15 giu 2008
In vista dell’attracco – Niccolò (37^ settimana)
Matteo aveva 2 anni
Mancano 3 settimane. Più o meno.
O forse no. Il pensiero più prepotente ora è la fatica e il dolore del parto.
Non riesco a pensare ad altro. L’idea di riaprire fisicamente una cicatrice a suon di spinte mi terrorizza non poco.
Due gravidanze diverse. Entrambe belle, tranquille, senza grossi inconvenienti.
Ma profondamente diverse, nella maturità, nell’attenzione altrui, nel sentirsi più o meno bene.
Con Matteo sarei rimasta incinta per 2 anni. Questa volta ho voglia di riprendermi il mio corpo. Fatico a correre dietro a Matteo, fatico a non poterlo prender in braccio quando e quanto vorrei.
Con Matteo mi sentivo una regina. Tutti intorno alla mia pancia, tutto ruotava lì, tutti avevano una bella parola e una parola di domanda: come stai?
Stavolta -giustamente- tutto ruota attorno al mio piccolo angelo di due anni.
Nella prima gravidanza la giornata era tesa all’ascolto di Matteo che bussava poco, oggi la giornata è tesa all’ascolto di Matteo che rumoreggia molto.
Nicolò viene dopo. Arrivo a sera che mi domando: ma oggi l’ho sentito?
Con Matteo non sarebbe mai potuto accadere.
Tutto questo ha lati positivi, accresciuti da un’amniocentesi che mi ha tolto una grandissima parte di angoscia che con Matteo mi portavo dietro, che si concretizzano in una gravidanza spensierata e per niente pessimista. Forse sbagliando, credo che andrà tutto bene e che Nicolò nascerà sano e…brutto.
Si, così me lo immagino!
Non ho un bimbo ideale, non ho lineamenti precisi impressi ed elaborati. Ma so che sarà un pulcino bruttino. E avrà i capelli neri e gli occhi scuri, come i miei.
Eccolo il secondo dei miei figli.
Una cellula che diventa un figlio dentro le tue viscere (ecco cosa significa “amore viscerale”!) è un’emozione unica e -cosa splendida- mai uguale a se stessa.
Penso che chi ha avuto 10 figli abbia affrontato le 10 gravidanze con atteggiamenti, sensazioni e vibrazioni differenti.
Come un foglio di carta. Il foglio ha due facce, ma se tagli, stropicci, strappi, buchi una faccia, lo fai automaticamente anche nell’altra. Ecco com’è sentirsi pieni di vita.
Un pensiero ricorrente è il momento in cui Matteo entrerà in quella stanza e mi troverà con accanto un altro, anzi, l’altro. Cosa proverà? Poi se ne tornerà a casa, per mano a suo padre, e cosa elaborerà?
Una cosa spero accada davvero tra 3 settimane: amarlo come amo Matteo.
Perché fino ad ora non è stato così.
…poi c’è Niccolò.
Spero e prego che l’amore sgorghi, violento, incondizionato e sconfinato come fu quel 29 maggio del 2004.



















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La sezione 
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cristina dice:
Pubblicato il 20-11-2009 alle 17:38
:oups: ciao silvia, è da tanto che leggo il tuo blog e solo adesso ho deciso di scriverti perchè questo è un argomento che mi interessa in prima persona.
anch’io sono in attesa, anch’io ho matteo che ha 2 anni, anch’io sono troppo presa da tutto e sopratutto dal mio piccolo uomo per ascoltare la mia bambina nella pancia, per ricordarmi la folina, per ascoltare mozart, anch’io ho un timore tremendo per come matteo la prenderà, se riuscirà ad instaurare un rapporto speciale con la sorella, che ad oggi non ha ancora un nome…, ho paura di dividere l’amore tra due figli…spero che tutto questo si risolverà naturalmente…