Più che una mamma, mi sento una guardiana

Per lo spazio Scritto da te, in cui ospito racconti, condivisioni di madri e padri, è arrivata una la mail di una “mamma sbagliata”.

Mi chiede di condividere con voi questa mail, evidentemente, ha bisogno di ascoltarvi, per ragionare meglio, di sentire voci di mamme e papà, per fare ordine in se stessa.
Ci provate?
mammaCare compagne di viaggio,
come altro definire la maternità se non un viaggio verso territori inesplorati? Sono ancora qui, a chiedermi se c’è qualcosa che non va in me. Le vacanze estive volgono al termine e dopo un’estate tutt’altro che riposante conto i giorni e le ore che mi separano dalla tanto attesa riapertura delle scuole.

Ok. Forse dalla depressione post partum non si esce mai completamente, forse il mio livello di tolleranza alle difficoltà è molto basso, ma confesso che vivo piuttosto malamente la presenza costante in casa dei miei figli. Ebbene sì, mi sento come rinchiusa in carcere. “Portali fuori” risponderete voi. Ci ho provato ma il risultato non è stato dei migliori.

Più che un’educatrice mi sento una domatrice, più che una mamma mi sento una guardiana. Probabilmente mi sfugge il “trucco” per farsi ascoltare, mi manca l’arte del saper creare un legame con i più piccoli e farsi ascoltare. Fattostà che sono giunta alla conclusione che non sono capace di godere della compagnia/presenza dei miei figli.

Il mio primogenito è in cura da una psicologa infantile da un anno e mezzo, e se ne prospettano altrettanti o forse più. Un bambino intelligente, ma impenetrabile, capace (se solo lo volesse) ma pigro e assorto nel suo mondo. Terribilemente oppositivo e malmostoso, a volte credo che abbia “Il mal di vivere”, come diceva Leopardi. Irrascibile e distruttivo se il mondo non gira nel verso che vuole lui. Bastiancontrario e cocciuto fino allo sfinimento, refrattario ai rimproveri e a ogni tentativo di dialogo, sembra volerti punire ogni volta che cerchi di fare qualcosa di bello per lui con lagne, pianti e mal contento.

Purtroppo questo alone “nero” che si è costruito attorno è visibile ai suoi compagni di scuola che a volte se la ridono sotto i baffi e lo additano alle rispettive mamme.

Ahimé, in 5 anni abbiamo avuto ben poche gratifiche e soddisfazioni in risposta al nostro impegno e dedizione. Da circa due anni, dalla nascita del fratellino, a tutto questo si è aggiunta la gelosia, per carità, assolutamente fisiologica, ma è stata la goccia che ha fatto traboccare il proverbiale vaso!

Mi sento delusa. Ecco, l’ho detto. Dopo soli 5 anni mi sento sconfitta e delusa nel ruolo di madre. Mica male come record!

Vedo le altre mamme mostrare i loro pargoli come trofei e imbastirne le lodi come piccole meraviglie della natura di cui essere fiere e orgogliose.

Io frugo nella mia mente e trovo solo amare sconfitte da mandar giù.

Mi sento pessimista e sfiduciata. Confesso, non me lo aspettavo.

Il piccolo, invece, per quanto cocciuto e peperino, è tutto l’opposto.

Allegro, socievole e solare. Divertente e simpatico conquista tutti con la sua gioia di vivere e di stare con gli altri.

Questo confronto palese e quotidiano rende il tutto più difficile.
Ho sinceramente paura di disaffezionarmi a mio figlio maggiore e di perdere fiducia in lui e nella possibilità che un giorno sia un adulto felice e mentalmente sano, capace di costruirsi una vita sana.

Dove ho sbagliato?

Mammasbagliata

Commenti

  1. Nicoletta dice:

    Cara mammasbagliata, ieri sera ero un po stanca e non ho completato il mio post… Come dicevo, seguendo uno di questi consigli poco adatti a me ma magari perfetti per altre, ho allattato quasi indefessamente la mia prima bimba… MoraleMorale: lei a cinque mesi sembrava averne quasi nove ed io ero sfinita e profondamente infelice… Credo sia meglio sbagliare con le nostre soluzioni e decisione, che con quelle di altri.. Con il secondo figlio ho cambiato strategia ed ho spedito velocemente chi pretendeva di aiutarmi non richiesto.. Poi con il secondo, decisamente un tosto, sono nate le altre complicazioni.. Gelosia tempo e spazio da condividere… Ho migliorato tanto la situazione dedicando momenti esclusivi alla bimba più grande, facendole capire i vantaggi di essere più grande.. Puoi venire al cinema con mamma ed il fratellino no, perché non sta fermo, ad esempio.. Spero di aver dato un piccolo contributo

