Respiro

respiro

 

Riemergo da un’estate pressoché senza ferie, passata a liberarmi di tutto ciò che mi stava rubando energia vitale.
Quasi tre mesi di decluttering, di alleggerimento, di spazi creati e ritrovati.
Decluttering è un termine inglese, che però riassume alla perfezione ciò che potrebbe anche diventare, ad esserne capaci, uno stile di vita. Significa “eliminare il superfluo”.
Ma cos’è il superfluo? Ciascuno ha il suo metro personale quando si parla di oggetti. Perché gli oggetti sussurrano ricordi. Io non butterei nulla. Anzi in 15 anni ho buttato ben poco.
Ma è arrivato un momento in cui ho sentito che sarei scoppiata se non avessi creato qualche vuoto fisico attorno a me. Ho cominciato da un armadio e ho passato tutta la casa, angolo per angolo, ripostigli, garage, cassetti, guardaroba, scatole, mobili, vestiti. Credo di aver buttato una sessantina di sacchi di roba, oltre a mobili, suppellettili, regali di nozze.
Quello che ho recuperato dentro agli armadi è impressionante.

Decluttering
È stato faticoso. Terapeutico. Paradigmatico. Perché è stato un modo di declinare il decluttering in ciascun aspetto della mia vita.
 
Di cosa mi sono liberata, partendo da un armadio?
Di oggetti, certo. Di cattive abitudini. Di persone.

Oggetti

Buttare “cose” per chi alle “cose” parla, come me, è sempre un esercizio di disciplina. Le cose però raccontano, ogni piccolo oggetto ha una parola da sussurrare ai ricordi. E i ricordi, anche se belli, possono far male. Come le fotografie. Quante ne ho! Hard disk e cassetti pieni. Non le riguardo mai perché mi fanno sempre un po’ male. Non so se qualcuno possa riuscire a capire questo doppio filo di attaccamento al passato e difficoltà a ripensarlo.
Per farla breve, ora ho la casa vuota. Cassetti vuoti, armadi vuoti. Il poco che c’è ha un ordine. E non c’è più niente che mi parli in continuazione. Il vuoto ha creato silenzio, ed è quello di cui avevo bisogno.
Ma non ho fatto solo decluttering, ho preso in mano la casa è l’ho stravolta. Non avevo mai spostato un mobile in 15 anni, ora solo la cucina è rimasta dov’era. Ho una casa nuova, arredata e dipinta diversamente.
I bambini hanno finalmente una stanza “da grandi”.
Ho comprato un quadro, il mio primo quadro.
E respiro.

Decluttering

Decluttering

Decluttering

Cattive abitudini

In questo lungo esercizio di “pulizia” e “ordine”, sono rientrate anche due decisioni piuttosto drastiche: smettere di mangiarmi le unghie (tra alti e bassi, le mangiavo a sangue da 24 anni) e l’altra più importante, smettere di fumare.

Le unghie sono cresciute, belle, forti, senza segni di sofferenze passate.

Decluttering
Al fumo dedicherò un post. Perché fumare non è un “vizio” è una dipendenza. E va detto. Oggi è un mese che non tocco sigarette. Poco? Tanto? Non lo so. Però mi sento per la prima volta, a differenza delle altre volte in cui avavo smesso, libera mentalmente.
Non è un caso che questa decisione io l’abbia presa proprio in questo momento. Fa tutto parte del bisogno di lasciare andare. E soprattutto è direttamente legato al respiro.

Persone

Ho fatto decluttering anche di relazioni. Eliminato sia i rami secchi, che quelli malati. Ma non solo. Alcuni li ho semplicemente spostati e ricollocati. Ho selezionato, scelto e tenuto accanto solo chi, presente o assente, è capace di accettarmi. Non c’è sempre bisogno di fare proclami quando si sceglie di tenere accanto a se qualcuno o di lasciarlo andare.
E non funziona con tutti allo stesso modo.
 
Per alcune relazioni basta un click del mouse.
 
Per altre è sufficiente smettere di chiedere “come stai?” per capire che il bene dell’altro è sempre stato un interesse univoco, che alcuni tessono le relazioni in base al bisogno del momento e che tutte le condivisioni passate, le parole dette, le orecchie aperte e le spalle prestate, passano assieme alle stagioni.
 

