Rivolgersi al neuropsichiatra infantile?

neuropsichiatraDomanda

Buongiorno D.ssa Agnone,
sono la mamma di un bambino di quasi 5 anni che frequenta l’ultimo anno di materna in una classe in cui la maestra usa il metodo Montessori.
Lui è il terzo dei miei figli.
Mi trovo a doverle scrivere in quanto da un po’ di tempo la maestra di mio figlio mi dice che il bambino ha difficoltà a riconoscere i colori, anzi saro’ più precisa, confonde i colori, ma solo quelli con tonalità chiara (es: rosa con il viola). Un’altra sua difficoltà è il memorizzare i numeri ma nache qui sarò più precisa, una parte dei numeri, lui sa contare fino, e oltre il 10, ma se presi alcuni numeri singolarmente non riesce a ricordarsi quale numero è.
La maestra mi dice che, rispetto ad altri bambini è svogliato e che gli sfugge quando gli fa delle domande che hanno a che fare con gli argomenti sopra menzionati, e che la sua preparzione scolastica è inferiore rispetto a quella di altri che già sanno scrivere e contare .
Ora mi chiedo mi devo davvero preoccupare? Addirittura si è parlato di un consulto con un neuropsichiatra infantile! E’ vero, mio figlio confonde i colori ed è vero che sa contare ma che ancora non sa riconoscere tutti i numeri , ma non pensavo che questa cosa rientrasse in una patologia.

Così ho deciso di parlarne con la pediatra che mi ha detto di non preoccuparmi perchè ogni bambino ha i suoi tempi di maturazione e che per adesso , il bambino , dimostra che fra il gioco e la didattica preferisce il gioco. Ho anche pensato cha evesse problemi di daltonismo, ma i controlli sono risultati negativi.
Ho anche paura che questa pressione da parte della maestra nell’insegnamento, possa danneggiare il piacere del bambino di andare a scuola, e questo continuo metterlo alla prova gli possa scatenare delle insicurezze.


Per il resto posso dire che il bambino è un bambino che ha camminato a 14 mesi , che ha avuto problemi a distaccrsi dal pannolino, ma per il resto è un bambino con un’ottima proprieta’ di linguaggio, che ha un ottimo rapporto con i bambini della sua età e con i compagni del fratello più grande (più grande di lui di 5 anni).

Ha un carattere ben definito e la sua timidezza esce fuori solo se ha a che fare con i grandi. Credo di averle tutto.
Attendo sue notizie.
Grazie
F.

 

Risposta

Cara F.,

dal momento che sia tu che la maestra riconoscete alcune difficoltà di tuo figlio nel seguire il programma scolastico, proverei a considerare un consulto specialistico come un modo per sostenerlo, non per stigmatizzarlo.

Capisco che per un genitore non sia piacevole pensare al proprio figlio in termini di “diversità” rispetto agli altri, e sono fermamente convinta che il messaggio della pediatra rientri in questo genere di intervento, aiutarti a pensare all’unicità di ogni bambino e ai suoi tempi di sviluppo.

Penso anche, tuttavia, che per tuo figlio non sia piacevole sperimentare la frustrazione di non riuscire a rispondere alle richieste scolastiche, e che possa non trattarsi di aspettare che la cosa si risolva da sé o di chiedergli un impegno maggiore.
Questo potrebbe farlo disinnamorare della scuola, dello studio, aspetto questo molto più difficile da recuperare che una qualsiasi “patologia”, perché andrebbe ad intaccare la sua motivazione e i suoi vissuti rispetto al lungo cammino di apprendimento che si ritrova davanti.

Penso, al contrario, che proprio il non fare le cose a scuola al pari dei suoi compagni potrebbe fargli sperimentare quel senso spiacevole di “diversità” che tu probabilmente temi.

Uno specialista è un amico, qualcuno che lavora per il bene degli assistiti, non qualcuno che vi dirà che vostro figlio è “sbagliato”.
Se è necessario sollevarlo dalla sua fatica e fornigli strumenti che lo facciano procedere con serenità nel suo iter scolastico, io sono favorevole.

Se non hai voglia di rivolgerti ad un neuropsichiatra infantile (forse il suo nome fa paura, vero? Da psicoterapeuta sono abituata a sentirmi dire questo, e lo capisco!), prova a rivolgerti ad un centro specializzato per i disturbi dell’apprendimento.

Avere una difficoltà non è sinonimo di malattia, ma questo non deve spingerti a fare una diagnosi tardiva e per questo più difficile da recuperare.

Aspetti come l’intelligenza, la salute, la vivacità di tuo figlio non sono in discussione, ma pensando ai suoi vissuti mi viene in mente che sentirsi solo e senza risorse davanti ad un compito che non sa affrontare non dev’essere esattamente piacevole.
Lo immagino come dover affrontare un percorso in salita (l’anno scolastico) senza scarpe.

Che ne dici di “fare un giro” e trovare la calzatura più adatta a lui, che gli consenta di procedere più speditamente, in gruppo, e senza dolori?