  2. Nicoletta dice:

    Credo che il sentirsi inadeguate inizi quando aspetti il primo figlio o figlia.. Tu non sai nulla e già senti che gli altri sanno tutto.. “È femmina perché mangi solo dolci.. devi mangiare le verdure, meglio se legumi, prendi gli integratori ? ..il calcio il ferro.? Devi dormire di più.. Dovresti proprio fare un corso di nuoto …bla bla bla” ..Poi appena nasce il pargolo, i consigli dei “so tutto” si moltiplicano..
    “Devi allattare il pargolo tutte le volte che vuole… Non vedi che ha freddo, sonno, fame…!!?? Dovresti Potresti.. “.. Insomma i “so tutto” imperversano, con tanti buoni propositi e consigli, spesso non richiesti e ancor più spesso non adeguati… Ho due bambini, ora di sette e cinque anni, ho passato momenti di grande stress specie qualche anno fa.. Mi chiudevo in bagno sbattevo i pugni sul muro e urlavo ” Basta! ” Poi tornavo in me, i bimbi decisamente sbigottiti, tiravo fuori un libro di favole e viavia, tutti nel lettone, a ritrovare un po di pace!

  3. Ci sarà sempre qualcuno migliore di noi. Almeno finché noi ci sentiremo non all’altezza , inadeguate., sbagliate.
    Non sei sola e non sei la sola. Ora lo sai. Ricordatelo quando starai per cedere a questa negatività .
    Non sei sola e non sei la sola.
    Poi fai un bel respirone e procedi con calma. sei in ottima compagnia .
    Marzia
    P.s. Ogni tanto prenditi un giro, rende tutto più leggero e aiuta a vedere le cose meglio. Amati.

  4. mammasbagliata dice:

    Che dire? Grazie, grazie a tutti. Ma perchè nella vita reale, fuori da un blog, in giro per strada, al bar, nella vita reale, non incontro mai persone come voi? Perchè bisogna sempre sorridere e rispondere: “Si grazie, Tutto bene!”
    Ci sono giornate un po’ nere come quella in cui ho scritto lo sfogo che tutti voi avete letto, e giornate come questa in cui leggo le vostre parole di conforto, sostegno e solidarietà e mi tiro sù. Mi sforzo di tirar fuori il meglio di me e ripasso nella mente i buoni consigli…
    L’autunno/inverno sarà lungo e impegnativo… abbiate pazienza se farò nuovamente capolino…..
    Grazie!

    • Eleonora dice:

      Carissima, ti voglio raccontare il pomeriggio che ho trascorso ieri. A casa mia, amiche da una vita ma che vedo di rado. I loro figli (tutti con meno di 6 anni), perfetti: educati, gentili, sorridenti. Giocavano tra di loro e con i giochi di mio figlio senza disturbare. Le loro mamme, rilassate ed appagate. E dopo c’era mio figlio di 5 anni, che non ha smesso un attimo di fare il salame rotolandosi per terra di qui e di là, di malumore, fastidioso, isolato, rognoso. Ogni fase della sua vita è stata per me fatica (seppur provando per lui tutto l’amore del mondo, tra l’altro è un bambino molto affettuoso) mentre per le altre – almeno apparentemente – relax, tutto liscio come l’olio. I loro dormivano, mangiavano, si ammalavano poco in asilo, ogni fase era adeguata all’età. Il mio, un incubo con il sonno, parla ancora male più varie ed eventuali. Anch’io lo faccio seguire. L’unica differenza è che tu hai avuto la voglia di farne un altro, io e mio marito – stanchi, sfiduciati – ci siamo accontentati di lui.

