La nascita di Matteo – 29 maggio 2004

Venerdì 28 maggio, a cinque giorni dalla mia data presunta del parto, rientro da una giornata trascorsa all’Ikea con Simone e mia madre (mi porto dietro l’ostetrica…non si sa mai – dico – a 70 km da casa!). Per tutta la mattina ho avuto dolori simil-mestruali, ma non ne ho fatto parola, per non allarmare nessuno. Prima di andarsene da casa nostra mia madre mi guarda in viso e sorride. La sera, un’ansia insolita mi spinge a infilare le ultime cose nella valigia, che giace incompiuta sul comò da quasi due mesi.Mi infilo a letto verso le 23, dopo un’ora, un dolore fortissimo mi squarcia il sonno.
Vado in bagno e scovo l’ormai famoso tappo.

Torno in camera e guardo Simone che dorme: mi viene da piangere, presto saremo in 3, una parte di vita si conclude e ne inizia un’altra.

Faccio una doccia: la ricorderò tutta la vita quella doccia nel silenzio delle 2 del mattino, io, la mia pancia, Matteo in arrivo e i miei pensieri.

Sveglio Simone, gli sfioro una mano e gli dico sorridendo: “mi sa che ci siamo”.

Controllo le contrazioni: regolari, ogni 7 minuti.

Chiamo mio padre (ndr ginecologo) perché so che l’epidurale si fa a 4-5 cm di dilatazione e io ne avevo 2 già da 2 mesi: “papà ci siamo, chiama l’anestesista”.

Carichiamo la macchina e andiamo in ospedale.
Sono le 3 del mattino, il parcheggio dell’ospedale è deserto, suono il campanello, mi aprono e saliamo.

Mi mettono sotto tracciato, mi visitano e mi trattengono. Nel frattempo una donna sta partorendo e le urla mi fanno accapponare la pelle. Nemmeno a farlo apposta, proprio in quel momento entra mio padre e con una faccia che non scorderò mai mi dice che l’anestesista non c’è, è a un convegno in Croazia. Non ero psicologicamente pronta a un parto naturale, convinta da 9 mesi di partorire con l’epidurale, la donna che urla, le contrazioni che si fanno più dolorose, mi viene da piangere.

Non mi mettono in sala travaglio perché le urla della donna avrebbero finito per traumatizzarmi troppo e allora mi piazzano in una camera con quattro persone (un solo bagno per otto donne) e mi attaccano al ctg per un’ora. Quando finalmente me lo staccano sono le 5. L’ospedale si sta svegliando. Guardo le mamme con i loro piccolini : “io non ce la farò mai”.

Chiedo un clistere, me lo faccio chiusa in bagno: mai idea fu più infelice! Nel frattempo un’infermiera decide che deve assolutamente entrare nel bagno, le apro e mi passa davanti con una pala piena di sangue di non so chi…decido che devo andarmene da lì e mi accampo in corridoio, non avendo a disposizione una sala travaglio.

Esco e mi visitano: 3 cm ma il collo è morbidissimo. Sono le 7.30.

Da adesso in avanti le contrazioni diventano dolorosissime. Per fortuna le ho ogni 5 minuti. Passeggio per il corridoio, non riesco a parlare con nessuno, non vedo niente. A ogni contrazione mi appoggio al muro, mi si appanna la vista, tremo come una foglia, il cuore batte in modo strano… “Sto per morire” mi dico “il cuore non reggerà”.

Com’è possibile? Come faccio? Sono passate solo 2 ore dalla visita, sarò a 4 cm, non ce la farò mai ad arrivare a 10. I dolori sono troppo forti.

Decido che non posso più stare in corsia a passeggiare, chiamo Simone e mi dirigo verso la sala parto, apro la porta e la mia adorata ginecologa (chiamasi fortuna sfacciata quella di beccarla di turno) con un indimenticabile sorriso aperto mi prende in giro: “Che sfiga, l’anestesista doveva andarsene proprio in questi giorni, eh? Senti, ti dico una cosa: con il collo che hai farai un travaglio velocissimo. Quanti cm hai?”. Rispondo a denti stretti: “2 ore fa ero a 3”. Lei mi guarda e dice: “No, sei più avanti, ti visito e poi ti metto sotto la doccia calda”.

Mi sdraio, mi visita ed esclama: “Cosa ti avevo detto? Sei completa!! Preparate la sala parto!!!”.

7 cm in 2 ore nemmeno… ecco perché i dolori erano così strazianti!

