Capricci e regole: essere primogenito

Domanda

Buongiorno dottoressa,
mi chiamo Lia e sono mamma di due splendide bambine, di 8 anni e mezzo e di 2.
Le scrivo perché avrei bisogno di un parere e di un consiglio in merito a mia figlia più grande
…anche se non so bene da dove cominciare!

Sin dalla nascita è sempre stata una bambina molto curiosa, profonda e sensibile ed io e suo padre, che allora eravamo molto giovani (non tanto anagraficamente, ma emotivamente) ci siamo dedicati a lei con ogni energia ed ogni sentimento che avevamo in corpo, con tanta ingenuità ma anche tanta spontaneità.
B. è stata la prima nipote ad arrivare nella nostra numerosa famiglia e, di conseguenza, a ricevere ogni sorta di attenzione possibile da parte di ciascun membro.
E’ sempre stata una bambina allegra, solare, estroversa, carica di energia e di entusiasmo per le cose, con un carattere molto forte e deciso, che con grande furbizia riusciva sempre (o quasi) ad ottenere ciò che voleva. 

Crescendo si è rivelata una bambina piuttosto impegnativa, nel senso che si è dimostrata molto esigente di attenzioni, di affetto, di tempo, di stimoli (cose che non le sono mai mancate!). Proprio queste sue esigenze, forse assecondate sin troppo, l’hanno resa una bambina competente, che non si accontenta delle cose che non ricevono una spiegazione adeguata, determinata in ciò che le interessa ma assolutamente negligente e disinteressata verso ciò che, a suo avviso, non vale la pena. 

A questo punto lei si chiederà, è allora? si tratta di una bambina viziata come ce ne sono tante! Io non credo sia così, o meglio, un po’ viziata lo è ma il suo rifiuto delle regole è una vera e propria presa di posizione

(…)

Alla fine del 2008, subito dopo avere trovato il nuovo impiego, sono rimasta nuovamente incinta. E’ stato un periodo difficile, caratterizzato dalla paura ma anche dalla forza, di farcela finalmente e di non perdere il lavoro! 

E così è stato, a Luglio 2009 è nata N. (l’altra meraviglia della mia vita!) e mi è stato fatto un contratto a tempo indeterminato. Tutto questo mi ha aiutato a recuperare la fiducia in me che gli aborti e le delusioni lavorative mi avevano sottratto. 

(…) B., cresciuta tra la gioia e la spensieratezza di due ingenui genitori, si è ritrovata catapultata nel mondo degli adulti … sgarbato e a volte, anche un po’ violento! 

(…) 

In tutto questo caos, emotivo ed organizzativo, B. è sempre più impegnativa, intransigente, profonda e difficile, sembra affrontare una pre-adolescenza e si ritaglia uno suo spazio personale in questo mondo così assurdo e complicato! 

Sono stata infinita e sono passata di palo in fresca, le chiedo scusa… sento di avere bisogno di alcune parole di conforto!!! Grazie per la risposta che mi saprà dare. 

Una mamma confusa e preoccupata

 Risposta

Cara mamma,

ci perdonerai se per motivi editoriali siamo stati costretti a sintetizzare la tua mail, ma ti assicuro di averla letta con attenzione in ogni dettaglio. Sì, la dovizia di particolari mi ha colpito, e mi ha raggiunto la necessità che probabilmente hai di essere ascoltata.

Gli eventi della tua recente vita privata, non priva di dolori e difficoltà, ma per questo anche di rinascite, ti rendono certamente meritevole di sostegno ed incoraggiamento.

Credo che nella difficoltà a centrare la domanda su tua figlia ci sia proprio questo: un momento di vita intenso e la percezione di aver dovuto superare diversi ostacoli.

Il ritratto che fai di B. è molto positivo, e fatico a comprendere pienamente cosa intendi quando chiedi il mio aiuto riguardo a lei.

Mi arriva molto chiaramente la difficoltà di una bimba abituata a non condividere l’amore dei familiari, e che d’un tratto  ha fatto esperienza  non solo dell’arrivo di una sorella, ma anche di cosa significa la fragilità, la malattia di un genitore, in pratica  la sua umanità.

E’ quindi comprensibile il suo disagio e la necessità della bimba di avere supporto in questo percorso, cosa che spesso viene meno quando un genitore deve fronteggiare la fatica e il malessere personale.

Ma è un percorso che si può recuperare.

