Un inserimento al nido complicato

Domanda

Buongiorno,
scrivo in un momento di grande fragilità, in quanto, come mamma, non so come affrontare le crisi di mia figlia. La mia bimba ha 19 mesi ed ha iniziato il nido, tra inserimento e frequenza effettiva il 27 settembre. La prima settimana ero felicissima, la vedevo serena ma vero è che c’ero anche io con lei. La seconda settimana abbastanza bene. Noi (io e mio marito) uscivamo per poi tornare un’ora/un paio d’ore dopo e la prendeva benino… qualche pianto non troppo convinto e via per la terza settimana: quella da cui partiva la frequenza effettiva. Premetto che la bimba soffre di crisi affettive. Prima del nido non ne aveva quasi più avute, quella più seria risale a quando la bimba era molto piccola e le altre sono sempre state gestibili. Così pensavo, nella mia testa, che anche la terza settimana sarebbe stata soft per la piccola. Ma le insegnanti non credo fossero dello stesso parere in quanto mi hanno preso la piccola dalle braccia e mi hanno fatto andare via (ma forse è così che si fa..). Inebetita, al mio ritorno ha pianto come una pazza ma la capivo. Così per l’intera settimana. Dove i pianti iniziavano all’arrivo (la bimba riconosceva/riconosce la strada) per poi interrompersi, a detta delle insegnanti, all’interno del nido e riprendere all’uscita. Sette giorni di casa e antibiotico per una forma di bronchite e rientro. Traumatico a quanto pare, in quanto, da quando siamo rientrate non vuole proprio più andarci. Piange a casa, piange appena la sveglio per prepararci, non vuole più fare colazione, non si lascia vestire e piangePiange in auto per tutto il tragitto, quando arriviamo piange all’ingresso. Appena vede le maestre porge loro le braccia piangendo.
Al ritiro piagnucola un po’ ma sembra serena. Non so come gestire questa cosa, mi fa star male.
Ammetto di avere anche io un periodo non facile. Ho difficoltà al lavoro (lavoro a turni ed inizio a risentirne), con mio marito che non riesce a capirmi e ci diamo addosso. Sarà anche colpa mia quindi? O è solo un discorso di tempo? Se poi, a mia figlia, le chiedo (sono ingenua, lo so ma scopro sulla mia pelle che una madre fa cose assurde per i propri figli) se le maestre le piacciono e sono brave mi fa un gesto strano (mia figlia non parla ancora), si da dei colpetti sui palmi delle mani, come quando mia mamma diceva “no, non si tocca e mi schiaffeggiava il palmo” … In un periodo in cui l’uomo nero è dietro l’angolo non so più cosa pensare. Le sarò immensamente grata per qualunque cosa lei possa suggerirmi.