Per altre persone ancora, il lavoro da fare è su se stessi, ed è più impegnativo: inquadrare le parole dette e urlate e raccontate ad altri non in un gesto cattivo, ma in un disturbo e capire che nessuno più potrà mai cambiare le cose.
Incasellare, rimettere i pesi al loro posto, rivedere la propria vita da questa prospettiva e imparare a scrollare le spalle, a non farsi permeare più. Non può essere un affetto sano quello di persone ossessionate. Non può essere sano un rapporto in cui si autoalimentano ossessioni stando alle quali, se fossero vere, tu non esisteresti.
Eppure tu lavori, vivi, cresci i figli, corri, ridi e piangi, ami e odi. Eppure esisti. Non sei perfetta ma sei.
Persone che non ti vorrebbero nemmeno uguali a loro, ma desiderano che tu sia meglio di loro, vogliono che tu risponda ai canoni personalissimi di perfezione che si sono costruiti in testa per te (e che loro stessi non riescono a raggiungere).
 
Gente che ti ha dipinto con acquerelli mentre tu sei un carboncino. I carboncini sporcano.
Ma un quadro a carboncino ha molto spazio bianco attorno: respira.

Commenti

  1. Giovanna dice:

    Girovagavo per il blog che non frequentavo da troppo tempo e mi imbatto in questo post: è un segno. Fine settimana scorso un “acceso” scontro con mio marito (di quelli in cui si urla, ci si dice cattiverie irripetibili, ma poi si piange e si fa pace), mi fa capire che lentamente e inesorabilmente il mondo esterno si stava mangiando il nostro tempo ed energie migliori e che solo un punto e a capo drastico poteva restituircelo.
    Dal punto di vista personale: fuori da tutti i social, al posto di quel tempo buttato, tempo per noi (noi 2 coppia oppure noi 3 col nostro bimbo di 3 anni… e presto per noi 4, con quello in arrivo)
    Da quello fisico: riprendere (io) o iniziare un pò di sano jogging/running la mattina all’alba prima del lavoro.
    Da quello organizzativo: dare via o buttare tutto quello che non ci serve DAVVERO.
    Per le “amicizie” avevo già iniziato da tempo e l’uscita dai social, accolta da alcuni come una mancanza di rispetto nei loro riguardi (?!? ti rendi conto???), mi ha fornito un’ennesima cesoia.
    Respiro e leggerezza, non vedo l’ora!
    Grazie per questo post

  2. Ho fatto pulizia, come te, di cose inutili e di altrettanto inutili rapporti e ormai senza alcun senso di rimanere in piedi come per “inerzia”: mi sento più leggera e libera e ne sono proprio contenta.Buona domenica!

  3. Marina cara,
    grazie per questo commento, che più che un commento è una testimonianza, un pezzetto di vita che pulsa di positività. Nonostante tutto.
    Ti abbraccio.

  4. Ciao! Ogni tanto arriva questo bisogno di fare decluttering. E una volta intrapreso questo circolo di alleggerimento, difficilmente si torna indietro. E, anzi, più decluttering si hanno all’attivo, più si perde la capacità di accumulo e si cerca di mantenere spazi vuoti. La mia prima grande eliminazione nel 2000. Mi trasferii negli Stati Uniti. Liberai armadi. Garage. Polmoni. Decisi di smettere di fumare. Regalai moltissime cose. Partii con una valigia. Se non fossi tornata, non mi sarebbe mancato nulla di materiale. E le amicizie, invece quelle, mi accorsi dopo però, non imparai a selezionarle. Secondo decluttering al mio rientro in Italia. Dopo 4 anni. Avevo vissuto. Dovevo ripartire. Più semplice. Ma ancora preferii andare sul materiale. Che è più facile. Il terzo e per ora ultimo, quando nel 2011 morì mia figlia, a sole 48 ore dalla nascita. Per la prima volta mi resi perfettamente conto di quanto poco le cose contino. E alleggerito ulteriormente la mia vita. Ci sono momenti che per non cadere bisogna gettare ciò che ci tira giù. A volte è una necessità e volontà di cambiamento. Altre semplicemente sopravvivenza. Nonostante questi miei decluttering riusciti e terapeutici per un avanzamento, fare pulizia o alleggerire o selezionare amicizie e persone ancora mi viene difficile. Troppi ancora mi rubano aria e fiato ed energie. Grazie per avermi ricordato che #celapossofare.