  5. Hanno detto tante cose già… Che peraltro condivido!
    Cercherò quindi di non essere ripetitiva ma di esprimerti quanto mi arriva dentro, leggendoti.
    L’emozione che mi si spara dentro, come una fucilata nella pancia dritta dritta è paura!
    Paura di aver fatto danni, di aver malfunzionato, di non essere all’altezza… “sbagliata” dici tu.
    E più osserviamo i malcelati altrui trofei più ci viene paura che forse qualcosa non abbia funzionato come volevamo e quindi di aver fatto, pensato, detto cose sbagliate.
    Perché a me non capita? Perché il mio è diverso?
    Ed ecco che alla bocca dello stomaco sale quell’amaro… Mmmm, che rabbia! Che paura!
    Ebbene, io non ho consigli; ah no! Troppe volte in modi diversi sono incappata in sensazioni del tutto simili a quelle da te descritte. E non solo come madre, ma come donna, madre, operatore.
    Ho capito che è così… umanamente fragili e insicure. E più siamo introiettavi, scrupolosi, più vengono fuori i turbamenti.
    Prenditi cura di te, e delle tue emozioni.
    Un abbraccio
    Cristina

  6. Giovanna dice:

    Ho un bambino di 3anni e mezzo e uno in pancia di 14settimane. Sebbene, al momento, sembra filare tutto “liscio”, non escludo affatto di trovarmi esattamente coi tuoi pensieri fra un anno. Non sottovalutare l’impatto che la stanchezza di 2 figli piccoli, un lavoro e una casa possono avere sull’umore. Concordo con tutti gli interventi precedenti, non sei affatto sbagliata, sei solo coraggiosa nel prendere coscienza del lato oscuro della maternitá, che tutte o molte proviamo, e questo blog non puó che essere un porto sicuro. Da profana mi chiedo, se non già praticata come via: se tu stessa riconosci che questo “mal di vivere” arriva da tua madre e tu, sebbene consapevole, hai come lei lo stesso atteggiamento, che quelle spugnette dei figli assorbono impressionantemente… perchè nn provi a spezzare la catena andando ANCHE TU a seguire un percorso che ti aiuti a cambiare approccio e a vedere la vita sotto una luce diversa? So che nella pratica nn è così semplice, eh… Ma magari tuo figlio imparerebbe a risplendere vedendo la tua luce 🙂 tante buone cose!

  7. Valeria dice:

    Ho sempre guardato con sospetto le mamme che tessono lodi dei propri figli e che “paiono” perfette. È apparenza: nessuno è perfetto, ne le madri ne i figli. I figli sono persone diverse da noi genitori, con un loro carattere e una loro indole. Non sono un riscatto del nostro passato, ma credo siano una premessa per un migliore futuro. Non possiamo modellarli come vorremmo, ma sicuramente possiamo influenzarli. Nel suo caso credo che potrebbe ogni tanto coinvolgere il più grande in un’attività che la rilassa e la diverte, in modo che lui la possa osservare quando è più serena. Lo farà sentire grande e partecipe e magari riuscirà a sciogliere un pochino il suo umor nero e magari si aprirà un pochino di più al dialogo. E non si dia per vinta, continui a insistere a guidarli, perché anche se non sembra, loro imparano e ricordano. E alla fine le diranno che è stata la mamma migliore che potessero avere. E ogni tanto, visto che mi sembra una persona intelligente, si prenda un pochino in giro… Aiuta a ridimensionare le paure. In bocca al lupo!

  8. Per certi versi riconosco in alcuni tratti mio figlio e il mio compagno anni fa, sopratutto per il mal di vivere…
    Io mi ritrovo a passare molto tempo sola con mio figlio perchè il mio compagno è via per lavoro e anche se ha solo 6 anni , anche se è un bravo bambino tutto sommato , anche se nasco come educatrice, io mi stufo e mi sento in gabbia a volte come te e allora chiedo aiuto! Fortunatamente ho la possibilità di farlo! Credo non ci sia nulla di male nel riconoscere il propri limiti, io mi accetto per quel che sono una mamma poco paziente e poco giocherellona, ho altre doti, ma queste non le ho! La mia fortuna è stata aver trovato altre mamme come me , a volte in difficoltà, con le quali confrontarmi! 🙂 hai fatto bene a sfogarti un pò!

  9. Cristina dice:

    Io ho iniziato ad amare mia figlia dopo diverso tempo … Forse ora a tre anni dalla sua nascita ho cominciato a costruire qualcosa…. Anch’io mi sento inadeguata molto spesso e indubbiamente i genitori degli altri sono la specie peggiore … Ma poi sarà vero o solo facciata?! Ma soprattutto se lei ha avuto una madre così lei sarà migliore e si sforzerà finché anche suo figlio sentirà che lei è diversa. Ha fatto bene ad avere figli e si ricordi che quando saranno grandi lei sarà il loro faro, perché si è posta dei dubbi e perché non possiamo permetterci di essere come le nostre madri….. E magari se può ogni tanto li lasci alla babysitter… Non ai nonni ?