Entro in sala parto, mi sdraio sul letto, mi collegano al ctg, mi rompono le acque e mi dicono di spingere quando ne sento il bisogno… ecco… differentemente da tutte le donne che mi hanno raccontato il loro parto io non sento per niente il bisogno di spingere. Anzi, per me spingere è una fatica immane, mi gira la testa e non ne ho voglia, ho paura.

Simone mi sta accanto, mi tiene la mano e mi incoraggia.

“Spingi, spingi… sparalo in faccia all’ostetrica!” mi dice non so chi. Io ho il vomito e non mi sembra di avere la forza per spingere, poi finalmente capisco come bisogna fare e allora raccolgo tutte le energie che mi sono rimaste (sono 30 ore che non dormo e 24 che non mangio e non bevo) e spingo con tutta me stessa.
Tra una contrazione e l’altra la ginecologa cerca di farmi ridere e, non so come, ma ci riesce.

Nel frattempo…vedo la porta che si apre e la testa di mio padre sbucare! Conoscendolo, mai mi sarei immaginata di vederlo entrare (se ho un piede nudo lui si gira dall’altra parte!). Gli faccio un urlo (l’unico urlo che ho fatto) e lui richiude la porta alla velocità della luce.

Altra contrazione, altra spinta, la sento, la testa è proprio lì. Un bruciore allucinante… mi sto lacerando…”Dai, ci siamo, devi dare 3 spinte per ogni contrazione. La prossima danne 3!”. Io riesco a darne solo due, la terza sono morta.

La sento, la testa del mio piccolo è proprio lì, devo farcela. Ecco un’altra contrazione, spingo a più non posso e improvvisamente la testolina piena di capelli si affaccia tra le mie gambe! Non mi sembra vero!

“Ora non ho più forza per fare uscire il corpo” dico, e l’ostetrica: “Non importa, lui non soffre, riposati e spingi”.

Così faccio e il corpo scivola via in un attimo. Piange!!!

“È sano?” chiedo. “Non solo è sano ma è bellissimo” mi risponde la ginecologa.

Ecco, è sano…ora non mi interessa più di niente. Sono le 10.50 del 29 maggio 2004.

Lo sollevano, mi alzano la maglia (non avevo fatto in tempo a mettermi la camicia da notte!) e me lo appoggiano sulla pancia, con il cordone ancora attaccato. Lui smette di piangere.

È caldo, stropicciato ed è mio figlio.

Me lo porto su, vicino al viso, lui apre gli occhietti e pare mi guardi.

Sono la donna più felice del mondo, mi sembra ancora impossibile: l’ho fatto io, è mio figlio, sono mamma. Non sento Simone, mi giro e gli dico: “Non dici niente?” e lui, con quel poco di voce che gli è rimasta: “Ora non riesco a parlare”. L’ostetrica chiede a Simone di tagliare il cordone, poi lo portano nell’isola neonatale, lo lavano e lo pesano. 2800 gr di tenerezza.

Poco dopo Simone esce con il nostro scricciolino in braccio e me lo porge. Non dimenticherò mai un solo secondo di tutto questo.

Lo prendo in braccio, me lo stringo al cuore e lo attacco al seno. Lui succhia beato e poi si addormenta su di me.

È caldo, è vivo, non è più dentro di me… una nuova avventura comincia.

Siamo una famiglia ora, la famiglia più felice del mondo.
Passo la notte abbracciata a lui, lo guardo, piango, rido, prego, per lui e per noi.

È l’alba di un nuovo giorno, di una nuova vita e di una nuova epoca.

Mentre scrivo piango, non riesco a frenarmi.
Sono passati 20 giorni ma è come se fosse successo tutto 2 ore fa.

La vita è un miracolo e poterla donare è un miracolo ancor più grande.


Con il trasferimento dal vecchio blog a questo sono andati persi alcuni commenti a questo post che copio qui sotto perchè per me i commenti sono sempre preziosi.

