Lo chiamano feto

Articolo scritto da Cristina Fiore,
Counsellor Professionista II Livello, N. 3031 CNCP,
formatore, prenatal tutor, docente scuola ISPPE e amica.

Bambino prenatale

Lo chiamano blastocisti, morula, embrione, feto. E anche in un sacco di altri modi, legati al suo sviluppo e alla sua età.
Per la mamma è un bambino, il suo bambino.

I genitori concepiscono prima il figlio nei loro pensieri, lo immaginano, lo progettano in qualche modo lo chiamano a diventare parte di quella famiglia. E il bimbo immaginario si pone come precursore del cammino del figlio reale, a volte agevolandone l’arrivo, altre ostacolandolo proprio per lo spasmodico desiderio che porta in sé di divenire vivo e reale.

Accudirlo in pancia
La natura predispone il bimbo e la sua mamma a entrare in relazione fornendo loro un progetto di comunicazione che si basa sull’ascolto e sulla risposta, prima il dialogo si traduce in una serie di messaggi ormonali che vengono scambiati già dalle prime ore dopo il concepimento. È il piccolo che chiama per essere aiutato e lei, quella mamma profonda, psicobiologica -per utilizzare un termine di Gabriella Ferrari¹-, risponde anche quando la madre reale non sa neppure di essere incinta. E così corrono serie interminabili di messaggi chimici che traducono il bisogno del bimbo prenatale di essere accudito, accolto, nutrito e le risposte sempre positive della donna.

Accompagnare i genitori alla conoscenza del nascituro durante i nove mesi della gestazione è uno dei compiti dell’educazione prenatale. Fare in modo che il bimbo ‘virtuale’ sognato, voluto, pensato diventi il figlio che realmente sta crescendo nel grembo, quella creatura che ha diritto di essere ascoltato ed amato, così come lo avrà una volta venuto alla luce.

Ascoltarlo
Quale modo migliore per venire in contatto con lui che quello di giocare?
E lui aspetta, aspetta la sua mamma e non vede l’ora di farle vedere che è capace di fare tante cose. Riconosce la sua voce ormai, da molto tempo, e la distingue rispetto a quella di altre donne; sa qual è la voce del papà e gli piace sentirla.
Si è riscontrato che le frequenze più gravi vibrano nella parte bassa del corpo e soprattutto a livello osseo e muscolare, così come le frequenze acute vibrano nella parte altra e a livello nervoso. Potremmo dire, quindi, che la voce del papà contribuisce a un consolidamento della struttura corporea del bambino, offrendo così forza e stabilità al fisico in crescita.

Gli piace la musica di Mozart e di altri compositori barocchi, che stimola il rilascio di endorfine e riduce il livello degli ormoni dello stress nel sangue dando beneficio sia alla madre che al bambino. Inoltre questa musica lo aiuta anche nella sua crescita fisica, incrementando le competenze spazio-temporali nel corso della vita².

Comunicare con lui
Ma il piccino vuole dire alla sua mamma che ama ascoltare una filastrocca o una favolina, e che quando verrà alla luce e le sentirà ripetere si sentirà tranquillo proprio perché le ricorderà.

Quando il piccolo è sveglio chiama la sua mamma con un calcetto o premendo il suo piccolo pugno all’interno del grembo, e lei può rispondere premendo con la sua mano (un colpetto) proprio dove sente spingere. Sarà il loro segnale. Dopo un po’ di tempo in cui la donna impara a rispondere al suo bimbo, dando un colpetto al ventre riceverà con un calcetto, due colpetti due calci. È il cucciolo che risponde.

In condizioni di rilassamento la donna cullerà la creatura che porta in grembo, le canterà la ninna nanna, imparerà a riconoscere le sue esigenze (se ama o meno stare in un luogo, la voce di alcune persone, alcuni suoni, ecc) e si metterà in condizioni di avere una buona relazione con il figlio nel momento dell’incontro dopo il parto.

L’ambiente
Anche l’ambiente in cui vive la gravida è influente sul benessere del nascituro, Andrée Bertin propone alle madri in gravidanza di vestire e tappezzare le pareti di casa con colori chiari, vivi e luminosi perché questi colori hanno effetto benefico sulla crescita delle cellule e sugli organi del nascituro. Mariah Diamond (UCLA) ha dimostrato che topi femmine gravide alloggiate in un ambiente più vario e ricco producevano una prole dotata di cervelli di maggiori dimensioni. In Asia, da secoli, fa notare la scienziata, si stimola la gravida ad arricchire il feto con comportamenti positivi e di evitare atteggiamenti rabbiosi.

Le cellule cerebrali sembrano apparentemente crescere quando vengono stimolate. Una variazione dell’ambiente sperimentale può alterare la dimensione delle cellule nervose preesistenti nella corteccia cerebrale. Altrettanta attenzione si deve porre al possibile effetto nocivo dato dall’eccessiva stimolazione. È essenziale non forzare una continua corrente di informazioni nel cervello, ci vogliono periodi di consolidamento e di assimilazione.

Il bimbo va innanzi tutto rispettato nei suoi modi e nei suoi tempi.
Concludo con la frase-vessillo dell’ANEP Italia, scritta da Gabriella Ferrari:

“Se ‘rispetto del bambino’  significa che egli ha il diritto di essere ascoltato, capito, accettato, amato così come è, ricevendo adeguati feedback ai suoi messaggi, sostegno e apprezzamento positivo nelle sue iniziative…allora anche il bambino prenatale ha il diritto di essere ascoltato, capito, accettato, amato così come è, ricevendo adeguati feedback ai suoi messaggi, sostegno e apprezzamento positivo nelle sue iniziative.”

 

[¹] Gabriella Arrigoni Ferrari, La comunicazione e il dialogo dei nove mesi, Ed. Mediterranee
[²] Rauscher, F.H., Shaw, G.L. and Ky, K.N. Music and spatial task performance,  Nature,1993

Counsellor Professionista II Livello, N. 3031 CNCP,

Formatore, Prenatal Tutor

Commenti

  1. olivia dice:

    che bello che tutto qst è avvenuto dentro di me…………..!!!

  2. Un articolo interessante, chiaro ed esauriente.
    Mi piace, si mi piace.

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