Il bambino prematuro

 

Neonato prematuro

 

Quando si definisce “prematuro” un neonato e che livelli di prematurità esistono?
Un parto si definisce “pretermine” quando avviene prima della 37ª settimana di età gestazionale. Normalmente il prematuro tra la 32ª e la 36ª+6 settimana si definisce “lieve prematuro”, proprio per distinguerla dalla prematurità sotto le 32 settimane. I bambini al di sotto delle 28 settimane sono definiti “estremi prematuri“.
I neonati tra la 35ª e la 37ª settimana sono definiti late preterm indipendentemente dal loro peso.
Una seconda classificazione viene fatta in base al peso. Tra i 2.500 e 1.500 grammi si parla di neonati di basso peso, tra 1.000 e 1.500 si parla di nati di peso molto basso e sotto i 1.000 grammi peso estremamente basso.

 

Quanti bambini nascono pretermine ogni anno in Italia?
La percentuale di nascite pretermine è aumentata negli ultimi 20 anni in quasi tutti i Paesi e rappresenta la principale causa di morte dei neonati nel primo mese di vita. Più del 60% delle nascite premature avviene in Africa e nell’Asia del sud. In Italia l’ultimo rapporto del Ministero della Salute sui certificati di assistenza al parto (CeDAP) pubblicato nel 2011 riporta i dati raccolti nel 2008 in base ai quale l’Italia si colloca nei valori medi europei. La percentuale di nati prima della 37ª e prima della 32ª settimana di gestazione è rispettivamente 6,8% e 0,9% del totale. La percentuale di nati di peso inferiore ai 2.500 e ai 1.500 g è pari al 6,8% e all’1% del totale.

 

Quali sono le cause più frequenti di nascita pretermine? Pre-eclampsia, patologie croniche e poi?
La nascita pretermine è una sindrome con una varietà di cause che possono essere classificate in due sottotipi principali: nascita pretermine spontanea (inizio spontaneo del travaglio o dopo rottura prematura delle membrane (PROM) e nascita pretermine indotta (definita come l’induzione del travaglio o parto cesareo elettivo prima delle 37 settimane complete di gestazione per indicazioni materne o fetali o altre ragioni non mediche).

  • La nascita pretermine spontanea è un processo multi-fattoriale derivante dalla sinergia di fattori che causano il passaggio dell’utero da uno stato di quiescenza a contrazioni attive e alla nascita prima di 37 settimane complete di gestazione. La causa del travaglio spontaneo pretermine rimane non identificata nel 50% dei casi. Una storia materna di nascita pretermine è un importante fattore di rischio e molto probabilmente entrano in gioco una predisposizione genetica unita a fattori ambientali e patologici. Molti fattori materni sono stati associati a un aumentato rischio di nascita pretermine spontanea, tra cui l’età avanzata o adirittura estremamente giovane, gravidanze ripetute a breve intervallo e iponutrizione.
    L’infezione
    ha un ruolo importante nella nascita pretermine. Infezioni del tratto urinario, la malaria, la vaginosi batterica, l’HIV e la sifilide sono tutti associati a un aumentato rischio di prematurità. Altre condizioni predisponenti al travaglio prematuro sono state identificate nelle infezioni ascendenti del tratto uterino che provocano una cascata infiammatoria il cui effetto finale è un iniziale raccorciamento del collo con inizio del travaglio.
    Alcuni stili di vita contribuiscono alla nascita spontanea pretermine e includono lo stress e l’eccessivo lavoro fisico o lunghi periodi passati in piedi. Il fumo e il consumo eccessivo di alcol così come la malattia parodontale inoltre sono stati associati all’aumento del rischio di parto pretermine. La nascita pretermine è più comune nei maschi, con circa il 55% di tutte le nascite pretermine ed è associata a un più alto rischio di esito infausto rispetto alle femmine con simile età gestazionale.
  • La nascita pretermine indotta è un discorso complesso. In un recente studio negli Stati Uniti, più della metà di tutti i parti pretermine indotti a 34 a 36 settimane di gestazione sono stati effettuati in assenza di una chiara indicazione medica. Una nascita pretermine indotta può verificarsi anche a causa di errori nella valutazione dell’età gestazionale. Le condizioni cliniche che indicano la necessità di un parto pretermine possono essere divise in materne e fetali tra cui la presenza di una restrizione della crescita, pre-eclampsia, distacco di placenta, rottura uterina, colestasi, sofferenza fetale con riduzione del benessere del bambino. Alcune condizioni materne (ad esempio, malattia renale, ipertensione, obesità e diabete) aumentano il rischio di complicanze materne (ad esempio, pre-eclampsia) e suggeriscono il parto pretermine. L’epidemia mondiale di obesità e diabete è pertanto destinata a diventare un contributo sempre più importante a livello mondiale per la nascita pretermine.
    Un altro importante fattore di rischio è la gravidanza multipla. Le gravidanze multiple (bigemmelari, trigemellari, ecc) portano quasi 10 volte il rischio di parto pretermine rispetto ai nati singoli. Un grande contributo per l’incidenza di gravidanze multiple è la procreazione medicalmente assistita, che ha portato a un forte aumento del numero delle nascite di gemelli in molti paesi. Per esempio, in Inghilterra e Galles, Francia e Stati Uniti si è registrato un aumento 50-60% del tasso di gemelli a partire da metà degli anni 1970 al 1998.

