Disgrafia: cos’è e come riconoscerla

Disgrafia

 

La disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento che si caratterizza per un mancato controllo nella riproduzione di segni alfabetici e numerici.

Per riconoscerla – e per intervenire prima che la situazione si aggravi e influenzi gravemente il rendimento scolastico – è bene avere le idee chiare relativamente ad alcuni segnali che dovrebbero mettere in allarme. Ecco qualche informazione utile in merito.

  • La disgrafia inizia a manifestarsi solitamente quando la scrittura del bambino attraversa la fase di personalizzazione, quindi tra la seconda e la terza elementare (prima la scrittura disordinata è conseguenza dello sforzo compiuto nel processo di apprendimento). In alcuni casi è possibile notare piccoli segnali anche negli anni della scuola materna. Di cosa parliamo? Di produzioni grafiche generalmente poco strutturate e di palesi difficoltà nell’utilizzo dello spazio durante i momenti di disegno libero.

 

  • Capita spesso che i bambini disgrafici presentino delle difficoltà nella gestione dello spazio che è il foglio, facendo per esempio fatica a rispettare i margini, le righe o i quadretti.

 

  • Un altro indicatore di un’eventuale disgrafia è la mancanza di una pressione regolare con la penna. I bambini disgrafici tendono infatti a esagerare per eccesso o per difetto, questo a causa delle variazioni di tensione fisica.

 

  • I bambini disgrafici tendono anche a seguire con fatica il normale andamento della scrittura da sinistra a destra.

 

  • In caso di disgrafia possono esserci difficoltà anche nell’incolonnamento delle cifre.

Come riconoscere la disgrafia?

Per riconoscere la disgrafia può essere utile osservare anche alcuni aspetti riguardanti il linguaggio non verbale del bimbo nel corso del processo di scrittura. Vediamoli insieme.

  • Il bambino disgrafico tende spesso a inclinarsi eccessivamente sul foglio sul quale sta scrivendo, arrivando in alcuni casi a coprirlo totalmente con il tronco.
  • La mano che dovrebbe tenere fermo il quaderno o il foglio viene invece utilizzata per appoggiare la testa, impostazione dannosa per l’equilibrio generale del corpo.

Quali caratteristiche ha la grafia del bambino che soffre di questo disturbo dell’apprendimento? Tra le peculiarità più marcate si possono ricordare le lettere tra loro staccate e la confusione nelle gambe delle lettere corsive.

Altri segnali da non trascurare sono il disordine sui quaderni, la difficoltà nel riconoscere la forma grafica di alcune lettere, così come i problemi nello stare al passo con i dettati in ambito scolastico.

 

Cosa fare?

La disgrafia può essere trattata con interventi specifici incentrati sulla grafomotricità, non senza un’attenzione specifica dedicata alla postura, che deve essere caratterizzata da testa e busto eretti in modo da utilizzare al meglio tutti e due gli occhi.

In generale è bene lavorare anche sull’organizzazione spazio-temporale e sulla conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo: questi aspetti, assieme all’equilibrio dinamico e alla coordinazione, vanno potenziati attraverso attività di natura ludica, da integrare con un itinerario mirato a migliorare la padronanza del processo di scrittura, partendo dall’impostazione dei grafemi.

A livello pratico e quotidiano è consigliabile anche incoraggiare il bambino, lodandolo per i piccoli miglioramenti che fa (questo significa che è bene evitare di sgridarlo e di farlo sentire diverso dai bimbi con cui condivide il percorso scolastico).

 

Il ruolo dei genitori nella disgrafia

Il ruolo dei genitori è decisivo quando si tratta di aiutare il bambino disgrafico a gestirsi in maniera serena e autonoma nel percorso scolastico. Non è solo utile incoraggiarlo e valorizzare i suoi punti di forza, ma è anche consigliabile evitare di allarmarsi davanti a situazioni di palese difficoltà nella gestione dell’ordine. Non è raro che i bambini che soffrono di DSA siano anche disordinati e abbiano difficoltà a svolgere i compiti da soli, proprio per una percezione negativa delle proprie capacità.

Lasciarsi andare ad ansie è solo dannoso per il bambino, soprattutto nei primi anni di scuola, durante i quali ha la necessità di acquisire maggior fiducia in se stesso. In tutto questo è essenziale un ottimo livello di comunicazione: parlare con il proprio figlio è il primo passo che i genitori devono compiere per affrontare la situazione della disgrafia e per fare in modo che non diventi un impedimento a livello scolastico e sociale.

Cercate, senza forzarlo, di parlare delle difficoltà emotive che sperimenta, così come dei successi che ritiene di aver raggiunto: facendolo sentire a proprio agio è possibile facilitare non poco il trattamento, che diventa parte integrante del percorso di apprendimento.

Un ultimo accorgimento che consiglio di mettere in pratica è l’acquisto anche per le attività creative casalinghe di pennarelli piccoli, in quanto quelli di dimensioni più grandi vengono maneggiati dal bambino disgrafico con maggiori difficoltà.

Nel caso della disgrafia e degli altri disturbi dell’apprendimento la buona comunicazione tra scuola e famiglia – da mettere in atto fin dal momento della diagnosi del disturbo – gioca un ruolo fondamentale e permette al bambino di vivere in maniera più serena la sua situazione, portando avanti il percorso scolastico senza particolari ostacoli.

 

Dott.ssa Miolì Chiung Ching Wang – Studio Salem

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