E dopo il parto? Dimissioni s-protette!

Con il mio primo figlio ho iniziato a piangere al momento delle dimissioni e ho smesso 40 giorni dopo (leggi anche  baby blues).
Con il secondo non potevo piangere a lungo perché come specchio avevo gli occhi già tanto proccupati del primo figlio di appena 2 anni e quindi ho smesso dopo 3 giorni ma ho iniziato sempre al momento delle dimissioni dall’ospedale.Ci sono donne che anelano il ritorno a casa e altre che lo temono.Mio padre è ginecologo e mia madre ostetrica. Non avrei dovuto temere niente. Ed invece per me è stato un delicatissimo momento di lacerazione. Hai aspettato quel momento per 40 interminabili settimane. È ora di uscire. Ma non ti senti felice come nell’immaginario che ricalca le migliori commedie rosa. Piuttosto ti senti spaesata, preoccupata, prepotentemente diversa. Lo sbalzo ormonale non aiuta. Prepari la valigia per uscire, raccogli tutti gli effetti, le piccole tutine riposte con cura qualche mese prima ora giacciono semi arrotolate in un sacchetto; i microscopici body lavati e stirati con amore e infinita dedizione hanno cominciato il loro ciclo fatto di lavaggi-stiraggi-cacche-rigurgiti-lavaggi. Si è definitivamente chiuso lo status di coppia. Si è famiglia. Per sempre.

Ricordo che aspettavo che Simone portasse la carrozzina, seduta sul letto, con un microscopico essere umano di 2,5 kg tra le dita. E piangevo. Non volevo uscire. Se mi avessero trattenuto una settimana sarei restata senza esitazione. E di più ho pianto a casa. Non perché mi sentissi inadeguata ma perché i dubbi irrisolti al primo (ma anche al secondo) figlio sono innumerevoli.

Ti mandano a casa a 48 ore dalla nascita.

Il calo ponderale non è ancora finito (finirà?), la montata lattea non è ancora arrivata (arriverà?), il seno è dolente (passerà?), le ragadi rendono ogni poppata un incubo (come fare a non piangere a ogni poppata?), i punti di sutura rendono faticoso ogni movimento (quando tornerò a camminare senza dover allargare le gambe?), le lochiazioni sono abbondantissime (quando finiranno?), il bambino si attacca poco (mangerà a sufficienza?), il cordone è molle (cosa devo fare?), il bambino piange continuamente (saranno coliche?), dorme sempre (come mai?), il cordone cade e sanguina (devo preoccuparmi?), la vaschetta per il bagno sembra enorme (come diavolo faccio?).

Tutte le informazioni ricevute al corso preparto sono inutili. Non ti ricordi niente. Sei stanca perché, oltre a tutto quanto elencato sopra, non chiudi occhio dall’inizio del travaglio.
Mia madre veniva e mi aiutava con la medicazione del cordone e con i lavaggi. Ma ricordo che non sopportavo intrusioni sull’allattamento. Avrei pagato qualsiasi cifra per avere un’ostetrica a domicilio per un’oretta anche a giorni alterni o un recapito telefonico a cui poter far riferimento.

Forse avrei pianto meno, avrei evitato che le ragadi sanguinassero per 10 giorni, avrei evitato la mastite, avrei alleviato l’angoscia per la Sids.

Solo a distanza di alcuni mesi dal parto ho scoperto che l’associazione Latte e Coccole, presente all’interno del reparto di osetricia, non è un mero sostegno all’allattamento ma un punto di riferimento per ogni genere di problema legato al puerperio. Lo  terrò presente per un eventuale “terzo giro di giostra”.

Il puerperio è una fase delicatissima per la coppia genitoriale. Un accudimento da parte di un’ostetrica, soprattutto in caso di dimissioni precoci, sarebbe in ogni caso auspicabile per diagnosticare le anomalie della puerpera, favorire la collaborazione con il medico di base in caso di patologie del puerperio, per sostenere l’allattamento (per le modificazioni socio-culturali di questi ultimi 30 anni, la puerpera non trova spesso nell’ambiente familiare le competenze e il sostegno necessari), per educare alle cure del bimbo, per favorire il legame madre-padre-neonato e, infine, per sostenere ladattamento psico-fisico a questa avventura appena cominciata.

