La gratitudine e il diritto alla vita perfetta

Ho incontrato, lungo il mio cammino, svariate persone, diciamo, “altalenanti”.
Si avvicinano in momenti particolari, di bisogno, di fatica, di euforia. Poi spariscono.
Ciascuno è libero di gestirsi come vuole, io stessa rivendico la libertà di non sentirmi in dovere.
Però, forse, bisognerebbe imparare  a farlo in autonomia, senza investire la vita altrui.
Io ormai ho imprato a gestirmi, a dare il peso giusto alle presenze e ai distacchi. Quello che non vorrei mai, però, è crescere  due figli che non conoscono il senso profondo della  parola “gratitudine”.
Deriva da gratus, ovvero riconoscente.
Altro non è che la consapevolezza delle ricchezze che ci ruotano attorno e che si inseriscono, pur in fasi alterne, nella nostra vita.

Quello che vorrei  è aiutarli a trovare le ragioni per sentirsi felici: è una parola. Lo so.
Davanti a questo mi rendo conto che gli strumenti a mia disposizione sono essenzialmente due.
L’esempio: insegnare a vivere non si può. Quel che si può fare è far partecipare i figli al proprio personale rapporto con la realtà e con quello che accade. A me, figlia, il processo di identificazione nelle positività di mia  madre e nella pacatezza di mio padre è servito molto. Poi ho attraversato anche io, come tutti, momenti di buio totale e di gran fatica. E forse li sto attraversando anche ora.
Però sento l’atteggiamento respirato in casa nei confronti di ogni circostanza, buona o cattiva, come consapevolezza che, nonostante tutto, sono fortunata, perchè qualcuno che mi ama c’è.
L’altro strumento sono i commenti.
Ciò che io più ricordo dei miei genitori per quanto riguarda l’infanzia e l’adolescenza non sono le prediche. Ma i commenti e le reazioni a ciò che mi succedeva, alle mie scelte di vita.
Sono le “parole di tutti i giorni” ad essere efficaci, non le lezioni magistrali sui massimi sistemi.

Gratitudine.

Non nei confronti della famiglia, ma della vita in generale e di chi, per un periodo, decide di accompagnarti e di starti accanto.
Perché che non tutto sia dovuto non è una frase come un’altra e non è una banalità.
Ma è difficile. È difficile perché si rischia di farli scivolare di qua o di là: o  nel senso di colpa, che io rifuggo o, al contrario, nell’ottimismo forzato, con una punta di epicureismo: la vita è bella, goditela.
La gratituidine non è né l’una, n’è l’altra cosa.
È un senso di rinoscenza. È una consapevolezza di preziosità. È la capacità di apprezzare le minuzie o di trasformare quelle che reputiamo tali in doni. Non è solo, ma anche, il saper dire “grazie”. E’ un bacio dopo 3 ore di compiti insieme o un abbraccio  strettissimo dopo una lunga passeggiata al parco.
Ma è un atteggiamento complicato da far passare nelle testoline di due bambini e anche, a tratti, nella mia: io stessa, infatti, devo cicilicamente ritarare il mio atteggiamento verso la vita, le persone, le mancanze, i distacchi, le presenze.
Ci sto provando con loro,  facendo notare le positività: il tuo amico ti ha aspettato all’uscita da scuola o tuo fratello ieri ha chiesto di te tutto il giorno o la nonna ti vuole molto bene.
Perché non leggano l’affetto come dovuto, ma come un dono da gustare e apprezzare tutti i giorni in cui ti è concesso.
Puoi imparare a piacerti nel corso degli anni.
Ma la fame d’amore te la porti dietro tutta la vita.
È la consapevolezza dell’importanza di ciò che in quel momento ti sta scaldando il cuore, perché domani, magari, non ci sarà più. Ed è  anche però il messaggio che non è sempre colpa tua, che la serenità non è dipendere dai risultati, né dalle approvazioni degli altri (il narcisismo deriva essenzialmente da questo e a me fa paura ). È la consapevolezza che qualcuno ti ama o ti ha amato, è la capacità di accorgersi di ricevere o di aver ricevuto e di goderne, anche se domani qualcuno deciderà di “chiudere il rubinetto” del suo affetto per te, del suo dare, del suo esserci.

Mi  piace pensarli, da adulti, come persone non sempre felici, né serene, né sorridenti ma sempre consapevoli e sempre grate perché il diritto alla vita perfetta non esiste.

Commenti

  1. francesca dice:

    Siamo al mare. Sono le 12.00.
    Un amico di mio marito gli regala un secchiello di canolicchi. Devo spurgarli, cucinarli, fare gli spaghetti, e contemporaneamente preparare anche un menù diverso per le bimbe (pasta e carne).
    Alle 13.10 non so come ma siamo tutti a tavola ognuno con il suo menu personale davanti.
    Carlotta, cinque anni, mi dice:”grazie mamma che hai preperato tutte queste cose buone per noi!”.
    Grazie a te che te ne sei accorta, amore mio.

