel letto, è un terrore animale. Quello dei topi che scappano. Siamo tutti topi durante un sisma. Non ci sono più distinzioni, di nessun genere. E il boato che fa il terremoto? Chi riesce a descrivere un suono simile? Il boato è un non-suono. Il boato ti trema dentro le viscere.

Mi hanno insegnato a farlo fruttare questo dolore, a renderlo prolifero, a volgerlo in opportunità. L’opportunità di crescere e di non sprecare nessuno dei morti di queste ore. L’opportunità di spiegare e parlare con i miei figli. L’opportunità di godere nel metterli a letto e stare in silenzio ad ascoltare i loro respiri di bambini e le loro preoccupazioni di preadolescenti.

Il dolore seminato da un sisma non deve morire dentro nessuno. Deve generare. Noi mamme sappiamo bene cosa significhi. E sappiamo che la generazione inizia con il parto. Il parto non è la fine, è la prima delle innumerevoli generazioni che faticosamente ogni giorno, guardando i nostri figli, siamo chiamati a fare: generare coscienza, generare felicità, generare umanità, generare serenità, generare sapienza.
Mamme, vi prego, che nessuno muoia invano sotto i nostri occhi, nessuno di quei bambini, nessuno di quegli anziani, nessuno dei loro progetti e sogni. Portiamo la vita nelle nostre case, parliamo ai nostri bambini. Tiriamo fuori sia la coscienza della fragilità che la capacità di essere felici, con poco.
Non sanno più essere felici con poco i nostri figli. Ma quelli dei campi lo hanno imparato in una notte:

– State bene qui?

– Sì, stiamo bene. Non abbiamo più le case ma siamo vivi e ieri ci hanno portato un cartone di giochi recuperati dalle macerie

 

Faglie e foglie.

Ecco come ci sentiamo tutti in queste ore. Pezzi di terra rivoltabili con una vanga. Petali strappati. Fragili e incapaci. Crollano case, palazzi, certezze, storie, vite, ricordi, sogni, progetti. Crolla il pranzo domenicale dai nonni. Crolla il “domani gliene parlo”. Crolla il tempo che abbiamo perso e i progetti che in cui non abbiamo creduto. Crolla l’onnipotenza che ci appanna.

Generiamo. E aiutiamo i nostri figli a generare in queste ore.
E d’ora in poi.

 

 

L’immagine di questo post è tratta dal sito di Lorenzo Duran, un artista spagnolo che io amo molto e che in questo capolavoro racchiude tutto il senso della fragilità e della forza della natura, della grandezza e della piccolezza della terra.

Commenti

  1. Cara Silvia, ieri c’è stato un semplice episodio familiare che mi ha portato alla mente alcune tue considerazioni. Mia figlia, 8 anni appena compiuti, si stava per addormentare nel suo lettino, e mentre mi allontano dopo una carezza lei mi richiama … non vuole temporeggiare come alte volte … ma con un filo di voce mi dice …”mamma , mi sento molto felice, perché ho una famiglia meravigliosa” …io le chiedo se la contentezza deriva dalla gita fatta con papà e fratellino quel giorno, lei : “no mamma, per tutto, perché ogni cosa fatta insieme è speciale, anche le mie lenzuola profumate sono speciali …” Bene …questo calore e questa energia mi accompagnano costantemente … vorrei condividerli perché essere mamme oggi non è facile … Grazie delle tue parole, mi fanno sentire meno sola nella mia missione di madre.

    • Lara, grazie per questo racconto bellissimo.
      Le lenzuola profumate. Dovremmo ogni giorno ripartire da queste basi per essere davvero capaci di vivere una gratitudine piena e trasmetterla agli altri.
      I bambini sono i nostri maestri.
      Un grande abbraccio.
      S.

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