 

Esistono programmi di prevenzione?
La prevenzione del parto pretermine è una delle sfide più affascinanti ma anche più difficili della Medicina attuale. Esiste una quota incomprimibile di nascite pretermine di cui effettivamante non conosciamo la causa. Queste sono le conclusioni sulla prevenzione pubblicate sul Manifesto dei diritti del bambino nato prematuro e comprendono chiaramente tutte le strategie attuabili di prevenzione e di profilassi per ridurre i rischi fetali:

Le strategie di prevenzione del parto pretermine richiedono notevole impegno ostetrico, a partire dalla presa in carico precoce della gravidanza, con particolare attenzione alle seguenti condizioni:

  • infezioni vaginali e delle membrane amniotiche per il rischio di rottura delle membrane amniotiche stesse
  • turbe circolatorie utero-placentari, quali si verificano ad esempio in presenza di ipertensione arteriosa, di gestosi,di vasculopatia diabetica con conseguente liberazione di fattori inducenti il travaglio
  • emorragie placentari dovute a turbe della coagulazione, traumi o altro
  • infezioni materne generali, per lo piu di origine batterica, con diffusione nel circolo sanguigno di germi che raggiungono le membrane amniotiche
  • anomalie del collo uterino, sia idiopatiche, sia quali esiti di interventi ostetrici
  • contrazioni uterine di natura non evidente, percepite dalla gravida come dolorose e frequenti

Nella pratica quotidiana il monitoraggio transvaginale ecografico e il dosaggio dei fattori umorali consentono di confermare il sospetto clinico di minaccia di parto pretermine, e quindi di porre indicazione al trattamento.
I più comuni trattamenti prenatali atti a prevenire o a ridurre il rischio di patologia neonatale tipica del nato pretermine sono:

  • terapia corticosteroidea: somministrata alla madre almeno 36 ore prima dellevento nascita, per ridurre il rischio di insufficienza respiratoria nel neonato
  • terapia antibiotica: viene utilizzata sia per contenere gli effetti negativi delle infezioni ascendenti materne, sia per ridurre o contenere il rischio di infezioni neonatali dastreptococco di gruppo B, da toxoplasma, da clamidia e altre
  • trattamenti neurologici: quali quelli a base di antiepilettici, metadone, ansiolitici, che richiedono dosaggi personalizzati e monitoraggio frequente.”

 

Che difficoltà incontra un bambino prematuro? Respiratorie, cardiovascolari, metaboliche?
Le patologie tipiche del prematuro riguardano essenzialmente l’immaturità dei suoi vari apparati e organi che sono suscettibili a danni di vario tipo.