Proverò a dirti qualcosa riguardo alla trasformazione di una famiglia, anche se l’argomento è ampio e difficile da sintetizzare, ma soprattutto non si può considerare se non alla luce di diversi avvenimenti che sempre si intrecciano in una trama familiare.

Il primo figlio, in qualunque momento arrivi, solitamente raggiunge una coppia impreparata e volenterosa: fare i genitori è qualcosa che si impara “sul campo”, con difficoltà e con grande slancio. Le situazioni nuove da affrontare sono numerose, ma il piccolo gode delle attenzioni di entrambi i genitori, oltre che del resto della famiglia allargata.

L’arrivo di un fratello, in molti casi, è per il primogenito la prima importante frustrazione alla sua convinzione di essere l’unico. Frustrazione impegnativa quanto necessaria per compiere l’adattamento al mondo sociale e relazionale (il secondo, al contrario, arriva già in una situazione determinata).

Nel contempo, i genitori hanno acquisito delle competenze e assimilato nella loro struttura di personalità un cambiamento che avviene acquisendo un’identità genitoriale, che si modificherà sì in relazione al secondo figlio, ma ha già le sue fondamenta nella prima esperienza.

Avere altri figli, salvo casi particolari, porta i genitori ad essere più rilassati, meno esigenti con se stessi, forse più “superficiali” su alcune cose (e questo determina la possibilità che in molti casi entrambi i figli possano cavarsela in modo più autonomo).

Questa osservazione, forse ovvia agli occhi di tutti, porta delle conseguenze sulle relazioni che si formano all’interno del nucleo familiare.

Ma consideriamo anche un altro aspetto che ci racconti.

Mi avrai spesso sentito dire di essere contraria alla definizione di capricci intesa in senso negativo: sono sempre profondamente convinta che il bambino esprima a suo modo un disagio al quale non sa far fronte.

Tutto ovviamente in proporzione all’età, che renderà diverso l’intervento del genitore per risolvere l’episodio.

Partendo da questa considerazione, ovvero che il comportamento di tua figlia tenta di esprimere un disagio in un modo spontaneo, consideriamo l’importanza delle regole.

Ogni genitore fa la sua scelta, da quella della linea dura a quella di non porre regole credendo che l’indulgenza sia a favore dei piccoli.

In realtà il problema delle regole sta tutto nella loro chiarezza: avere regole chiare, adeguate all’età, costruttive (comprese e non imposte) aiuta il bambino ad essere sereno, a sentirsi protetto, ad essere integrato al contesto sociale e familiare in cui vive. 

Talvolta per il bambino non sono chiari i confini e cosa accade quando questi vengono superati.

Il bambino capriccioso è un bambino scontento, senza la certezza di un muro virtuale di contenimento che argini le sue preoccupazioni ed il suo status di bambino (bisognoso di cure fisiche e soprattutto emotive). 

Da qui nasce il suo rifiuto – la paura – di affrontare le situazioni della vita quotidiana, legate alla sua difficoltà di tollerare la frustrazione o la proibizione.

Coi bambini di una certa età, con più elevate capacità di comprensione, è importante che le regole siano supportate da buone motivazioni, che non significa stabilirle insieme né che possano essere patteggiate: le regole devono essere chiare e decise.

La disposizione interiore dei genitori è fondamentale in tutto questo: e credo che questo sia il motivo per cui ci scrivi tu.

Innanzitutto è importante che la linea di condotta sia concordata tra papà e mamma, e che sia coerente; ancora meglio se si riesce a concordare con gli altri parenti che si occupano del bambino.

In secondo luogo è importante che “il capriccio” sia affrontato con serenità: è questo il motivo per cui parlo sempre di tentativo di esprimere un bisogno.

Spesso il capriccio viene assunto dal genitore come un’ostilità: abbandonare l’inutile braccio di ferro col bambino ed usare un altro codice di decodifica del suo comportamento aiuta a non sentirsi offesi o colpiti nella propria autostima genitoriale.

Parli di pre-adolescenza riguardo a tua figlia, che credo sia prematura, ma in realtà è possibile che lei cerchi solo di comunicare e di affermare una sua volontà o una sua necessità. Da un certo punto di vista è anche legittimo, tutto sta nel trovare il modo più costruttivo attraverso cui lei possa farlo.

