Amori di mamma un #@**%

amori di mamma

Ovvero: dell’inglorioso lato oscuro della maternità.
Per noi che, con i nostri blog che stanno ormai per sfiorare compleanni a due cifre, proviamo a dissacrare la maternità ormai da tempo, potrebbe sembrare solo l’ennesimo blog-to-book. Invece Amori di mamma un #@**% è un libro che ha ancora qualcosa da aggiungere.

A modo suo, scostandosi, soprattutto attraverso un uso “selvatico” del linguaggio, dalle ordinarie dissacrazioni del ruolo materno e dall’altro lato, dall’infiocchettamento forzato dell’essere mamma.

Amori di mamma un #@**%

L’autrice è Karen Alpert, la penna del blog Baby Sideburns, nato nel 2012 e, nel giro di poco, seguito e amato da milioni di americani. Dato il successo Karen decide di autopubblicarsi e i risultati arrivano immediati: più di 6mila copie vendute in una settimana.

Più di tutto ho amato vignette e micro-dialoghi che introducono ogni capitolo. Aggiungono un pizzico di carattere ancora, sebbene i testi si reggano benissimo da soli. Io li ho immaginati, ed è per questo che li ho trovati originali, come aggiornamenti di status su Facebook o Twitter. Estemporanei, spontanei, ironici e sempre dissacrati dal suo cinismo.

Amori di mamma un #@**%

 

Il linguaggio, dicevo, è ciò che colpisce. I temi in questi anni li abbiamo affrontati tutti, ma il registro linguistico con cui la Albert decide di parlarne è potente. Non perché scurrile, ma perché con le parole che sceglie asciuga ogni retorica (e poetica) della maternità. Scrive quel che pensa senza merletti, tanto che, a tratti, sembra il monologo interiore di una madre qualsiasi, in una giornata qualsiasi. Io lo chiamo “saper dar voce”. Ed è quello che anche io, da anni, provo a fare con i miei pezzi qui sul blog e altrove. Lei, in un’intervista, spiega che il suo intento è non far sentire soli i genitori. Il senso non cambia e il punto è sempre lo stesso: sgretolare il “mommy guilt”, il senso di colpa delle madri.

 

amori di mamma

 

Già dal titolo è evidente che se appartenete alla categoria di persone che si sentono infastidite da un linguaggio a tratti volgare questo libro non fa per voi.

Tantomeno fa per chi legittimamente vive il suo essere mamma nei panni di Caroline della famiglia Ingalls.

 

Riderete. Ma troverete anche momenti per commuovervi un pochino. Perché il linguaggio crudo e analiticamente descrittivo non è sempre un’alternativa alla riflessione.

E così quando racconta che due figli vicini di età sono un dramma tu ti ricordi del tuo “grande” di 24 mesi che se ne stava da solo tutto il pomeriggio perché tu avevi in braccio un ossesso indemoniato che non potevi nemmeno pensare di poggiare un attimo. E lo rivedi sbirciare da dietro una porta o tapparsi le orecchie e dire “batta, batta, etto fatellino ange sempe”. No, decisamente, non sto ridendo.

 

“Scommetto che avete sempre pensato che sarebbe stato meraviglioso avere due nanerottoli perché avrebbero giocato insieme, Eh…sbagliato. Giocheranno insieme, che so, tra cinque anni. Per i primi anni il più grande giocherà con il piccolo come un’orca assassina gioca con una foca tra le onde”

E non solo i primi anni. Aspetta, Karen. Quando scrivi “Giocheranno insieme tra cinque anni”, non sai cosa stai dicendo. Tra 5 anni, l’orca assassina sarà un bel ricordo!

E ancora quando parla dei viaggi, si apre inesorabilmente la finestra di quella prima vacanza con il piccolo di 40 giorni e il grande di 24 mesi. E quei bungalow lilla sul mare, riposo per tutti, certo, come no. Il terzo giorno il direttore della struttura ci ha fatto notare che il bambino era effettivamente un po’ troppo “rumoroso”. Rumoroso???

Oppure quell’altra con un bambino di 12 mesi, l’altro di 24, due pullman e un volo aereo da prendere in giornata con bambino piccolo affetto da rotavirus: lo sapete sì che alcune compagnie aeree nei voli sotto le due ore non permettono l’accesso alla toilette nemmeno se tuo figlio è ricoperto fino alle caviglie ed emana lo stesso olezzo del tubo dello spurgo?

“Sapete cosa c’è di veramente favoloso nel viaggiare con un bambino di 16 mesi? Che non paga il biglietto. E sapete cosa c’è di non favoloso? QUALUNQUE ALTRA FOTTUTISSIMA COSA”.

Non solo bambini però, ma anche giudizi tra madri, contraccezione, cambiamenti del corpo o di quel che resta dopo due gravidanze e due allattamenti. Di questo però io non vi parlerò. Sono una “stronza rinsecchita” che compra jeans online e ho imparato a tacere!

 

Amori di mamma un #@**%

 

 

Amori di mamma

 

 

 

 

 

In collaborazione con Giunti Editore

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Commenti

  1. l’ho ordinato e lo adoro già anche senza averlo letto..chi di no ino ha pensato almeno unavolta quello che lei ha scritto? ……
    non vedo l’ora mi arrivi!!!!!!
    veronica

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