  • La prima patologia che si presenta è quella respiratoria, ovvero la Malattia delle Membrane Ialine, ed è causata dalla carenza della sostanza necessaria a mantenere i polmoni espansi. La sostanza in questione si chiama surfattante ed è prodotta da un tipo di cellula polmonare a partire dalla 24ª-25ª settimana ma raggiunge una quantità sufficiente solo a partire dalla 34ª-35ª settimana. Questo provoca una ridotta o mancata espansione dei polmoni che non scambiano ossigeno. Le conseguenze sono ipossia e fatica respiratoria.
  • Le patologie cardiovascolari, eccetto che per le malformazioni e le cardiopatie congenite, si riducono essenzialmente alla persistenza del dotto di Botallo che può essere risolta con terapia medica o chirurgica. Si tratta della persistenza di un canale che in epoca fetale collega l’aorta e l’arteria polmonare e manda quasi tutto il sangue verso l’aorta in quanto i polmoni ricevono pochissimo sangue. Dopo la nascita questa comunicazione normalmente si chiude in 24-48 ore ma nel prematuro frequentemente resta aperta e crea problemi circolatori. La chiusura si può provocare con farmaci ma spesso si ricorre alla chirurgia.
  • L’adattamento metabolico di un piccolo prematuro è piuttosto delicato e dipende anche dagli altri apparati. Normalmente sono bambini che sono delicati nel mantenimento della omeostasi degli zuccheri e dell’equilibrio elettrolitico.
  • L’apparato gastroenterico è soggetto a un rischio aumentato di sofferenza in quanto poco maturo e soprattutto non protetto verso gli insulti infettivi esterni. Inoltre spesso l’intestino, in condizioni di ritardo di crescita, viene meno irrorato di sangue e rimane molto più fragile. La patologia più frequente si chiama enterocolite necrotizzante e la sua evoluzione può portare anche a interventi chirurgici di resezione intestinale. Il latte materno è l’alimento ideale, quando disponibile.
  • L’altro grande rischio del prematuro è quello cerebrale. L’encefalo di questi piccoli è vulnerabile agli insulti pressori e agli insulti esterni in genere. Il grande rischio immediato è l’emorragia ventricolare che può essere di vari gradi e quindi avere prognosi molto diverse. L’altro grande rischio è il rischio evolutivo legato all’ambiente esterno all’utero nel quale questi bambini vengono catapultati dopo la nascita. I prematuri infatti vengono seguiti almeno tre anni per valutare lo sviluppo neuroevolutivo. Si cerca di capire anche se allargare questo programma di follow up e intervento precoce anche all’età più critica che è quella prescolare-scolare.
  • Altro capitolo importante è l’occhio. Esiste una patologia peculiare del neonato prematuro che si chiama ROP o retinopatia della prematurità (in tempi passati chiamata fibroplasia retrolentale). Questa patologia è purtroppo quasi inevitabile ai gradi minimi in quanto dovuta all’uso di ossigeno e alla immaturità di alcuni sistemi che servono ad eliminare i radicali liberi prodotti, appunto, dall’uso dell’ossigeno. Si verifica quindi dapprima un aumento di tortuosità dei vasi retinici e dopo un arresto della vascolarizzazione della retina. Esistono vari stadi della malattia e il trattamento è usualmente con il laser, non appena si supera il cosiddetto stadio soglia. Negli ultimi anni si è sviluppata un’attenzione quasi morbosa verso l’eccessivo utilizzo di ossigeno in questa popolazione proprio per ridurre i danni da ROP. Bisogna dire che gli sforzi sono serviti perchè effettivamente questa patologia è contenuta a livelli ormai minimi rispetto ad alcuni anni orsono.
  • Da ultimo ma altrettanto importante: i prematuri nelle loro prime settimane di vita, e almeno fino alla fase di intensività alta delle cure, sono soggetti ad alto rischio infettivo visto il loro stato di depressione immunitaria dovuto alla prematurità. Nei reparti di Neonatologia uno dei primi obiettivi è quello di ridurre le infezioni nosocomiali.

