11 gen 2010
Sprazzi
Ho troppa carne al fuoco e sono un po’ assente, ma vi leggo sempre e più volte al giorno. A chi mi scrive chiedo di pazientare un pochino (e ringrazio).
Voglio però lasciare qualche sprazzo di vita raccolto qua e là in questi giorni, affinché restino i ricordi di momenti ricchi.
Invitato speciale n°2
Un anno fa raccontavo QUESTO.
Di nuovo sono stati qui.
La piccola Milla ora cammina ed è commovente nel suo prendersi cura del fratello.
Ha solo un anno. Si, solo un anno. E già ha capito cos’è la vita e come va vissuta.
Quando Martino piange, lei gattona svelta-svelta verso i giochi, ne raccoglie uno, poi si arrampica sulla sedia a rotelle di Martino e glielo allunga.
Si prende cura di lui a 12 mesi di età.
Martino la abbraccia.
Appena la sente vicina, allunga il braccio e la stringe.
A vederli… beh, io non mi sono ancora ripresa dall’emozione.
Martino, nonostante qualche intervento alla testa, sta bene, chiama “mamma” e “papà” e sta imparando a scrivere con la Comunicazione Facilitata.
I genitori di questi due bimbi ogni volta colpiscono come un bel destro in pieno viso. Ci lamentiamo sempre, la stanchezza, le corse, la fatica. Noi. Loro mai. Non li ho mai sentiti lamentarsi e non li ho mai visti perdere il sorriso.
Così come i loro figli educano i miei, loro educano me.
Prospettive
In auto, ascoltiamo Battiato.
Gli Uccelli
Volano gli uccelli volano
nello spazio tra le nuvole
con le regole assegnate
a questa parte di universo
al nostro sistema solare.
Aprono le ali
scendono in picchiata atterrano meglio di aeroplani
cambiano le prospettive al mondo
voli imprevedibili ed ascese velocissime
traiettorie impercettibili
codici di geometria esistenziale.
Matteo (5 anni) ascolta per l’ennesima volta questa canzone e chiede:
- Cosa vuol dire “cambiare le prospettive”?
Simone si lancia in una spiegazione che alle mie orecchie suona come troppo complessa (“ecco il professorone, non capirà mai”).
Terminata la spiegazione, Matteo tace qualche secondo e poi dice:
- Insomma, PRATICAMENTE, è come quando io salgo su un albero o su una montagna e guardo giù. Quando lo faccio cambio la prospettiva.
Già…



















Hai una storia da raccontare? Un dubbio da condividere? Una gioia da gridare?
Su questo blog puoi farlo!
La sezione 
1
caia coconi dice:
Pubblicato il 11-01-2010 alle 11:20
ciao cara silvia
grazie della bella colonna sonora per la giornata. e grazie per la nuova prospettiva che condividi con noi. ogni tanto vale la pena fermarsi e… salire su un albero, per esempio.
un bacio
2
Micol dice:
Pubblicato il 11-01-2010 alle 18:00
già cambiare prospettiva aiuta a guardare con certo distacco i problemi, che a noi sembrano macigni ma paragonati ad altri sembrano solo ostacoli sul percorso.
questo post fa pensare….
3
Silvietta dice:
Pubblicato il 11-01-2010 alle 18:44
anche in versione “indaffarata” doni sempre bellissimi spunti da seguire ..
grazie e buon gennaio!
a presto. silvietta
4
Meteo - TuttoDoppio+1 dice:
Pubblicato il 12-01-2010 alle 23:14
[...] in mezzo a un mare di cose, lei parla di troppa carne al fuoco, io dico che oltre alla carne c’è anche mezzo quintale di [...]
5
beatrice dice:
Pubblicato il 13-01-2010 alle 08:51
ciao cara silvia,
ti leggo assiduamente da più di un anno…complimenti per quello che sei e per queloo che condividi con tutti noi…
quante volte i nostri piccoli problemi ci sembrano montagne insormontabili e poi, basta leggere qua e si cambia immediatamente prospettiva!!! grazie, ti abbraccio affettuosamente
6
pianoB dice:
Pubblicato il 13-01-2010 alle 13:12
O.T. Ciao Silvia, forse lo sai già, ma nell’ultimo numero di Vanity Fair c’è uno speciale sul lutto perinatale, con le storie di diverse coppie che l’hanno affrontato. Leggendolo ti ho pensata e quindi te lo segnalo, nel caso possa interessarti.
7
Mamma Imperfetta dice:
Pubblicato il 13-01-2010 alle 16:12
Beatrice, è un complimento bellissimo.
PianoB, me l’hanno detto ieri. Ti ringrazio. Oggi provvedo a comprarlo!
8
Lanterna dice:
Pubblicato il 13-01-2010 alle 17:00
Quando sono rimasta incinta di Ettore, abbiamo fatto tutti gli esami possibili (al contrario di quanto fatto con Amelia) per essere ragionevolmente sicuri che nascesse sano. Poi, sai, quello che può succedere non si sa mai e abbiamo accettato questa incertezza (se no non si vive).
Non volevo soprattutto che Amelia avesse il peso di un fratello disabile, sebbene in molti mi dicessero che è un arricchimento. Non lo volevo soprattutto in prospettiva, perché quello che mi fa più paura dei disabili è pensare alla loro vita dopo la morte dei genitori: una sorella o un fratello non possono e non devono rinunciare a troppe cose per dedicarsi a un fratello che altri hanno voluto per loro.
Se il mio primo figlio fosse stato disabile, avrei avuto il coraggio di dargli un fratello? Forse sì, perché il nostro desiderio di felicità è sempre più forte della razionalità, ma mi sarei sentita in colpa.
Probabilmente sbagliando.
9
paola dice:
Pubblicato il 14-01-2010 alle 17:57
uff … leggere queste cose mi mette un’ ansia incredibile, come se non sapessi che esistono situazioni del genere.
sara’ che sono reduce dall’ India, che ieri un terremoto si e’ portato via non so quanti bambini – e non solo – ma ho proprio l’ ansia.anche se il tuo e’ un messaggio positivo. anzi, direi e’ un messaggio meraviglioso.
e matteo e’ un mito.
ciao! paola