Mantenere la calma e la serenità significa cercare di capire le sue motivazioni, il suo punto di vista, per valutare di volta in volta se è il caso di accontentarla o meno.

Non sopravvalutare il capriccio di un bambino significa invece offrirgli affetto nonostante il momento “critico”, fargli sentire che la fermezza delle regole e l’amore per lui sono due cose distinte: puoi farcela è il messaggio implicito che deve passare dai nostri gesti e dal nostro atteggiamento. Per i bambini è importante non sentirsi soli ed imparare a sapere aspettare.

Tutto questo, ovviamente, non si traduce in un democratico atteggiamento paritario in cui le regole sono concordate: al contrario, è importante non dimenticarci che noi siamo i genitori e lui è un bambino che ha bisogno di noi. La relazione non è alla pari.

Questi pensieri, se accolti ed accettati da un genitore con la convinzione dell’efficacia del proprio atteggiamento, prendono un posto saldo proprio nel nostro corpo, nella nostra postura, nel nostro respiro, quindi nella nostra relazione col bambino: fanno di noi un àncora di salvezza, un muro di protezione, un abbraccio di contenimento. Esattamente ciò di cui il bambino ha bisogno.

Sono convinta che alla base del disagio che provi con tua figlia ci sia la necessità di sentirti supportata nelle tue scelte e nel tuo cambiamento: è importante che tu possa trovare delle conferme al tuo atteggiamento genitoriale.

Hai già fatto dei passi validi ed importanti, ed è buono che tu possa tenerli a mente quando ti percepisci come madre delle tue bambine.

Non dimentichiamo il senso di colpa che un genitore prova rispetto a questa specie di tradimento verso il primogenito, mettendo al mondo altri figli: tradimento, come già detto, impegnativo ma necessario, e soprattutto che non lo priva né dell’amore né della presenza fisica ed emotiva.

Insomma, nella relazione che c’è tra di voi, ed in tutto quello che essa veicola, si racchiudono tutte le vostre difficoltà ma anche le vostre risorse per superarle.

Sii convinta dei tuoi pregi e delle tue doti, e sarai in grado di trasmettere alle tue bambine il messaggio che la vita è difficile, ma loro (voi) siete in grado di farcela. 

La tua esperienza è già un esempio concreto di questo, si tratta solo di rendere questo messaggio comprensibile al loro mondo di bambine.

Non so se soltanto la mia risposta può servirti a stare meglio riguardo a questi temi.

Istintivamente, per il trasporto emotivo e l’urgenza che trapela dalle tue parole, ti suggerirei di provare a cercare un sostegno psicologico continuativo che possa servirti ad essere più carica ed energica nella vita quotidiana: a volte, dopo aver affrontato grandi prove, è necessario vuotare un po’ il sacco e trovare un porto tranquillo che ci accolga per ritemprare lo spirito.

E’ quello che chiedono i nostri bambini per crescere meglio, ma quello di cui anche noi (guarda un po’!) abbiamo bisogno.

E gli apprendimenti che più abbiamo fatto nostri sono anche quelli che riusciamo a trasmettere meglio.

E’ il mio suggerimento ed il mio migliore augurio. In bocca al lupo a te e alla tua bella famiglia.

Marcella Agnone – Psicologa Psicoterapeuta

Commenti

  1. Donatella dice:

    Ciao Silvia. A proposito di ”il bambino è competente” tu hai il letto l’omonimo libro di Jesper Juul? Se sì, cosa ne pensi? Io l’ho finito da poco e senza esagerare direi che mi ha dato una sferzata piuttosto forte…
    Profondamente in crisi con il mio cucciolo terribile di 3 anni, scopro che il dubbio latente che forse il problema è il mio modo di relazionarmi con lui non solo è fondato, ma in realtà è anche peggio! Il vero problema sono proprio io e il mio rapporto col mondo intero! E così a quasi 40 anni (dai, non sono ancora arrivata a 39!) e con una scarsissima autostima mi ritrovo a cercare di rinascere… mi fai gli auguri? 🙂

  2. Mamma Imperfetta dice:

    E io lo so Lux, ho imparato a conoscerti sai in questo periodo?
    Semplicemente, traducevo i tuoi raggionamenti a spunto filopedagogico, essendo una mia passione sia la pedagiogia che la filosofia. 😉

  3. lux in fabula dice:

    Non credo di aver detto che condivido “la punizione, l’atteggiamento frustrato, iroso e prepotente”, argomento già esaurito in quel post. Anche e soprattutto perché per natura, esperienze e carattere io sono diametralmente all’opposto, sono cose che non farei e non farò mai, beninteso. Detesto, rifiuto, aborro e allontano la violenza e la punizione tout court, quella data “perché l’ho detto io” o per un momento di stanchezza. L’”atteggiamento correttivo” è totalmente un’altra cosa.
    La frase “ogni genitore è il migliore per i suoi figli” l’ho detta in senso positivo, priva di qualsiasi implicazione negativa.