 

Quali sono le procedure quando nasce un bambino pretermine? Incubatrice, respiratore, nCPAP?
Le procedure che vengono messe in atto sono piuttosto standardizzate. I piccoli prematuri vengono gestiti sin dalla nascita con un approccio estremamente conservativo e poco aggressivo in termini di manipolazioni. Il primo punto è l’equilibrio termico: evitare le dispersioni di calore e utilizzare presidi come lampade e lettini da rianimazione riscaldati. Nei più piccoli si usa l’accortezza di coprirli integralmente con sacchetti in materiale plastico per ridurre al minimo la dispersione di calore durante le manovre di rianimazione.

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Successivamente si passa alla respirazione e al cuore. Non è più routine l’intubazione di un prematuro perché, negli ultimi anni, le revisioni scientifiche e i miglioramenti delle cure prenatali permettono sempre di più l’utilizzo di una ventilazione “non invasiva” (nCPAP) che riduce potenzialmente i danni dovuti all’utilizzo delle tecniche invasive. Queste però sono nettamente migliorate negli ultimi anni con l’utilizzo di apparecchiature sempre più sofisticate e riduzione dei danni da ventilazione meccanica. I neonatologi ormai pongono una grandissima attenzione a questi aspetti proprio perché condizionano i periodi successivi. La prima ora del neonato prematuro viene definita “the first golden hour” proprio per ribadire l’importanza di un corretto approccio nei primi minuti.

ventilazione neonato prematuro “La prima ora del neonato prematuro viene definita the first golden hour

L’incubatrice viene utilizzata di routine nella prematurità e a maggior ragione nella prematurità estrema. Sarà la casa del piccolo neonato per molti mesi a venire e dovrà garantire il calore e l’umidità necessari per la sua crescita e per il suo benessere. Le incubatrici delle ultime generazioni sono ormai macchine evolute e ad alta tecnologia. Permettono di mantenere stabile la temperatura del piccolo con un servocontrollo e di mantenere un’umidità ambientale fino al 95% . Grande attenzione è stata posta al rumore nelle incubatrici che ormai rispettano standard molto stretti.

 

Il bambino prematuro perde bruscamente il suo ambiente: alimentazione, calore, suono, oscurità. Come ricostruite a questi piccoli l’ambiente uterino in terapia intensiva? Come riducete lo stress?
La nascita per questi piccoli è un evento altamente traumatico. Perdono il loro ambiente e non sono assolutamente pronti a questo. Passano da una situazione di protezione a una situazione di alto stress. Negli anni sono stai fatti enormi passi avanti nell’attenzione alla riduzione degli stress.
Le moderne incubatrici garantiscono un ambiente fisico quasi ottimale ma la gran parte del lavoro deve essere fatto dall’ambiente del Reparto. Le voci degli operatori e i rumori devono essere ridotti al minimo per ridurre lo stress dei bambini, le luci devono essere mantenute a un livello non diretto ma piuttosto soffuso sempre per evitare lo stress visivo. Tutti gli stimoli dolorifici devono in qualche modo essere ridotti tramite l’utilizzo di saccarosio per suzione o il contenimento del piccolo. Per creare un ambiente adatto a dare limiti fisici al neonato si costruisce un nido che circonda e avvolge il neonato offrendogli limiti fisici rassicuranti e stabilizzanti.

Incubatrice nido prematuro terapia intensiva “Per creare un ambiente adatto a dare limiti fisici al neonato si costruisce un nido
che circonda e avvolge il neonato offrendogli limiti fisici rassicuranti e stabilizzanti”

 

Quali sono le percentuali di sopravvivenza? Cambiano da ospedale a ospedale? Cosa è cambiato su questo fronte negli anni?
Attualmente esistono dati sicuri e affidabili sulle percentuali di sopravvivenza di questi bambini. Le statistiche si riferiscono essenzialmente ai bambini di peso inferiore ai 1.500 grammi per i quali esistono numerosi database di riferimento. Il più importante di questi è Il Vermont Oxford Network che riunisce circa 800 e più centri di Terapia Intensiva Neonatale nel mondo. Lo scopo di questi database non è solo statistico ma riveste una grande importanza anche nel miglioramento della qualità delle cure di questi neonati. I dati vengono infatti rielaborati e presentati a tutti i partecipanti per condurre Audit da cui fare partire processi di miglioramento e revisioni delle pratiche di cura.
In Italia si è costituito un network locale (INN, Italian Neonatal Network) affiliato al Vermont che comprende ormai la quasi totalità dei Reparti di Neonatologia.

