Paura dei pallonicini

Domanda

Mio figlio Alessandro ha compiuto cinque anni da due mesi è vivace, sereno un gran testardo, un pò contestatore, un figlio unico.
All’inizio dell’ultimo anno di asilo ha manifestato, in maniera improvvisa ed inattesa, un straordinario (e non enfatizzo) terrore per i palloncini. Non si va più alle feste di compleanno, ai centri commerciali nei quali ricorda di averli visti e cose così. Con il passare dei mesi all’asilo finge indifferenza per la loro presenza, anzi li sfida, all’aperto li evita ma non si immobilizza terrorizzato come prima, ma per il resto il timore resta invariato difatti abbiamo rigorosamente evitato tutte le feste in ludoteca (ndr. la sua era in un Mc Donald’s senza palloncini,) anche quella del suo migliore amico. Proprio non vuole, dice che scoppiano che i bambini li fanno scoppiare e se gli si chiede perchè a scuola si, fa lo “gnorri” e non risponde.

Ho chiesto alle maestre anche a suo tempo se rammentavano un episodio che lo vedesse coinvolto con lo scoppio di un palloncino, ma niente (loro negano, l’evidenza ? Chissà).
In ogni caso ad oggi non riesco a risolvere il problema. Ale è un bambino maturo, ma molto sensibile che affronta con timore l’inevitabile crescita emotiva e fisiologica mi appare alle volte preoccupato del fatto di diventare un ometto e quando un giorno con orgoglio gli facevo notare quanto fosse cresciuto e che sarebbe diventato un ometto lui mi si mette a piangere… piccolo campione di mamma…
Ma tant’è comincio ad avere difficoltà a comprendere questa “fissazione” che però all’asilo non manifesta…
Mi può aiutare?
Grazie
Barbara

Risposta

Cara Barbara,
sembrerà strano agli adulti ma non è poi così infrequente trovare bambini che hanno paura dei palloncini. Qualcuno è spaventato dal colore, altri dai movimenti, altri ancora dal fatto che scoppiano improvvisamente. Chissà qual è il caso di tuo figlio!
La paura è una forte emozione primaria derivata dalla percezione di un pericolo, reale o supposto, comune agli esseri umani e agli animali. Non può essere sensata e tanto meno razionale, potremmo azzardare che assomiglia moltissimo a un allarme: efficace, veloce, non certo piacevole da sperimentare.

Ricordiamoci che la paura ha come obiettivo la sopravvivenza in una ipotetica situazione di pericolo; irrompe ogni qualvolta si presenta un possibile rischio per la nostra incolumità, spesso è accompagnata da un’accelerazione del battito cardiaco e delle principali funzioni fisiologiche difensive. Questa è solitamente l’esperienza della paura per noi adulti.

La paura però non è solo questo, è anche uno stadio naturale della crescita nel nostro processo evolutivo: solitamente tra i quattro e i sei anni i bambini vivono il mondo esplorandolo con una vivacissima immaginazione e con una capacità di pensiero in crescita. Può succedere che i bambini pensino che dietro le porte o dentro gli armadi si celino mostri orrendi che li voglio assalire, esattamente come ben descritto in “Monster and co” e in tantissime fiabe tradizionali.

Tutto questo è fisiologico e permette ai bambini di (letteralmente) imparare a pensare, da quanto scrivi direi che tuo figlio sta sperimentando questa esperienza di sviluppo e crescita: anche se le paure dei bambini ai nostri occhi adulti possono sembrare insensate ed esagerate, vanno accolte perché consentono loro di crescere e imparare.

All’atto pratico questo significa in primo luogo rispettare la paura e soprattutto l’emozione che tuo figlio sperimenta: ricordati che se per te si tratta di una scocciatura che mette in discussioni piani e programmazioni sociali per lui è una vera e propria palestra di apprendimento.

Cerca di ascoltare attivamente quanto ti sa dire, fai delle domande per comprendere meglio la paura e cerca di esprimere la tua comprensione empatica: fagli sentire che puoi capire quanto sta provando, che sai cos’è la paura perché l’hai affrontata e superata.

Condividere le tue esperienze di paura può aiutare il tuo “ometto” a capire come funziona questa emozione e insieme potrete cercare le sue risorse per affrontare questa situazione, senza forzarlo ma facendogli vedere le volte in cui ha superato una sua paura o una situazione difficile con successo, utilissimo anche stimolarlo a  formulare opzioni di risposta possibili al suo timore. In alcuni casi questo può significare aiutarlo ad esprimere la paura anche fisicamente: parlando, disegnando, correndo, respirando profondamente o con movimenti che vengono in mente a te.

In altre parole la tua funzione di mamma sarà quella di incoraggiare tuo figlio ad andare avanti: di fronte a nuove sfide abbiamo bisogno del cor-aggio, che etimologicamente significa “avere cuore” sede della virtù della “fortezza”. Mi sembra che questo sia il vero antidoto alla paura.

In fondo che si tratti di palloncini, gatti, cani o mostri nell’armadio non penso che la strategia cambi molto: pazienza, rispetto, fiducia nelle capacità e possibilità dei nostri figli si rivelano le modalità di relazione più efficaci.