Risposta

Carissima Alessandra,
prima di analizzare nel dettaglio la sua situazione, vorrei dirle che nella mia esperienza di educatrice di nido ci sono state tante/i  bimbe/bimbi che hanno reagito nello stesso modo di  sua figlia…quindi per quanto tragica e difficile da vivere sia la sua situazione attuale piano piano cambierà.
Quando si parla di inserimento al nido è importante fare riferimento non solo alla nuova relazione che il bimbo instaura con educatrici e compagni, ma  soprattutto alla relazione di fiducia tra la struttura educativa e il nucleo famigliare.
Per quanto possa sembrarle crudele la reazione delle maestre all’inizio della terza settimana è spesso normale.  Lo scopo è  cercare di ridurre il tempo del commiato per non far soffrire troppo sia mamma che bimbo il quale tra le braccia delle maestre può iniziare la giornata distrarsi con i giochi e con le attività proposte che piano piano diventeranno per lei  rassicurante routine. Generalmente è preferibile che sia la mamma, dopo i saluti, a porgere la bimba all’educatrice … è un semplice gesto ma che ha in se un grosso significato di fiducia che il bambino percepisce.
Nonostante un ragionevole periodo di “rodaggio” in cui vi è stata la presenza dei genitori nella struttura con brevi allontanamenti … finito l’inserimento, sua figlia ha reagito con un totale rifiuto. Ogni bambino è diverso e ha tempi diversi per metabolizzare un così grande cambiamento.  In più la malattia e la conseguente assenza al nido ha contribuito a rendere  più difficile l’ambientamento. E’ comunque importante, a mio avviso, l’esternazione di disagio attraverso il pianto; questo consente al bimbo di  “buttare fuori” tutte le sue emozioni permettendo nel contempo all’adulto di contenere il disagio e attuare azioni di aiuto.
E’ importante capire come è il comportamento all’asilo di sua figlia. Piange ma se viene consolata smette? Accetta il cibo ? Dorme?  Sono segnali di un miglioramento di una evoluzione in positivo. Se ciò non fosse ancora avvenuto non si spaventi come le ho detto prima ogni bambino ha i suoi tempi. Nel frattempo cerchi di essere serena (lo so non è facile) e per quanto le è possibile la porti con regolarità delegando qualche volta il compito dell’accompagnamento a suo marito. Provi, inoltre, a chiedere alle maestre di insegnarle qualche canzoncina che viene cantata in asilo in modo che sua figlia ritrovi elementi simili sia a casa sia all’asilo.
Per quanto in questo momento l’asilo di sua figlia possa sembrarle la tana dell’orco è importante cercare di costruire un rapporto di fiducia; non dimentichi che le educatrici gestistono una comunità di bambini che stanno imparando a stare insieme rispettando spazi, tempi e persone; a volte è necessario far rispettare alcune semplici regole di convivenza.  Il gesto che lei può interpretare come un schiaffo sulla mano può essere in realtà una mano appoggiata che impedisce un’azione violenta di un bimbo. Se proprio ha dei dubbi parli con altri genitori che portano da più tempo il proprio figlio.
Il rientro lavorativo di una donna dopo una gravidanza non è semplice, la stanchezza. i sensi di colpa spesso appesantiscono il quotidiano, ma sono momenti che passano.
Spero di esserle stata d’aiuto.
Lara Pistone – Educatrice

Commenti

  1. campomizzi Federica dice:

    ciao ho due bimbi la piu grande a due anno e andata al nido a parte qualche pianto poi e partita alla grande.
    il nido non e un modo come un altro x togliersi di mezzo i figli e un posto dove imparano a stare insieme a giocare con altri bimbi ed ad essere piu sicuri di se.
    nn la pensiamo tutte allo stesso modo e giusto… ma quando mio figlio di appena un anno passa un intera giornata a casa con me e nervoso e vuole uscire…. io cerco di farlo uscire il piu possibile ma la vita quotidiana nn sempre lo permette.
    cosi dopo aver avuto una bellissima esperienza con la mia bambina piu grande ho deciso di iscriverlo al nido.
    pra stiamo facendo l inserimento ed e molto difficile ma superato questo momento sara per lui una festa andare al nido….
    come del resto lo era quando io ero con lui dentro.

  2. olivia dice:

    HO UN BIMBO DI 20 MESI E, NONOSTANTE PARERI CONTRARI, HO PREFERITO CHE MIO FIGLIO RIMANESSE A CASA CON LA TATA….E’ UN BIMBO SERENO…SI SVEGLIA CON CALMA E STA SEMPRE ALL’ARIA APERTA NEI GIARDINETTI CON ALTRI BIMBI DELLA SUA ETA’…

  3. ciao, personalmente e mi scuso in anticipo non sono una gran sostenitrice dei nidi a meno che non ci siano altre soluzioni, volevo quindi chiederti chi la teneva prima? possibilita’ di una baby sitter che si occupi solo di lei? per imparare a relazionarsi con altri bimbi e regole c’è tempo, mi perdonino tutte le mamme sostenitrici dei nidi, per me son troppo piccini!!un abbraccio.

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