La mortalità globale di questi neonati (sotto i 1.500 grammi) si attesta in Italia (2009) sul 15,4% rispetto ai dati del VON che riferiscono una mortalità del 15,8%. L’Italia quindi si pone perfettamente nella media internazionale. Qualche differenza emerge tra centro e centro e soprattutto per aree geografiche ma non sempre le cure prenatali sono equivalenti e condizionano quindi questi dati. Negli anni le percentuali si sono abbassate ma da qualche anno si è raggiunto un limite sotto al quale non si riesce a scendere probabilmente per l’abbassarsi continuo della soglia di vitalità considerata che ormai è alle 23 settimane di età gestazionale.

E i genitori? Che livello di vulnerabilità psicologica si trovano a dover gestire? E’ un evento che va, in qualche modo, elaborato?
Per i genitori la nascita pretermine è un trauma da distacco estremamente importante e difficile da affrontare. Migliorare le cure vuole dire anche prendere in carico i genitori con una comunicazione efficace sin dal momento del ricovero. Se possibile, nei casi di madri già ricoverate per problemi in gravidanza i colloqui con il neonatologo, la psicologa e l’ostetrico iniziano prima della nascita concordando l’approccio terapeutico e iniziando a preparare il terreno per la nascita che verrà programmata quando è possibile farlo.

I genitori vengono poi accolti al momento del ricovero in modo da iniziare da subito la facilitazione al contatto con il piccolo neonato che magari necessita di supporti terapeutici anche distanzianti per la paura del genitore. I genitori vengono incoraggiati al contatto precoce per superare quel distacco traumatico che la nascita pretermine ha provocato e per superare la paura di danneggiare il neonato. Nei reparti c’è ormai quasi universalmente una figura di riferimento specifica come lo psicologo per aiutare i genitori a elaborare questo “lutto” della nascita pretermine, anche con l’ausilio di gruppi di discussione che facilitano enormemente il fluire delle emozioni e dei vissuti.

In tutti i reparti viene ormai promosso e spinto l’allattamento materno anche nei prematuri utilizzando il latte materno ricavato con mastosuttore o, dove possibile, il latte di banca. L’allattamento materno ha indubbi vantaggi ancora di più in questi neonati anche se necessita di cautele maggiori per quanto riguarda la trasmissione di alcune infezioni virali.

I programmi come la Nidcap (Newborn Individualized Developmental Care and Assessment Program) nascono anche come aiuto al genitore nell’ottica di un aiuto al bambino per ridurre i rischi neuro evolutivi legati alla prematurità.

Come interagiscono con questi piccolini i genitori? Li possono toccare? Da quando?
I genitori vengono incoraggiati a interagire sin da subito con i loro bambini. L’ingresso nei reparti, salvo eccezioni è ormai molto aperto e quindi i genitori possono iniziare a toccare e gestire il loro bambino sin dai primi giorni e senza il timore del “troppo piccolo” o “troppo delicato”. Nei periodi di instabilità si cerca di invitare il genitore a stabilire la comunicazione con il bambino che, generalmente, al contatto o al suono della voce tende a tranquillizarsi e stabilizzarsi. L’interazione e l’invito al contatto fanno ormai parte del bagaglio culturale della Neonatologia. Metodi di lavoro come il Nidcap (Newborn Individualized Developmental Care and Assessment Program) puntano proprio a valutare i punti di forza e i punti di debolezza del piccolo con un’osservazione attenta e puntuale del suo comportamento con lo scopo di individualizzare l’approccio a quel bambino da parte dei genitori. Il concetto di care è ormai entrato stabilmente nella neonatologia da molti anni e sta servendo da esempio ormai anche nei reparti intensivi dell’adulto.