Sono convinta che in alcuni casi basterebbe sapere di essere “protette” per sentirsi già meglio. Basterebbe sapere di avere qualcuno a cui domandare o semplicemente a cui appoggiarsi, qualcuno che ti dica guarda che piangere in questa fase è assolutamente normale, guarda che anche se ti senti triste e stanca sei una buona madre comunque.

A mio parere, dimissione precoce non significa deospedalizzazione e umanizzazione del percorso nascita. Le due cose non sono inversamente proporzionali. Spesso e volentieri le dimissioni precoci sono in realtà un mero escamotage per un risparmio di denaro da parte delle aziende ospedaliere. Mi starebbe benissimo. Perché è indubbio che la puerpera non sia una malata e che sia più urgente mettere a preventivo una spesa per chi malato lo è veramente, soprattutto se pensiamo che il costo medio giornaliero a paziente per un ospedale è di circa 500 euro. A una condizione: che la puerpera possa avvalersi, qualora lo richieda, di una “protezione” domiciliare da parte di un’ostetrica o almeno di un gruppo di aiuto post partum al fine di colmare questo ingiustificato vuoto assistenziale.
Tra l’altro, è facile capire come il circolo sia estremamente vizioso: la donna “abbandonata” dopo il parto è più soggetta a patologie ostetriche e psicologiche e di conseguenza a una nuova ospedalizzazione.
La cosiddetta dimissione precoce dovrebbe trasformarsi in dimissione concordata, laddove previo dovrebbe essere l’ascolto del desiderio della madre.
Sono convinta che in presenza di un’assistenza post partum personalizzata e continuativa, garantita dai servizi territoriali, quasi tutte le donne in buona salute sarebbero pronte a uscire dall’ospedale anche 24 ore dopo il parto.

Perché diventare madre è naturale e istintivo ma ogni viaggio è unico.

Commenti

  1. manuela dice:

    Ho trovato l’articolo meraviglioso,sono una mamma e operatrice sanitaria,mi ero preparata per aiutare le mamme dicendo loro tutto quello chec’e’ nell’articolo,non ho potuto farlo perche’ mi sono ammalata di una patologia oncologica e ho dovuto cambiare mansione.Aiuto le mamme che incontro appoggiando molto le loro scelte e facendole sentire adeguate,mamme non si nasce,si diventa anche sbagliando e anche se sei del mestiere ,le operatrici nei centri latte e coccole dovrebbero incentivare l’allattamento al seno non imporlo,e i pediatri dovrebbero dedicare anche loro tempo persostenere l’allattamento e non prescrivere latte artificiale per non fare un controllo in piu’al bimbo.Grazie per questo sito lo proporro’ in futuro alle mamme che incontrero’ e’ pieno buon senso e di tutela per le mamme ei loro cuccioli.Grazie

  2. Nell’ospedale dove ho partorito si poteva richiede la visita a domicilio delle ostetriche del consultorio dopo da dimissione…io personalmente non ho potuto usufruirne perchp ho partorito fuori asl, se volevo potevo recarmi io al consultorio, ma non sarebbe stata la stessa cosa per tanti motivi (tra i quali il cesareo) e mi è dispiaciuto non poter usufruirne di questo servizio,mi sarebbe servito, forse sarei riuscita ad allattare….
    Io son stata molto coccolata dalle ostetriche, una era la stessa del corso preparto e mi son sentita veramente bene…la confusione me l’hanno fatta le infermiere del nido…ce ne fosse stata una che mi abbia detto una cosa uguale all’altra sull’allattamento..o su come procedere…infatti il mio bambino ha avuto un calo inizialmente troppo alto e io sono andata in crisi, dopo la dimissione son tornata per vari controlli del peso in pediatria e li ho trovato una pediatra che mi ha ridonato la serenità…e si che basterebbe davvero sentirsi un pò prese per mano

  3. Un bacio a te Raffaella.

  4. raffaella dice:

    Avete ragione, tornare a casa con il cucciolino non è per niente facile…anche io ho pianto tanto! E’ un viaggio meraviglioso, ma complicato, unico… e poi sfogarsi fa bene a tutte o no!
    Un bacio
    Raffaella

  5. Ma certo!
    Ho aperto il blog ANCHE per questo.

    Però non è detto che al tuo rientro sarai disperata sai? 😉

     

  6. Ondaluna dice:

    Scrivo per ringraziarti dei tuoi preziosi consigli, per gli spunti di riflessione, ma visto che partorirò ad agosto ed ogni tanto qualche ansia fa capolino dentro la mia testa, mi viene da dire.. mi aiuterai quando tornerò a casa e sarò disperata???