  10. emanuela dice:

    Sembra il racconto della mia estate. Della mia vita. Che non sto a raccontare, non rubo questo spazio per te cosi prezioso.
    Non sei sbagliata. So che ti senti inadeguata, non capita, non aiutata. So che vuoi solo avere la casa vuota, silenziosa, il tempo di un caffe in compagnia solo di te stessa. So che hai pensato piu volte che sarebbe stato meglio non aver figli. E poi ti sei pentita e ti sei sentita ancora più in colpa.
    Forse il trucco sta proprio qui: non sentirti in colpa. Non sentirti giudicata. Non siamo tutte uguali, noi mamme. E i bambini captano il nostro nervosismo.
    Chiedi aiuto. A tuo marito, ai genitori, a chiunque possa darti una mano. Non una pacca sulla spalla virtuale, intendo un vero aiuto. Per metter la testa fuori e respirare. Poi piano piano trova un modo per riuscire a gestire entrambi i bambini. Non so dirti quale, io con i miei (in particolare col grande, 8 anni) proprio ieri ho affrontato il discorso apertamente. “Dobbiamo imparare a stare insieme. Tu con i tuoi giochi e i tuoi libri, tuo fratello che vuole toccare tutte le tuw cose e che ha ancora i ritmi da piccolo, e io che oltre a voi ho anche un lavoro e la casa. Dobbiamo aiutarci tutti, come possiamo.” non so se sia stato quello, ma oggi per la prima volta li ho avuti in casa tutto il giorno e sono riuscita a far mille lavori. E anche a uscire a far la spesa.
    Non sei sbagliata. Non mollare. Piangi se ti aiuta, ma non mollare.
    Un abbraccio.
    Emanuela

  11. Buongiorno,
    condivido appieno le osservazioni già fatte, ma mi permetto di aggiungere qualche spunto di riflessione sperando possa essere utile.
    Il fatto di aver fatto intraprendere a tuo figlio un percorso con la psicologa sottolinea ancora di più che ti interessa il suo bene: probabilmente qualcosa che hai visto come problematico è presente e ti sei adoperata subito per aiutarlo.
    Non sempre un lato del carattere deve essere visto solo in un’accezione positiva o negativa. Ad esempio, hai mai pensato che la cocciutaggine di tuo figlio potrebbe essergli utile un domani per fargli raggiungere degli obiettivi nello studio o nel mondo del lavoro?
    Ti è già stato detto che il fatto che tu ti ritenga imperfetta sia in realtà una qualità positiva, perchè dimostra la tua capacità di metterti in discussione. Ci sarà sempre qualcosa da imparare, e non esiste, purtroppo o per fortuna, un manuale per diventare mamma perfetta.
    Nelle tue risposte però percepisco una forte tristezza legata alla tua infanzia, che sicuramente condiziona tanto il tuo pensiero. Credo che riuscire a superare le difficoltà che hai incontrato da bambina ti servirà anche a superare gli ostacoli che incontri ed incontrerai nel tuo cammino. Già il fatto che tu ti sia aperta così sinceramente, dimostra tutta la tua buona volontà.
    Se ne dovessi avere bisogno, sai che in questo spazio ci sono persone che ti possono ascoltare.

  12. Raccolgo l’invito di Silvia Sacchetti e provo a lasciare un mio pensiero. Lei si firma “mamma sbagliata” e parla della sua difficoltà nel comunicare specialmente con il primogenito maggiore, che non è ben chiaro, ma se ho ben capito dovrebbe avere 5 anni. A me sembra ancora “piccolo” anche se non è evidentemente più un bebè e quando parla del secondogenito che definisce “il piccolo” mi sembra già evidente – ma potrei sbagliare – che forse lei si aspetta da primogenito una crescita troppo rapida, vorrebbe da lui una maturità che un bimbo di norma mostra con difficoltà e probabilmente “avverte” la sua insoddisfazione verso di lui, ma non riesce a essere ciò che forse lei vorrebbe che lui fosse.
    Mi chiedo anche se lei non osservi con ammirazione queste che lei definisce come “altre mamme intente a mostrare i loro pargoli come trofei e imbastirne le lodi come piccole meraviglie della natura di cui essere fiere e orgogliose.” I figli non sono trofei da mostrare, ma bambini da educare e accudire con amore.
    Anche sull’amore però vorrei lasciare una riflessione: l’amore materno non è mai “puro”, è sempre “imperfetto”, ambivalente e ambiguo. Le mamme amano i propri figli, come certamente anche lei li ama, ma possono anche provare forti sentimenti di repulsione e persino di odio per quei piccoli esseri richiedenti e mai sazi, che sottraggono loro tempo, spazio, energia.
    Perciò, stia serena almeno per questo: la consapevolezza di essere una mamma “sbagliata” o “imperfetta” le da già una maria in più rispetto a chi s’illude (e sono in tanti) di essere un genitore perfetto con dei figli perfetti: normalmente ci si sveglia tardi e male da questo “sogno”.
    Essere consapevoli dell’ambiguità del proprio amore, della sua dualità e della sua caducità, può garantirci un comportamento più saggio, prudente, misurato, ci pone nel campo relazionale dell’Altro come esseri fallaci che necessitano d’aiuto e che si mettono in discussione: come sta facendo anche lei.
    Non ho conclusioni ma mi auguro che questi pensieri in libertà che la sua lettera disperatamente sincera mi hanno ispirato possano essere per lei spunto di riflessione. Cari saluti