  2. Complimenti!

  3. Grazie Arianna.
    La paura dell’abbandono è un’altra di quelle che ti trascini tutta la vita.
    Puoi, a tratti, soffocarla, ma ciclicamente riemerge.
    Un abbraccio.

  4. L’ho letto e istintivamente me ne sono allontanata passando ai commenti, per capire se era un consiglio o un “consiglio” ovvero un diktat. Poi però sono tornata indietro, perchè nei commenti ho sentito leggerezza, emozione e riconoscenza.
    E mi hai emozionato, hai espresso quello che io provo a fare con i miei figli dalla loro nascita, perchè io invece ho sempre fame d’amore, ho fame di essere accettata e non abbandonata… perchè quella sicurezza di essere amata comunque… non mi è mai appartenuta, e probabilmente neanche ai miei prima di me.
    Grazie ancora,
    Arianna

  5. Mamma Imperfetta dice:

    Mi fate arrossire. Veramente.
    Grazie a tutti.

  6. Alessandra dice:

    E’ la terza volta che leggo questo post. Finché ci sono persone come te, Silvia, possiamo sorridere di gratitudine tutti i giorni!

  7. leggo, rileggo, conservo. Credo che tu abbia centrato il punto di un’evoluzione necessaria e sofferta che viene richiesta a una donna quando diventa mamma e vuole che le sue frecce partano da lei autosufficienti soprattutto nelle cose più difficili.
    al solito, grazie per questo pezzettino che condividi con noi del tuo cammino e che diventa anche un po’ il mio cammino.

    davvero, grazie (as usual).

  8. Spero di non apparire banale ma ti ringrazio Silvia.

  9. antonella dice:

    Cara Silvia, penso che tu sia riuscita a dare una forma scritta a quello che proviamo in tante, sopratutto quando guardiamo i nostri bambini crescere e cominciare ad interfacciarsi con la vita e le sue modalità. Tutte, penso, possiamo raccontare di persone che abbiamo avuto intorno per un periodo e poi….vuoto! Io per indole e per allenamento ultraannuale, do un peso minimo a queste cose, ho imparato che la vita è troppo breve per perdere tempo su queste cose. Però i bambini notano tutto e quindi mi sono trovata anch’io a dover rispondere a domande di mio figlio (“ma perchè non vado più a giocare dal davide? anche se va a un’altra scuola, nn possiamo essere amici?”). Ho cercato di spiegargli che alle elementari si farà nuovi amici, che se ne farà quanti vorrà in futuro, ma nn so fino a che punto l’ho convinto, perchè oltretutto con altri bambini ex compagni dell’asilo e i loro genitori ci sentiamo e ci vediamo ancora. L’esempio come dici è il più potente mezzo di educazione, i bambini sono il nostro specchio, nel bene e nel male (mio papà diceva sempre che ognuno ha i figli che si merita e penso che sia davvero così). E l’esempio dei miei genitori, morti da anni, mi guida ritengo ancora oggi ed è anche quello che cerco di trasmettere a Giovanni. Quello che noto, è che i bambini sono piccole spugne, pronte ad assorbire quello che gli mostriamo, gli diciamo, anche in via indiretta con i silenzi e i comportamenti. E se riuscissimo ad instillare loro l’amore per la vita nelle sue forme, per il prossimo (compresi se stessi) e per la natura, avremo degli uomini di domani davvero degni di questo nome!

  10. Laura dice:

    Grazie di condividere queste tue riflessioni, offri sempre spunti preziosi

  11. Chiara dice:

    ho letto il post tante volte e, per la prima volta l’ho stampato, per comprendere e riflettere. e’ davvero bellissimo.
    mi sono trovata in entrambe le situazioni: si sono allontanati da me e io mi sono allontanata. è inevitabile investire la vita altrui, quando le relazioni sono importanti e coinvolgenti. a volte si ha la forza e la voglia di spiegarsi altre volte no. a volte allontanarsi è vitale per il proprio equilibrio, ma è difficile spiegarlo a se stessi e a chi ne è coinvolto. a volte i rapporti si ammalano e la cura può essere dolorosa.
    questo non cancella la gratitudine e la stima. aiutare i propri figli ad amare e ad essere grati indipendentemente dal nostro personale giudizio è complesso ma fondamentale. Spesso comprendono più di quanto pensiamo poichè, come scrivi, non sono tanto le parole a colpirli, quanto gli esempi, i commenti e, penso, le azioni. A volte mi spaventa la sintonia che ho con te: hai scritto su un tema che in queste settimane mi coinvolge e mi dà tanti pensieri.

  12. oggi piu che mai ho bisogno di queste tue parole grazie

  13. grazie, di vero cuore.