  7. Silvietta dice:

    Ciao,
    oggi è il 41° giorno e ci tenevo a salutare la mia Tutor prenatale e tutte voi altre mamme.
    Intanto: sono sopravvissuta!! 🙂
    Scherzi a parte, avevate ragione, ma non sapete quante volte ho ripensato o riletto le vostre parole e quanto mi sono servite.
    Scusate la lunghezza del commento….

    I primi 10 giorni di ragadi, quando avevo veramente male (e non avevo ancora ottenuto dall’assistente sanitaria i consigli per attaccare la pulce nel modo giusto con i paracapezzoli), pensavo a Silvia, con il fazzoletto tra i denti.
    Quando pensavo “non ce la farò mai, passerò al latte artificiale”, ringraziavo mentalmente Silvia per il suo post sull’allattamento (la sincerità con cui ne parla), Vale che mi dava speranza e anche Flavia, perché avevo bisogno si di autoassolvermi e di non sentirmi in colpa perché ero convinta che sarebbe stata l’ultima poppata…
    Ringrazio itmom, perché ogni volta che la poppata diventava la “penultima” sapevo che lo stavo facendo anche per me, per diventare più forte e per accettare di essere “temprata” (come il vetro gettato nel fuoco, pensavo)
    Grazie a Viviana per avermi consigliato la meditazione e per avermi consegnato il suo mantra, che associato all’immagine delle onde che si infrangono e si allontanano sulla spiaggia mi ha consentito di godermi (io che soffro spesso di insonnia, tanto più quando sono stanca) le ore di sonno, quando erano poche e quando erano tante… (per un neonato, ovviamente 😉 )

    E poi si è vero, passa, è passato, sta passando, sto crescendo, come mi ha detto Silvia, come mi ha scritto MY in un modo così bello che sembrava una poesia
    Grazie a bstevens perché mi dava sicurezza pensare a chi ce l’ha fatta anche in situazioni e condizioni non ottimali, come la nostra.

    È vero, Silvia, la fine del puerperio non coincide con nulla (es, ho ancora delle perdite), e la pulce cambia ancora così tanto che so e mi sento ancora tanto all’inizio, ma in un certo senso mi viene da dire “è passato”… cosa? Mah, forse la chiusura delle suture e delle ragadi rappresentano le cicatrici del “rito di iniziazione” a questo mondo da mamma che adesso ancora non comprendo e non possiedo ma di cui almeno balbetto un po’ della lingua (per esempio, ora so quando è cacca, o fame, o coliche e quando devo dormire e quando fare dell’altro, es. aprire il pc…).

    Hai perfettamente ragione quando parli di dimissioni s-protette, per esempio io sognavo da mesi l’incontro post del corso preparto ma è stato solo due settimane dopo il mio parto e me lo sono perso – e sarebbe stata un’occasione unica di confronto. La solitudine e lo straniamento a volte è proprio tanto.. per questo, ancora una volta, grazie del blog!

     

  8. Si chiudono da sole. A me si erano formate le crosticine e un bel giorno sono cadute.

    Però, ora che mi viene in mente, avevo usato anche un paracapezzolo in caucciù (quelli gialli, non quelli in silicone bianchi che sono durissimi).

    Un po’ di tregua me l’aveva data, anche se con quel coso non riusciva a poppare benissimo.

  9. Silvia / Silvietta dice:

    grazie Vale,

    ok, ci spero nel fatto che si debbano "rinforzare", dico davvero…! per il purelan, a me non sembra fare molto, anche lasciando i seni tutto il giorno al vento, ma magari ci tornerò…

    come mi sono fatta dire da Silvia su Allattamento, forse userò anche i paracapezzoli d’argento… così poi avrò provato tutto 😉

    scherzi a parte, torno spesso a quanto mi scrivete e mi dite, mi aiuta a darmi fiducia o a farmi resistere se non altro, ancora la prossima poppata, come mi dico sempre!

    ma toglimi una curiosità: le ragadi ti si sono chiuse anche continuando a poppare e senza dare tregua al seno con paracapezzoli o tiralatte?

    grazie a tutte, a presto

    Silvia (o Silvietta come mi chiama Silvia la proprietaria del blog)

  10. ecco che intervengo anch’io, con un po’ di ritardo visto il casino che campeggia sempre qui… Dunque, parliamo di allattamento.