    • mammasbagliata dice:

      Caro dottor Raggi,
      grazie per le sue parole. E’ vero che spesso mi aspetto di più dal mio primo genito e che mi capita di “invidiare” più che ammirare le altre mamme e di fare confronti con gli altri bambini. Questa cosa dipende dalla mia profonda insicurezza che condiziona molto della mia vita. Ci sto lavorando, ma il cammino è lungo e in salita. Difficile, poi, trovare persone illuminate con cui parlare di argomenti così delicati senza il timore di essere giudicati e additati come madre indegna! (Le assicuro che mi è capitato anche questo). Spero che un giorno alla consapevolezza di essere imperfetta di affianchi anche quella di aver fatto, nonostante tutto, un buon lavoro, o quanto meno il meglio possibile. Concludo chiedendole cortesemente di leggere la mia risposta a Cristina Muzia, che è stata decisamente dolce e gentile nel commentare il mio sfogo. Grazie ancora. Un grazie in particolare va a Silvia che ha creato questo spazio, ahimè solo virtuale, dove mi sento sempre accolta e ascoltata.

  13. cristina muzi dice:

    questo cucciolo ho come l’impressione che ti somigli molto,che abbia tanto di te, magari proprio quella parte che fai fatica ad accogliere..forse di cadute ce ne saranno ancora,cosi’ come rialzate” vigorose, non e’ semplice essere mamma,non e’ semplice essere bimbo… in mezzo ci sono sempre aspettative,confronti, paragoni che non vorremmo fare ma facciamo..c’e’ la nostra inquietudine,c’e’ paura,tanta,e senso di inadeguatezza.. abbraccialo, abbraccialo piu’ volte al giorno.. “sentirsi” e’ l’unico modo per riconoscersi veramente nel bello e nel meno bello che ci appartiene come esseri umani, in quanto alla, disaffezione? tze… hai amore a vagonate ! grazie per aver condiviso fragilita’ e dubbi sanissimi !!! cristina

    • mammasbagliata dice:

      Cara Cristina,
      grazie infinite per le tue belle e azzeccatissime parole. In effetti spesso mi capita di giungere alla conclusione che (purtroppo) mio figlio mi assomiglia tanto nel carattere. Dico purtroppo perchè non posso dire di aver avuto un’infanzia felice ne di essere una persona particolarmente positiva. Sono io, sono fatta così. Speravo però che i miei figli sarebbero stati diversi, sarebbero stati FELICI. E nel vedere che non lo sono, almeno sembrerebbe così per il primo genito, mi sento in colpa, terribilmente responsabile geneticamente e psicologicamente. Penso che, oltre ad avergli “trasmesso” il mio carattere lo alimento con i miei messaggi subliminali quotidiani. Più volte ho pensato di aver sbagliato nel voler essere madre, innescando egoisticamente un circolo vizioso dell’infelicità. Mia madre era ed è una donna infelice e lamentosa, mai contenta di nulla, mia sorella ha saggiamente deciso di non aver figli e io ho voluto, nonostante tutto, provare; convinta che avrei fatto meglio di chi mi ha preceduto. Nel vedere, però, il risultato ottenuto mi son sentita sconfitta e, appunto, SBAGLIATA.
      Lo so che essere madre non è facile per nessuna, per me è solo più difficile che per altre.
      La cosa in assoluto che mi pesa di più? Non sentirmi felice e serena di affrontare la quotidianetà. Come dice la psicola: “Vedo i miei figli come un problema da vivere in costante stato di emergenza, e non mi godo nulla di loro.” Un bell’affare…

Lascia un commento

*