Spero che questi stimoli ti possano essere utili in questa nuova fase dell’esperienza di genitore.

Gloria Bevilacqua – Psicologa e Psicoterapeuta

 

Commenti

  1. Salve,
    Mia figlia ha lo stesso problema: quando qualcuno gonfia un palloncino o glielo da in mano per giocarci inizia tremare, piangere e singhiozzare… Leggo che è un problema comune a molti bambini, ma mia figlia a 20 mesi! come posso aiutarla a superare questa paura?
    Grazie
    Laura

  2. Salve, mio nipote ha una vera fobia per i palloncini. ovviamente essendo una cosa irrazionale non siamo riusciti a risalire ad un episodio. Premetto che mia sorella (la mamma) cerca di proteggere il bambino in ogni modo evitando di far si che il bambino veda o senta i palloncini, anzi chiede in maniera perentoria a tutti di far in modo che alle feste di compleanno non ci sia nemmeno un palloncino e se capita che qualcuno si dimentichi lo fulmina con lo sguardo, prendendo il bambino tra le sue braccia pensando di proteggerlo da un male enorme. I genitori di mio nipote non vogliono intraprendere un percorso con il figlio per affrontare la paura, ma secondo me, non si rendono conto che comportandosi così la rafforzano ulteriormente. cosa mi consiglia? grazie

  3. Cara Maria,
    ho sempre pensato che riguardo a queste cose non esiste una verità assoluta: la necessità di un consulto, di comprendere più a fondo determinate dinamiche che riguardano la nostra vita, o la crescita dei nostri figli, è una cosa soggettiva.

    Ci sono persone che vivono senza interrogarsi mai su alcune cose, ed altre che hanno bisogno di giungere ad una consapevolezza diversa.
    Il momento, il tema, lo decidiamo noi.

    C’è anche un’altra cosa che credo fermamente: ogni persona ha un grande intuito rispetto ai nessi causa-effetto che riguardano la propria “sofferenza”, e sicuramente una parte di verità esiste.

    Un terapeuta non è una persona onniscente che ha delle verità precostituite, o che deve impartire chiavi di lettura o interpretazioni. E’ piuttosto qualcuno che aiuta le persone a dare un senso alle situazioni, ad abbinare i pezzi di un puzzle in modo che la figura sia più chiara.

    Se tu ritieni che tu e tuo marito abbiate bisogno di un consulto, fai un tentativo: la “terapia di coppia”, del resto, non è solo “cura della patologia”, ma anche “sostegno al cambiamento”.
    E’ possibile che il tema dei palloncini sia solo “il pretesto” che vi porti all’opportunità di acquisire più consapevolezza su voi stessi e sul vostro stile genitoriale.

    Vi faccio i miei migliori auguri.

  4. Anche mio figlio di 5 anni ha la stessa paura, forse dovuta ad un’esperienza traumatica all’età di due anni quando alla sua festa di compleanno , solo una torta e delle decorazioni, a casa nostra ; scoppia un palloncino sul viso del suo babbo che lo gonfiava. Al di là del viso appena esterrefatto del padre (a mio avviso) il bambino ha cominciato a piangere e non ha mangiato più.
    Adesso la fobia si è acutizzata, la sola visione dei palloncini lo fa piangere disperato e questo comportamento ci costringe a tornare a casa. L’ho sempre compreso e ho cercato di spiegare perchè un palloncino scoppia, ma sembra che la situazione si complichi.
    Mio marito si arrabbia con lui sgridandolo, ma dopo un pò con lui il bambino si calma. Appena vedo che si è calmato io lodo il bambino per il progresso che ha fatto.
    Tutto questo mi crea disorientamento perchè con me non c’è verso che si calmi e mi domando se il mio atteggiamento è corretto.
    Mio marito infatti mi dice che assecondandolo , sbaglio.
    Credo che nel problema sia compreso anche qualcosa che non funziona nel rapporto padre e figlio.
    Infatti il bambino è molto legato al padre e mi pare che soffra delle assenze di quest’ultimo.
    Spesso ho dovuto rassicurarlo che sarebbe tornato.
    Sicuramente ci sarà qualcosa che non funziona nelle nostre dinamiche familiari e anche se me ne accorgo e le faccio notare, mio marito non le accetta.
    Mi domando se un consulto con un psicologo possa aiutare mio figlio, è sempre quello che il padre ha chiesto di fare, dicendo anche al bambino stesso che c’era qualcosa che non andava.
    Insomma come credo in molte famiglie mamma e babbo hanno due comportamenti diversi. Se mi dovessi comportare come fa mio marito quando sgrida il bimbo in quel modo, sarei un orco, mio marito per il bimbo è invece è un angelo.
    Credo che dallo psicologo dovremmo andarci noi.
    La mia paura è che questa fobia mina il benessere futuro di mio figlio.

  5. barbara dice:

    grazie mille per i consigli, cercherò, senz’altro, di tentare questa nuova forma di approccio al problema visto che fin ad ora, lungi dal considerarlo uno Non ci avevo pensato che crescere significa anche questo. E si vede che non considero che mio figlio comincia davvero a crescere come un piccolo individuo, cresce ed impara cose nuove, messa così fa un pò meno paura.
    grazie

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