 

Cos’è la kangaroo mother care?
La Kangaroo mother care o marsupioterapia è una tecnica nata in Colombia attorno alla metà degli anni ’70 sull’esigenza dei medici di trovare spazi a questi piccoli per carenza di incubatrici. I bambini venivano appoggiati a diretto contatto sulla pelle della mamma e poi coperti. L’osservazione successiva evidenziò una mortalità e una morbilità ridotta rispetto a prima. Da allora il metodo è stato introdotto nei reparti di neonatologia a età gestazionali sempre più basse. Il nome “marsupio” deriva proprio dall’affinità di questa tecnica con la cura dei neonati nella tasca dei marsupiali.
Questa tecnica riveste un ruolo fondamentale nell’aiutare i genitori a superare il trauma della nascita prematura perché permette il contatto diretto appena possibile e, tra l’altro, permette ai genitori di osservare come i piccoli siano stabili durante queste manovre. Ormai la marsupioterapia viene applicata precocemente anche in neonati che necessitano ancora di supporto respiratorio non invasivo.
I vantaggi della kangaroo sono indubbi
e consistono in una crescita più stabile del piccolo, in una stabilità aumentata e in una riduzione delle apnee della prematurità. Esistono poi i vantaggi anche per i genitori proprio per consolidare il legame strappato con la nascita pretermine.

Marsupioterapia neonato prematuro “I vantaggi della marsupioterapia sono indubbi e consistono in una crescita
più stabile del piccolo e in una riduzione delle apnee della prematurità

Le dimissioni quando avvengono? E dopo come vengono seguiti?
Le dimissioni di un bambino prematuro vengono decise in base al raggiungimento di un equilibrio e di una autonomia completa del piccolo. In assenza di problemi respiratori che richiedono un’ossigenoterapia prolungata domiciliare e in assenza di altri problemi aperti che necessitino di ulteriore osservazione, un neonato prematuro viene dimesso attorno ai 1.900-2.000 grammi.
Dopo la dimissione i bambini vengono affidati al programma di follow up che segue la crescita globale del bambino e il suo sviluppo neuroevolutivo fino almeno ai 2 anni.

Quali problemi pone la prematurità sul piano assistenziale?
La prematurità pone molti problemi di natura assistenziale. I reparti di Neonatologia sono struttura di alta specialità con alta intensità di cure. Questo significa attrezzature sempre aggiornate e di costo estremamente elevato, in numero sufficiente. Gli organici medici e infermieristici devono essere costantemente adeguati alle necessità e questo spesso non si verifica.
Il rapporto ottimale tra infermieri e neonati
dovrebbe essere di uno per due neonati e talvolta anche una a uno ma questo non succede praticamente mai soprattutto in periodi di contrazione della spesa.
La prematurità inizia ancora prima del parto e quindi anche le strutture ostetriche ospedaliere e territoriali devono essere in grado di accogliere e seguire le gravidanze a rischio in modo completo e questo significa un potenziamento di tutto il percorso nascita dall’inizio fino alla dimissione del lattante.
I prematuri, come detto prima, sono poi bambini a rischio per alcune patologie successive (respiratorie, gastrointestinali, renali, oculistiche, neurologiche) perché comunque le terapie usate durante la degenza possono avere effetti collaterali non indifferenti. Tutto questo comporta anche il potenziamento delle Pediatrie che devono fare fronte a questo carico e anche delle Terapie intensive o delle Neonatologie perchè si occupino del bambino almeno fino al primo anno di età.
Non dimentichiamo poi il follow up neuroevolutivo di questi bambini che viene attuato per cogliere al più presto possibili segni di ritardo di sviluppo neuromotorio in modo da agire con terapie il più precocemente possibile. Tale programma investe strutture multidisciplinari non sempre presenti in tutto il territorio nazionale.
Il risultato è un complesso di persone e servizi che hanno costi elevati in termini umani e materiali.
La sfida è questa: riuscire a razionalizzare in modo corretto tentando di garantire il meglio possibile a queste famiglie che sicuramente avranno un impegno enorme nei primi anni di vita, ma anche durante l’età scolare.

