Conservare le cellule staminali

conservare cellule staminali

Il parto è un’occasione unica e irripetibile in cui è possibile prelevare in modo semplice e veloce le cellule staminali del cordone ombelicale del bambino, che potranno poi essere utilizzate per un’eventuale terapia in futuro.

Abbiamo affrontato l’argomento con Renata Zbiec, Responsabile della Filiale Italiana del Gruppo FamiCord, cercando di capire perché è importante decidere cosa fare con il cordone ombelicale alla nascita del bambino.

Se avete domande, dubbi, perplessità o volete, semplicemente, approfondire, scrivete pure nei commenti qui sotto, dove Renata Zbeic è a vostra disposizione.

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Quali sono gli utenti tipo che si avvicinano a FamiCord?
Ovviamente i futuri genitori, le mamme in attesa. Oggigiorno, considerando anche la bassa media di figli per coppia in Italia, è frequente che la nascita di un bambino rimanga un’esperienza unica nella vita dei genitori, che quindi sentono il desiderio di avvicinarsi alla conservazione del cordone ombelicale per proteggere la salute del loro bambino nel futuro. Ma è anche importante dire che il campione prelevato al momento del parto potrà essere utilizzato non solo per il bambino stesso, ma verificata la compatibilità, anche per un qualsiasi altro familiare.

 

Quali sono le domande più frequenti che vi sottopongono i vostri utenti?
Le coppie che ci contattano desiderano conoscere quali siano, nel dettaglio, le tecniche utilizzate per prelevare il campione di sangue cordonale e per l’estrazione di cellule staminali e come verrà utilizzato il campione di cellule in caso di necessità. Non tutti sanno che le cellule staminali oggi sono già impiegate per la cura di anemie, immunodeficienze, leucemie, linfomi e malattie metaboliche ereditarie. Conoscere questo mondo e assimilare tutte le informazioni necessarie fa sì che i genitori possano scegliere di conservare il cordone ombelicale per uso familiare oppure di donarlo con spirito di solidarietà. Purtroppo in Italia, a causa di problemi di elevati costi gestionali, vengono conservati ogni anno solo circa 3mila campioni sui 20mila donati in circa 580mila parti; si tratta di una percentuale veramente molto bassa. Invece i genitori che decidono di conservare privatamente le cellule sono circa 8mila all’anno; anche qui la percentuale è di solo circa il 2% del totale dei parti in Italia. Parliamo quindi di solo circa il 5% dei genitori che decidono di non gettare questa preziosa risorsa come scarti biologici. C’è ancora tantissimo da fare e penso che, come esiste già in altri paesi, sarebbe opportuna la collaborazione in Italia tra il settore pubblico e quello privato.

 

Le banche del gruppo FamiCord hanno già utilizzato le cellule staminali conservate all’uso privato?
Il gruppo FamiCord in Europa ha conservato circa 60mila campioni dal 2002 ad oggi. Fino a luglio 2012 sono stati scongelati 11 campioni di cellule staminali per uso terapeutico e nel 90% dei casi il campione è stato utilizzato tra fratelli. Sono state curate malattie come: neuroblastoma, 4 casi di leucemia linfoblastica acuta, leucemia mielodisplastica, anemia di Fanconi, istiocitosi, malattia granulomatosa cronica, encefalopatia. Nel 100% dei casi la cura ha portato benefici al malato e nel 75% si è arrivati alla guarigione completa. Riteniamo che i risultati ottenuti siano davvero molto positivi.

 

Perché le cellule staminali vengono prelevate al parto?
Le cellule staminali vengono prelevate immediatamente al parto sia per una ragione pratica sia per lo stato di salute delle cellule prelevate. Con il parto è possibile prelevare le cellule cordonali in modo rapido, semplice e indolore, mentre un prelievo di cellule direttamente dal midollo osseo richiederebbe una pratica anestesiologica sul donatore, con conseguente disagio, dolore e una convalescenza di circa due settimane. Inoltre, dato che dal momento in cui nasciamo le nostre cellule iniziano gradualmente ad invecchiare, al momento del parto le cellule hanno la massima potenza e non ci sono contaminazioni.
Il sangue residuo della placenta e del cordone ombelicale contiene tutti gli elementi presenti normalmente nel sangue: sia gli elementi corpuscolati (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine), sia il plasma. È inoltre ricco di cellule staminali multipotenti (MLPC) e di cellule staminali ematopoietiche (HSC) CD34+, che costituiscono la matrice fondamentale delle cellule del sangue, del midollo osseo e degli organi linfoidi e che risultano essere molto simili a quelle rintracciabili all’interno del midollo osseo stesso. Le cellule staminali del cordone ombelicale includono anche le cellule staminali mesenchimali (MSC) presenti nella gelatina di Wharton del tessuto cordonale.