  14. E’ meraviglioso questo post, è perfetto.
    Hai trovato le parole giuste, la delicatezza, perchè la riconoscenza sia insegnamento di vita.
    Nel mio piccolo, ci provo, sto gettando i semi per le mie figlie, che spero un giorno possano cogliere e assaporare per il resto della vita..
    Grazie, per questo post, che potrebbe essere universale, nel senso che la riconoscenza come insegnamento ai propri figli ma anche alle persone più in generale…

  15. lux in fabula dice:

    Pur consapevole che non esiste la perfezione, pur ritenendomi una persona che sa esprimere gratitudine per un sorriso, un “grazie”, un gesto generoso e che dà grande valore alla libertà propria e altrui, rimango sempre senza parole per distacchi inspiegabili. Se è vero come è vero che niente è dovuto, mi chiedo perché tanti, invece, vogliono, da un lato, soffocare con pretese assurde, dall’altro allontanarsi con l’agilità di un equilibrista che approfitta dell’occasione che stava aspettando. Insomma, la gratitudine è a senso unico? Da adolescente lessi questa frase: “tutti vogliono degli amici, ma nessuno si preoccupa di esserlo”. La nostra è la società dell’usa e getta, dell’utilitarismo più cieco, delle persone che guardano gli altri come mezzo, non come fine. Quanto aveva ragione il buon vecchio Kant: “La legge morale dentro di me, il cielo stellato sopra di me”.

  16. elena dice:

    il blocco che avevi se ne già andato mi sà: nelle ultime settimane hai toccato 2 argomenti mica semplici subito…………anzi direi molto molto impegnativi!!! sei fantastica!!!! parole sacrosante quelle che hai scritto ma soprattutto ti sei prefissata degli obbiettivi con i tuoi bimbi molto importanti. ti auguro con tutto il mio cuore ti riuscire nella tua missione. Sò che ce la farai.
    Posso solo porre 1 domanda: ma se qualcuno mi aiuta nel momento del bisogno e io sono grata fin qui tutto ok ma se poi questa persona inizia ad interferire pesantemente nella mia vita in un certo modo a volere “appropiarsene” facendo leva sulla gratitudine senza rispettare le mie esigenze, richieste, modo di essere a quel punto che succede? sono grata e non reagisco o …… sono grata sì… ma riprendo ugualmente le redini della mia vita passando pero’ per 1 persona ingrata? come fare per conciliare le 2 cose?
    La mia è una domanda seria non voglio alzare 1 polverone e non è 1 commento tanto per fare ho proprio bisogno di un aiuto!!!!!
    grazie e scusa se mi sono dilungata.

  17. nicoletta dice:

    entrare per la prima volta nel tuo blog e leggere questo…sono senza parole…
    grazie

  18. Dal profondo del mio cuore… GRAZIE.

  19. bellissimo e rivelatore

  20. Valewa dice:

    Complimenti, e applausi. Vale

  21. Che bella riflessione! Grazie.

  22. L’ho letto due volte e lo rifarò ancora. Lo stamperò per non dimenticarmene.
    Grazie!

  23. ma quante volte ho detto davvero??? …volevo rendere il senso 🙂 paola

  24. davvero bello. me lo stampo davvero. paola

  25. Meraviglioso! Grazie Silvia.

  26. silvia come sempre lacrimoni!!! quanto è vera ogni singola frase, la gratitudine vera è rara e preziosa. grazie per questo post.

  27. giuseppina dice:

    grazie… per la pacatezza usata nel descrivere un sentire quotidiano
    ..mi ha aiutato a “riordinare” i sentimenti di insicurezza ..quotidiani

  28. Deborah dice:

    Grazie mille per i tuoi sempre graditissimi spunti di riflessione…. Leggendoti pensavo alla mia piccolina ( tre anni ) che negli ultimi mesi mi commuove ogni volta che per una sciocchezza fatta per lei col cuore mi dice ” grazie mamma ! ” ” evvivaaa, grazie mamma mia! ” e mi abbraccia forte forte.
    Io mi sono inizialmente posta il problema se questa gratitudine spontanea era innata o se l’esempio ( sinceramente involontario e non studiato ad hoc ) ha avuto il suo peso.
    Solo ora mi rendo conto che il nostro esempio è l’unico insegnamento che rimane e penetra profondamente nel cuore dei nostri piccoli.
    Spero quindi di essere all’altezza e di portarla all’età adulta con il valore della gratitudine ai primi posti , come lo è sempre stato per me.

  29. Psicologo Psicoterapeuta dice:

    Ciao Silvia, sono uno psicologo dell’età evolutiva di Milano e ti leggo da anni.
    Questo testo rasenta la perfezione, altroché.
    Ti vorrei chiedere l’autorizzazione per poterlo stampare e lavorarci su con i gentori che vengono da me, naturalmente citando la fonte.
    Se mi mandi una mail, ne parliamo un po’.
    Grazie e complimenti sinceri per il prezioso lavoro che svolgi online e per la tua capacità di introspezione, rara qualità.

  30. Monica dice:

    Sono senza parole. Da stampare e studiare.

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