    Il mio primogenito, Mattia, si è attaccato bene fin da subito ma a me sono venuti, come a te, tagli e sanguinamenti, anche se non ragadi. Anch’io mettevo purelan a iosa, santa crema, ma continuavo ad attaccarlo (pur essendo una tortura). Risultato: è passato tutto, ed è stata per me un’esperienza bellissima, tanto che i due gemelli successivi (ora hanno un anno), pur considerandomi tutti un’aliena (Silvia compresa), addirittura li ho allattati tutti e due e non mi ha fatto mai, dico mai, male.

    Vedrai, il seno si deve "rinforzare", poi sarà una passeggiata, naturale, e proverai solo dolcezza, mai dolore. Fidati, abbi fiducia, e se hai bisogno ci sono anch’io…

  11. Grazie, mi avete detto delle cose molto vere e sincere… ogni tanto leggo anche il sito di Flavia, ma come mamma di soli 14 gg non sono ancora pronta…

    grazie per il mantra e grazie per il consiglio di "assolvermi" e infine sempre grazie a Silvia che fa da direttore di orchestra a tutte noi

    un abbraccio

    Silvia

    p.s. per ora sto provando delle coppette di idrogel, magari sono un placebo ma mi aiutano a rilassarmi…

  12. ciao!! non so se possa servire dirtelo, ma io, dopo pik, ero veramente pazza, in preda al delirio di onnipotenza, volevo fare tutto da me e mi sono ritrovata stanchissima! e darrin non ci capiva una sverza, percui per un po’ mi sono ‘allontanata’ persino da lui! poi si rinsavisce, lascia passare queste prime settimane…

  13. ciao silvia

    sai che, dopo essere sopravvissuta al puerperio e ai primi mesi del bambino, c’è solo un consiglio che VOGLIO dare sempre alle amiche che partoriscono.

    "pensa solo e sempre che PASSA"

    Vedo che quasi mai lo capiscono, bisogna passarci.

    Ma tu stai facendo la domanda specifica. Si’si’Si’Si’ passa!

    un giorno per volta

    un pianto per volta

    uno sfogo per volta

    un urlo per volta

    un’imprecazione per volta

    i giorni passano

    tu ti riscoprirai migliore di prima.

    RESISTI!!!

    e rimani con noi

     

    ti abbraccio

    my

  14. viviana dice:

    Ciao Silvia15 ormai  direi…sono sempre affascinata dalla dolcezza di Silvia, dalla concretezza di Flavia e da tutte le altre mamme che popolano questo blog.

    Posso solo dirti che è dura…io ho superato il secondo post parto ( che non è ancora finito perché Valentina ha 3 mesi) usando la meditazione .. può sembrarti strano ma di fronte al dolore ci si mette alla prova. Andavo ogni sera a letto ( le mie due ore di risposo notturno) ripetendomi un mantra a bassa voce… due semplici parole per  calmare la mente .. finirà.. passerà ecco tutto ripetere queste due parole ….finché non mi addormentavo … in fondo tutte le esaperienze finiscono, le gioie, i dolori… passerà questo momento meraviglioso di fragilità nel bene e nel male. La meditazione su questo fatto può aiutarti a staccare per un attimo da tutte le paure, le ansie che in questomomento ingombrano la tua mente. Tu come tutte le donne del mondo e i loro bambini stai per iniziare un viaggio ed è giusto che ognuno si prepari. Anch’io nel primo post parto ho preferito star sola come un animale nella sua tana con i cuccioli.