COMMENTI

Sabrina
Mi hai fatto piangere e rivivere il mio primo parto, avvenuto nove anni e mezzo, come se fosse successo poche ore fa! Grazie! Sono emozioni fantastiche che talvolta la quotidianità te le fa accantonare in un angolino…ed è un vero peccato! Ho provato questo turbinio meraviglioso per ben tre volte (ho tre figli), ma ogni volta è una magia a sè.
lunedì, 29 settembre 2008 13:43

Silvia
Ciao Sabrina. Grazie e benvenuta! Ti fermi a tre o ne sogni altri?
mercoledì, 17 dicembre 2008 20:08

Antonella
Mi hai commosso …. sai, una decina di giorni fa mi sono sottoposta alla mia terza inseminazione in vitro, sono in cova di due embrioncini e sabato dovrò fare il test di gravidanza …. vorrei tanto vivere un giorono queste emozioni anche se so che per me forse non sarà mai possibile!
mercoledì, 17 dicembre 2008 21:24

Silvia
Antonella ma perchè dici così? Ho più di un’amica con bimbi nati grazie al miracolo della Fivet.
Io spero che passerai presto a darci la più bella delle notizie.
domenica, 11 gennaio 2009 22:10

Annabella
Cara silvia, sono mamma anche io, da cinque mesi e mezzo. vorrei poter scrivere ciò che hai scritto tu, ma non posso. la mia piccolina aveva bisogno della terapia intensiva, me l’hanno portata via (dopo cesareo) per cinque giorni, vederla era uno strazio. è guarita, ma mi è rimasto dentro ogni singolo viso delle mamme incontrate in quel reparto terribile e pieno di speranze, ho impressa dentro me la loro forza, la loro tenacia e mi sento una ingrata a pensare di dovermi “depurare” da un periodo tutto sommato durato pochissimo e conclusosi benissimo, quando ci sono mamme che soffrono molto di più. io assaporo nel tempo le sensazioni che tu hai provato subito, e un po’ ti invidio. ah, ti volevo anche ringraziare per le tue recensioni, ho bisogno di riprendere a leggere e mi sto basando molto sui tuoi giudizi. prendo anche i tuoi consigli sullo svezzamento. grazie.
lunedì, 23 marzo 2009 15:20

patty
Ho pianto durante tutta la lettura aspetto 1 bambino e ho tanta paura del parto….leggere le tue testimonianze mi fanno star bene grazie
venerdì, 03 aprile 2009 13:56

Renata
Ogni volta che scopro un nuovo blog di una mamma vado alla ricerca del post sulla nascita del proprio figlio e so di trovarlo (quasi sempre almeno). Finisco sempre per piangere di gioia.
martedì, 28 aprile 2009 23:01

Donatella
Ciao Silvia, non avevo mai letto questo post… mi ha fatto sorridere (anche commuovere naturalmente) perchè ci sono un po’ di cose in comune con la mia esperienza, ad esempio anch’io la settimana prima del parto ho passato una giornata all’ikea!! (non contenta ho anche collaborato a caricare un armadio sul furgone!!) E poi il mio Mr Gengiva si chiama Matteo! Sono entrata in ospedale con una dilatazione di 3 cm, dopo aver camminato da un lontano parcheggio (c’era fiera, che fortuna!!) e fatto tre piani a piedi (così scende, così scende…) Chiedo l’epidurale e l’ostetrica mi dice che secondo lei il travaglio sarà rapido, infatti come te al controllo successivo ero a 7 (che male, che male, che… non me lo ricordo più!) con il mio compagno che sdrammatizza sulle mie contrazioni dicendo ” questa l’avranno sentita anche in cina” (controllava il macchinario che le registra, come si chiama…)

Solo mio padre non c’era. Ma sono sicura che mi fosse vicino, magari aspettando fori dalla porta anche lui. Sono certa che sia venuto a trovarmi dopo che mi hanno lasciata da sola a riposare, c’erano anche i nonni…e al mattino non vedevo l’ora di abbracciare la mia mamma!
In quanto alla gioia allo stato puro provata di fronte a quell’esserino stropicciato… è indescrivibile!!

Basta, altrimenti mi metto a piangere…

Commenti

  1. Auguri piccolo uomo. A te e alla tua mamma. Perché sai, avere una grande mamma è un dono importante. Sii felice.
    Raffaella

  2. Sto frignando.
    Baci.

  3. Bellissimo e commovente…

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  1. […] da lasciare in me una nostalgia fortissima. Sul blog ho raccontato la nascita di entrambi (sia quella di Matteo e quella di Niccolò). Per quanto riguarda il parto a domicilio, tempo fa ho intervistato una mamma […]

  2. […] da lasciare in me una nostalgia fortissima. Sul blog ho raccontato la nascita di entrambi (sia quella di Matteo e quella di Niccolò). Per quanto riguarda il parto a domicilio, tempo fa ho intervistato una mamma […]

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