 

Si possono leggere molto spesso informazioni contrastanti su direttive, standard di qualità, accreditamenti e certificazioni che riguardano le banche del sangue cordonale. A quali informazioni i futuri genitori devono dare maggior peso nella scelta della banca?
Si consiglia ai genitori di verificare che la banca sia accreditata da un ente governativo ufficiale (generalmente il Ministero della Salute del paese di appartenenza della banca).
Infatti le banche del sangue e dei tessuti, PUBBLICHE e PRIVATE, operanti nell’Unione Europea, per svolgere l’attività di raccolta, di processamento e di conservazione del sangue cordonale o dei tessuti, devono essere autorizzate dalle autorità competenti, dal Ministero della Salute e/o dal Centro Nazionale del Sangue.
L’esportazione e l’importazione di cellule staminali ematopoietiche “CSE” è consentita, all’interno dell’Unione Europea, solo da banche autorizzate dall’Autorità competente ai sensi della Direttiva 2004/23/EC e questo vale anche per l’Italia.
Le banche autorizzate, secondo sopraindicata normativa, operano secondo gli standard GMP (Good Manufacturer Practice), una delle certificazioni di base nel settore della crioconservazione di cellule e di tessuti e nel farmaceutico.
Inoltre i genitori dovrebbero valutare altri aspetti della qualità della banca come l’esperienza nel servizio di crioconservazione, il numero dei campioni conservati, i trapianti effettuati, la presenza del Comitato Scientifico di riferimento.
Questi dati possono dare ai genitori la certezza di qualità delle procedure adottate per l’estrazione e la conservazione dei campioni che può essere ulteriormente confermata anche dai certificati che possiede, come per esempio il certificato AABB.
L’AABB è un’organizzazione impegnata nello sviluppo dei più alti standard nell’ambito della conservazione del sangue cordonale e non, della medicina trasfusionale e della terapia cellulare. L’accreditamento AABB stabilisce che il livello di prestazioni tecniche ed amministrative all’interno della struttura soddisfa o supera gli standard stabiliti dall’AABB. Viene, di conseguenza, certificata l’idoneità del campione trattato e conservato presso il laboratorio a poter essere utilizzato in un eventuale trapianto futuro.

 

I primi giorni di vita del bambino possono essere fondamentali anche per le altre ragioni?
Entro i primi tre giorni di vita del bambino, le note 72 ore, è possibile effettuare uno screening neonatale ed esami genetici per individuare preventivamente eventuali malattie genetiche, nonché diagnosticare precocemente alcune malattie ereditarie metaboliche, causa di lesioni organiche e/o handicap fisici o psichici gravi. Il Sistema Sanitario Nazionale prevede attualmente il test relativo a solo 3 malattie (ipotiroidismo congenito, fenilchetonuria e fibrosi cistica).
La responsabilità di avviare il test è in carico alle Regioni. Per quanto riguarda l’Italia, sul sito dell’AISMME, si legge

In questo momento solo in Toscana viene applicato per legge e in Emilia Romagna è stato allargato già a 23 malattie; Piemonte e Veneto sono fermi, Sardegna e Lombardia hanno il sì della Regione ma attendono l’attuazione, Sicilia, Lazio, Liguria e Campania portano faticosamente avanti una sperimentazione ma senza certezze per il futuro, in Puglia si spera per un rapido avvio. Per le altre Regioni nulla si sa.

Uno screening neonatale più completo, disponibile a richiesta dei genitori, può individuare se il bambino sia a rischio di altre patologie metaboliche congenite.
Sia la conservazione del cordone ombelicale sia lo screening neonatale entrano nel concetto della prevenzione neonatale.

 

Per informazioni: www.famicord.it

 

Commenti

  1. Buongiorno,
    qual’è il costo del prelievo e della conservazione del cordone e quindi delle cellule staminali?
    E’ presente un speciale equipe che raggiunge la gestante nell’ospedale scelto per il parto?
    Grazie

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