  4. Mamma Imperfetta dice:

    Io sono più incline alla pedagogia di Malaguzzi che a quella di Don Milani.
    Il bambino non è nè superiore nè inferiore, il bambino è competente.
    Capisci anche tu che l’assunto “ogni genitore è il migliore per i suoi figli” può portare a giustificare e a giustificarsi anche atteggiamenti che trascendono l’amore.
    Per quanto riguarda Kant, per quanto ne posso aver studiato io… 😉 basava l’educazione sulla libertà non istintuale e sull’educazione (ex-duco) al senso morale. In quest’ottica per lui la disciplina era funzionale allo sviluppo del senso morale che nulla aveva a che fare con la punizione.
    Dobbiamo sempre distinguere tra atteggiamento correttivo di ciò che mette a rischio la vita e l’incolumità, dall’atteggiamento frustrato, iroso e prepotente.

  5. lux in fabula dice:

    Bisogni, regole, educazione in senso lato. Diceva don Milani “il ragazzo […] è, da un alto, nostro inferiore perché deve obbedirci e noi rispondiamo di lui, dall’altro, nostro superiore perché decreterà domani leggi migliori delle nostre.” Secondo lui, il ragazzo SARA’, da adulto, responsabile (da pondus = peso, cioè sentire il peso, il valore di una risposta) di ciò che è e fa. Cioè, il ragazzo è minorenne in senso kantiano, cioè incapace di agire senza la guida di un altro. Sappiamo che noi genitori siamo i migliori possibili per i nostri figli, che nessuno lo sarebbe più di noi. Quindi, credo, che nessuno più di un genitore sappia qual è il bene per i bimbi, finchè sono bimbi.

  6. Mamma Imperfetta dice:

    Lux, ma che il rapporto non sia paritario qui è inteso nel senso dei bisogni, mi pare no?

  7. lux in fabula dice:

    “Tutto questo, ovviamente, non si traduce in un democratico atteggiamento paritario in cui le regole sono concordate: al contrario, è importante non dimenticarci che noi siamo i genitori e lui è un bambino che ha bisogno di noi. La relazione non è alla pari.”
    Vi ricordate il post “Alzare le mani sui bambini”? Anna disse che “il rapporto con i bambini non è paritario nel momento in cui da te dipende la loro educazione e la loro incolumità.” E si scrissero fiumi di inchiostro su questo concetto (per alcuni totalmente errato) del rapporto non paritario tra genitori e figli. Naturalmente, mutatis mutandis (l’argomento è diverso!!). Alla luce della presente risposta della dottoressa, qualcuno vuole rettificare?

  8. Gentile Dott.ssa Agnone, la ringrazio profondamente per le sue parole…sapevo di avere trattato un argomento infinito perchè si riallaccia ad un’infinità di altre questioni e sapevo che un professionista come lei mi avrebbe consigliato di rivolgermi ad un collega per “vuotare il sacco”. Spero soltanto di riuscire a fare un po’ di chiarezza, di riuscire a dare alle mie bambine regole chiare e fondamentali, come lei mi ha suggerito ed allo stesso modo di riuscire ad essere coerente il più possible…se mio marito mi appoggiasse durante questo percorso, saremo davvero a cavallo!
    Mi ha colpito l’osservazione sul “senso di colpa” che sapevo appartenermi in merito a più questioni (purtroppo!) ma in effetti credo che l’accento sul mio senso di colpa legato al fatto di avere messo al mondo un’altro figlio sia centrato. La cosa che mi colpisce e che io, questa seconda bambina, l’ho cercata con tutte le mie forze…allora perchè sentirsi così? Perchè avere paura di amare? E soprattutto quando raggiungerò la consapevolezza che, amando profondamente come merita la mia seconda bambina non sostituirò l’amore infinito che provo per la mia insostituibile prima figlia? Grazie ancora, Lia

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