  5. giada b dice:

    Credevo di essere l’unica a considerare una svolta fondamentale della mia Vita l’aver smesso di mangiarmi le unghie e l’aver smesso di fumare… ma anche di necessitare “a tratti”, tratti sempre più frequenti, di liberarmi fisicamente del superfluo, che, chissà come mai ha sempre un peso tutt’altro che superfluo! Sì, perché saccate di superfluo pesano kili e kili, e davvero te li senti addosso anche se sono negli armadi o appoggiati per terra, e davvero non ti permettono più di respirare. Respiriamo e facciamo respirare i nostri figli, che nel superfluo ci nascono e chissà se riusciranno mai a guardare oltre. un caro saluto

  6. decluttering sempre….è una parola che ho conosciuto da poco e che ho imparato a mettere in pratica….

  7. Ciao Silvia, come sempre ciò che hai scritto mi fa molto riflettere…mi dispiace di avere avuto anch’io delle pretese, nei tuoi confronti, facendoti presente che era da un po’ di tempo che non parlavi più di te, in realtà non era mia intenzione…avere delle pretese intendo, semplicemente, mi mancavano i tuoi pensieri così profondi, personali ed appunto coinvolgenti!!! Brava, mi sento proprio di dirtelo, l’operazione che tu hai fatto quest’estate è da diverso tempo che sento l’esigenza di farla ma sino ad ora, sono stata troppo stanca, mentalmente e fisicamente, spero, però, di arrivarci anch’io, prima o poi. Pensa che proprio in questi giorni, ho deciso di smettere di mangiare le unghie, che divoravo nel vero senso della parola e che, purtroppo, a Luglio ho ripreso a fumare, dopo quasi 13 anni che avevo smesso…da quando ho saputo di aspettare la mia bimba più grande! Va bè, spero sia soltanto una parentesi passeggera, una valvola di sfogo momentanea e di ritrovare presto le buone abitudini! A presto, grazie per avermi scritto, Lia

  8. lux in fabula dice:

    sai che anch’io ho fatto la stessa cosa? Anch’io avevo e ho bisogno di respirare!!! E ancora adesso quando ho un oggetto in mano penso “è davvero utile?” oppure “lo voglio/mi piace ancora?”, quasi quasi lo regalo/elimino/lo faccio sparire dalla mia vista e dai miei armadi/cassetti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  9. “Persone che non ti vorrebbero nemmeno uguali a loro, ma desiderano che tu sia meglio di loro, vogliono che tu risponda ai canoni personalissimi di perfezione che si sono costruiti in testa per te (e che loro stessi non riescono a raggiungere).”

    Rivedo me stesso.
    Rivedo il mio essere un #babboimperfetto. 🙂

    A.

  10. Anche a me capita di sentirmi sopraffatta dagli oggetti. Solo che nel mio caso sono oggetti altrui, di mio marito e dei miei figli. Che non posso buttare e che per questo mi soffocano, ogni tanto.
    Questo post è una ventata di aria fresca!

    • Ciao Chiara! Quanto tempo! Io…emh…io mi sono disfatta anche degli oggetti altrui. D’altrnde, la casa è di tutti. Era un lavoro che non potevo affrontare a metà, anzi per 1/4.
      I bambini, trnati dal mare, non hanno trovato quasi più nulla con cui giocare. Solo Lego. :O

  11. È da un po’ che ti pensavo e mi chiedevo come stavi. Con questo post ho ricevuto la risposta, bella e positiva. Intanto onore a te per il percorso che hai fatto, fare spazio non è per nulla semplic, io ci sto provando da mesi e non riesco ancora a mettermici seriamente. Brava nel lasciare gli oggetti (parlano, sì, eccome se parlano!), e doppiamente brava nell’affrontare cattive abitudini e relazioni. Che meraviglia sentirti dire che respiri! Sei di sprone lo sai? grazie.