    Un bacio 

    Viviana   

  15. Ora tra te e Flavia mi state facendo commuovere. Mannaggia.
     

  16. ops. avevo dimenticato il link 🙂

  17. Silvia, 13 giorni?! sei mamma da pochissimo, lo smarrimento è tanto, quindi datti tutto il tempo necessario e soprattutto "assolviti" senza indugi….non ci sono tabelle di marcia qui, ognuna fa la sua strada. Ci tenevo ad incoraggiarti perchè anch’io ricordo che il mio pensiero andava ossessivamente alla prossima poppata: non avevo propriamente delle ragadi ma comunque un dolore terribile appena lui si attaccava. pensa che lo avvicinavo e un attimo prima lo…allontanavo per la paura! e poi sbattevo il piede e imprecavo a volontà, tanto lui non mi capiva ancora no? 🙂 certo che passa, non stare a fare i conti alla rovescia che ti danno ansia. a me non piacciono quelli/e che ti dicono "vedrai è bellissimo è l’esperienza più meravigliosa della vita l’istinto materno ti dice come fare bla bla bla", anzi io ti dico che a momenti (pure dopo il puerpuerio!) è da impazzire. Ci ho messo due figli e la costruzione di un intero sito web per urlarlo finalmente a tutto il mondo: lasciateci in pace con le frasi fatte, che qua non è affatto una passeggiata! 🙂 comunque se sei qui vuol dire che sola non sei, e quello è l’importante. La vicinanza del tuo compagno, di una figura medica di fiducia e di tutte le mamme che si raccontano in rete con autenticità come Silvia, faranno il resto. un abbraccio, Flavia

  18. Grazie, Silvia.

    Mi farò coraggio… per ora si, l’unica cosa che voglio è stare sola, a capire me e la mia cucciola.

    GRazie di quanto mi scrivi: anch’io spesso penso che partorire è cento volte più facile!

    Ma in tanto vado avanti giorno per giorno, pian piano, tenendo di nuovo stretta la tua email: passa, ok, passa, allora ogni giorno è più vicino a quello in cui mi siederò serena alla mia poltrona con il mio cuscino e non come MariaAntonietta davanti alla ghigliottina!

    Grazie dell’abbraccio e… stai certa, passo sempre, da ottobre passo quasi ogni giorno, anche solo per ricordare che ce la si fa, si rinasce e si cresce e le difficoltà si superano.

    buon fine settimana

  19. Ciao bella. Ci torno con calma stasera. Per ora, un bacio.

    __________

    Eccomi. Problemi su iobloggo, non sono riuscita ieri!
    Silvia, la prima cosa che vorrei dirti è davvero passa.
    Le ragadi, quando si accavallano alla stanchezza, alla preoccupazione, allo stress, al cambiamento ormonale, aggiungono davvero una salita ulteriore alla consapevolezza piena di un cammino che è pur sempre un dono.
    Allattare con le ragadi è terribile. Io piangevo ad ogni attacco. Stringevo un fazzoletto tra i denti per non urlare e dicevo che avrei preferito partorire di nuvo piuttosto che quella tortura. Non parliamo poi della mastite.
    La posizione che adotti va benissimo. Anche io la usavo, sia per le ragadi che per la mastite.
    Fai sempre in modo che le labbra della bimba siano estroflesse, cioè appoggiate all’areola a mo’ di pesciolino.

    Non ti consiglio nemmeno di non isolarti perchè se il tuo istinto ti sta chiedendo la solitudine, il guscio, fai bene a seguirlo.
    Devi trovare un tuo equilibrio di serenità. Ma non stare nel guscio solo in attesa che tutto passi, stai anche in ascolto del miracolo che hai tra le braccia.
    Quando vuoi passa pure.
    Un abbraccio.

  20. ciao,

    eccomi qui di nuovo a chiedere sostegno e a dire la mia, in diretta dal 12° giorno di puerperio… ero (e sono) terrorizzata dal baby blues, anche se al momento si manifesta solo con un pianto fisso alle 17 quando rientra il mio compagno (è un  misto di tristezza, paura e tenerezza).

    la domanda è: davvero poi passa? mi ritrovo in tutte le domande scritte da te, Silvia… i punti fanno ancora male, i lochi abbondano, la bimba è un tesoro e si attacca bene ma vivo ogni futuro "attacco" come un attacco, appunto!, e poi sono arrivate le ragadi. Grazie al cielo non sanguinano più, ma ho questi due tagli "aperti" che tento di far asciugare lasciandoli all’aria (che gioia) cosparsi solo di PureLan (lanolina) ma sembro la dea Kalì visto che costantemente esce latte e quindi asciugare è una mera chimera… e poi allatto solo nella posizione "rugby", visto che mi sono venute con l’altro attaccamento, ma sarà giusto?

    so che sarete rassicuranti, ma fatemi appoggiare ancora una volta a questo blog:

    vero che si chiuderanno le ragadi?

    vero che non farà più male attaccare la fagottina al seno?

    vero che i seni smetteranno di essere due meloni doloranti e sprizzanti e che potrò tornare a metterli in un reggiseno e vestirmi e magari anche uscire?

