Scuola dell’infanzia: da soli, nel mondo

Domanda

Buongiorno, 

mi chiamo Pamela e ho un bimbo di 3 anni che ha iniziato a frequentare la scuola materna.

Una piccola descrizione di mio figlio, un bambino che non è mai andato all’asilo: fino al compimento del 13° mese sono rimasta a casa dal lavoro e poi, rientrata, è sempre stato con i nonni.

Non è mai stato attratto dai bambini, anche se non ha mai avuto molte occasioni di frequentarli, quando lo portiamo ai giardini non gioca mai insieme agli altri bambini, li guarda magari giocare, ma se per caso gli si avvicinano, lui si allontana e si rifugia tra la gambe, sembra che li tema, che abbia paura.

L’inizio della scuola materna, come mi aspettavo, non è stato dei migliori, non ha fatto grandi pianti, ma sta continuamente attaccato a una maestra che ha preso in simpatia, in pratica è diventata la sua ancora di salvezza ed è diventato pure geloso di lei, se si avvicina un bambino alla maestra lui piange e se quando si arriva a scuola non la vede va nel panico e poi ovviamente non gioca assolutamente con i bambini.

Anche la maestra mi ha detto che i bambini sembrano fargli quasi schifo e poi dice che lui soffre molto questa nuova condizione di vita.

Ogni giorno chiede ” dove si va ora?” e quando gli si dice che si va all’asilo, si incupisce e, non proprio tutti i giorni, comincia a piangere e a dire che all’asilo non vuole andare.

Sono piuttosto preoccupata, riuscirà a superare questa fase, riuscirà ad ambientarsi e a cominciare a giocare con i bambini? Riuscirà un giorno ad andare volentieri a scuola, oppure potrebbe trattarsi di qualche problema più consistente e magari sarebbe opportuno portarlo da uno specialista?

La ringrazio anticipatamente per la cortese risposta e le porgo i miei saluti.

Risposta

Cara Pamela,

l’inserimento dei bambini nella scuola dell’infanzia è una tappa importantissima sia per la vita del bambino che per l’intera famiglia. E’ un momento in cui il bambino impara a stare in un mondo molto diverso dall’ambiente familiare, così sicuro, intimo, a sua misura.

Entrare a scuola (ed intendo proprio fisicamente, nell’edificio), equivale ad entrare in un ambiente grandissimo, fatto di locali grandi, di gruppi numerosi di bambini, gente sconosciuta, e di altre cose molto diverse da ciò a cui era abituato a casa.

Proviamo ad immedesimarci: per loro è come percorrere un corridoio lunghissimo ad occhi bendati, e devono imparare ad orientarsi.

Persino per quei bimbi abituati al distacco dai genitori perché affidati ai nonni, la scuola è un cambiamento importante: i nonni sono diversi dai genitori, ma non sono estranei e nemmeno coetanei.

Non lo scrivi, ma sono certa che il tuo bimbo sia figlio unico, e senza cuginetti (magari li frequenta poco): sono questi i casi in cui i bambini hanno pochi contatti con i coetanei, e molti di più con il mondo degli adulti.

La differenza è significativa: con lui un adulto capisce, interpreta, accondiscende, diventa prevedibile, gli rende in qualche modo la vita facile; un coetaneo, al contrario, è imprevedibile, e si gioca con lui una relazione di tipo simmetrico, dove non è scontato chi debba avere la meglio o essere facilitato.

Fino ad una certa età, inoltre, per motivi legati ad un istinto innato, i bambini si legano più fortemente agli adulti, dai quali dipende la loro sopravvivenza: sappiamo che solo dal terzo anno in poi le relazioni tra pari diventano significative e interessanti.

Sono queste le ragioni per cui i bambini, soprattutto se primogeniti, hanno questo comportamento rispetto ai loro coetanei, comportamento del tutto sano e comprensibile, che non fa pensare a nulla di allarmante.

Può dispiacerti, ma tuo figlio manca semplicemente dell‘abitudine a relazionarsi coi piccoli, abitudine che si può imparare, e nella quale gli adulti possono accompagnarlo e sostenerlo.

