Ultimo anno di scuola dell’infanzia: paura di crescere?

Domanda

Cinque anni a febbraio, vivace, buona proprietà di linguaggio, pronto per la scuola primaria il prossimo anno, nessun problema a scuola o con la scuola. Questo dicono alla scuola materna, dove mio figlio dopo la prima settimana non voleva più andare: pianti all’arrivo (che passano appena mi allontano) pianti al pomeriggio (quando vado a lavorare) pianti alla sera (quando la nonna va via). Pianti ma anche urla, calci, qualche graffio autoinflitto e tanta rabbia.
Il mio primo tentativo di comprensione è fallito miseramente: a scuola dicono che è colpa mia, mamma chioccia, troppo presente e chiedono che stia più con il papà: meno “sturci” come si dice da noi.
Le confesso che l’aiuto mi è sembrato precostituito: se la colpa non è dell’asilo è della famiglia. A casa non ci sono novità nè tensioni particolari (e dopo tutto io e mio marito ci stiamo attenti).
Quindi se non è a casa che nasce il problema deve essere a scuola. Chiedo e mio figlio mi disegna una punizione lui in un angolo, niente di grave (seduto a riflettere sui propri errori cinque minuti) e allora che cos’è? C’è stata la recita per i nonni e forse era spaventato per il dover recitare in pubblico ma poi anche quella è passata il disagio è oggettivamente più contenuto, il capriccio più ragionevole e la rabbia è scemata, ma resta qualcosa visto che anche stamattina lo porto a scuola e mi stringe forte la mano, vuole essere ripreso alle 14 e non vuole fare le attività pomeridiane, piagnucola un pò e me lo portano via…. Che faccio?
Ho infine notato che ha il terrore dei palloncini, terrore puro, se ne vede uno ad un bamibino in qualunque posto ci troviamo anche se si diverte chiede di andare a casa subito. Lo ha fatto anche in casa una sera che aveva un amichetto in visita e venuto fuori un palloncino da gonfiare da una scatola e lui ha detto che aveva sonno ed è corso sul lettino lasciando me e l’amichetto in cucina. Ieri lo stesso in un centro commerciale. Non li ha mai temuti,abbiamo sempre festeggiato i compleanni con mille palloni, che abbiamo gonfiato, attaccato, bucato, calpestato. Ora dice che siccome a scuola i “piccoli” li rompono lui ne ha paura…. Come mi comporto con questa paura e con le altre che sembra manifestare per la prima volta al rientro a scuola? Devo obbligarlo al lavoro pomeridiano prescolare del pomeriggio all’asilo?

Risposta dell’educatrice

Da quello che lei mi scrive, mi pare di aver compreso che il suo bimbo al ritorno a scuola dopo le vacanze estive, ha manifestato pieno disagio nel frequentare la scuola materna; disagio che immagino manifesti anche all’interno della struttura scolastica.
Non mi è chiaro il passaggio in cui scrive: “Chiedo e mio figlio mi disegna una punizione lui in un angolo niente di grave ” : l’interpretazione che riesco a dare è che il bimbo esprima attraverso il disegno ciò che succede a scuola e cioè che essendo in un momento particolarmente nervoso e forse “incontenibile” le maestre utilizzino il  castigo come strumento per limitare l’ eccessiva energia che lo porta a infrangere le regole di vita in comunità .
La sensibilità dei bambini verso i cambiamenti è molto alta. Un cambio del personale educativo, nuovi compagni di classe, a volte anche il cambio di stagione può provocare un momentaneo periodo di disagio che possono portare il bambino a non voler più andare a scuola.
Ritengo essenziale rinforzare la collaborazione con la struttura educativa eventualmente chiedendo un colloquio col  coordinatore didattico/direttore allo scopo di trovare insieme un percorso che possa aiutare il suo bambino a vivere la scuola in maniera serena e non come una punizione; anche per questo motivo  consiglierei momentaneamente di assecondare il desiderio del bimbo di non partecipare all’attività pomeridiana.
E’ importante, a mio avviso, tenere presente il concetto di “situazione momentanea” per non perdere di vista l’obiettivo educativo e cioè quello di far frequentare la scuola e tutte le attività proposte, compresa l’attività pomeridiana, in maniera serena.
Per aiutare il bambino nella gestione della rabbia ho sempre trovato efficace “l’angolo della rabbia“: un luogo della casa (o della classe)  ben delimitato, protetto, morbido in cui il bambino possa essere libero di veicolare in maniera positiva e sicura la sua rabbia: battendo le mani/piedi contro un cuscinone o un materasso, libero di esprimersi senza fare male a se stesso o agli altri. L’angolo della rabbia non è una punizione ma un modo per gestire insieme al bambino questo incontenibile sentimento.
Sempre sulla rabbia le consiglio un libro per bambini  da sfogliare insieme che si intitola  Che rabbia, edizioni Bablibri.
Spero di esserle stata d’aiuto.
Le auguro un buon cammino insieme al suo bambino
Lara Pistone

Commenti

  1. cristina dice:

    sono un po disperata….mio figlio 5 anni (ultimo anno di asilo) non vuole stare la nel pomeriggio perche non gli piace lavorare…premetto che lui i primi 2 anni è venuto a casa alla prima uscita…lui piange appena si alza, in macchina e in sezione e la maestra me lo toglie dalle mani mentre sta ancora piangendo…cosa devo fare…e poi i lavori che deve fare a scuola li fa a casa tutto soddisfatto.
    grazie

  2. barbara dice:

    La ringrazio, convengo con lei su ogni punto. Le confermo che il disegno è prova della realtà scolastica, che ritengo corretta e che non discuto. temo però che invece la mia richiesta di aiuto all’asilo (che è stata forte, piena di lacrime di amarezza e con qualche motivazione personale ) non abbia sortito l’effetto sperato. Ho chiesto aiuto alla direttrice che le ripeto mi definisce troppo ossessiva cn mio figlio, ho chiesto l’aiuto di mio marito che è subito venuto anche lui a scuola e si è deciso di comune accordo di allentare la mia presenza e di rafforzare la sua. Ma i tempi tecnici di un padre sno limitati e dopo un buon inizio siamo tornati al punto di prima, io porto e riprendo alessandro a a scuola, io mi prendo i capricci, io lo curo quando non vado a lavorare (un giorno si ed uno no, sempre per lui), io lo sgrido io lo coccolo.Anche oggi, per esempio, mi teneva così stretta la mano che ho fatto fatica a lasciarla, poi ha pianto un pò appena mi sono allontanata, poi se ne andato tra le braccia della direttrice (SACRILEGIO:) ed infine è andato a giocare con gli altri bambini e so già che al rientro nn mi diranno di atteggiamenti particari tenuti in classe ( che questo sia vero francamente non lo so). So che sono un pò provata da questo perchè è qualcosa di inatteso, le dicevo che è un piccolo vecchietto nel corpo di un bambino che cresce. Esuberante, indagatore, prepotente, furbacchione. La sua serenità però è anche una mia necessità. Oggi so che quando vedrà che c’è la nonna farà mille storie, poi si calmerà, ma le farà e le rifarà. I Bambini un mistero meraviglioso. Ancora grazie!
    barbara

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