    …ma quando…. ?

    grazie a chi mi risponderà, grazie a Silvia per questo blog.

    grazie

    a presto,

    silvia

  21. Ciao Laura.
    Conosco la Doula come figura assistenziale.
    Hai fatto bene a segnalarla. Grazie del passaggio.

  22. ciao, leggo da un po’ il tuo bellissimo blog.
    scrivo per parlarvi della doula.
    la doula è la figura che aiuta le famiglie ad affrontare il ritorno a casa e tutto quello che fa parte del delicatissimo dopo parto.
    in molte città si possono trovare delle assistenti alla maternità (o doula), però bisogna cercarle un po’ perchè sono poche! spero che questa informazione sia utile alle future o neo mamme che passano di qui!

    laura

  23. Forza davvero. E’ il più bel viaggio del mondo alla fine no?

  24. isabella dice:

    Credevo di essere la sola ad avere la soglia di tolleranza bassa! Clotilde oggi compie 5 mesi e mi sento finalmente felice, ma i primi tre mesi sono stati un incubo: genitori, suoceri, zii, amici di famiglia, signore anziane al supermercato, tutti ma proprio tutti elargivano consigli/ansie non richiesti a piene mani.

    Ora ho imparato: se ho un dubbio su Clotilde, cerco di fidarmi del mio istinto e non dico nulla a nessuno!

    Forza a tutte quelle che cominciano!

     

  25. Si, Sara. Un po’ tutti hanno da dire la loro, un po’ le puerpere hanno forse la soglia di tollerenza comprensibilmente abbassata per cui tutto ciò che in condizione (ormonale, fisica e fisiologica) normal e sarebbe sdrammatizzabile, nel post partum non lo è.

    Al "secondo giro" si è più tranquille (neonato tranquillo permettendo).

     

  26. io volevo tanto tornare a casa ma poi…invasione di suoceri, genitori, parenti. tutti avevano la loro da dire su allattamento, mastite, punti episotomia, anemia, moncone ombelicale…e nessuno è medico!! io lo ricordo come un incubo. mi hanno tolto ogni poesia di quel momento. la ritrovavo solo quando abbracciavo daniele (il mio bimbo) insieme ad andrea (il mio compagno)

  27. 4 bimbe?
    Sarebbe stato il mio sogno…diciamo che sono partita "malissimo". 😀
    Qui da me credo che non ti tengano 5 giorni nemmeno per il cesareo…

  28. una cosa buona del cesareo (io ne ho collezionati quattro) è che ti mandano a casa dopo cinque giorni, quando hai già recuperato il grosso delle energie. i primissimi giorni ti riposi, anche il bimbo è accudito e te lo vai a prendere per allattarlo e coccolarlo, ma non ne hai ancora la piena responsabilità addosso. la permanenza in ospedale con le mie neo-nate è tra i miei ricordi più sereni (poi ricominciava la vita vera…). ciao MAQ

  29. 40 giorni. Il mio Baby Blues per Matteo è durato proprio 40 giorni…

    La nazione più all’avanguardia in questo senso credo sia la Francia.

    Ah…io qualche wonderwoman la conosco…ancora devo capire se sono finte o se sono realmente wonder…

  30. guarda, io no ho pianto uscendo dall’ospedale, ero contenta, per qualche giorno. ma il periodo del puerperio lo ricordo con angoscia, soprattutto dopo il secondo figlio.
    in america e in inghilterra, so che c’è una buona assistenza per il puerperio, hai dei punti di riferimento. forse ci saranno anche qui in italia, ma nessuno te lo dice. come tutto nella sanità italiana, devi scoprirlo da sola.

    credo che sarebbe ora, come ho già scritto più e più volte nei miei post, di considerare il puerperio per quello che è: un periodo delicatissimo, durante il quale la mamma ha bisogno di sostegno, non contiamoci palle, le wonder woman che sono felici e contente perchè hanno il nuovo bambino a casa da accudire non esistono. gli ormoni giocano un ruolo pesantissimo, e questo lo si deve dire, non far finta di niente, non dire alle mamme solo: ‘ci rivediamo tra 40 giorni per la visita di routine’. e cosa succede in questi 40 giorni?

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