 

Siti e documenti utili

 

Associazioni

Vivere Onlus – Coordinamento nazionale delle associazioni per la neonatologia
Cuore di Maglia – Scarpine piccolissime e cappellini buffi per scaldare i piccoli nati pretermine, copertine, corredini per bambini con famiglie in difficoltà: le Terapie Intensive Neonatali di tutta Italia apprezzano in modo particolare questi regali perché rientrano nel protocollo Care. Rendere cioè più umana la permanenza in ospedale, sia del piccolino che dei genitori, che vedono così il loro bambino vestito e accudito

Emilia Romagna

  • Pollicino – Associazione per il progresso della neonatologia, nata nel 1993, per iniziativa di alcuni genitori e del personale della Neonatologia del Policlinico di Modena (vedi video linkato sotto)
  • Progetto Pulcino – Associazione nata per raccogliere fondi per l’acquisto di macchinari, attrezzature e conferimento di borse di studio a favore della Struttura Complessa di Neonatologia e TIN dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.
  • Colibrì – Genitori di bambini ricoverati presso il reparto di Neonatologia dell’Ospedale degli Infermi di Rimini.

 

Friuli Venezia – Giulia

  • Scricciolo – Associazione a sostegno dei familiari dei bambini ricoverati presso il reparto la TIN dell’ I.R.C.C.S. “Burlo Garofolo” di Trieste

 

Trentino Alto Adige

  • Neonatologia Trentina – Collabora e sostiene i genitori di bambini ricoverati presso la TIN dell’Ospedale “Santa Chiara” di Trento.

Veneto

  • Sarah In collaborazione con l’equipe medica della Clinica Pediatrica del Policlinico “Giambattista Rossi” di Verona
  • A.NA.VI. (Associazione NAscere per VIvere) – Genitori che hanno condiviso l’ esperienza della nascita prematura dei loro figli – Verona
  • Pulcino – Famiglie dei bambini nati pretermine ricoverati in una unità di Terapia Intensiva Neonatale del Veneto.

Lombardia

  • Neo – Associazione Amici della Neonatologia dell’Ospedale Niguarda di Milano. Collabora al progetto di “care neonatale” promosso dal reparto e offre supporto ai genitori che devono affrontare la nascita di un bambino prematuro.
  • Voglia di Vivere Genitori dei bambini ricoverati presso la TIN dell’Ospedale dei bambini “Vittore Buzzi” di Milano
  • Aiutami a crescere – Genitori che hanno condiviso l’esperienza di una nascita pre-termine a Pavia

Toscana

  • PiccinopicciòAssociazione genitori neonati a rischio di Firenze – Prato. Collabora con personale di: Careggi, Nuovo San Giovanni di Dio, Meyer e Prato con il supporto di altri specialisti ospedalieri e di pediatri di base
  • Piccolestelle – Associazione per lo sviluppo delle cure neonatali della Versilia
  • Coccinelle – Amici del neonato. In collaborazione con la Pediatria Preventiva e la Neonatologia del Policlinico “Le Scotte” – Siena

Lazio

  • Genitin – Associazione dei genitori di neonati prematuri ricoverati prsso la TIN del Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma
  • Aurora – Associazione dei genitori di neonati prematuri ricoverati presso l’unità di neonatologia, patologia e TIN del Policlinico Umberto I di Roma

Video

 

Le storie


Commenti

  1. un'infermiera della Neo dice:

    Complimenti, una pagina esauriente e scritta con molta accuratezza.

  2. emanuela dice:

    volevo comunicare che a Udine, Friuli Venezia Giulia, presso la Patologia Neonatale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria S. Maria della Misericordia, esiste l’Associazione “Il Paese di Lilliput”, no profit, a sostegno dei familiari dei neonati ricoverati e del personale del reparto.

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