  12. Bravissima! Vorrei avere il coraggio di farlo anche io…
    Ma forse deve arrivare una spinta da dentro che a me non è ancora arrivata…
    Felice per te! <3

  13. Semplicemente meraviglioso.
    tutto, in tutti gli aspetti declinati!

  14. patrizia dice:

    Grazie mammaimperfetta (che poi è il nome che avrei voluto dare al mio blog se ne avessi avuto uno)… da disordinata cronica ho sentito vibrare e risuonare quello che hai scritto profondamente dentro di me. Sono in una fase difficile della mia vita, di transizione. Dovrei essere contenta perché ho una stabilità lavorativa a lungo cercata e finalmente un rapporto sereno con mia figlia, ma non lo sono. Non sono mai stata così ansiosa e scontenta come ora e anche io ho capito che devo liberarmi di tanti rami secchi, che devo riappropriarmi di spazi vitali, l’ordine a lungo evitato e talora deriso ora mi sembra un obiettivo a cui tendere … grazie ancora

  15. Che senso di libertà che provo leggendo le tue parole.
    Brava Silvia!

  16. Amelia dice:

    Che tu fossi speciale lo avevo intuito.. Ora me lo hai confermato!! Grazie!!!

  17. Oh Silvia, tanta roba!
    Questo post arriva al momento giusto. Non so cosa riuscirò a fare di me, ma voglio respirare anche io! 😉 Via la polvere, via i residui, via l’accumulo, via l’inutile, via…
    Grazie Silvia!

    • Comunque basta il desiderio. Poi il momento giusto arriva. Ora, domani, tra sei mesi. Come quando sei stufo di fumare. Lo sai, ci pensi, ci ripensi e poi smetti, all’improvviso, senza motivo preciso.
      Io ho fatto così anche per il decluttering, erano mesi che ci pensavo, poi un bel giorno…

  18. Le prime parole che mi sono venute quando ho letto questo post sono: bello, bello, bello.

    Bello darsi la possibilità di pulire la propria vita, la propria casa, le proprie abitudini,
    Bella la forza che si scopre dentro di noi quando possiamo togliere il troppo che ci appesantisce.
    Bello vivere circondati da mani belle, polmoni belli, case a nostra misura.

    Poi ci sono le parole come le sai mettere tu, Silvietta, e quelle sono ancora una volta molto molto molto belle.
    🙂

  19. Buttare via oggetti, lasciare andare persone e situazioni non è solo tagliare con il passato e fare ordine, ma anche prepararsi ad accogliere il futuro e respirare aria nuova.
    Ti auguro di respirarne ancora e ancora e ancora.

  20. Ti capisco eccome, io guardo al passato allo stesso modo e quanto mi fa male quando lo ripercorro….il tuo coraggio però non l’ho ancora ma mi auguro che un giorno arriverò al tuo traguardo: congratulazioni per le unghie, io ho smesso l’anno scorso dopo una trentina d’anni!
    Un abbraccio
    Anna

  21. franci di gemelli monelli dice:

    …. come vorrei avere il tuo coraggio …perchè anche io ho cominciato a “ripulire” ma arrivo sempre ad un punto in cui tutto ristagna …e cè sempre quella maledetta stanza in cui metto quello che non sono sicura di buttare e poi resta li e quasi la porta non si apre … e io so che dovo iniziare da li ma non trovo la spinta giusta!!

    Belle le mani !!

    • Sai cosa ha aiutato me? Non avere nessuna stanza in più. Avessi una stanza da dedicare all’accumulo magari avrei fatto lo stesso ma buttato di meno. Invece no. Ho dovto buttare come se non ci fosse un domani. Ma sono troppo contenta ora!

  22. Anche io ho sentito lo stesso bisogno.
    Ora guardo mensole vuote ed ho paura perchè in qualche modo dovrò riempirle, e il futuro.. bah… il futuro è nebbia.

  23. chiara dice:

    questa è vita, tu sei vita, in continuo divenire, in continuo cambiamento, sempre verso il centro, verso nuovi equilibri. Sei fonte di ispirazione, sei un libro da tenere nel cassetto, da aprire ogni volta che hai bisogno di una risposta.
    Sei speciale nelle tue fragilità, sei tu, unica e rara, inconsueta, amante delle parole, a loro fedele.
    Respira SIlvia, continua a respirare e a regalarci tutto questo!
    Grazie!

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