E’ abbastanza comune che l’ingresso a scuola, soprattutto se l’ambiente domestico era “di suo gradimento”, non sia semplice: come accennavo, ci sono parecchie cose nuove e a lui sconosciute, ed il passaggio non sempre è vantaggioso. Diciamo che i pro di giocare, divertirsi, incontrare i compagni, non sono al momento sufficienti a fargli dimenticare i contro del non avere più a disposizione i parenti.

Per questo tuo figlio, creativamente, si è legato ad una figura di riferimento che lo àncori a questo mondo ai suoi occhi un pò caotico e confuso: non trovo che ci sia nulla di sbagliato, al momento, dato che sono passati davvero pochi giorni, e per questo motivo trovo sproporzionato il commento dell’insegnante, che mi pare invece (come sempre accade) spaventata da quel che può significare che un bambino si leghi in maniera esclusiva (in questo le “politiche” dell’istituto condizionano molto le insegnanti non troppo sicure di quel che sono e che sanno).

Io credo che la figura della maestra sia molto importante in questo momento, e che non vada trascurato o reciso prematuramente il legame che tuo figlio ha creato: è vero che il passaggio al mondo della scuola è necessario, che lo stile troppo protettivo non aiuta, ma con questo non significa che debba necessariamente essere traumatico. Lo aiuterei, invece, a pensare che la maestra da lui preferita non è lì solo per lui ma per tutti i bimbi.

A te direi di non preoccuparti, e ti inviterei a parlare molto col bambino; in questa fase quel che dici, come reagisci al suo pianto, ai suoi bronci, ai suoi rifiuti, è determinante per quel che verrà in futuro.

Dai il giusto spazio alla sua rabbia, e tieni presente quanto sia legittimo che reagisca ad una decisione che in qualche modo “subisce” (la scuola).

Chiediti quanto sia preoccupante per te che tuo figlio non abbia l’inserimento perfetto, senza pianti, senza remore, di quelli che ti saluta sulla porta dicendoti “ciao mamma”, e quanto ti pesi invece doverlo accettare così com’è, con le sue difficoltà, i suoi difetti (se così si può dire!), le sue necessità ed il suo bisogno di sostegno.

Digli che sai che andare a scuola è difficile, e che è normale che tutti i bambini non si ambientino subito, che abbiano paura, che non si sentano a proprio agio: con parole semplici, fagli capire che gli sei vicino, insegnagli ad avere fiducia in te e nelle scelte che fai per lui, e anche i malumori spariranno.

Certo, lo so che detto così sembra facile, ed invece non lo è: fa parte di quel processo di separazione-individuazione che si compie insegnando ai nostro figli a stare al mondo e a camminare per la loro strada. Sono piccoli passi, ma la scuola è uno di questi, ed è anche importante.

Sostieni il dialogo con la scuola e con le insegnanti, coalizzatevi, sostenetevi: solo così sarete d’aiuto a tuo figlio.

Non parlate di lui e dei suoi “insuccessi” davanti a lui, ma lodatelo ed incoraggiatelo sempre per quel che fa, anche se poco. Trovate ogni giorno una cosa che ha fatto bene, e non mancare mai di dirgli che per questo sei fiera di lui.

Quando avrà trovato il modo di curare il suo dolore (sano!) per la separazione, avrà superato la fatica di questa nuova fase, sarà in grado di  alzare lo sguardo (metaforicamente e non) e guardarsi intorno: questo puoi anche provare a spiegarglielo, perché spontaneamente si renderà conto di quanto può essere divertente giocare con chi è al suo livello e parla la sua stessa lingua.

I bambini hanno bisogno di bambini, e noi adulti dobbiamo accompagnarli in questa direzione: non è facile nemmeno per noi, ma è il nostro compito.

Concludo inviandoti tutta la mia empatia ed il mio  sostegno, e ti faccio i miei migliori auguri.

Marcella Agnone – Psicologa Psicoterapeuta

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