Prima elementare e difficoltà

Domanda

Buongiorno.
Sono la mamma di Davide, 7 anni. Davide ha appena iniziato la seconda elementare. Il percorso di questa nuova avventura, in prima elementare lo scorso anno, è stato esaltante inizialmente (la pagella del primo quadrimestre bellissima, le maestre che ai colloqui non facevano che elogiarlo per comportamento e risultati…). Premetto che sin dall’inizio quando scriveva ometteva occasionalmente delle lettere nelle parole, ma tutto veniva considerato normale poichè alle prime armi.
Da marzo in poi i primi problemi… Ora viene descritto come un bambino distratto, che va continuamente seguito affinché possa portare a termine il lavoro assegnato. Continua a “dimenticare nella matita” alcune lettere e questo problema si è accentuato con l’utilizzo del corsivo. Cancella molto (quando riesce ad accorgersi dell’errore) e viene ripreso perché “deve essere decisamente più veloce”.
Legge bene,
abbastanza fluentemente (lo scrivo perchè mi pongo anche il problema della dislessia, visto che se ne fa un gran parlare ultimamente).

Chiedo se questo suo comportamento, questo suo dimenticare di scrivere alcune lettere (a me pare che pensi la parola più velocemente di quel che riesca a scriverla) sia normale in questa fase scolastica.
Ringrazio anticipatamente per la risposta. Non so più che pesci pigliare!

Risposta

Carissima mamma,
la prima elementare… L’inizio di un bellismo percorso di formazione e di educazione, un viaggio non sempre in discesa e dove talvolta per arrivare alla meta preposta si incontra qualche ostacolo e come dico sempre “bisogna affrontarlo e mai aggirarlo”!

Quindi, direi responsabile la sua propensione ad avere accortezze nei confronti
delle difficoltà  del piccolo Davide, ma attenzione a non cadere nell’errore di classificazione ed etichettamento soprattutto in questa fase molto delicata dell’apprendimento. Solitamente, prima della fine della seconda elementare
non  viene effettuata la diagnosi di dislessia e prima della terza elementare quella di discalculia, però talvolta si potrebbe chiedere una consulenza preventiva ad uno specialsitica nel campo, per approffondire dubbi e incertezza e per prima cosa
per il benessere del bambino, se si rileva un atteggimento provato del piccolo di fronte a tale difficoltà.

Sul piano operativo, è necessario trovare una strategia di apprendimento, che non porti il bimbo a vivere la sua diffcoltà come una situazione stressante. Quindi aiutarlo e supportarlo nell’esercitazione ma in un tempo limitato e non infinito e in uno spazio tranquillo e sereno. Supportarlo a livello di autostima, incoraggiandolo nella difficoltà e lodarlo quando la cosa viene eseguita correttamente. Naturalmente la seconda elementare sarà un anno importante, quindi attenzione e osservazione da parte del corpo docente e grande collaborazione così che il piccolo Davide possa essere aiutato e seguito con serenità e sintonia.

Chiara Mancuso – Educatrice

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Commenti

  1. Elisabetta dice:

    Ho avuto lo stesso problema con mio figlio qualche anno fa.
    L’ho portato per un consulto da un professore esperto in disturbi dell’apprendimento che ha diagnosticato una lieve forma di disgrafia (quando ha fatto i primi test mi ha chesto: “Ma con un bambino con questo quoziente intellettivo cosa è venuta a fare, signora?!?” “Guardi che lo so che mio figlio non è stupido!”).
    Abbiamo fatto una decina di incotri dove gli hanno insegnato delle “tecniche” per non dimenticare pezzi di parola nella penna e ha funzionato.
    Adesso frequenta la seconda media con risultati molto brillanti e soprattutto è innamorato dello studio.
    Ritengo infatti che il rischio maggiore sia che certe piccole difficoltà possono far sì che il bambino si “disamori” dello studio e perda la curiosità dell’imparare, che sarebbe un vero peccato.
    Buona fortuna e buona scuola!
    Betta

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