Un caro augurio,
Marcella Agnone – Psicologa Psicoterapeuta

Commenti

  1. Salve, ho un bambino di 6 anni e mezzo, quasi 7. Frequenta il primo anno di primaria, ma incontra molte difficoltà. Il primo colloquio a dicembre con le maestre ha evidenziato una lentezza eccessiva. Lui è il più lento della classe e per colpa sua tutti devono rallentare il ritmo. Ancora non sa leggere una parola e non riesce ad abbinare le sillabe tra loro per formare le parole. Impiega pomeriggi interi per leggere poche parole, per questo spesso rinuncia e fa tanti capricci per rimandare i compiti, momento di vero incubo anche per noi genitori. Dallo screening dell’ultimo anno di asilo si evidenziava una deglutizione deviata con conseguente difficoltà nel pronunciare alcune lettere, come la L e la R. Inoltre è dipendente dai videogiochi, dal tablet e ci ricatta col cibo. D’altro canto mangia molto poco e noi gliele diamo tutte vinte, pur di fargli inghiottire qualcosa. Spesso lo imbocchiamo, sennò salta i pasti. La colazione la mattina è col biberon, mentre dorme, per motivi di praticità…Siccome è molto lento e non vuole mangiare, non posso rischiare richiami al lavoro perchè arrivo tardi, così cerco strategie di sopravvivenza, come anche quella di metterlo già a letto vestito. Ho un altro figlio di 13 anni che non fa molto per aiutarlo, anzi gli insegna giochi con la play poco adatti e che gli danno dipendenza. La pediatra, alla luce di tutto ciò e delle difficoltà a scuola, consiglia una psicologa, ma mio marito e mia suocera sono contrari. Dicono che ogni bambino ha i suoi tempi, che io mi preoccupo troppo. Io ho paura degli psicologi, da una parte temo che non si risolva nulla, che finiamo nelle mani di gente che ci condiziona e che ci svuota il portafoglio. D’altra parte temo anche che venga fuori che ci sono problemi che vanno oltre, che mio figlio non è come gli altri, che alla fine ci crolli il mondo addosso…

  2. cristina dice:

    salve sono una mamma in cerca di una risposta di questo esame di mio figlio che ha 5 anni EEG in sonno lievemente alterato per lieve ed incostante prevalenza di ritmi lenti a sinistra ed in posteriore sporadiche bouffèes bilaterali di punte lente bacullanti sui due emisferi talvolta sin dx . vorrei sapere cosa significa GRAZIE

  3. Carissima, ammiro il coraggio con cui porti avanti questa decisione.
    Credo che non esistano scelte giuste o sbagliate in assoluto, ma scelte guidate dal desiderio e dal bisogno di stare meglio. Ben venga tutto quello che può aiutare a migliorare la nostra vita, se siamo capaci di mettere da parte la paura del cambiamento o di qualcosa che possa stravolgere lo status quo.
    Cercare qualcuno che sostenga e contenga la tua bambina è una cosa saggia da fare quando ci si ritrova a non riuscire a farlo da soli. Se ti è possibile, prova a discutere con il papà questo aspetto: farete molto, meglio e di più se anche voi cercherete di potenziare le vostre risorse, lasciandovi aiutare ad aiutarla (non escludo a tal proposito un lavoro per voi sul tema della genitorialità).
    Vi faccio i miei migliori auguri.

  4. Buongiorno dottoressa, da giugno porto mia figlia da un neuropsichiatra perchè non siamo mai riusciti a darle serenità, per nostra incapacità o per altre cause a noi ignote e che difatti vorremmo escludere o sapere proprio dal medico al quale ci siamo rivolti. La scelta della figura del neuropsichiatra rispetto allo psicologo è dovuta a conoscenze nel reparto dove lo specialista lavora, mi è stato consigliato da una amica collega del medico che aveva portato da lui il proprio figlio e ne aveva tratto grande giovamento. In famiglia tutti sono contrari, non volevano portassi mia figlia a fare nessun consulto perchè ritenevano non si evidenziassero problemi per i quali farlo. Problemi che invece io ho percepito da sempre in mia figlia, sentendomi impotente nell’affrontarli. Non è mai serena, per tre anni si svegliava più volte durante la notte urlando e in nessun modo si riusciva a calmarla, a volte non le nego che esasperati dalla privazione del sonno ci siamo anche alterati, mettendoci purtroppo a nostra volta a urlarle contro (errore madornale), durante la giornata ogni cosa si dovesse fare dall’alzarsi dal letto fino a sera incontrava la sua opposizione fin da piccolissima, si agitava urlava e lo fa (meno) tutt’ora. Non c’è mai una giornata tranquilla in casa. Perciò mi sono decisa a chiedere aiuto a questo specialista. Avere mia suocera e il mio compagno contro è piuttosto pesante…mi chiedo se ho fatto male a rivolgermi a questa figura piuttosto che a quella dello psicologo. Grazie.

  5. concordo pienamente con la Dott.ssa Agnone riguardo agli ingiustificati preconcetti e paure riguardo l’opportunità di rivolgersi ad uno specialista come un neuropsichiatra infantile..mio figlio ha due anni e mezzo e dice poche paroline..mi sono rivolta cmq ad un neuropischiatra infantile, in barba a tutte le minimizzazioni che spesso noi genitori operiamo per sfuggire ai problemi dei nostri figli…ora sta facendo psicomotricità poichè sembra che qst povertà di linguaggio sia imputabile oltre che ad una componente carattieriale ed ambientale (ha una tata che parla solo inglese) anche ad un deficit di attenzione…sta facendo notevoli progressi nell’attività occupazionale che svolge durante la terapia e spero che questo allenamento all’attenzione ed alla concentrazione gli sia utile in età scolastica, proprio per non farlo sentire o essere ultimo della classe..non mi interessa che primeggi ma neanche che si isola perchè distratto dal suo mondo e che io non abbia fatto niente quando avrei potuto

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